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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Il
Papa: la missione profetica di Fatima non è conclusa. Dio
ha il potere d'infiammare i cuori più freddi e tristi
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Stamani, nella terza giornata del suo viaggio apostolico
in Portogallo, il Papa ha celebrato la Messa nella
Solennità della Beata Vergine di Fatima sulla spianata
del Santuario a lei dedicato. 500 mila i pellegrini giunti
per l’occasione nella cittadina portoghese. Benedetto
XVI, nella sua omelia, ha affermato che la missione
profetica di Fatima non è conclusa: l’invito di Maria
alla conversione e alla penitenza conserva tutta la sua
urgenza. L’amore misericordioso di Gesù – ha aggiunto
– è la nostra speranza. Dio ha il potere d'infiammare i
cuori più freddi e tristi. Linea al nostro inviato Roberto
Piermarini: 
(Canto)
La splendida e toccante immagine della Vergine, su un
cuscino di fiori ha attraversato la grande spianata di
Fatima portata a braccio dai soldati dei tre rami delle
Forze armate portoghesi, tra lo sventolio frenetico di
migliaia di fazzoletti agitati dai pellegrini provenienti
da tutto il Portogallo e da vari Paesi europei. La loro
fede ha sfidato il freddo ed i continui scrosci di pioggia
per stringersi intorno al Papa venuto come pellegrino ai
piedi della Vergine. Presente al rito anche il presidente
della Repubblica Cavaco Silva. All’omelia il Papa ha
spiegato i motivi del suo pellegrinaggio a Fatima: per
pregare con Maria per la nostra umanità afflitta da
miseria e sofferenze e per affidare alla Madonna
l’intima confessione che “amo” Gesù, che la Chiesa
e i sacerdoti lo “amano” e desiderano tenere fissi gli
occhi in Lui, mentre si conclude questo Anno Sacerdotale,
e per affidare alla materna protezione di Maria i
sacerdoti e tutte le persone consacrate. I pastorelli si
sono innamorati di Dio in Gesù – ha affermato il Papa
– grazie alle apparizioni della Vergine Maria, ma questo
non vuole essere un evento esclusivo avvenuto 93 anni fa,
Dio stesso può raggiungerci oggi, offrendosi alla nostra
visione interiore. “La nostra speranza – ha detto il
Papa – ha un fondamento reale, poggia su un evento che
si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è
Gesù di Nazareth”:
“A fé em Deus abre ao homem o horizonte de uma
esperança certa...
La fede in Dio - ha detto - apre all’uomo
l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica
un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la
propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia,
nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo”.
Benedetto XVI è poi tornato a parlare della vita dei
Pastorelli per mostrare come la vicinanza a Dio porta a
una vita più fraterna, più gioiosa, più comunitaria.
“La Madonna infatti li ha aiutati ad aprire il cuore
all’universalità dell’amore”, come la beata
Giacinta instancabile nella condivisione con i poveri e
nel sacrificio per la conversione dei peccatori.
“Soltanto con questo amore di fraternità e di
condivisione – ha detto il Papa – riusciremo ad
edificare la civiltà dell’Amore e della Pace”. Questo
non è solo una pagina chiusa di storia. E’ una sfida
per la generazione presente, una sfida per il mondo di
oggi. La missione profetica non si è conclusa, ha detto
il Papa:
“Com a família humana pronta a sacrificar os seus
laços mais sagrados...
Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi
legami più santi sull’altare di gretti egoismi di
nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta
dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per
trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore
di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre,
il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in
gruppi innumerevoli per l’intera superficie della Terra,
in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i
quali si sono dedicati alla causa della solidarietà
fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal
centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato
trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della
Santissima Trinità”.
Al termine dell’Eucarestia il Papa ha benedetto ed ha
rivolto una parola di speranza per i malati. Una speranza
che non rende inutile la sofferenza che se vissuta con
Cristo, serve per la salvezza dei fratelli. Cristo – ha
detto – più che spiegarci le ragioni della sofferenza,
ha preferito chiamare ciascuno a seguirlo prendendo la
propria croce:
“Vem comigo. Toma parte com o teu sofrimento nesta
obra de salvação...
