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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Benedetto
XVI a Porto: la fede non s'impone, si propone, senza paure
e senza limiti, confidando solo in Gesù
◊ Nella quarta e
ultima giornata del suo viaggio apostolico in Portogallo,
il Papa, giunto stamani da Fatima, ha presieduto la Messa
nel piazzale dell’Avenida dos Aliados a Porto, polo
industriale e seconda città del Paese. Benedetto XVI,
accolto con grande affetto da oltre 120 mila fedeli, ha
sottolineato che missione improrogabile di ogni comunità
ecclesiale è quella di ricevere da Dio e offrire al mondo
Cristo risorto. La fede non s'impone – ha spiegato - ma
si propone, senza paure e senza limiti, confidando solo in
Gesù. Questa sera il rientro del Papa a Roma. Linea al
nostro inviato Roberto Piermarini:
Accoglienza trionfale per Benedetto XVI a Porto, la
stessa che lo ha accompagnato nel corso di questo suo
viaggio in Portogallo. Per accoglierlo tutta la città si
è riversata sul percorso e sul piazzale della storica
Avenida dos Aliados dove ha celebrato la Messa.
(Canto Messa)
All’omelia - incentrata sulla missionarietà nella
festa di San Mattia Apostolo - il Papa ha invitato i
presenti, a diventare con lui - come Successore di Pietro
– testimoni della resurrezione di Gesù:
“O cristão é, na Igreja e com a Igreja, um
missionário de Cristo...
Il cristiano è, nella Chiesa e con la Chiesa, un
missionario di Cristo inviato nel mondo. Questa è la
missione improrogabile di ogni comunità ecclesiale:
ricevere da Dio e offrire al mondo Cristo risorto, affinché
ogni situazione di indebolimento e di morte sia
trasformata, mediante lo Spirito Santo, un occasione di
crescita e di vita”.
L’Eucaristia e la Parola di Cristo ci faranno
testimoni di Gesù risorto nel mondo, portandolo ai
diversi settori della società. “Nulla imponiamo, ma
sempre proponiamo”- ha detto - sempre pronti a
rispondere a chiunque ci chiede ragione della nostra
speranza. “E tutti alla fine, ce la domandano, anche
coloro che sembrano non domandarla. Per esperienza
personale – ha osservato – sappiamo bene che è Gesù
colui che tutti attendono” perché “senza Dio l’uomo
non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi
sia”. Per questo dobbiamo andare incontro agli altri e
comunicare la Buona Novella di Gesù a quanti non lo
conoscono ancora. “In questi ultimi anni, - ha detto
Benedetto XVI - è cambiato il quadro antropologico,
culturale, sociale e religioso dell’umanità; oggi la
Chiesa è chiamata ad affrontare nuove sfide ed è pronta
a dialogare con culture e religioni diverse, cercando di
costruire insieme ad ogni persona di buona volontà la
pacifica convivenza dei popoli:
“O campo da missão ad gentes apresenta-se hoje
notavelmente alargado...
Il campo della missione ad gentes si presenta oggi
notevolmente ampliato e non definibile soltanto in base a
considerazioni geografiche; in effetti – ha detto il
Papa - ci attendono non soltanto i popoli non cristiani e
le terre lontane, ma anche gli ambiti socio-culturali e
soprattutto i cuori che sono i veri destinatari
dell’azione missionaria del popolo di Dio”.
Siamo chiamati a servire l’umanità del nostro tempo,
confidando unicamente in Gesù. Tutto si definisce a
partire da Cristo: la missione infatti la riceviamo sempre
da Lui, che ci ha fatto conoscere ciò che ha udito dal
Padre suo, per mezzo dello Spirito, nella Chies
“Como a própria Igreja, obra de
Cristo e do seu Espírito...
Come la Chiesa stessa, opera di Cristo e del suo
Spirito, si tratta di rinnovare la faccia della terra
partendo da Dio, sempre e solo da Dio!"
Al termine della Messa il Papa ha benedetto la
prima pietra del seminario Redemptoris Mater di Porto.
“La nostra Chiesa – ha detto il vescovo della città
mons. Manuel Clemente – ha promesso al Papa che
risponderà alle necessità di conversione, tema
conduttore della visita papale. Come ultimo atto a Porto,
il Papa si è affacciato dal balcone del Municipio per
salutare i fedeli, raccolti a migliaia anche nelle vie
adiacenti. Anche oggi - come continuano a scrivere i
giornali locali – “le moltitudini si sono arrese al
Papa e il Papa si è arreso a Porto”.
