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ALLA
PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA (14 GIUGNO 2010) |
Radio
Vaticana, 14.06.2010
Benedetto
XVI alla Pontificia Accademia Ecclesiastica: i nunzi siano
segno della presenza e della carità del Papa
◊ I nunzi
apostolici sono chiamati ad essere un ponte tra le Chiese
particolari e la Sede Apostolica: è l’esortazione di
Benedetto XVI ai membri della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, ricevuti stamani in udienza in Vaticano. Il
Papa si è soffermato sul concetto di rappresentanza del
Pontefice che implica una vera passione per la comunione
ecclesiale. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato
rivolto da mons. Beniamino Stella, presidente
dell’Accademia in cui si formano i sacerdoti che si
preparano a far parte del servizio diplomatico della Santa
Sede. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Chi è chiamato a rappresentare il Pontefice presso gli
Stati o le Organizzazioni internazionali deve essere animato
da una piena adesione alla Sede Apostolica: è quanto
affermato da Benedetto XVI alla Comunità della Pontificia
Accademia Ecclesiastica. Ha quindi sottolineato che il
concetto di rappresentanza, per i diplomatici vaticani, non
è qualcosa di meramente formale. Si tratta in realtà, ha
osservato, di un servizio che implica la partecipazione alla
sollecitudine ecclesiale propria del Ministero Petrino. Una
prospettiva, ha proseguito, che richiede di “alimentare
con speciale attenzione” alcune dimensioni a partire dalla
piena adesione al Magistero del Pontefice. Quindi, ha
soggiunto, il nunzio deve essere “un solido ponte, un
sicuro canale di comunicazione tra le Chiese particolari e
la Sede Apostolica”:
“Da un lato, ponendo a disposizione del Papa e
dei suoi collaboratori una visione obiettiva, corretta e
approfondita della realtà ecclesiale e sociale in cui si
vive, dall’altro, impegnandosi a trasmettere le norme, le
indicazioni, gli orientamenti che emanano dalla Santa Sede,
non in maniera burocratica, ma con profondo amore alla
Chiesa e con l’aiuto della fiducia personale pazientemente
costruita, rispettando e valorizzando, allo stesso tempo,
gli sforzi dei Vescovi e il cammino delle Chiese particolari
presso le quali si è inviati”.
Il servizio che vi preparate a svolgere, ha detto
il Papa agli alunni della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, esige una dedizione piena e, se necessario,
anche il sacrificio di intuizioni e progetti personali.
Tuttavia, nutrendo sempre un intenso rapporto con il
Signore, ciò risulterà arricchente, offrendo la possibilità
di mettersi in sintonia “con la prospettiva e con il
servizio all’unità” proprio del Ministero del
Successore di Pietro:
“In tal modo il Rappresentante Pontificio –
unitamente a chi collabora con lui - diventa veramente segno
della presenza e della carità del Papa. E se ciò è un
beneficio per la vita di tutte le Chiese particolari, lo è
specialmente in quelle situazioni particolarmente delicate o
difficili in cui, per svariate ragioni, la comunità
cristiana si trova a vivere”.
Si tratta, ha detto il Papa, “di un autentico servizio
sacerdotale, caratterizzato da un’analogia non remota con
la rappresentanza di Cristo, tipica del sacerdote che, come
tale, ha un’intrinseca dimensione sacrificale”. Proprio
da qui, ha aggiunto, deriva lo stile peculiare del servizio
di rappresentanza che viene determinata non solo
dall’ambiente in cui si opera, ma innanzitutto da colui
che si è chiamato a rappresentare:
“Il farsi portavoce del Vicario di Cristo potrà
essere impegnativo, talora estremamente esigente, ma non sarà
mai mortificante o spersonalizzante. Diventa, invece, un
modo originale di realizzare la propria vocazione
sacerdotale”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA COMUNITÀ DELLA PONTIFICIA
ACCADEMIA ECCLESIASTICA
Sala del
Concistoro
Lunedì, 14 giugno 2010
Venerato
Fratello nell’Episcopato,
Cari Sacerdoti,
Vi accolgo
sempre con gioia per il nostro consueto incontro, che mi
offre l’occasione di salutarvi e di incoraggiarvi e di
proporvi qualche riflessione sul senso del lavoro nelle
Rappresentanze Pontificie. Saluto il Presidente, Mons.
Beniamino Stella, che con dedizione e senso ecclesiale segue
la vostra formazione, e lo ringrazio per le parole che mi ha
rivolto a nome di tutti. Un grato pensiero ai suoi
Collaboratori e alle Suore Francescane Missionarie di Gesù
Bambino.
Vorrei
soffermarmi brevemente sul concetto di rappresentanza. Non
di rado esso è considerato in modo parziale nella
comprensione contemporanea: si tende, infatti, ad associarlo
a qualcosa di meramente esteriore, formale, poco personale.
