CONFERENZA
STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI "SACRAMENTUM
CARITATIS" SULL’EUCARISTIA FONTE E CULMINE
DELLA VITA E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
INTERVENTO
DELL’EM.MO CARD. ANGELO SCOLA
I.
Introduzione
1. Nello
spazio dell’amore
Non è un
caso che, tra tutte le denominazioni attribuite lungo i
secoli all’Eucaristia, il Santo Padre abbia scelto come
titolo del presente documento una delle espressioni con
cui san Tommaso d’Aquino ha definito il Mistero
eucaristico: Sacramentum Caritatis. Per l’Aquinate,
infatti, il memoriale del dono che Cristo fa di Sé nel
Suo corpo e nel Suo sangue è sacramento supremo
dell’amore divino. Brilla così nell’Esortazione
Apostolica il profondo magistero della Deus caritas est.
L’insistenza del Santo Padre, in questi due anni di
pontificato, sulla verità dell’amore dice con
chiarezza che siamo di fronte ad uno dei temi cruciali su
cui si gioca il futuro della Chiesa e dell’umanità.
Anche se il Papa non l’avesse esplicitamente affermato -
«intendo porre la presente Esortazione in relazione
con la mia prima Lettera enciclica Deus caritas est»
(n. 5) – sarebbero bastati i frequenti riferimenti
all’Enciclica per confermarlo (cfr. nn. 5, 9, 11, 82,
88, 89).
L’amore
eucaristico di Gesù continua a stupire. Ha stupito i
dodici mentre Egli si chinava a lavare loro i piedi,
amandoli "sino alla fine"; ha stupito i
discepoli di Emmaus nello spezzare il pane. È l’amore
incarnato di Dio, che per sua natura sorprende sempre.
Quello "stupore eucaristico" di cui il servo di
Dio Giovanni Paolo II ha parlato con efficace intensità,
viene proposto come la via maestra, accessibile agli
uomini e alle donne del nostro tempo, per fare
l’esperienza dell’amore.
2. Frutto
del lavoro sinodale
Con
l’Esortazione Apostolica Postsinodale di Sua Santità
Benedetto XVI sull’Eucaristia come fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa, Sacramentum
Caritatis, il lungo ed articolato itinerario della XI
Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi trova il
suo frutto più maturo (cfr. nn. 3-4). Come è noto, le
esortazioni apostoliche postsinodali configurano,
all’interno del magistero pontificio, uno specifico
"genere letterario". Il Sommo Pontefice vi
raccoglie, conferma e approfondisce autorevolmente quanto
è stato comunicato, dibattuto ed approvato lungo tutto
l’itinerario sinodale, dalla indizione dell’Assemblea
fino al termine dei lavori. Nel testo di Sacramentum
Caritatis si sentono così riecheggiare, in modo
implicito o esplicito, i vari documenti che hanno
accompagnato i lavori sinodali: dai Lineamenta
all’Instrumentum Laboris, dalle due Relationes,
ante et post Disceptationem, fino alle 50 propositiones
elaborate dai circuli minores ed approvate dalla
plenaria. Così come è ben riconoscibile l’eco degli
interventi liberi in aula – voluti per la prima volta da
Benedetto XVI - che, oltre ad apporti dottrinali, hanno
spesso offerto testimonianze commoventi di varie comunità
e dei loro pastori. I cristiani, a volte anche a rischio
della vita, diffondono l’amorosa carità di Cristo che
celebrano nel mistero.
3. Nuovi
approfondimenti
Se da una
parte l’Esortazione Apostolica costituisce il frutto
maturo di un cammino percorso, dall’altra si pone
esplicitamente l’obiettivo di aprire la strada ad
ulteriori approfondimenti. Essa mira, infatti, ad «esplicitare
alcune fondamentali linee di impegno, volte a destare
nella Chiesa nuovo impulso e fervore eucaristico» (n.
5). Un contributo prezioso in tal senso lo darà anche la
pubblicazione del Compendio eucaristico proposto
dai Padri sinodali (cfr. n. 92).
II. Un
atto di receptio dell’insegnamento conciliare
1.
Un’unità articolata
La
lettura e lo studio dell’Esortazione è facilitata dalla
sua struttura tanto articolata quanto saldamente unitaria.