Siate profeti di giustizia e pace
senza bavagli: così il Papa ai vescovi portoghesi. I
cristiani mostrino la bellezza della fede
◊ La Chiesa
contemporanea ha bisogno di uomini, donne e giovani
coraggiosi, capaci di togliersi il bavaglio che una certa
cultura antireligiosa vorrebbe imporre e di mostrare la
bellezza della fede. Ha bisogno di sacerdoti che siano
“profeti di giustizia”, che non temano di difendere i
poveri e denunciare chi li opprime. Con un discorso di
particolare intensità, Benedetto XVI ha affidato gli
ultimi pensieri del suo soggiorno a Fatima ai circa 50
vescovi del Portogallo, che ieri sera lo hanno ascoltato
nell’incontro svoltosi alla Casa di “Nossa Senhora do
Carmo”. Il servizio di Alessandro De Carolis: 
La fede in Dio è insidiata da altre “divinità”? I
cristiani siano i primi a mostrare il fascino di seguire
il Vangelo. “Signori di questo mondo” – politici o
intellettuali che siano – propongono una loro
monocultura che disprezza la religione? I cristiani
parlino di Dio “senza bavagli”. Il discorso con quale
Benedetto XVI si congeda da Fatima è come una sferzata
dello spirito, un condensato di cristianesimo adatto ai
tempi di oggi. Non a caso, il Papa lo rivolge e affida ai
vescovi del Portogallo, primi responsabili della Chiesa
sul posto. Ma alla vigoria magisteriale dei suoi pensieri,
il Pontefice fa precedere uno squarcio di intimità,
parole che confidano cosa significhi stare sul soglio di
Pietro:
“O Papa precisa de abrir-se cada vez mais…
Il Papa ha bisogno di aprirsi sempre di più al
mistero della Croce, abbracciandola quale unica speranza e
ultima via per guadagnare e radunare nel Crocifisso tutti
i suoi fratelli e sorelle in umanità. Obbedendo alla
Parola di Dio, egli è chiamato a vivere non per sé
stesso ma per la presenza di Dio nel mondo”.
Detto questo, Benedetto XVI si lancia in una disamina
che fotografa senza sofismi il non facile tempo della
Chiesa nell’epoca del secolarismo. Serve un colpo
d’ala, dice in sostanza. Mentre non servono, aggiunge
schietto, sedicenti cristiani vittime dell’imbarazzo di
esserlo:
“Há necessidade de verdadeiras testemunhas…
C’è bisogno di autentici testimoni di Gesù
Cristo, soprattutto in quegli ambienti umani dove il
silenzio della fede è più ampio e profondo: i politici,
gli intellettuali, i professionisti della comunicazione
che professano e promuovono una proposta monoculturale,
con disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa
della vita. In tali ambiti non mancano credenti che si
vergognano e che danno una mano al secolarismo,
costruttore di barriere all’ispirazione cristiana”.
Dunque, elenca il Pontefice, spazio a una coraggiosa
tempra missionaria, a un “laicato maturo” che si
identifichi con la Chiesa e sia “solidale con la
complessa trasformazione del mondo”, e che soprattutto
sia libero da soggezioni:
“Mantende viva a dimensão profética…
Mantenete viva la dimensione profetica, senza
bavagli, nello scenario del mondo attuale, perché ‘la
parola di Dio non è incatenata!’ (...) Decisivo, però,
è riuscire ad inculcare in ogni agente evangelizzatore un
vero ardore di santità, consapevoli che il risultato
deriva soprattutto dall’unione con Cristo e
dall’azione del suo Spirito”.
E a questo punto, Benedetto XVI ribadisce una delle sue
convinzioni più profonde: la vita cristiana non è un
noioso elenco di regole. E contro questo abusato luogo
comune, il Papa oppone la freschezza della testimonianza,
la vera forza che converte. “Difficilmente” - afferma
- la fede cattolica...
“…poderá tocar os corações graças
a simples discursos…
...potrà toccare i cuori mediante semplici discorsi
o richiami morali e meno ancora attraverso generici
richiami ai valori cristiani. Il richiamo coraggioso e
integrale ai principi è essenziale e indispensabile;
tuttavia il semplice enunciato del messaggio non arriva
fino in fondo al cuore della persona, non tocca la sua
libertà, non cambia la vita. Ciò che affascina è
soprattutto l’incontro con persone credenti che,
mediante la loro fede, attirano verso la grazia di Cristo,
rendendo testimonianza di Lui”.
