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DISCORSI AGLI AMBASCIATORI DI PORTOGALLO, SLOVENIA ED ECUADOR

Radio Vaticana 22 ottobre 2010

Il Papa agli ambasciatori di Portogallo, Slovenia ed Ecuador: la Chiesa non è neutrale sui valori e le aspirazioni dell'essere umano

Il contributo della fede per lo sviluppo della società, la promozione della vita e della famiglia, l’importanza delle radici cristiane dell’Europa: sono i temi affrontati stamani da Benedetto XVI nelle udienze a 3 ambasciatori ricevuti per la presentazione delle Lettere Credenziali. Si tratta degli ambasciatori di Slovenia, Portogallo ed Ecuador. Il Papa ha sottolineato che la Chiesa non ha ambizioni politiche, ma è chiamata ad offrire il suo contributo per il bene comune. Il servizio di Alessandro Gisotti

Nel discorso all’ambasciatore dell’Ecuador, Luis Dositeo Latorre Tapia, il Papa ha ricordato che ha potuto visitare il Paese andino nel 1978. Ed ha messo l’accento sui benefici che la fede cattolica può portare alla promozione della persona e della società. La Chiesa, ha ribadito, “non cerca alcun privilegio”, ma chiede solo di dare il suo contributo per lo “sviluppo integrale delle persone”. Il bene comune, ha rilevato, deve prevalere “sugli interessi di partito e di classe” e “l’imperativo morale” deve essere il punto di riferimento obbligatorio di ogni cittadino. Ed ha aggiunto che “non può esserci bene comune universale senza il bene spirituale e morale delle persone”. La storia, ha osservato, insegna che il disconoscimento della verità sull’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, porta spesso “alle ingiustizie e ai totalitarismi”. Quando invece lo Stato rispetta questa verità allora “si consolida la libertà e l’autentica partecipazione” sociale. Ecco allora, ha sottolineato, perché va difesa la vita in ogni suo stadio, la libertà religiosa, come anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. I Pastori della Chiesa, ha poi soggiunto, “non devono entrare nel dibattito politico, proponendo soluzioni concrete”. E tuttavia “non devono rimanere neutrali di fronte ai grandi problemi e alle aspirazioni dell’essere umano, né essere indolenti al momento di lottare per la giustizia”. Il Papa, che ha elogiato il contributo della Chiesa nell’ambito dell’educazione dei giovani, ha infine esortato gli ecuadoregni a preservare le tante bellezze naturali del Paese. 

Al nuovo ambasciatore portoghese, Manuel Tomás Fernandes Pereira, il Papa – dopo aver rievocato con gioia la visita apostolica compiuta in Portogallo nel maggio scorso – ha ribadito l’impegno della Santa Sede “nel servire la causa della promozione integrale dell’uomo e dei popoli”. “Dovrebbe essere convinzione di tutti – ha avvertito – che gli ostacoli a tale promozione non sono solo di ordine economico, ma dipendono da atteggiamenti e valori più profondi: i valori morali e spirituali”. Così, quando la Chiesa “promuove la consapevolezza che questi stessi valori devono ispirare la vita pubblica e privata, non lo fa per ambizioni politiche, ma per essere fedele alla missione affidatale dal suo divino Fondatore”. Benedetto XVI, sulla scia del Concilio Vaticano II, ha sottolineato che “la Chiesa in forza della sua missione e della sua natura non è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema politico, economico, o sociale”: e proprio “per questa sua universalità può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto una vera libertà per il compimento della sua missione” che è “di carattere morale e religioso”. La Chiesa – ha proseguito Benedetto XVI – non si confonde, dunque, con “modelli parziali e passeggeri di società, ma tende alla trasformazione dei cuori e delle menti, perché l’uomo possa scoprire e riconoscere se stesso nella verità piena della sua umanità”. E in questo contesto – ha concluso il Papa – “incoraggia i cristiani ad assumere pienamente le proprie responsabilità come cittadini perché contribuiscano efficacemente, uniti agli altri, al bene comune e alle grandi cause dell’uomo”. 