Essa poggia sull’inscindibile nesso di tre aspetti: Mistero
eucaristico, azione liturgica e nuovo culto
spirituale. Si tratta del cardine stesso di tutto
l’insegnamento che il Santo Padre ha voluto proporre
nell’Esortazione. Egli, infatti, afferma: «nel
presente documento desidero soprattutto raccomandare,
accogliendo il voto dei Padri sinodali, che il popolo
cristiano approfondisca la relazione tra il Mistero
eucaristico, l’azione liturgica e il nuovo culto
spirituale derivante dall’Eucaristia, quale sacramento
della carità» (n. 5).
L’Esortazione
risulta in tal modo strutturata in tre parti ognuna delle
quali approfondisce una delle tre dimensioni
dell’Eucaristia superando ogni giustapposizione di
dottrina, prassi liturgica e vita cristiana. Le tre parti
del testo - Eucaristia, mistero da credere,
Eucaristia, mistero da celebrare ed Eucaristia,
mistero da vivere - sono a tal punto legate che i loro
contenuti si illuminano a vicenda. Del resto un
significativo guadagno del lavoro sinodale è proprio il
superamento di taluni dualismi – per esempio quelli tra
fede eucaristica e rito, tra celebrazione ed adorazione
tra dottrina e pastorale - a volte ancora presenti nella
vita della comunità ecclesiale e nella riflessione
teologica.
E questo
in forza dell'innovativa affermazione della centralità
dell’azione liturgica nella vita della
Chiesa. Essa è in effetti il cuore di tutto il testo.
Proprio all’inizio della Seconda Parte del documento,
Benedetto XVI, ricordando l’assioma classico lex
orandi – lex credendi, afferma che «è
necessario vivere l’Eucaristia come mistero della fede
autenticamente celebrato, nella chiara consapevolezza che
"l’intellectus fidei è sempre originariamente in
rapporto all’azione liturgica della Chiesa". In
questo ambito, la riflessione teologica non può mai
prescindere dall’ordine sacramentale istituito da
Cristo. Dall’altra parte, l’azione liturgica non può
mai essere considerata genericamente, a prescindere dal
mistero della fede» (n. 34).
L’insegnamento
del Santo Padre illustra con chiarezza come l’azione
liturgica (mistero da celebrare) sia quell’azione
specifica che rende possibile la conformazione della vita
cristiana (mistero da vivere, nuovo culto) da parte della
fede (mistero da credere). Nel rito eucaristico (cfr.
nn. 3, 6, 38, 40), luogo per eccellenza della traditio,
il cristiano accoglie (receptio) il dono di Cristo
stesso per diventare, in forza della fede e della
rigenerazione sacramentale, membro del Suo corpo che è la
Chiesa.
2. Ars
celebrandi ed actuosa
participatio
Alla luce
di questo guadagno fondamentale occorre leggere una
seconda novità dottrinale di grande importanza proposta
dall’Esortazione. Si tratta di un insegnamento teso a
favorire l’approfondimento ulteriore della riforma
liturgica ed il rinnovamento della prassi celebrativa
nelle comunità cristiane.
Mi
riferisco all’importanza dell’ars celebrandi
(arte di celebrare) per una sempre più actuosa
participatio (partecipazione attiva, piena e
fruttuosa). Particolarmente innovativa infatti appare, in
riferimento alla celebrazione, l’insistenza del
documento sulla dipendenza dell’actuosa participatio
dall’ars celebrandi. Benedetto XVI, riprendendo
la propositio 2 approvata dall’Assemblea
Sinodale, afferma che «l’ars celebrandi
è la migliore condizione per l’actuosa
participatio. L’ars celebrandi
scaturisce dall’obbedienza fedele alle norme liturgiche
nella loro completezza, poiché è proprio questo modo di
celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di fede di
tutti i credenti, i quali sono chiamati a vivere la
celebrazione in quanto Popolo di Dio, sacerdozio regale,
nazione santa (cfr. 1pt 2, 4-5.9)» (n. 38).
3. Una
riproposizione creativa di Sacrosanctum
Concilium
L’insegnamento
di Benedetto XVI circa l’inseparabile unità tra fede
professata, azione liturgica e nuovo culto, risulta così
essere uno sviluppo del n. 7 della Costituzione Sacrosanctum
Concilium: «ogni celebrazione liturgica, in quanto
opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la
Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra
azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso
titolo e allo stesso grado». La dottrina di Benedetto
XVI in proposito rappresenta un paradigma di recezione dei
testi conciliari. Siamo qui in presenza di quell’ermeneutica
della continuità che il Santo Padre ha esplicitamente
richiamato come necessaria chiave di comprensione e
recezione del Vaticano II (cfr. n. 3, nota 6).