Per questo, il Papa ha ringraziato in particolare i
Movimenti ecclesiali. I carismi suscitati dallo Spirito
Santo, ha detto, hanno portato una “nuova primavera”
quando in tanti parlavano di “un inverno della
Chiesa”. Ai vescovi, Benedetto XVI ha chiesto di essere
garanti della “ecclesialità” di tali comunità,
eventualmente correggendone “con comprensione” i
percorsi di fede. Quindi, ha concluso spronando il clero
all’autenticità della vocazione. Ai vescovi chiede di
riscoprire la "paternità episcopale", perché
"per troppo tempo - nota - si è relegata in secondo
piano la responsabilità dell'autorità come servizio alla
crescita degli altri". E ai preti chiede di avere
“sentimenti di misericordia e di compassione” per
rispondere alle “gravi carenze sociali”. E seppure le
difficoltà adesso “si fanno sentire di più”, esse ha
incalzato:
“Não vos deixem esmorecer na lógica do dom…
Non vi facciano indebolire nella logica del dono.
Continui ben viva, nel Paese, la vostra testimonianza di
profeti della giustizia e della pace, difensori dei
diritti inalienabili della persona, unendo la vostra voce
a quella dei più deboli, che avete saggiamente motivato a
possedere voce propria, senza temere mai di alzare la voce
in favore degli oppressi, degli umiliati e dei
maltrattati”.
(Radio
Vaticana)
SANTA MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Grande Piazzale
di Av. dos Aliados di Porto
Venerdì, 14 maggio 2010
Cari
Fratelli e Sorelle,
«Sta
scritto […] nel libro dei Salmi: […] il suo incarico
lo prenda un altro. Bisogna dunque che […] uno divenga
testimone, insieme a noi, della sua risurrezione» (At
1, 20-22). Così disse Pietro, leggendo ed interpretando
la parola di Dio in mezzo ai suoi fratelli, radunati nel
Cenacolo dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo. Fu scelto
Mattia, che era stato testimone della vita pubblica di Gesù
e del suo trionfo sulla morte, restandogli fedele sino
alla fine, nonostante l’abbandono di molti. La «sproporzione»
tra le forze in campo che oggi ci spaventa, già duemila
anni fa stupiva coloro che vedevano e ascoltavano Cristo.
C’era soltanto Lui, dalle sponde del Lago di Galilea
fino alle piazze di Gerusalemme, solo o quasi solo nei
momenti decisivi: Lui in unione con il Padre, Lui nella
forza dello Spirito. Eppure è avvenuto che, alla fine,
dallo stesso amore che ha creato il mondo, la novità del
Regno è spuntata come piccolo seme che germina dalla
terra, come scintilla di luce che irrompe nelle tenebre,
come alba di un giorno senza tramonto: È Cristo risorto.
Ed è apparso ai suoi amici, mostrando loro la necessità
della croce per giungere alla risurrezione.
Un
testimone di tutto ciò cercava Pietro in quel giorno.
Presentati due, il Cielo ha designato «Mattia, che fu
associato agli undici apostoli» (At 1,26). Oggi
celebriamo la sua gloriosa memoria in questa «Città
Invitta», che si è rivestita di festa per accogliere il
Successore di Pietro. Rendo grazie a Dio per avermi
portato in mezzo a voi, incontrandovi attorno
all’altare. Il mio cordiale saluto va a voi, fratelli e
amici della città e diocesi di Porto, a quelli che sono
venuti dalla provincia ecclesiastica del nord di
Portogallo e anche dalla vicina Spagna, e a quanti altri
sono in comunione fisica o spirituale con questa nostra
assemblea liturgica. Saluto il Vescovo di Porto, Mons.
Manuel Clemente, che ha desiderato con grande
sollecitudine la mia visita, che mi ha accolto con grande
affetto e si è fatto interprete dei vostri sentimenti
all’inizio di quest’Eucaristia. Saluto i suoi
Predecessori e gli altri Fratelli nell’Episcopato, i
sacerdoti, i consacrati e le consacrate, e i fedeli laici,
con un pensiero particolare verso quanti sono coinvolti
nel dare dinamicità alla Missione diocesana e, più in
concreto, nella preparazione di questa mia Visita. So che
essa ha potuto contare sull’effettiva collaborazione del
Sindaco di Porto e di altre Autorità pubbliche, molte
delle quali mi onorano con la loro presenza; approfitto di
questo momento per salutarle e augurare ad esse, e a
quanti rappresentano e servono, i migliori successi per il
bene di tutti.
«Bisogna
che uno divenga testimone, insieme a noi, della
risurrezione», diceva Pietro. E il suo attuale Successore
ripete a ciascuno di voi: Miei fratelli e sorelle, bisogna
che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù.