Vieni con me. Prendi parte, con la tua sofferenza, a
quest’opera di salvezza del mondo, che si realizza
mediante la mia sofferenza, per mezzo della mia Croce. Man
mano che abbracci la tua croce, - ha detto il Papa -
unendoti spiritualmente alla mia Croce, si svelerà ai
tuoi occhi il significato salvifico della sofferenza.
Troverai nella sofferenza la pace interiore e perfino la
gioia spirituale”.
Infine, in più lingue, ha rivolto un saluto ai vari
gruppi di pellegrini presenti a Fatima:
“Cari fratelli e sorelle, da Fatima, dove la
Vergine Maria ha lasciato un segno indelebile del suo
amore materno, invoco la sua protezione su di voi, sulle
vostre famiglie, specialmente su quanti sono nella prova.
Vi benedico di cuore!”
Un tiepido sole e un grande arcobaleno hanno fatto da
sfondo alla celebrazione, simbolo dell’alleanza che la
Vergine Maria, con la sua apparizione ha rinnovato a tutta
l’umanità.
(Canto)
(Radio
Vaticana)
SANTA
MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Spianata del
Santuario di Fátima
Giovedì, 13 maggio 2010
Cari pellegrini,
«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi
sono la stirpe benedetta dal Signore » (Is 61, 9).
Così iniziava la prima lettura di questa Eucaristia, le
cui parole trovano mirabile compimento in questa assemblea
devotamente raccolta ai piedi della Madonna di Fatima.
Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come
pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto
per parlare a noi nei tempi moderni. Sono venuto a Fatima
per gioire della presenza di Maria e della sua materna
protezione. Sono venuto a Fatima, perché verso questo
luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal
Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e
sacramento di salvezza. Sono venuto a Fatima per pregare,
con Maria e con tanti pellegrini, per la nostra umanità
afflitta da miserie e sofferenze. Infine, sono venuto a
Fatima, con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e
Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla
Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa,
che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi
gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno
Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di
Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i
missionari e tutti gli operatori di bene che rendono
accogliente e benefica la Casa di Dio.
Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto…
Stirpe che il Signore ha benedetto sei tu, amata diocesi
di Leiria-Fatima, con il tuo Pastore Mons. Antonio Marto,
che ringrazio per il saluto rivoltomi all’inizio e per
ogni premura di cui mi ha colmato, anche mediante i suoi
collaboratori, in questo santuario. Saluto il Signor
Presidente della Repubblica e le altre autorità al
servizio di questa gloriosa Nazione. Idealmente abbraccio
tutte le diocesi del Portogallo, qui rappresentate dai
loro Vescovi, e affido al Cielo tutti i popoli e le
nazioni della terra. In Dio, stringo al cuore tutti i loro
figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella
tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere
loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che
qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile. La
nostra grande speranza getti radici nella vita di ognuno
di voi, cari pellegrini qui presenti, e di quanti sono
uniti con noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale.
Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi;
nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo
popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo
sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che
non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di
ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio
esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima
esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di
questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale,
rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la
gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo,
fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel
cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in
Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come
una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi
profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa
maternità di Dio, perché «di generazione in generazione
la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc
1, 47.50).
Ne è prova questo luogo benedetto. Tra sette anni
ritornerete qui per celebrare il centenario della prima
visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come
Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima
conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad
assaporare Dio stesso come la cosa più bella
dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li
ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto
che Giacinta esclamava: «Mi piace tanto dire a Gesù che
Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere
un fuoco nel petto, ma non mi brucio». E Francesco
diceva: «Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di
vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre
ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!» (Memorie
di Suor Lucia, I, 42 e 126).