III.
Struttura e contenuti dell’Esortazione
È ora
opportuno far un sintetico riferimento ai contenuti delle
tre parti dell’Esortazione, soffermandoci su taluni
aspetti dottrinali e sulle preziose indicazioni pastorali
in esse offerte. A questo proposito giova notare, per
inciso, che la Sacramentum Caritatis, offre almeno
una cinquantina di proposte pratiche di carattere
liturgico-pastorale. Proprio in forza dell’impianto
profondamente unitario dell’Esortazione, presentando i
singoli contenuti di ogni parte non si potrà prescindere
dal mettere in evidenza i nessi con argomenti presenti
nelle altre due sezioni del documento.
1.
Eucaristia, mistero da credere
Il dono
della Trinità
Nella
Prima Parte (nn. 6-33) si illustra il mistero
dell’Eucaristia a partire dalla sua origine trinitaria
che ne assicura il permanente carattere di dono (cfr. nn.
7-8): «Si tratta di un dono assolutamente gratuito,
che risponde soltanto alle promesse di Dio, compiute oltre
ogni misura. La Chiesa accoglie, celebra, adora questo
dono in fedele obbedienza» (n. 8). In questo
insegnamento si trova la radice profonda di quanto
l’Esortazione insegna circa l’adorazione e il
suo intrinseco rapporto con la celebrazione eucaristica (cfr.
nn. 66-69): «l’adorazione eucaristica non è che
l’ovvio sviluppo della Celebrazione eucaristica, la
quale è in se stessa il più grande atto d’adorazione
della Chiesa» (n. 66). Di seguito vengono
puntualmente illustrate l’importanza della pratica (cfr.
n. 67) e le forme (cfr. n. 68) dell’adorazione
eucaristica.
Istituzione
cristologica e opera dello Spirito
Particolarmente
pregnanti e nutrite da forte afflato ecumenico sono le
affermazioni del Santo Padre circa l’istituzione
dell’Eucaristia in rapporto con la Cena pasquale ebraica
(cfr. n. 10), che raccolgono il suo intervento in aula del
6 ottobre 2005. Scrive Benedetto XVI: «Con il comando "Fate
questo in memoria di me" (Lc 22, 19; 1Cor 11, 25),
Egli ci chiede di corrispondere al suo dono e di
rappresentarlo sacramentalmente. Con queste parole,
pertanto, il Signore esprime, per così dire, l’attesa
che la sua Chiesa, nata dal suo sacrificio, accolga questo
dono, sviluppando sotto la guida dello Spirito Santo la
forma liturgica del Sacramento. Il memoriale del suo dono
perfetto, infatti, non consiste nella ripetizione
dell’Ultima Cena, ma propriamente nell’Eucaristia,
ossia nella novità radicale del culto cristiano» (n.
11). È un passaggio decisivo per illuminare il novum radicale
operato da Gesù all’interno della antica cena rituale.
Noi, infatti, nel rito non ripetiamo l’atto
cronologicamente situato dell’Ultima Cena di Gesù, ma
celebriamo l’Eucaristia quale novum radicale del
culto cristiano. Egli ci chiama ad entrare nella Sua
stessa ora, il mistero di morte e di risurrezione,
principio innovativo di trasformazione - «una sorta di
"fissione nucleare"» (n. 11) - di tutta la
storia e del cosmo intero. In questa prospettiva,
peraltro, si comprende l’insistenza del documento
sull’importanza della domenica come il giorno in
cui risplende la pienezza del mistero pasquale (cfr. nn.
72-75).
Il Santo
Padre indica con forza il criterio dell’autentica
creatività liturgica quando, al n. 12, afferma: «questo
grande mistero viene celebrato nelle forme liturgiche che
la Chiesa, guidata dallo Spirito, sviluppa nel tempo e
nello spazio» cioè in tutte le culture. L’opera
feconda dello Spirito Santo nella stessa celebrazione
eucaristica (epiclesi) si manifesta «in
particolare riferimento alla transustanziazione» (n.
13).
