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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Il
Papa alla Messa di Lisbona: non poggiate la fede su
strutture e programmi, ma riscoprite la speranza del
Vangelo e l'ardore di testimoniarla
◊ Dopo la cerimonia
di benvenuto e gli incontri protocollari con le autorità,
che ieri hanno occupato la prima parte della giornata di
Benedetto XVI a Lisbona, nel tardo pomeriggio il Papa ha
potuto ricevere l’abbraccio dei quasi 200 mila fedeli
che hanno ascoltato la Messa da lui presieduta, affollando
sia la centrale Piazza del Commercio, l’antica
“Terreiro do Paço”, sia le piazze circostanti munite
di maxischermi. La cronaca della celebrazione nel servizio
di Alessandro De Carolis:
(canto)
E’ quel gesto simbolico – la consegna delle chiavi
della città che il sindaco gli offre prima della Messa
– a suggerire al Papa la chiave per aprire i cuori dei
circa 100 mila che lo ascoltano al Terreiro do Paço, la
bella e grande piazza di Lisbona che affaccia sul grande
porto naturale, dove le acque del Tago si mescolano
all’Atlantico, e dove gli organizzatori della visita
hanno allestito l’altare sormontato da una copertura
semicircolare bianca:
“Lisboa amiga, porto e abrigo de tantas esperanças…
Lisbona amica, porto e riparo di tante speranze che
ti venivano affidate da chi partiva e che desiderava chi
ti faceva visita, mi piacerebbe oggi servirmi di queste
chiavi che mi hai consegnate perché tu possa fondare le
tue umane speranze sulla Speranza divina”.
Sì, perché a dispetto di un presente di tiepidezze
nei confronti del Vangelo, che oggi accomuna tutta
l’Europa, il Portogallo, riconosce il Papa, si è
“guadagnato” un “posto glorioso” per il
“servizio offerto alla diffusione della fede”. I
martiri vittime di Diocleziano, all’alba della Chiesa,
ne testimoniano la profondità della radice, mentre i
cinque continenti dimostrano, afferma Benedetto XVI,
quanto l’evangelizzazione sul pianeta debba, nei secoli,
“all’azione missionaria portoghese”:
“Nos tempos passados, a vossa saída…
In passato, la vostra partenza alla ricerca di altri
popoli non ha impedito né distrutto i vincoli con ciò
che eravate e credevate, anzi, con cristiana saggezza,
siete riusciti a trapiantare esperienze e particolarità,
aprendovi al contributo degli altri per essere voi stessi,
in un’apparente debolezza che è forza. Oggi,
partecipando all’edificazione della Comunità europea,
portate il contributo della vostra identità culturale e
religiosa”.
Un’identità ora forse più
sbiadita al punto che la Chiesa locale, rileva il
Pontefice, ha “giustamente concluso che oggi la priorità
pastorale è quella di fare di ogni donna e uomo cristiani
una presenza raggiante della prospettiva evangelica in
mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura,
nell’economia, nella politica”:
“Muitas vezes preocupamonos afanosamente…
Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle
conseguenze sociali, culturali e politiche della fede,
dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che
purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia
forse eccessiva nelle strutture e nei programmi
ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma
cosa accadrà se il sale diventa insipido?”
Dunque, indica Benedetto XVI, “affinché ciò non
accada” – affinché, cioè, non sia il peso della
struttura-Chiesa a soffocare la scintilla dello Spirito
che sempre deve animarla – bisogna...
“...anunciar com vigor e alegria…
annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento
della morte e risurrezione di Cristo, cuore del
cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva
potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza
via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e
calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci assicura che
nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la
Chiesa”.
E di nuovo, al termine della Messa, il Papa torna ad
indicare, specie ai più giovani, “gli esempi di
speranza in Dio”, lasciati nel tempo dai cristiani del
Portogallo. Lo fa guardando alle spalle dell’altare,
all’altra sponda del Tago, dove da 50 anni sorge il
Santuario del Cristo Rei di Almanda, con il suo altissimo
portico sul quale svettano i 28 metri della statua del
Cristo, con le sue braccia idealmente spalancate su tutto
il Paese. Non potendolo visitare, Benedetto XVI ha fatto
dono di una casula al rettore del Santuario, auspicando
che esso diventi “sempre più” un luogo nel quale
rafforzare la fede personale e “promuovere
l’edificazione dell’amore, della giustizia e della
pace con interventi nella società a favore dei poveri e
degli oppressi”.
