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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
La
fedeltà nel tempo è il nome dell'amore: così il Papa ai
Vespri. I sacerdoti affidati al Cuore Immacolato di Maria
◊ Con coraggio e
fiducia, siate fedeli alla vostra vocazione: è
l’esortazione di Benedetto XVI ai fedeli, in particolare
ai consacrati, rivolta ieri sera alla celebrazione dei
Vespri nella Chiesa della Santissima Trinità di Fatima,
definita “ideale cenacolo di fede”. Nell’incontro
dedicato al clero nell’Anno Sacerdotale, il Papa ha
anche pronunciato un “Atto di affidamento e
consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di
Maria”. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Canti
“Ognuno di noi – ha affermato Benedetto XVI - è
chiamato ad essere, con Maria e come Maria, un segno umile
e semplice della Chiesa”. Il Papa ha quindi ricordato
che “la principale preoccupazione di ogni cristiano,
specialmente della persona consacrata e del ministro
dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla
propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il
Signore”:
“A fidelidade no tempo é o nome do amor…”
La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore”, ha
detto il Papa, “di un amore coerente, vero e profondo a
Cristo Sacerdote”.
Quindi, nell’Anno Sacerdotale che volge al termine,
ha invitato i presbiteri a vivere con gioia la
consacrazione, testimoniando la “fedeltà sacerdotale,
fondata sulla fedeltà di Cristo”:
“Isto supõe, evidentemente, uma verdadeira
intimidade com Cristo…”
Ciò – ha osservato nell’omelia – suppone
evidentemente una vera intimità con Cristo nella
preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa
dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e
i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e
sponsale al suo amore”.
Questa vita di “speciale consacrazione”, ha
aggiunto, “è nata come memoria evangelica per il popolo
di Dio, memoria che manifesta, certifica e annuncia
all’intera Chiesa la radicalità evangelica e la venuta
del Regno”. Ha così messo l’accento sulla preghiera,
l’ascesi, la vita spirituale e l’azione apostolica dei
consacrati:
“Como é grande, hoje, a necessidade deste
testemunho...”
Quanto grande è oggi il bisogno di questa
testimonianza”, ha detto il Papa, specie nel momento in
cui molti “vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza
preoccuparsi della propria salvezza eterna”.
La Chiesa ha “la missione di aiutare” gli uomini ad
“aderire alla conoscenza e all’amore di Dio”. Certo,
ha proseguito, “Dio è padrone dei suoi doni e la
conversione degli uomini è grazia”. Ma i consacrati, ha
avvertito, “sono chiamati ad aderire alla conoscenza e
all’amore di Dio, e la Chiesa ha la missione di aiutarli
in questa vocazione”. Il Pontefice ha quindi rivolto il
pensiero alla profonda solidarietà tra tutti i membri del
Corpo di Cristo. Come ci insegna Giovanni Maria Vianney,
ha ricordato, non è possibile amare Cristo senza amare i
propri fratelli. Parole corredate da una viva esortazione
ai sacerdoti:
“A fidelidade à própria vocação exige coragem…”
La fedeltà alla propria vocazione – ha detto –
esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole anche che
sappiate unire le vostre forze”, essendo “solleciti
gli uni verso gli altri” e sostenendosi fraternamente. E
li ha invitati a riservare “particolare attenzione alle
situazioni di un certo indebolimento degli ideali
sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che
non si accordano integralmente con ciò che proprio di un
ministro di Gesù Cristo”.
Infine, li ha incoraggiati ad una preghiera
“fiduciosa e perseverante” per le nuove vocazioni
sacerdotali tra i fedeli.
Canti
(Radio
Vaticana)
CELEBRAZIONE
DEI VESPRI CON SACERDOTI,
RELIGIOSI, SEMINARISTI E DIACONI
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Chiesa della
SS.ma Trindade - Fátima
Mercoledì, 12 maggio 2010
Cari
fratelli e sorelle,
«Quando
venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio,
nato da donna […] perché ricevessimo l’adozione a
figli» (Gal 4, 4.5). La pienezza del tempo è
arrivata, quando l’Eterno irruppe nel tempo; per opera e
grazia dello Spirito Santo, il Figlio dell’Altissimo fu
concepito e si fece uomo nel seno di una donna: La Vergine
Madre, tipo e modello eccelso della Chiesa credente. Essa
non smette di generare nuovi figli nel Figlio, che il
Padre ha voluto come primogenito di molti fratelli. Ognuno
di noi è chiamato ad essere, con Maria e come Maria, un
segno umile e semplice della Chiesa che continuamente si
offre come sposa nelle mani del suo Signore.