Eucaristia
e Chiesa
La radice
trinitaria, cristologica e pneumatologica della
celebrazione del Mistero eucaristico costituisce la base
per un approfondimento della realtà teologica della
Chiesa in chiave eucaristica. Diversi sono gli argomenti
che il Papa propone in merito. Innanzitutto il fatto che
l’Eucaristia è il principio causale della
Chiesa: «in ogni celebrazione confessiamo il primato
del dono di Cristo. L’influsso causale dell’Eucaristia
all’origine della Chiesa rivela in definitiva la
precedenza non solo cronologica ma anche ontologica del
suo averci amati "per primo". Egli è per
l’eternità colui che ci ama per primo» (n. 14).
Benedetto XVI, mentre afferma la circolarità tra
l’Eucaristia che edifica la Chiesa e la Chiesa stessa
che celebra l’Eucaristia, compie una significativa
opzione magisteriale per il primato della causalità
eucaristica su quella ecclesiale (cfr. n. 14). Anche
questo approfondimento evidenzia un elemento di novità
dottrinale di Sacramentum Caritatis.
L’origine
eucaristica della Chiesa spiega poi il suo essere communio
(cfr. n. 15) ed assicura la natura sacramentale della
stessa Chiesa (cfr. n. 16).
L’Eucaristia
e settenario sacramentale
Dal n. 16
al n. 29 l’Esortazione approfondisce la centralità
dell’Eucaristia nel settenario sacramentale. Sono pagine
particolarmente dense di indicazioni pastorali. Accenniamo
alle più significative.
In primo
luogo il riconoscimento del fatto che «la santissima
Eucaristia porta a pienezza l’iniziazione cristiana e si
pone come centro e fine di tutta la vita sacramentale»
(n. 17). Questo implica la necessità di verificare la
prassi dell’ordine con cui vengono conferiti i
sacramenti dell’iniziazione cristiana (cfr. n. 18).
Rispetto al sacramento della riconciliazione il Santo
Padre insiste sull’esigenza di «un deciso recupero
della pedagogia della conversione che nasce
dall’Eucaristia» (n. 21) attraverso la confessione
frequente, le attenzioni pastorali a livello parrocchiale
(ivi compreso l’uso e la collocazione dei confessionali)
e diocesano (assicurare la presenza del penitenziere) ed
un’adeguata pastorale delle indulgenze. L’Unzione
degli infermi e il santo Viatico offriranno ai fedeli la
possibilità di associare «il sofferente all’offerta
che Cristo ha fatto di sé per la salvezza di tutti»
(n. 22).
Eucaristia
e Ordine
Particolare
attenzione merita il nesso tra l’Eucaristia e i
sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, sia a motivo
del ricco scambio avutosi in aula sinodale su questi temi
sia per l’autorevole ripresa da parte del Santo Padre.
Questi due sacramenti – i sacramenti al servizio
della comunione, come li chiama il Catechismo della
Chiesa Cattolica - trovano nell’Eucaristia la loro
profonda ragion d’essere ed il loro alimento più
potente.
Il testo
dell’Esortazione si sofferma in molti passaggi sul
legame tra Eucaristia, sacramento dell’Ordine e
spiritualità sacerdotale (cfr. nn. 23-26, 39, 53, 75 e
80). A tale proposito viene ribadita l’insostituibilità
del sacerdozio ministeriale per la valida celebrazione
della santa Messa, la quale non deve mai essere confusa
con altre celebrazioni in attesa di sacerdote presiedute
da ministri autorizzati (cfr. n. 75). Benedetto XVI,
inoltre, accogliendo quanto proposto dall’Assemblea
Sinodale, riafferma ed approfondisce la relazione tra
ordinazione sacerdotale e celibato: «Pur nel rispetto
della differente prassi e tradizione orientale, è
necessario ribadire il senso profondo del celibato
sacerdotale, ritenuto giustamente una ricchezza
inestimabile (…) In tale scelta del sacerdote, infatti,
trovano peculiare espressione la dedizione che lo conforma
a Cristo e l’offerta esclusiva di se stesso per il Regno
di Dio. Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno,
abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della
croce nello stato di verginità costituisce il punto di
riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione
della Chiesa latina a questo proposito» (n. 24). In
tal modo papa Benedetto XVI, riprendendo il Magistero dei
suoi predecessori ed in particolare le ragioni
cristologiche, ecclesiologiche ed escatologiche
dell’enciclica di Paolo VI Sacerdotalis Caelibatus
(1967), respinge ogni giustificazione del celibato su basi
puramente funzionali. Si tratta invece di una
scelta «sponsale; è immedesimazione con il cuore di
Cristo Sposo che dà la vita per la sua Sposa» (n.