(canto)
(Radio
Vaticana)
SANTA MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Terreiro do Paço
di Lisboa
Martedì, 11 maggio 2010
Carissimi
Fratelli e Sorelle,
Giovani amici!
«Andate
dunque e fate discepoli tutti i popoli, […] insegnando
loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco,
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»
(Mt 28,19-20). Queste parole di Cristo risorto si
rivestono di particolare significato in questa città di
Lisbona, da dove sono partiti in grande numero generazioni
e generazioni di cristiani – Vescovi, sacerdoti,
consacrati e laici, uomini e donne, giovani e meno giovani
-, obbedendo all’appello del Signore e armati
semplicemente di questa certezza che Egli ha loro
lasciato: «Io sono con voi tutti i giorni». Glorioso è
il posto che il Portogallo si è guadagnato in mezzo alle
nazioni per il servizio offerto alla diffusione della
fede: nelle cinque parti del mondo ci sono Chiese locali
che hanno avuto origine dall’azione missionaria
portoghese.
In
passato, la vostra partenza alla ricerca di altri popoli
non ha impedito né distrutto i vincoli con ciò che
eravate e credevate, anzi, con cristiana saggezza, siete
riusciti a trapiantare esperienze e particolarità,
aprendovi al contributo degli altri per essere voi stessi,
in un’apparente debolezza che è forza. Oggi,
partecipando all’edificazione della Comunità europea,
portate il contributo della vostra identità culturale e
religiosa. Infatti Gesù Cristo, così come si è unito ai
discepoli sulla strada di Emmaus, così anche oggi cammina
con noi secondo la sua promessa: «Io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo». Pur se diversa da
quella degli Apostoli, abbiamo anche noi una vera e
personale esperienza del Signore risorto. La distanza dei
secoli viene superata e il Risorto si offre vivo e
operante, per il nostro tramite, nell’oggi della Chiesa
e del mondo. Questa è la nostra grande gioia. Nel fiume
vivo della Tradizione ecclesiale, Cristo non si trova a
duemila anni di distanza, ma è realmente presente tra noi
e ci dona la Verità, ci dona la luce che ci fa vivere e
trovare la strada verso il futuro.
Presente
nella sua Parola, nell’assemblea del popolo di Dio con i
suoi Pastori e, in modo eminente, nel sacramento del suo
Corpo e del suo Sangue, Gesù è qui con noi. Saluto il
Signor Cardinale Patriarca di Lisbona, che ringrazio per
le affettuose parole che mi ha rivolto, all’inizio della
celebrazione, a nome della sua comunità che mi accoglie e
che io abbraccio nei suoi quasi due milione di figli e
figlie; a tutti voi qui presenti – amati Fratelli
nell’episcopato e nel sacerdozio, carissime donne e
uomini consacrati e fedeli laici impegnati, care famiglie
e giovani, battezzati e catecumeni – rivolgo il mio
saluto fraterno e amico, che estendo a quanti si trovano
uniti a noi attraverso la radio e la televisione.
Ringrazio sentitamente il Signor Presidente della
Repubblica per la sua presenza e le altre Autorità, in
particolare il Sindaco di Lisbona, che ha avuto la
cortesia di consegnarmi le chiavi della città.