Con l’ambasciatrice di Slovenia, Maja Maria Lovrenčič Svetek, il Papa si è soffermato innanzitutto sull’integrazione della nazione slovena nell’Unione europea, che, ha sottolineato, “ha tra i suoi presupposti fondamentali le comuni radici cristiane del Vecchio Continente”. Ed ha osservato che proprio “l’ancoraggio della Slovenia ai valori evangelici” ha contribuito in modo importante “alla coesione del Paese”. Questo patrimonio, ha soggiunto, “ha costituito, anche nei momenti più difficili e dolorosi, un costante fermento di conforto e di speranza, ed ha sostenuto la Slovenia nel suo cammino verso l’indipendenza dopo la caduta del regime comunista”. Un periodo, ha rammentato il Pontefice, nel quale la Santa Sede “ha voluto essere particolarmente vicina alla nazione slovena”. Il Papa si è quindi compiaciuto per la legge recentemente approvata in Slovenia per sostenere quanti hanno perduto la casa e il lavoro. Ed ha ribadito l’impegno della Santa Sede “per promuovere la pace e la giustizia, per superare i disaccordi e per intensificare le relazioni costruttive”. Ricordando la figura del Beato Lojze Grodze, martirizzato in odio alla fede, ha infine esortato i cattolici del Paese ad impegnarsi per la “costruzione di una società più giusta e più solidale, nel rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose di ciascuno”.



ALL'AMBASCIATORE DI PORTOGALLO

Senhor Embaixador,

Aproveito de bom grado este momento da apresentação das Cartas Credenciais, com que hoje é designado oficialmente Embaixador Extraordinário e Plenipotenciário de Portugal junto da Santa Sé, para lhe dar as boas-vindas e, congratulando-me pela sua nomeação, formular venturosos votos para a sua nova missão que se propõe como novo contributo no edifício das relações de amizade existentes entre o seu país e esta Sé Apostólica. Como lembrava nas suas palavras de saudação, a fé e a história uniram-se para forjar um vínculo especial entre o povo português e o Sucessor de Pedro, um vínculo que é confiado à responsabilidade de cada uma das gerações sucessivas, pelo qual jamais devemos deixar de dar graças a Cristo, Bom Pastor da sua Igreja e Senhor da história, dos indivíduos e das nações.

A nobre expressão dos sentimentos que o animam neste dia, certamente muito significativo, mereceu toda a minha atenção. Quero antes de mais manifestar-lhe o meu reconhecimento pelas palavras que me dirigiu e, depois, retribuir os sentimentos de estima que o Senhor Presidente da República, Aníbal Cavaco Silva, me fez chegar através de Vossa Excelência, pedindo-lhe por minha vez a amabilidade de significar ao Senhor Presidente a minha gratidão pelos mesmos, juntamente com encorajadores votos na sua alta missão e a certeza da minha oração ao Altíssimo pela prosperidade e o bem espiritual de todos os portugueses.

Quando me preparava para este encontro com o Senhor Embaixador, acudiam à mente as edificantes e felizes imagens, que guardo na memória e no coração, da minha visita a Portugal no passado mês de Maio, desejando aqui agradecer uma vez mais a todos o contributo dado para uma serena e frutuosa realização da mesma; efeito este amplamente conseguido como atestam as inúmeras mensagens que me chegaram alusivas àqueles dias memoráveis. Jamais esquecerei o acolhimento caloroso a mim reservado, bem como a maneira gentil e respeitosa com que as minhas palavras foram recebidas. Considero que tudo isto tem também uma importância social: onde a sociedade cresce e as pessoas se fortalecem no bem graças à mensagem da fé, sai beneficiada também a convivência social e os cidadãos sentem-se mais disponíveis para servir o bem comum.

Com a sua presença no fórum internacional, a Santa Sé põe todo o seu empenho em servir a causa da promoção integral do homem e dos povos. Deveria ser convicção de todos que os obstáculos a tal promoção não são apenas de ordem económica, mas dependem de atitudes e valores mais profundos: os valores morais e espirituais que determinam o comportamento de cada ser humano para consigo mesmo, os outros e a criação inteira. A presença do Senhor Embaixador neste lugar testemunha a vontade que Portugal tem de dar um lugar importante a tais valores, sem os quais uma sociedade não se pode estabelecer de modo duradouro.