Fratelli, nell’udire queste innocenti e profonde
confidenze mistiche dei Pastorelli, qualcuno potrebbe
guardarli con un po’ d’invidia perché essi hanno
visto, oppure con la delusa rassegnazione di chi non ha
avuto la stessa fortuna, ma insiste nel voler vedere. A
tali persone, il Papa dice come Gesù: «Non è forse per
questo che siete in errore, perché non conoscete le
Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12,24). Le
Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio
– più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S.
Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere
di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi
interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di
una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende
capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai
sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore
del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo
a causa della forte pressione delle realtà esterne e
delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima
(cfr Commento teologico del Messaggio
di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci,
offrendosi alla nostra visione interiore.
Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che
proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è
manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per
tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il
potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo
vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32).
Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su
un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la
supera: è Gesù di Nazaret. E l’entusiasmo suscitato
dalla sua saggezza e dalla sua potenza salvifica nella
gente di allora era tale che una donna in mezzo alla
moltitudine – come abbiamo ascoltato nel Vangelo –
esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che
ti ha allattato». Tuttavia Gesù rispose: «Beati
piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la
osservano!» (Lc 11, 27.28). Ma chi ha tempo per
ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo
amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e
dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi
aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la
fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo
l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica
un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la
propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia,
nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo.
«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi
sono la stirpe benedetta dal Signore» (Is 61,9)
con una speranza incrollabile e che fruttifica in un amore
che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri;
anzi – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura –
«tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta»
(1Cor 13,7). Di ciò sono esempio e stimolo i
Pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a
Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio. La
Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità
dell’amore. In particolare, la beata Giacinta si
mostrava instancabile nella condivisione con i poveri e
nel sacrificio per la conversione dei peccatori. Soltanto
con questo amore di fraternità e di condivisione
riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della
Pace.
Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica
di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che
interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è
Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo
fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9).
L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di
terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra
Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca
di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso
fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete
offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli
vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con
cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei
peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).
Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi
legami più santi sull’altare di gretti egoismi di
nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta
dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per
trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore
di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre,
il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in
gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra,
in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i
quali si sono dedicati alla causa della solidarietà
fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal
centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato
trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della
Santissima Trinità.
Saluto ai malati
Cari Fratelli e Sorelle malati,
Prima di avvicinarmi a voi qui presenti, portando nelle
mani l’ostensorio con Gesù Eucaristia, vorrei
rivolgervi una parola di incoraggiamento e di speranza,
che estendo a tutti i malati che ci accompagnano mediante
la radio e la televisione e a quanti non hanno neppure
questa possibilità, ma sono uniti a noi tramite i vincoli
più profondi dello spirito, ossia, nella fede e nella
preghiera:
Fratello mio e Sorella mia, agli occhi di Dio hai «un
valore così grande da essersi Egli stesso fatto uomo per
poter com-patire con l’uomo, in modo molto reale, in
carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto
della Passione di Gesù. Da lì in ogni sofferenza umana
è entrato uno che condivide la sofferenza e la
sopportazione; da lì si diffonde in ogni sofferenza la con-solatio,
la consolazione dell’amore partecipe di Dio e così
sorge la stella della speranza» (Benedetto XVI, Enc. Spe
salvi, 39). Con questa speranza nel cuore, potrai
uscire dalle sabbie mobili della malattia e della morte e
rimanere in piedi sulla salda roccia dell’amore divino.
In altre parole: potrai superare la sensazione di inutilità
della sofferenza che consuma la persona nell’intimo di
se stessa e la fa sentire un peso per gli altri, quando,
in verità, la sofferenza, vissuta con Gesù, serve per la
salvezza dei fratelli.
Come è possibile? Le sorgenti della potenza divina
sgorgano proprio in mezzo alla debolezza umana. E’ il
paradosso del Vangelo. Perciò il divino Maestro, più che
dilungarsi a spiegare le ragioni della sofferenza, ha
preferito chiamare ciascuno a seguirlo, dicendo: «Prendi
la tua croce e seguimi» (cfr Mc 8, 34). Vieni con
me. Prendi parte, con la tua sofferenza, a quest’opera
di salvezza del mondo, che si realizza mediante la mia
sofferenza, per mezzo della mia Croce. Man mano che
abbracci la tua croce, unendoti spiritualmente alla mia
Croce, si svelerà ai tuoi occhi il significato salvifico
della sofferenza. Troverai nella sofferenza la pace
interiore e perfino la gioia spirituale.