Il servizio
di rappresentanza a cui voi vi state preparando è invece
qualcosa di molto più profondo perché è partecipazione
alla sollicitudo omnium ecclesiarum, che caratterizza
il Ministero del Romano Pontefice. E’ perciò realtà
eminentemente personale, destinata ad incidere profondamente
in colui che è chiamato a svolgere tale particolare
compito. Proprio in questa prospettiva ecclesiale,
l’esercizio della rappresentanza implica l’esigenza di
accogliere e di alimentare con speciale attenzione nella
propria vita sacerdotale alcune dimensioni, che vorrei
indicare, seppure sommariamente, affinché siano motivo di
riflessione nel vostro cammino formativo.
Anzitutto,
coltivare una piena adesione interiore alla persona del
Papa, al suo Magistero e al Ministero universale; adesione
piena, cioè, a chi ha ricevuto il compito di confermare i
fratelli nella fede (cfr Lc 22,32) ed “è il
perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia
dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Conc. Ecum.
Vat. II, Cost. Lumen
gentium, 23). In secondo luogo, assumere, come stile
di vita e come priorità quotidiana, un’attenta cura –
una vera “passione” – per la comunione ecclesiale.
Ancora, rappresentare il Romano Pontefice significa avere la
capacità di essere un solido “ponte”, un sicuro canale
di comunicazione tra le Chiese particolari e la Sede
Apostolica: da un lato, ponendo a disposizione del Papa e
dei suoi collaboratori una visione obiettiva, corretta e
approfondita della realtà ecclesiale e sociale in cui si
vive, dall’altro, impegnandosi a trasmettere le norme, le
indicazioni, gli orientamenti che emanano dalla Santa Sede,
non in maniera burocratica, ma con profondo amore alla
Chiesa e con l’aiuto della fiducia personale pazientemente
costruita, rispettando e valorizzando, allo stesso tempo,
gli sforzi dei Vescovi e il cammino delle Chiese particolari
presso le quali si è inviati.
Come si può
intuire, il servizio che vi preparate a svolgere esige una
dedizione piena e una disponibilità generosa a sacrificare,
se necessario, intuizioni personali, progetti propri e altre
possibilità di esercizio del ministero sacerdotale. In
un’ottica di fede e di risposta concreta alla chiamata di
Dio - da nutrire sempre in un intenso rapporto con il
Signore - ciò non svilisce l’originalità di ciascuno,
ma, al contrario, risulta estremamente arricchente: lo
sforzo di mettersi in sintonia con la prospettiva universale
e con il servizio all’unità del gregge di Dio, peculiari
del Ministero petrino, è infatti in grado di valorizzare,
in maniera singolare, doti e talenti di ciascuno, secondo
quella logica che san Paolo ha bene espresso ai cristiani di
Corinto (cfr 1Cor 12,1-31). In tal modo il
Rappresentante Pontificio – unitamente a chi collabora con
lui - diventa veramente segno della presenza e della carità
del Papa. E se ciò è un beneficio per la vita di tutte le
Chiese particolari, lo è specialmente in quelle situazioni
particolarmente delicate o difficili in cui, per svariate
ragioni, la comunità cristiana si trova a vivere. Si
tratta, a ben vedere, di un autentico servizio sacerdotale,
caratterizzato da un’analogia non remota con la
rappresentanza di Cristo, tipica del sacerdote che, come
tale, ha un’intrinseca dimensione sacrificale.
Proprio da
qui deriva lo stile peculiare anche del servizio di
rappresentanza che sarete chiamati ad esercitare presso le
Autorità statali o presso le Organizzazioni internazionali.
Anche in questi ambiti, infatti, la figura e il modo di
presenza del Nunzio, del Delegato Apostolico,
dell’Osservatore Permanente, viene determinata non solo
dall’ambiente in cui si opera, ma, prima ancora e
principalmente, da colui che si è chiamati a rappresentare.
Ciò pone il Rappresentante Pontificio in una posizione
particolare rispetto ad altri Ambasciatori o Inviati. Egli,
infatti, sarà sempre profondamente identificato, in un
senso soprannaturale, con colui che rappresenta. Il farsi
portavoce del Vicario di Cristo potrà essere impegnativo,
talora estremamente esigente, ma non sarà mai mortificante
o spersonalizzante. Diventa, invece, un modo originale di
realizzare la propria vocazione sacerdotale.
Cari
Alunni, augurandovi che la vostra Casa possa essere, come
amava dire il mio Predecessore Paolo
VI, una “superiore scuola di carità”, vi accompagni
la mia preghiera, mentre vi affido all’intercessione della
beata Vergine Maria, Mater Ecclesiae, e di
Sant’Antonio Abate, Patrono dell’Accademia. A tutti voi
e ai vostri cari, ben volentieri imparto la mia Benedizione.
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