Quando a Igreja, no seu país, promove a consciência de que estes mesmos valores devem inspirar a vida pública e particular, fá-lo não por ambições políticas, mas para ser fiel à missão que o seu divino Fundador lhe confiou. «Dado que a Igreja – são palavras do Concílio Vaticano II – não está ligada, por força da sua missão e natureza, a nenhuma forma particular de cultura ou sistema político, económico ou social, pode graças a esta sua universalidade, constituir um laço muito estreito entre as diversas comunidades e nações, contanto que nela confiem e lhe reconheçam a verdadeira liberdade para cumprir esta sua missão» (Const. Gaudium et spes, 42). Ela não representa modelos parciais e passageiros de sociedade, mas tende à transformação dos corações e das mentes, para que o homem possa descobrir-se e reconhecer-se a si mesmo na verdade plena da sua humanidade. E dado a sua missão ser de carácter moral e religioso, a Igreja respeita a área específica de responsabilidade do Estado. Ao mesmo tempo encoraja os cristãos a assumirem plenamente as suas responsabilidades como cidadãos para, juntamente com os outros, contribuírem eficazmente para o bem comum e para as grandes causas do homem.

De uma respeitosa colaboração e leal entendimento entre a Igreja e o poder civil, só poderão derivar benefícios para a sociedade portuguesa. Animada por esta esperança, há seis anos, nascia a nova Concordata entre a Santa Sé e Portugal, a que aludia o Senhor Embaixador. Naquela ocasião, o Papa João Paulo II viu naquele instrumento jurídico a confirmação dos «sentimentos de mútua estima que animam as relações recíprocas» e fez votos de que «a nova Concordata pudesse favorecer um entendimento sempre maior entre as Autoridades do Estado e os Pastores da Igreja para o bem comum da Nação» (

L’Osservatore Romano, ed. portuguesa de 22/V/2004, 253). Com alegria, ouvi o Senhor Embaixador referir e desejo daqui encorajar os esforços que se estão a fazer para uma completa e fiel aplicação da mesma nos diversos campos da Igreja Católica e da sociedade portuguesa.

Antes de terminar este encontro, quero assegurar-lhe, Senhor Embaixador, a plena colaboração e apoio da Santa Sé no desempenho da alta missão que lhe foi confiada. Pela intercessão de Nossa Senhora de Fátima, peço ao bom Deus do Céu que assista, com a abundância dos seus dons, Vossa Excelência e sua distinta família, quantos servem o bem comum da Nação portuguesa e todo o seu povo, sobre o qual estendo a minha Bênção.

ALL'AMBASCIATORE DI SLOVENIA

Eccellenza,

ho il vero piacere di riceverLa in questo momento nel quale presenta le Lettere che La accreditano presso la Sede Apostolica in qualità di Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Slovenia. Esprimo apprezzamento per il deferente attestato delle Autorità civili e per i sentimenti d’affetto dei Suoi compatrioti nei confronti del Successore di Pietro, di cui Ella si è fatta interprete. La prego di porgere il mio saluto al Signor Presidente della Repubblica di Slovenia, Dott. Danilo Türk, così come ai membri del Governo; voglia assicurare tutti i Suoi connazionali del mio affetto e della mia vicinanza.

L’integrazione della Nazione slovena nell’Unione Europea, che si è compiuta in questi anni in modo sempre più organico, ha tra i suoi presupposti fondamentali le comuni radici cristiane del "vecchio continente". In particolare, ai santi Cirillo e Metodio, instancabili e ardenti missionari nelle regioni centrali dell’Europa, si deve l’annuncio del Vangelo e il radicamento del cristianesimo nell’animo dei popoli slavi. Così, l’ancoraggio della Slovenia ai valori evangelici, che sempre rafforzano l’identità e arricchiscono la cultura di una nazione, ha contribuito in modo importante alla coesione del Paese e ha favorito sentimenti di amicizia con le altre nazioni di quella parte del continente. Guardando alla storia del popolo sloveno, emerge con evidenza l’impronta dei valori morali e spirituali del cristianesimo: infatti, le prime testimonianze della lingua e della letteratura slovene sono manoscritti di preghiere e di altri testi religiosi; ma penso pure alle belle chiese e cappelle che sorgono nel territorio. Questo patrimonio ha costituito, anche nei momenti più difficili e dolorosi, un costante fermento di conforto e di speranza, ed ha sostenuto la Slovenia nel suo cammino verso l’indipendenza, dopo la caduta del regime comunista. In quel periodo, la Santa Sede ha voluto essere particolarmente vicina alla Nazione slovena. Lei, gentile Signora, ha sottolineato che le relazioni tra la Repubblica di Slovenia e la Santa Sede sono state buone fin dall’inizio e continuano ad essere tali ancora oggi. Auspico, pertanto, che in questo contesto possano trovare soluzione tutte le problematiche non ancora risolte con l’Accordo firmato il 14 dicembre 2001.