In effetti, se non sarete voi i suoi testimoni nel vostro
ambiente, chi lo sarà al vostro posto? Il cristiano è,
nella Chiesa e con la Chiesa, un missionario di Cristo
inviato nel mondo. Questa è la missione improrogabile di
ogni comunità ecclesiale: ricevere da Dio e offrire al
mondo Cristo risorto, affinché ogni situazione di
indebolimento e di morte sia trasformata, mediante lo
Spirito Santo, in occasione di crescita e di vita. A tale
scopo, in ogni celebrazione eucaristica, ascolteremo più
attentamente la Parola di Cristo e gusteremo assiduamente
il Pane della sua presenza. Ciò farà di noi testimoni e,
più ancora, portatori di Gesù risorto nel mondo,
recandolo ai diversi settori della società e a quanti in
essi vivono e lavorano, diffondendo quella «vita in
abbondanza» (cfr Gv 10,10) che Egli ci ha
guadagnato con la sua croce e risurrezione e che sazia i
più legittimi aneliti del cuore umano.
Nulla
imponiamo, ma sempre proponiamo, come Pietro ci raccomanda
in una delle sue lettere: «Adorate il Signore, Cristo,
nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi
domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt
3,15). E tutti, alla fine, ce la domandano, anche coloro
che sembrano non domandarla. Per esperienza personale e
comune, sappiamo bene che è Gesù colui che tutti
attendono. Infatti le più profonde attese del mondo e le
grandi certezze del Vangelo si incrociano
nell’irrecusabile missione che ci compete, poiché «senza
Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a
comprendere chi egli sia. Di fronte agli enormi problemi
dello sviluppo dei popoli che quasi ci spingono allo
sconforto e alla resa, ci viene in aiuto la parola del
Signore Gesù Cristo che ci fa consapevoli: “Senza di me
non potete far nulla” (Gv 15,5), e
c’incoraggia: “Io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo” (Mt 28,20)» (Benedetto XVI,
Enc. Caritas
in veritate, 78).
Tuttavia,
se questa certezza ci consola e ci tranquillizza, non ci
esime dall’andare incontro agli altri. Dobbiamo vincere
la tentazione di limitarci a ciò che ancora abbiamo, o
riteniamo di avere, di nostro e di sicuro: sarebbe un
morire a termine, in quanto presenza di Chiesa nel mondo,
la quale, d’altronde, può soltanto essere missionaria
nel movimento diffusivo dello Spirito. Sin dalle sue
origini, il popolo cristiano ha avvertito con chiarezza
l’importanza di comunicare la Buona Novella di Gesù a
quanti non lo conoscevano ancora. In questi ultimi anni,
è cambiato il quadro antropologico, culturale, sociale e
religioso dell’umanità; oggi la Chiesa è chiamata ad
affrontare nuove sfide ed è pronta a dialogare con
culture e religioni diverse, cercando di costruire insieme
ad ogni persona di buona volontà la pacifica convivenza
dei popoli. Il campo della missione ad gentes si
presenta oggi notevolmente ampliato e non definibile
soltanto in base a considerazioni geografiche; in effetti
ci attendono non soltanto i popoli non cristiani e le
terre lontane, ma anche gli ambiti socio-culturali e
soprattutto i cuori che sono i veri destinatari
dell’azione missionaria del popolo di Dio.
Si tratta
di un mandato il cui fedele compimento «deve procedere
per la stessa strada seguita da Cristo, la strada, cioè,
della povertà, dell’obbedienza, del servizio e
dell’immolazione di se stesso fino alla morte, da cui
uscì vincitore con la sua risurrezione» (Decr. Ad
gentes, 5). Sì! Siamo chiamati a servire
l’umanità del nostro tempo, confidando unicamente in
Gesù, lasciandoci illuminare dalla sua Parola: «Non voi
avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto
rimanga» (Gv 15,16). Quanto tempo perduto, quanto
lavoro rimandato, per inavvertenza su questo punto! Tutto
si definisce a partire da Cristo, quanto all’origine e
all’efficacia della missione: la missione la riceviamo
sempre da Cristo, che ci ha fatto conoscere ciò che ha
udito dal Padre suo, e siamo investiti in essa per mezzo
dello Spirito, nella Chiesa. Come la Chiesa stessa, opera
di Cristo e del suo Spirito, si tratta di rinnovare la
faccia della terra partendo da Dio, sempre e solo da Dio!
Cari
fratelli e amici di Porto, alzate gli occhi verso Colei
che avete scelto come patrona della città, Nostra Signora
di Vandoma. L’Angelo dell’annunciazione ha salutato
Maria come «piena di grazia», significando con
quest’espressione che il suo cuore e la sua vita erano
totalmente aperti a Dio e, perciò, completamente invasi
dalla sua grazia. Che Ella vi aiuti a fare di voi stessi
un «sì» libero e pieno alla grazia di Dio, affinché possiate
essere rinnovati e rinnovare l’umanità attraverso la
luce e la gioia dello Spirito Santo.
©
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