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ESORTAZIONE "SACRAMENTUM CARITATIS" (13 MARZO 2007)

Conferenza di presentazione dell'esortazione  >>

Radio Vaticana, 13 marzo 2007

Presentata l'Esortazione apostolica postsinodale del Papa sull'Eucaristia "Sacramentum Caritatis"  

E’ stata presentata stamane nella Sala Stampa vaticana l’Esortazione apostolica postsinodale di Benedetto XVI "Sacramentum Caritatis” sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Il documento pontificio raccoglie le indicazioni emerse dall’ultimo Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre del 2005, dedicato al Mistero eucaristico. Ce ne parla Sergio Centofanti.   

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“Sacramento della Carità, la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo”. Inizia così la prima Esortazione apostolica del Pontificato di Benedetto XVI: il Papa sottolinea che la Chiesa “trova nell’Eucaristia il suo centro vitale”, impegnandosi costantemente ad annunciare a tutti, opportune importune”, ovvero “in ogni occasione opportuna e non opportuna”, che “Dio è amore”. Riguardo allo sviluppo del rito eucaristico, il documento ribadisce “la validità del rinnovamento liturgico” avviato dal Concilio Vaticano II, nonostante “taluni abusi”: si tratta – afferma il Papa – di leggere i cambiamenti conciliari secondo la cosiddetta “ermeneutica della continuità”, “continuità con tutta la grande tradizione ecclesiale”, cioè “senza introdurre artificiose rotture”.  

L’Eucaristia – leggiamo nell’Esortazione - è “una realtà che supera ogni comprensione umana”: in questo Sacramento Gesù “dà nonqualche cosa’ ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa il suo sangue”. E’ un dono assolutamente gratuito grazie al quale “siamo resi partecipi dell’intimità divina”. Il Papa sottolinea con forza la “ novità radicale del culto cristiano” rispetto all’antica cena sacrificale ebraica. “Quella cena per noi cristiani – spiega – non è più necessario ripeterla … ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità stessa. L’antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente attraverso il dono d’amore del Figlio di Dio incarnato”. Nell’Eucaristia Gesù “ci attira dentro di sé”, coinvolgendoci “nella dinamica della sua donazione”: è un “cambiamento radicale” che “come una sorta di fissione nucleare … portata nel più intimo dell’essere” suscita “un processo di trasformazione della realtà, il cui termine ultimo sarà la trasfigurazione del mondo intero, fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti”.  

Il documento mette quindi in evidenza che “Cristo stesso nel sacrificio della croce ha generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo”: dunque il mistero eucaristico accresce “la consapevolezza dell’inseparabilità tra Cristo e la Chiesa”. Sulla base di questa verità è possibile rilanciare anche il dialogo ecumenico, nella consapevolezza che non è possibile la partecipazione dei cristiani non cattolici all’Eucaristia se non in “determinate ed eccezionali situazioni”.  Dal punto di vista pastorale Benedetto XVI invita le parrocchie a dare particolare rilievo alla Prima Comunione: si tratta di un momento decisivo non solo per la persona ma per l’intera famiglia. In tantissimi fedeli questo giorno rimane infatti “giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui … si è percepita l’importanza dell’incontro personale con Gesù”. Il Papa esorta anche a riscoprire l’adorazione eucaristica e la pratica della Confessione frequente per evitare “una certa superficialità nell’intendere l’amore stesso di Dio”. Anche “l’uso delle indulgenze ci aiuta a comprendere che con le nostre sole forze non saremmo capaci di riparare al male compiuto”.  

Il Papa ricorda che l’ordinazione sacerdotale è “la condizione imprescindibile per la celebrazione valida dell’Eucaristia” e nello stesso tempo esorta i sacerdoti ad avere “coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo. Contraddice l’identità sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come protagonisti dell’azione liturgica”.  Poi “pur nel rispetto della differente prassi e tradizione orientale” ribadisce “il senso profondo del celibato sacerdotale”, come “conformazione allo stile di vita di Cristo stesso” e “segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa e al regno di Dio”: e ne conferma “l’obbligatorietà per la tradizione latina”.  

Riguardo al rapporto tra Eucaristia e indissolubilità del matrimonio il Papa rileva che “il vincolo coniugale è intrinsecamente connesso all’unità eucaristica tra Cristo sposo e la Chiesa sposa”. “Speciale attenzione” deve essere poi portata alla dolorosa situazione dei divorziati risposati: un problema complesso che va affrontato con amore e nella verità. “Matrimonio e famiglia – si legge nel documento – sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale”.  