14). Viene in tal modo riconfermata la prassi latina della
obbligatorietà del celibato sacerdotale quale ricchezza
inestimabile per l’intera communio ecclesiale.
Il forte
ridimensionamento numerico del clero, in atto in alcuni
continenti, deve essere fronteggiato anzitutto con la
testimonianza della bellezza della vita sacerdotale,
mostrando ai giovani la profonda con-venienza della
sequela radicale di Cristo e, in secondo luogo, con una
formazione vocazionale accurata, mediante una precisa
proposta di vita spirituale e un rigoroso discernimento
che verifichi l’autenticità della motivazione
vocazionale (cfr. n. 25). Il Santo Padre riserva un
sentito grazie in generale ai presbiteri e ai presbiteri fidei
donum in particolare (cfr. n. 26).
Eucaristia
e Matrimonio
In modo
specifico l’Esortazione Apostolica fa proprie ed
approfondisce le riflessioni sinodali riguardanti il
rapporto tra la divina Eucaristia e lo stato
matrimoniale. Benedetto XVI ricorda che
l’Eucaristia, sacramento sponsale per eccellenza, «corrobora
in modo inesauribile l’unità e l’amore indissolubili
di ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del
sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente
connesso all’unità eucaristica tra Cristo sposo e la
Chiesa sposa» (n. 27). Si comprende il forte
incoraggiamento e la vicinanza della Chiesa a tutte le
famiglie fondate sul sacramento del matrimonio,
protagoniste dell’educazione cristiana dei figli (cfr.
n. 19), nonché la cura che le comunità cristiane debbono
profondere per l’accurata formazione dei nubendi (cfr.
n. 29).
A partire
dal carattere nuziale dell’Eucaristia Benedetto XVI
rilegge il tema della unicità del matrimonio cristiano,
facendo riferimento alla questione della poligamia (cfr.
n. 28), ed a quella della indissolubilità del vincolo
coniugale (cfr. n. 29). Il testo contiene importanti
suggerimenti pastorali rispetto a quei battezzati che
versano nella dolorosa situazione di aver celebrato il
sacramento del matrimonio e di aver poi divorziato e
contratto nuove nozze. L’Esortazione dopo aver ribadito
che essi, «nonostante la loro situazione, continuano
ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale
attenzione» (n. 29), elenca ben nove modalità di
partecipazione alla vita di comunità di questi fedeli
che, pur senza ricevere la Comunione, possono così
adottare uno stile cristiano di vita. Il Santo Padre
ribadisce inoltre la necessità, quando sorgono dubbi
legittimi, di verificare in tempi ragionevoli
l’eventuale nullità matrimoniale, mediante accurate
indagini dei tribunali ecclesiastici da svolgersi con
spirito autenticamente pastorale e quindi pervaso di amore
per la verità. Infine Benedetto XVI dà forma compiuta
anche al suggerimento dei Padri sinodali circa la
situazione di coloro che, avendo celebrato validamente il
matrimonio, per condizioni obiettive si trovano a non
poter sciogliere i nuovi legami contratti, proponendo
loro, con adeguato supporto pastorale, di impegnarsi «a
vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge
di Dio, come amici, come fratello e sorella» (n. 29),
cioè trasformando il loro legame in amicizia fraterna. Al
di là di facili preconcetti, tale suggerimento configura
una proposta coraggiosa e realistica. L’esperienza
pastorale indica questa strada come appropriata per
riprendere il proprio cammino di fede e l’accesso ai
sacramenti «con le attenzioni previste dalla provata
prassi ecclesiale» (n. 29). Questi fedeli potranno
riordinare gradatamente nel tempo gli affetti secondo la
prospettiva autentica dell’amore, significato dal
sacramento dell’altare.
L’Eucaristia
caparra della vita eterna
La
rilevanza antropologica del dono eucaristico è messa in
evidenza dall’Esortazione in modo affascinante, quando
essa si sofferma sulla dimensione escatologica
dell’Eucaristia (cfr. nn. 30-32). Il Santissimo
Sacramento, infatti, è caparra della vita eterna poiché
«la nostra libertà finita si smarrirebbe, se non
fosse possibile già fin d’ora sperimentare qualcosa del
compimento futuro» (n. 31).