Lisbona
amica, porto e riparo di tante speranze che ti venivano
affidate da chi partiva e che desiderava chi ti faceva
visita, mi piacerebbe oggi servirmi di queste chiavi che
mi hai consegnate perché tu possa fondare le tue umane
speranze sulla Speranza divina. Nella lettura appena
proclamata, tratta dalla Prima Lettera di San Pietro,
abbiamo sentito: «Ecco, io pongo in Sion una pietra
d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non
resterà deluso». E l’Apostolo spiega: Avvicinatevi al
Signore, «pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta
e preziosa davanti a Dio» (1 Pt 2,6.4). Fratelli e
sorelle, chi crede in Gesù non resterà deluso: è Parola
di Dio, che non si inganna né può ingannarci. Parola
confermata da una «moltitudine immensa, che nessuno
poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua»
e quali sono stati contemplati dall’autore
dell’Apocalisse «avvolti in vesti candide, e tenevano
rami di palme nelle loro mani» (Ap 7,9). In questa
moltitudine innumerevole non ci sono soltanto i Santi
Verissimo, Massima e Giulia, qui martirizzati nella
persecuzione di Diocleziano, o San Vincenzo, diacono e
martire, patrono principale del Patriarcato;
Sant’Antonio e San Giovanni di Brito che sono partiti da
qui per seminare il buon seme di Dio presso altre terre e
popoli, o San Nuno di Santa Maria che, da poco più di un
anno, ho iscritto nel libro dei Santi. Ma viene formata
dai «servi del nostro Dio» di tutti i tempi e luoghi,
sulla cui fronte è stato tracciato il segno della croce
con «il sigillo del Dio vivente» (Ap 7,2): lo
Spirito Santo. Si tratta del rito iniziale compiuto su
ognuno di noi nel sacramento del Battesimo, per mezzo del
quale la Chiesa dà alla luce i «santi».
Sappiamo
che non le mancano figli riottosi e persino ribelli, ma è
nei Santi che la Chiesa riconosce i propri tratti
caratteristici e, proprio in loro, assapora la sua gioia
più profonda. Li accomuna tutti la volontà di incarnare
il Vangelo nella propria esistenza, sotto la spinta
dell’eterno animatore del Popolo di Dio che è lo
Spirito Santo. Fissando lo sguardo sui propri Santi,
questa Chiesa locale ha giustamente concluso che oggi la
priorità pastorale è quella di fare di ogni donna e uomo
cristiani una presenza raggiante della prospettiva
evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella
cultura, nell’economia, nella politica. Spesso ci
preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali,
culturali e politiche della fede, dando per scontato che
questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno
realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle
strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione
di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa
insipido?
Affinché
ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e
gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo,
cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra
fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso
che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi
dubbio e calcolo umano. La risurrezione di Cristo ci
assicura che nessuna potenza avversa potrà mai
distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha
fondamento, ma c’é bisogno che questa fede diventi vita
in ognuno di noi. C’è dunque un vasto sforzo capillare
da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un
testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della
speranza che lo anima (cfr 1Pt 3,15): soltanto
Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di
ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più
inquietanti circa la sofferenza, l’ingiustizia e il
male, sulla morte e la vita nell’Aldilà.
Carissimi
Fratelli e giovani amici, Cristo è sempre con noi e
cammina sempre con la sua Chiesa, la accompagna e la
custodisce, come Egli ci ha detto: «Io sono con voi tutti
i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Non dubitate mai della sua presenza! Cercate sempre il
Signore Gesù, crescete nella amicizia con lui, ricevetelo
nella comunione. Imparate ad ascoltare la sua parola e
anche a riconoscerlo nei poveri. Vivete la vostra
esistenza con gioia ed entusiasmo, sicuri della sua
presenza e della sua amicizia gratuita, generosa, fedele
fino alla morte di croce. Testimoniate a tutti la gioia
per questa sua presenza forte e soave, cominciando dai
vostri coetanei. Dite loro che è bello essere amico di
Gesù e vale la pena seguirlo. Con il vostro entusiasmo
mostrate che, fra tanti modi di vivere che il mondo oggi
sembra offrici – apparentemente tutti dello stesso
livello –, l’unico in cui si trova il vero senso della
vita e quindi la gioia vera e duratura è seguendo Gesù.
Cercate
ogni giorno la protezione di Maria, Madre del Signore Gesù
Cristo e specchio di ogni santità. Ella, la Tutta Santa,
vi aiuterà ad essere fedeli discepoli del suo Figlio Gesù
Cristo.
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