Nell’esercizio delle prerogative democratiche, la Slovenia ha ottenuto un certo benessere economico, che ha consentito di consolidare la pacifica convivenza civile e sociale. Con compiacimento ho appreso la notizia della recente approvazione della legge riguardante la questione dei cosiddetti "cancellati", che, in molti casi, si sono trovati in situazioni assai difficili. Si tratta di un importante passo avanti nel tentativo di condurre a soluzione i casi di quanti hanno perduto il diritto alla residenza, al lavoro e all’assistenza sanitaria. Incoraggio a continuare in questa direzione e auspico che si lavori per alleviare le loro sofferenze.

Come Lei, Eccellenza, ha sottolineato poc’anzi, l’impegno per il bene dell’uomo accomuna nella loro azione la Sede Apostolica e la Repubblica di Slovenia. Ella ha giustamente fatto allusione alla presenza attiva della Santa Sede nella vita internazionale e al suo perseverante lavoro teso al riconoscimento della dignità e delle libertà fondamentali di ogni essere umano e alla salvaguardia del diritto di ogni popolo di vivere nella pace. Per questo la Sede Apostolica incoraggia le iniziative assunte nelle sedi internazionali per promuovere la pace e la giustizia, per superare i disaccordi e per intensificare le relazioni costruttive. A questo riguardo, mi piace salutare come un positivo passo il recente ingresso della Slovenia nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, importante testimonianza di apertura e della volontà di collaborare con le altre nazioni. È lodevole tale intento di dedicarsi alle questioni che interessano la comunità internazionale e alle sfide globali. Nei rapporti internazionali, come d’altronde capita anche nei rapporti interpersonali, è di fondamentale importanza ottemperare agli impegni assunti: pacta sunt servanda. E’ mio sincero augurio che la Repubblica di Slovenia possa dare il proprio contributo nei fori internazionali, anche mediante una buona collaborazione con la Santa Sede.

La missione specifica della Chiesa Cattolica, che esercita in terra slovena come in ogni parte del mondo, è quella di annunciare il Vangelo e di portare ad ogni uomo la salvezza che viene dal Signore Gesù. Un segno della vivacità della Chiesa in Slovenia è stato il Congresso Eucaristico Nazionale recentemente celebrato, che ha visto numerosi fedeli radunarsi a Celje assieme ai loro Pastori. Momento culminante di questo evento, presieduto dal mio Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, è stata la beatificazione del giovane Lojze Grozde, martirizzato in odio alla fede in un periodo molto difficile della storia del Paese. Ulteriori manifestazioni della vitalità della Comunità ecclesiale in terra slovena sono le numerose opere pastorali e caritative presenti nei vari contesti sociali: scuole, ospedali, prigioni, esercito e altre istituzioni. Colgo l’occasione per indirizzare un caloroso saluto a tutti i cattolici del Suo Paese; attraverso le varie iniziative, essi si impegnano ad aiutare tutti ad approfondire il senso spirituale dell’esistenza e desiderano contribuire alla costruzione di una società sempre più giusta e più solidale, nel rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose di ciascuno.

Eccellenza, la Santa Sede ha a cuore di intensificare la collaborazione fruttuosa con le Autorità slovene; nell’osservanza delle rispettive competenze e finalità, desidera proseguire nel comune impegno a perseguire il vero bene di ogni persona e della società. Mentre prende avvio la Sua missione di Rappresentante della Repubblica di Slovenia presso la Santa Sede, Le porgo i miei migliori voti augurali. Nell’esercizio delle Sue funzioni, Ella sia certa di poter trovare sempre presso i miei collaboratori il sostegno attento e la comprensione cordiale di cui avrà bisogno. Su di Lei, gentile Signora, sul popolo sloveno e sui suoi dirigenti, invoco di cuore l’abbondanza delle Benedizioni divine.