2.
Eucaristia, mistero da celebrare
La
Seconda Parte dell’Esortazione (cfr. nn. 34-69) illustra
lo svolgimento dell’azione liturgica nella celebrazione
indicando gli elementi che meritano maggiore
approfondimento ed offrendo alcuni suggerimenti pastorali
di grande rilievo.
La bontà
del rinnovamento liturgico
L’insegnamento
racchiuso in questa Seconda Parte mette in evidenza la
bontà della riforma liturgica promossa dal Concilio
Vaticano II. Talune difficoltà ed abusi «non possono
oscurare la bontà e la validità del rinnovamento
liturgico, che contiene ancora ricchezze non pienamente
esplorate» (n. 3).
Alle
fonti del rito eucaristico
Fedele al
principio su cui si fonda tutto l’insegnamento proposto,
l’Esortazione esordisce in questa seconda parte
riconoscendo che «la sorgente della nostra fede e
della liturgia eucaristica, infatti, è il medesimo
evento: il dono che Cristo ha fatto di se stesso nel
Mistero pasquale» (n. 34). Ecco perché è necessario
riconoscere con forza che «la liturgia eucaristica è
essenzialmente actio Dei che ci coinvolge in Gesù
per mezzo dello Spirito» e che, proprio in questo
modo, «la Chiesa celebra il Sacrificio eucaristico in
obbedienza al comando di Cristo, a partire
dall’esperienza del Risorto e dall’effusione dello
Spirito Santo» (n. 37). L’evento pasquale
nell’azione eucaristica coincide così con il rito
stesso inteso come radice del culto spirituale che
imprime all’esistenza del cristiano una forma
eucaristica.
Ne
conseguono due considerazioni di carattere ad un tempo
dottrinale e liturgico che costituiscono un originale
apporto dell’Esortazione.
La
bellezza liturgica
In primo
luogo la sottolineatura della «bellezza intrinseca
della liturgia» (n. 36) che «non è mero
estetismo, ma modalità con cui la verità dell’amore di
Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce,
facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso
la nostra vera vocazione: l’amore» (n. 35). Su
questo principio trovano fondamento le indicazioni del
Papa in merito alla ricchezza dei segni liturgici
(silenzio, paramenti, gesti: stare in piedi, in
ginocchio… cfr. n. 40), all’arte posta al servizio
della celebrazione (cfr. n. 41) – in merito si può
anche ricordare quanto detto a proposito della
collocazione del tabernacolo nelle Chiese (cfr. n. 69) -,
e al canto liturgico. Tutti questi elementi sono
fondamentali per lo sviluppo di quella catechesi
mistagogica che l’Esortazione, sulla scia di quanto
affermato dai Padri sinodali, ha proposto come strada «che
porti i fedeli a addentrarsi sempre meglio nei misteri che
vengono celebrati» (n. 64).
Il nesso ars
celebrandi – actuosa participatio: indicazioni
pratiche
La
seconda considerazione che costituisce un notevole apporto
per l’approfondimento dottrinale-liturgico
dell’Eucaristia, riguarda la cosidetta ars celebrandi
e il suo nesso intrinseco con l’actuosa participatio.
Ci siamo già soffermati su questo argomento trattato in
particolare dal n. 38 di Sacramentum Caritatis. Ora
ci preme sottolineare alcune indicazioni
dell’Esortazione tese a favorire questa participatio.
Il Santo
Padre afferma che «l’attiva partecipazione auspicata
dal Concilio deve essere compresa in termini più
sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza
del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con
l’esistenza quotidiana» (n. 52). Come si vede il
riferimento è di nuovo all’unità articolata tra Mistero
eucaristico, azione liturgica e nuovo culto
spirituale. L’unità dei tre fattori appare evidente
quando il Santo Padre descrive le condizioni personali per
un’actuosa participatio (cfr. 55).
L’attiva
partecipazione sarà inoltre favorita da un’ordinata
inculturazione, che deve essere attuata «secondo le
reali necessità della Chiesa, la quale vive e celebra il
medesimo mistero di Cristo in situazioni culturali
differenti» (n. 54). Le Conferenze Episcopali,
d’accordo con la Santa Sede, si prenderanno cura di tale
decisivo compito.