Benedetto XVI invita a curare in modo particolare la bellezza della liturgia: “non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina, ci rapisce”. Nel documento c’è il richiamo all’obbedienza “fedele alle norme liturgiche nella loro completezza” perché la liturgia eucaristica “non è a disposizione del nostro arbitrio e non può subire il ricatto delle mode del momento”. Inoltre “la semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni posti nell’ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di più che l’artificiosità di aggiunte inopportune”. Posto di rilievo va dato anche al canto liturgico, evitando “l’introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia” e valorizzando invece “adeguatamente” il canto gregoriano.  

Il Papa afferma “la necessità di migliorare la qualità dell’omelia” evitando “omelie generiche e astratte”, e chiede che sia posta “grande attenzione alla proclamazione della Parola di Dio da parte di lettori ben preparati”. Rileva anche il senso profondo,  dello scambio della pace, “segno di grande valore” soprattutto in questo tempo “così spaventosamente carico di conflitti”, ma guardando alla opportunità “di moderare questo gesto” che talora può suscitare “confusione nell’assemblea proprio prima della Comunione”. Non si esclude la possibilità di collocare questo segno in altro momento,  “ad esempio prima della presentazione dei doni all’altare”. Invita quindi a un tempo di silenzio dopo la Comunione. Per quanto riguarda la partecipazione attiva dei laici alla celebrazione il documento nota “qualche incomprensione” delle indicazioni conciliari: per partecipazione non si intende infatti “una semplice attività esterna” ma piuttosto la “consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana”. Resta fermo poi il fatto che è il sacerdote a presiedere “in modo insostituibile” l’intera celebrazione eucaristica “dal saluto iniziale alla benedizione finale”.  

Il Pontefice esorta con forza ad assicurare l’assistenza spirituale ai carcerati, ai malati e a dare un’attenzione particolare ai disabili, rimuovendo eventuali ostacoli architettonici negli edifici sacri. Si deve poi assicurare la comunione eucaristica, “per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati”. Nel documento si parla dell’opportunità per i grandi incontri internazionali di ricorrere all’uso del latino, eccettuate le letture, l’omelia e la preghiera dei fedeli. Il latino infatti meglio esprime “l’unità e l’universalità della Chiesa”. Il Papa chiede che i futuri sacerdoti siano preparati a comprendere e a celebrare la Messa in latino e che i fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino. Per quel che riguarda invece le celebrazioni eucaristiche in piccoli gruppi queste non devono essere “sentite in antagonismo o in parallelo rispetto alla vita della Chiesa particolare”. C’è poi nel testo pontificio la sottolineatura della partecipazione all’Eucaristia nella Domenica, giorno del Signore e giorno del riposo dal lavoro: non sia la Domenica – si legge – “un giorno vuoto di Dio” e "l'uomo non si lasci asservire dal lavoro", "non lo idolatri".  

Benedetto XVI invita a vivere in modo profondo il mistero eucaristico, il cui contenuto è “l’essere amati e l’amare a propria volta gli altri”. Il cristiano è  così chiamato a testimoniare concretamente sul piano sociale e politico l’amore di Cristo, facendosi “pane spezzato per gli altri” e impegnandosi “per un mondo più giusto e fraterno”, denunciando lo scandalo della fame, il dramma dei profughi, il crescente divario tra ricchi e poveri provocato da “certi processi di globalizzazione”. Il Papa richiama anche i politici alla “coerenza eucaristica” sostenendo leggi che rispettino valori fondamentali come la “vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori – ripete -  non sono negoziabili”.  

Un pensiero accorato poi rivolge ai cristiani che ancora oggi soffrono per la mancanza della libertà religiosa e per i quali “il solo recarsi in Chiesa costituisce un’eroica testimonianza” che li espone all’emarginazione e alla violenza. Benedetto XVI annuncia infine che sarà pubblicato un Compendio eucaristico “per la corretta  comprensione, celebrazione e adorazione del Sacramento”.