ALL'AMBASCIATORE DI ECUADOR

Señor Embajador:

1. Me complace recibir de sus manos las Cartas que lo acreditan como Embajador Extraordinario y Plenipotenciario de la República del Ecuador ante la Santa Sede y, al manifestarle la más cordial bienvenida, tenga la bondad de acoger las expresiones di mi afecto por todos los hijos de esa dilecta Nación. Le agradezco asimismo las gentiles palabras que me ha dirigido de parte del Señor Presidente Constitucional de la República, Economista Rafael Correa Delgado, a las que correspondo gustoso, rogándole al mismo tiempo que le transmita mis férvidos votos de paz y bienestar para su Persona y el noble pueblo del Ecuador.

2. En Vuestra Patria, que tuve la dicha de visitar, en 1978, como Enviado Extraordinario de mi venerado Predecesor, el Papa Juan Pablo I, al III Congreso Mariano Nacional del Ecuador, la Palabra de Cristo fue esparcida con generosidad y floreció esplendorosamente. En ella se alcanzaron cimas de santidad muy preclaras, que se suman a otras no tan conocidas, pero no por eso menos significativas, y que son timbre de gloria para esa amada República, a la vez que ponen de relieve cuántos beneficios puede aportar la fe católica a la promoción de todas aquellas iniciativas que dignifican a la persona y perfeccionan la sociedad. Tal ha sido el norte al que ha mirado y mira en todo momento la Iglesia en vuestro País. Ella, en el cumplimiento de su misión específica, no busca privilegio alguno; sólo quiere incrementar cuanto contribuya al desarrollo integral de las personas. En este sentido, la comunidad eclesial, que ha visto su alegría multiplicada con la reciente erección canónica de la Diócesis de San Jacinto de Yaguachi, goza también cuando se ve favorecida la concordia social, por lo que secunda el esfuerzo que las Autoridades ecuatorianas vienen llevando a cabo en estos últimos años para redescubrir los cimientos de la propia convivencia democrática, fortalecer el Estado de derecho y dar nueva pujanza a la solidaridad y la fraternidad. Pido al Altísimo que este luminoso horizonte de esperanza se dilate cada vez más con nuevos proyectos y atinadas decisiones, de modo que el bien común prevalezca sobre los intereses de partido o de clase, el imperativo ético sea punto de referencia obligatorio de todo ciudadano, la riqueza sea equitativamente distribuida, y los sacrificios se compartan por igual y no graven únicamente sobre los más menesterosos.

3. La presencia de Vuestra Excelencia en este solemne acto me permite dirigir mi pensamiento a vuestra Patria, a la que el Creador dotó de formidables recursos naturales, en un suelo fértil y surcado de una alternancia incomparable de mesetas andinas, níveas cumbres y ríos majestuosos, que han de ser preservados con esmero y probidad, pues son reflejo del amor y la grandeza de Dios. Esa filigrana de raras bellezas paisajísticas está en conformidad con el rosario de cualidades que adornan a los ecuatorianos, gente hospitalaria y emprendedora, que reconoce que no hay progreso justo ni bien común universal sin el bien espiritual y moral de las personas, consideradas en su totalidad de alma y cuerpo. Sin esta exigencia irrenunciable, la vida pública se debilita en sus motivaciones y se corre también «el riesgo de que no se respeten los derechos humanos, bien porque se les priva de su fundamento trascendente, bien porque no se reconoce la libertad personal» (Caritas in veritate, 56). Dichos valores esenciales arraigan hondamente en la verdad del ser humano que, creado a imagen y semejanza de Dios, constituye de por sí el límite de todo poder político y, a la vez, la razón de su servicio. A este respecto, la historia enseña que el desconocimiento o tergiversación de esta verdad sobre el hombre es a menudo el pórtico de injusticias y totalitarismos. En cambio, cuando el Estado se dota de los instrumentos legislativos y jurídicos adecuados para que sea pródigamente salvaguardada y favorecida, el régimen de libertad y auténtica participación ciudadana se consolida, el tejido social se afianza y la asistencia a los más desprotegidos se fortalece.