A tutti
voi che avete donato la vita a Cristo, desidero, questa
sera, esprimere l’apprezzamento e la riconoscenza
ecclesiale. Grazie per la vostra testimonianza spesso
silenziosa e per niente facile; grazie per la vostra
fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. In Gesù presente
nell’Eucaristia, abbraccio i miei fratelli nel
sacerdozio e i diaconi, le consacrate e i consacrati, i
seminaristi e i membri dei movimenti e delle nuove comunità
ecclesiali qui presenti. Voglia il Signore ricompensare,
come soltanto Lui sa e può fare, quanti hanno reso
possibile trovarci qui presso Gesù Eucaristia, in
particolare alla Commissione Episcopale per le Vocazioni e
i Ministeri con il suo Presidente, Mons. Antonio Santos,
che ringrazio per le parole piene di affetto collegiale e
fraterno pronunciate all’inizio dei Vespri. In questo
ideale «cenacolo» di fede che è Fatima, la Vergine
Madre ci indica la via per la nostra oblazione pura e
santa nelle mani del Padre.
Permettetemi
di aprirvi il cuore per dirvi che la principale
preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della
persona consacrata e del ministro dell’Altare, dev’essere
la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come
discepolo che vuole seguire il Signore. La fedeltà nel
tempo è il nome dell’amore; di un amore coerente, vero
e profondo a Cristo Sacerdote. «Se il battesimo è un
vero ingresso nella santità di Dio attraverso
l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo
Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita
mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista
e di una religiosità superficiale» (Giovanni Paolo II,
Lettera ap. Novo
millennio ineunte, 31). In quest’Anno
Sacerdotale che volge al termine, scenda su tutti voi
una grazia abbondante perché viviate la gioia della
consacrazione e testimoniate la fedeltà sacerdotale
fondata sulla fedeltà di Cristo. Ciò suppone
evidentemente una vera intimità con Cristo nella
preghiera, poiché sarà l’esperienza forte ed intensa
dell’amore del Signore che dovrà portare i sacerdoti e
i consacrati a corrispondere in un modo esclusivo e
sponsale al suo amore.
Questa
vita di speciale consacrazione è nata come memoria
evangelica per il popolo di Dio, memoria che manifesta,
certifica e annuncia all’intera Chiesa la radicalità
evangelica e la venuta del Regno. Ebbene, cari consacrati
e consacrate, con il vostro impegno nella preghiera,
nell’ascesi, nello sviluppo della vita spirituale,
nell’azione apostolica e nella missione, tendete verso
la Gerusalemme celeste, anticipate la Chiesa escatologica,
salda nel possesso e nell’amorevole contemplazione del
Dio Amore. Quanto grande è oggi il bisogno di questa
testimonianza! Molti dei nostri fratelli vivono come se
non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria
salvezza eterna. Gli uomini sono chiamati ad aderire alla
conoscenza e all’amore di Dio, e la Chiesa ha la
missione di aiutarli in questa vocazione. Sappiamo bene
che Dio è padrone dei suoi doni; e la conversione degli
uomini è grazia. Ma siamo responsabili dall’annuncio
della fede, della totalità della fede e delle sue
esigenze. Cari amici, imitiamo il Curato d’Ars che così
pregava il buon Dio: «Concedimi la conversione della mia
parrocchia, e io accetto di soffrire tutto ciò che Tu
vuoi per il resto della vita». E tutto ha fatto per
strappare le persone alla propria tiepidezza per
ricondurle all’amore.