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L’esortazione "Sacramentum Caritatis" è stata presentata stamani nella Sala Stampa della Santa Sede dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, relatore generale all’XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi,  e da mons. Nikola Eterović, segretario Generale del Sinodo dei Vescovi. La conferenza è stata seguita per noi da Alessandro Gisotti:   

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“L’insistenza del Santo Padre, in questi due anni di pontificato, sulla verità dell’amore ci dice con chiarezza che siamo di fronte ad uno dei temi cruciali su cui si gioca il futuro della Chiesa e dell’umanità”. E’ quanto affermato dal cardinale Angelo Scola, che ha messo in luce il forte legame tra la Sacramentum Caritatis e l’Enciclica Deus caritas est. La lettura e lo studio dell’Esortazione, ha proseguito, “poggia sull’inscindibile nesso di tre aspetti: Mistero eucaristico, azione liturgica e nuovo culto spirituale”. Ha quindi ribadito che la dottrina di Benedetto XVI “rappresenta un paradigma di recezione dei testi conciliari”. Nell’Esortazione, ha poi rilevato, si afferma con forza il nesso tra l’Eucaristia e i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio. Si è così soffermato sulla rilevanza antropologica dell’Eucaristia, “un dono per l’uomo che risponde alle sua attese”, corredata da una riflessione:  

“La forma eucaristica dell’esistenza, dice il Santo Padre, può davvero favorire un autentico cambiamento di mentalità nel modo con cui leggiamo la storia ed il mondo”.  

“Ogni fedele – ha aggiunto - è pertanto chiamato ad una profonda trasformazione della propria esistenza”. Proprio “nell'autenticità della fede e del culto eucaristico si trova il segreto di una ripresa della vita cristiana capace di rigenerare il Popolo di Dio”. E’ nel mistero della divina Eucaristia, ha avvertito il porporato, che “si spalanca l’accesso alla realtà di Dio che è amore”. Il patriarca di Venezia ha così risposto alle domande dei giornalisti, molte riguardanti quei “valori non negoziabili” indicati più volte da Benedetto XVI. Il cardinale Scola ha sottolineato che la Chiesa non ha “alcuna fobia verso gli omosessuali”, perché per Essa esistono le persone, non le categorie. Quindi, ha ribadito che pur non intervenendo nel dibattito politico, i vescovi hanno il dovere di difendere la famiglia fondata sul matrimonio:  

“Sulla questione specifica dei DICO io non qualificherei di impegno politico questi pronunciamenti. Non mi pare che possiedano questo carattere. Sono invece pronunciamenti che fanno parte del normale insegnamento magisteriale, che loro tocca e loro compete e, come tali, sono proposti all’attenzione di tutti, in modo particolare all’attenzione dei cristiani e, in modo del tutto speciale, a quella dei cristiani impegnati in politica”.  

Le unioni civili, ha spiegato, non sarebbero comunque accettabili anche qualora non fossero tra omosessuali. Quindi, si è soffermato sui richiami dei pastori ai fedeli, specie se impegnati in politica:  

“Un vescovo non risponde fino in fondo alla sua missione se non richiama tutti quanti, in particolare i politici, al fatto che hanno il dovere di conformare la loro coscienza certa, rendendola retta attraverso un paragone con la verità. I vescovi devono richiamare in concreto questi contenuti, questi principi cosiddetti non negoziabili. E’ chiaro che l’indicazione del Santo Padre è netta nei confronti dei politici, netta nei confronti dei vescovi, e però non può sostituirsi alla prudenza pastorale dei vescovi”.  

Tra gli altri temi affrontati in conferenza stampa, il cardinale Scola ha indicato quanto la liturgia stia a cuore a Benedetto XVI. Il Papa, ha detto, mette l’accento sul valore della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Una sottolineatura che non contrasta affatto con un rinnovato ricorso, nelle celebrazioni, al latino e al canto gregoriano. Ancora, ha ribadito che il celibato dei sacerdoti non è un obbligo per ragioni funzionali, ma si tratta invece di una scelta sponsale: “è immedesimazione con il cuore di Cristo”.  

Dal canto suo, mons. Nikola Eterović ha messo l’accento sul numero degli interventi dei padri sinodali, 232, senza contare gli interventi liberi. Proprio quest’ultima, ha detto, è stata una delle modifiche volute da Benedetto XVI al Sinodo, “per favorire una discussione più vivace”. La Sacramentum Caritatis, ha concluso, “ripropone in modo aggiornato alcune verità essenziali della dottrina eucaristica, esortando ad una dignitosa celebrazione del sacro rito, ricordando l’urgente necessità di svolgere una vita eucaristica nella vita di ogni giorno”.

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