4. Señor Embajador, si en el pasado de vuestra querida Nación, tan cercana al corazón del Papa, ha habido momentos de dificultad y zozobra, no han sido menores las virtudes humanas y cristianas de sus gentes, así como sus anhelos de superación, con sacrificios que evocan proficuas enseñanzas, cuyo cultivo ulterior se confía a los hombres de hoy, con vistas a la proyección de un futuro sereno y alentador. Las Autoridades ecuatorianas prestarán un gran servicio al País acrecentando ese insigne patrimonio humano y espiritual, del que podrán extraerse energías e inspiración para proseguir construyendo los pilares portantes de toda comunidad humana que se precie de esa denominación, como la defensa de la vida desde su concepción hasta su declive natural, la libertad religiosa, la libre expresión del pensamiento, así como las demás libertades civiles, por ser éstas la auténtica condición para una real justicia social. Ésta, a su vez, no podrá afirmarse sino a partir del apoyo y tutela, también en términos jurídicos y económicos, de la célula original de la sociedad, que no es otra que la familia establecida sobre la unión matrimonial de un hombre con una mujer. De fundamental trascendencia también serán aquellos programas destinados a erradicar el desempleo, la violencia, la impunidad, el analfabetismo y la corrupción. En la consecución de estos loables objetivos, los Pastores de la Iglesia son conscientes de que no han de entrar en el debate político, proponiendo soluciones concretas o imponiendo el propio comportamiento. Pero tampoco pueden ni deben permanecer neutrales ante los grandes problemas o aspiraciones del ser humano, ni ser indolentes a la hora de luchar por la justicia. Con el debido respeto a la pluralidad de opciones legítimas, su papel consiste más bien en iluminar con el Evangelio y la Doctrina social de la Iglesia las mentes y las voluntades de los fieles, para que escojan con responsabilidad las decisiones encaminadas a la edificación de una sociedad más armónica y ordenada.

5. Excelencia, una de las grandes metas que vuestros conciudadanos se han propuesto es la de lograr una amplia reforma del sistema educativo, desde los niveles primarios a los universitarios. La Iglesia en Ecuador tiene una fructífera historia en el área de la instrucción de la niñez y juventud, habiendo ejercido su obra docente con particular abnegación en regiones lejanas, incomunicadas y depauperadas de la Nación. Es de justicia que no se ignore esta ardua tarea eclesial, ejemplo de sana colaboración con el Estado. Antes bien, la comunidad cristiana desea seguir poniendo su larga experiencia en este campo al servicio de todos. Por ello, tiene su mano abierta para concurrir a la elevación del nivel cultural, que constituye un desafío prioritario para el recto progreso humano, lo cual reclama al mismo tiempo aquella libertad sin la cual la educación dejaría de ser tal. En efecto, la identidad más profunda de la escuela y la universidad no se agota en la mera transmisión de datos o informaciones útiles, sino que responde a la voluntad de infundir en los alumnos el amor a la verdad, que los conduzca hacia aquella madurez personal con que habrán de ejercer su papel de protagonistas del desarrollo social, económico y cultural del País. Al aceptar este reto, la Autoridad pública ha de garantizar el derecho que asiste a los padres, tanto de formar a sus hijos según sus propias convicciones religiosas y criterios éticos, como de fundar y sostener instituciones docentes. En esta perspectiva, es también importante que la Autoridad pública respete la identidad específica y la autonomía de las instituciones educativas y de la universidad católica, en consonancia con el modus vivendi, suscrito hace más de setenta años entre la República del Ecuador y la Santa Sede. Por otra parte, en virtud de sus derechos educativos, los padres tienen que contar con que la libertad de educación sea promovida también en las instituciones docentes estatales, donde la legislación seguirá asegurando la enseñanza religiosa escolar en el marco curricular correspondiente a los fines propios de la escuela en cuanto tal.

6. Señor Embajador, al concluir este encuentro que da inicio a vuestra misión de estrechar más todavía las ya fecundas relaciones entre la República del Ecuador y la Santa Sede, confío a Vuestra Excelencia, a su distinguida familia y al personal de esa Misión Diplomática a la amorosa intercesión de María Santísima, en su advocación de Nuestra Señora de la Presentación del Quinche, celestial Patrona del Ecuador. A la Madre de Dios le suplico que acompañe a todos los hijos de esa hermosa tierra, para que se avive en ellos aquel pensamiento de vuestro egregio compatriota, el Dr. Eugenio de Santacruz y Espejo, que en los días de la independencia de la Nación, hace ahora doscientos años, exhortaba a todos los ecuatorianos a ser libres al amparo de la Cruz. Con estos sentimientos, imploro de Aquel que estuvo clavado en ella que proteja y bendiga a todos vuestros conciudadanos.


 

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