Sempre
per favorire una partecipazione attiva più adeguata
l’Esortazione si sofferma su taluni aspetti pastorali
particolari – l’uso dei mezzi di comunicazione (cfr.
n. 57); l’attenzione agli infermi e ai disabili (cfr. n.
58), ai carcerati (cfr. n. 59) e ai migranti (cfr. n. 60);
le grandi concelebrazioni (cfr. n. 61) e le liturgie
eucaristiche in piccoli gruppi (cfr. n. 63) – e propone
un più normale ricorso alla lingua latina, soprattutto
nelle grandi celebrazioni internazionali, senza trascurare
il peso del canto gregoriano (cfr. n. 62). Non mancano
inoltre precise indicazioni in merito alla partecipazione
alle celebrazioni eucaristiche da parte dei cristiani non
cattolici (cfr. n. 56) e anche di persone appartenenti ad
altre religioni o non credenti (cfr. n. 50).
Su quanto
questa actuosa partecipatio si esprima soprattutto
nell’adorazione (cfr. nn. 66-69), e su come «l’ars
celebrandi deve favorire il senso del sacro e
l’utilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale
senso» (n. 40) abbiamo avuto già modo di
soffermarci.
La
struttura della Celebrazione eucaristica
La
Seconda Parte dell’Esortazione vuole anche offrire un
contributo in merito alla struttura della celebrazione
eucaristica (cfr. nn. 43-51). Emerge un’altra volta
l’importante coincidenza tra azione liturgica e rito.
Solo un’adeguata prassi rituale esprime quell’ars
celebrandi che rende possibile l’actuosa
participatio. Innanzitutto il Papa richiama «l’unità
intrinseca del rito della santa Messa» (n. 44), che
si deve esprimere anche nel modo con cui viene curata la
liturgia della Parola. Infatti «la Parola che
annunciamo ed ascoltiamo è il Verbo fatto carne (cfr Gv
1,14) ed ha un intrinseco riferimento alla persona di
Cristo e alla modalità sacramentale della sua permanenza»
(n. 45). Anche l’omelia deve contribuire a mostrare la
stretta relazione della Parola di Dio «con la
celebrazione sacramentale e con la vita della comunità»
(n. 46). Inoltre Benedetto XVI richiama la notevole
valenza educativa per la vita della Chiesa, soprattutto
nell’attuale frangente storico, della presentazione dei
doni (cfr. n. 47), dello scambio della pace (cfr. n. 49) e
dell’Ite missa est (cfr. n. 51). Il Santo Padre
affida lo studio di possibili modifiche su questi due
ultimi punti ai competenti Dicasteri. Infine Benedetto XVI
insegna che «la spiritualità eucaristica e la
riflessione teologica vengono illuminate se si contempla
la profonda unità nell’anafora tra l’invocazione
dello Spirito Santo e il racconto dell’istituzione»
(n. 48).
3.
Eucaristia, mistero da vivere
Nella
Terza ed ultima parte l’Esortazione Apostolica (cfr. nn.
70-93) mostra la capacità del mistero creduto e celebrato
di costituire l’orizzonte ultimo e definitivo
dell’esistenza cristiana: «il mistero
"creduto" e "celebrato" [possiede]
in sé un dinamismo che ne fa principio di vita nuova
in noi e forma dell’esistenza cristiana» (n. 70).
La
rilevanza antropologica dell’Eucaristia
La
riflessione della Terza Parte è in realtà già
anticipata fin dall’inizio dell’Esortazione quando
viene ribadita con forza la rilevanza antropologica
dell’Eucaristia.
Con i
tratti sobri ma incisivi che caratterizzano il suo
insegnamento, Benedetto XVI riafferma, fin dalla prime
righe dell’Esortazione, che il dono dell’Eucaristia è
per l’uomo, risponde alle attese dell’uomo.