Cari malati, accogliete questa chiamata di Gesù che
passerà accanto a voi nel Santissimo Sacramento e
affidategli ogni contrarietà e pena che affrontate,
affinché diventino – secondo i suoi disegni – mezzo
di redenzione per il mondo intero. Voi sarete redentori
nel Redentore, come siete figli nel Figlio. Presso la
croce… si trova la Madre di Gesù, la nostra Madre.
* * *
Il Santo Padre rivolge un saluto
alla moltitudine dei pellegrini, in diverse lingue:
Chers pèlerins francophones, venus chercher ici, à
Fatima, auprès du cœur de Marie, la Mère de Jésus, un
supplément d’espérance afin d’être autour de vous
source de consolation et d’encouragement sur les routes
humaines: que Notre-Dame vous protège et intercède pour
tous ceux que vous aimez! Ma Bénédiction vous accompagne!
I welcome the English-speaking pilgrims present today
who have come from near and far. As we offer our fervent
prayers to our Lady of Fátima, I encourage you to ask her
to intercede for the needs of the Church throughout the
world. I cordially invoke God’s blessing upon all of you,
and in a particular way upon the young and those who are
sick.
Ganz herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger.
Auch heute ruft uns die Muttergottes hier in Fatima zum
Gebet für die Bekehrung der Sünder und den Frieden in
der Welt auf. Gerne vertraue ich euch und eure Familien
ihrem unbefleckten Herzen an. Maria führe euch zu ihrem
Sohn Jesus Christus.
Queridos peregrinos de lengua española, que habéis
acudido con entusiasmo a este encuentro ante la Virgen de
Fátima para compartir con tantos otros devotos vuestra
confianza y fervor a nuestra Madre del cielo, la Santísima
Virgen María. Que ella os lleve con ternura y mano segura
hacia Cristo, su Hijo, y sea así fuente de gozosa
esperanza y de firmeza en la fe. Muchas gracias.
Con affetto mi rivolgo ora ai pellegrini italiani e a
quanti dall’Italia sono spiritualmente uniti a noi. Cari
fratelli e sorelle, da Fatima, dove la Vergine Maria ha
lasciato un segno indelebile del suo amore materno, invoco
la sua protezione su di voi, sulle vostre famiglie,
specialmente su quanti sono nella prova. Vi benedico di
cuore!
Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Gromadzi nas tu
Niepokalana Matka Boga, która w tym miejscu zechciała
pozostawić ludzkości przesłanie pokoju. Wiąże
się ono z wezwaniem do zawierzenia i pełnej
nadziei modlitwy, abyśmy mogli przyjąć
łaskę miłosierdzia, którą Ona
nieustannie wyprasza u swego Syna dla kolejnych pokoleń.
W tym duchu polecam Jej opiece Was, wasze rodziny i wspólnoty,
i z serca Wam błogosławię.
[Saluto i pellegrini polacchi. Ci raduna qui
l’Immacolata Madre di Dio, che in questo luogo ha voluto
lasciare all’umanità il messaggio della pace. Esso è
legato alla chiamata, all’affidamento e alla preghiera
piena di speranza, affinché possiamo accogliere la grazia
della misericordia che Lei ininterrottamente implora dal
suo Figlio per le generazioni che si susseguono. In questo
spirito raccomando alla sua protezione tutti voi, le
vostre famiglie e comunità, e vi benedico di cuore.]
Queridos peregrinos de língua portuguesa, sob o olhar
materno de Nossa Senhora de Fátima, saúdo a todos vós
que aqui viestes dos vários países lusófonos à procura
de conforto e de esperança. Dando-nos Jesus, Maria é a
verdadeira fonte da esperança. A Ela vos entrego e
acompanho com a minha Bênção.
©
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