C’è
una solidarietà profonda fra tutti i membri del Corpo di
Cristo: non è possibile amarlo senza amare i suoi
fratelli. Fu per la salvezza di essi che Giovanni Maria
Vianney ha voluto essere sacerdote: «Guadagnare le anime
per il buon Dio» dichiarava nell’annunciare la sua
vocazione a diciotto anni d’età, così come Paolo
diceva: «Guadagnare il maggior numero» (1 Cor
9,19). Il Vicario generale gli aveva detto: «Non c’è
molto amore di Dio nella parrocchia, voi lo introdurrete».
E, nella sua passione sacerdotale, il santo parroco era
misericordioso come Gesù nell’incontro con ogni
peccatore. Preferiva insistere sull’aspetto affascinante
della virtù, sulla misericordia di Dio al cui cospetto i
nostri peccati sono «grani di sabbia». Presentava la
tenerezza di Dio offesa. Temeva che i sacerdoti
diventassero «insensibili» e si abituassero
all’indifferenza dei loro fedeli: «Guai al Pastore –
ammoniva – che rimane zitto vedendo Dio oltraggiato e le
anime perdersi».
Amati
fratelli sacerdoti, in questo luogo che Maria ha reso
tanto speciale, avendo davanti agli occhi la sua vocazione
di discepola fedele del Figlio Gesù dal concepimento alla
Croce e poi nel cammino della Chiesa nascente, considerate
la grazia inaudita del vostro sacerdozio. La fedeltà alla
propria vocazione esige coraggio e fiducia, ma il Signore
vuole anche che sappiate unire le vostre forze; siate
solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi
fraternamente. I momenti di preghiera e di studio in
comune, la condivisione delle esigenze della vita e del
lavoro sacerdotale sono una parte necessaria della vostra
vita. Come è meraviglioso quando vi accogliete
vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo
nei vostri cuori! Come è importante aiutarvi a vicenda
per mezzo della preghiera e con utili consigli e
discernimenti! Riservate particolare attenzione alle
situazioni di un certo indebolimento degli ideali
sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che
non si accordano integralmente con ciò che è proprio di
un ministro di Gesù Cristo. Quindi è il momento di
assumere, insieme con il calore della fraternità, il
fermo atteggiamento del fratello che aiuta il proprio
fratello a “restare in piedi”.
Sebbene
il sacerdozio di Cristo sia eterno (cfr Eb 5,6), la
vita dei sacerdoti è limitata. Cristo vuole che altri
perpetuino lungo il tempo il sacerdozio ministeriale da
Lui istituito. Perciò mantenette, nel vostro intimo e
intorno a voi, l’ansia di suscitare – assecondando la
grazia dello Spirito Santo – nuove vocazioni sacerdotali
tra i fedeli. La preghiera fiduciosa e perseverante,
l’amore gioioso alla propria vocazione e un dedicato
lavoro di direzione spirituale vi consentiranno di
discernere il carisma vocazionale in coloro che sono
chiamati da Dio.
Cari
seminaristi, che avete già fatto il primo passo verso il
sacerdozio e vi state preparando nel Seminario Maggiore
oppure nelle Case di Formazione Religiosa, il Papa vi
incoraggia ad essere consapevoli della grande
responsabilità che dovrete assumere: verificate bene le
intenzioni e le motivazioni; dedicatevi con animo forte e
spirito generoso alla vostra formazione. L’Eucaristia,
centro della vita del cristiano e scuola di umiltà e di
servizio, dev’essere l’oggetto principale del vostro
amore. L’adorazione, la pietà e la cura del Santissimo
Sacramento, lungo questi anni di preparazione, faranno sì
che un giorno celebriate il sacrificio dell’Altare con
edificante e vera unzione.
In questo
cammino di fedeltà, amati sacerdoti e diaconi, consacrati
e consacrate, seminaristi e laici impegnati, ci guida e
accompagna la Beata Vergine Maria. Con Lei e come Lei
siamo liberi per essere santi; liberi per essere poveri,
casti e obbedienti; liberi per tutti, perché staccati da
tutto; liberi da noi stessi affinché in ognuno cresca
Cristo, il vero consacrato del Padre e il Pastore al quale
i sacerdoti prestano la voce e i gesti, essendo sua
presenza; liberi per portare all’odierna società Gesù
morto e risorto, che rimane con noi sino alla fine dei
secoli e a tutti si dona nella Santissima Eucaristia.
©
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