Ovviamente di ogni uomo di ogni tempo, ma specificamente
dell’uomo nostro contemporaneo: «Nel sacramento
dell’altare, il Signore viene incontro all’uomo,
creato ad immagine e somiglianza di Dio (Gn 1, 27),
facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento,
infatti, il Signore si fa cibo per l’uomo affamato di
verità e di libertà» (n. 2). La scelta delle parole
usate - cuore mendicante, verità e libertà
(cfr. n. 2) – non è certo casuale. Del tutto estranei a
qualunque fuga spiritualistica dal mondo e dalle
circostanze in cui sono chiamati a vivere, i cristiani
incontrano nella celebrazione eucaristica il Dio vivo e
vero capace di salvare la loro vita. E questa salvezza ha
come interlocutrice l’umana libertà. Il dono
dell’Eucaristia, infatti, interpella originariamente la
libertà dell’uomo e ne costituisce l’anticipo della
definitiva liberazione. Richiamando un tratto assai
suggestivo dell’antropologia di sant’Agostino, il
Santo Padre ricorda che l’uomo è coinvolto in totale
libertà nelle proprie azioni solo là dove il proprio
desiderio costitutivo è messo in gioco: l’anima che
cosa desidera più ardentemente della verità? Pertanto,
«proprio perché Cristo si è fatto per noi cibo di
Verità, la Chiesa si rivolge all’uomo, invitandolo ad
accogliere liberamente il dono di Dio» (n. 2).
Inoltre, affidando ai Suoi discepoli il memoriale del dono
del Suo corpo e del Suo sangue, Gesù coinvolge la loro
libertà nel Suo stesso rendimento di grazie al Padre,
inaugurando così il nuovo culto a Dio, mediante il
quale l’intera esistenza è posta sotto il segno della
salvezza operata dal sacrificio di Cristo.
Logiké
latreía e forma eucaristica dell’esistenza cristiana
La
rilevanza antropologica dell’Eucaristia emerge con tutta
la sua forza nel culto nuovo caratteristico del cristiano.
Di grande profondità e bellezza sono i numeri dedicati
dall’Esortazione alla logiké latreia, il culto
spirituale (cfr. nn. 70-71), e alla forma eucaristica
dell’esistenza cristiana (cfr. n. 76), un’espressione
che ricompare molto spesso in questa Terza Parte (cfr. nn.
70, 71, 76, 77, 80, 82, 84). Il culto cristiano vi
risplende in tutta la sua forza e novità. Sulla base
dell’azione eucaristica ogni circostanza
dell’esistenza diventa per così dire
"sacramentale". Non c’è più separazione
assoluta tra sacro e profano.
Il
Mistero eucaristico rappresenta il fattore dinamico che
trasfigura l’esistenza. Rigenerato dal battesimo e
incorporato eucaristicamente alla Chiesa l’uomo può
finalmente compiersi pienamente, imparando ad offrire il
"proprio corpo" – cioè tutto se stesso - come
sacrificio vivente santo e gradito a Dio (Rm 12,
1-2). «Non c’è nulla di autenticamente umano –
pensieri ed affetti, parole ed opere - che non trovi nel
sacramento dell’Eucaristia la forma adeguata per essere
vissuto in pienezza. Qui emerge tutto il valore
antropologico della novità radicale portata da Cristo con
l’Eucaristia: il culto a Dio nell’esistenza umana non
è relegabile ad un momento particolare e privato, ma per
natura sua tende a pervadere ogni aspetto della realtà
dell’individuo. Il culto gradito a Dio diviene così un
nuovo modo di vivere tutte le circostanze dell’esistenza
in cui ogni particolare viene esaltato, in quanto vissuto
dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio. La
gloria di Dio è l’uomo vivente (cfr 1Cor 10, 31). E la
vita dell’uomo è la visione di Dio» (n.
71).
Appartenenza
ecclesiale, evangelizzazione delle culture e vita come
vocazione
«La
forma eucaristica dell’esistenza cristiana è
indubbiamente una forma ecclesiale e comunitaria» (n.
76).
Essa
implica, inoltre, la possibilità di una cultura nuova,
cioè di quel «rinnovamento di mentalità» (n.
77), capace di «confrontarsi con ogni realtà
culturale, per fermentarla evangelicamente» (n. 78).
Questo
rapporto con le culture degli uomini nasce dal fatto che
«l’Eucaristia, come mistero da vivere, si offre a
ciascuno di noi nella condizione in cui egli si trova,
facendo diventare la sua situazione esistenziale luogo in
cui vivere quotidianamente la novità cristiana» (n.
79). Questa è anche la ragione per cui il Santo Padre
parla di «vita come vocazione» (n. 79). Tutti i
fedeli cristiani sono chiamati a vivere la propria vita
come vocazione sul solido fondamento dell’Eucaristia: i
fedeli laici (cfr. n. 79), i sacerdoti (cfr. n. 80) e
coloro che sono stati chiamati alla vita consacrata (cfr.
n. 81). L’esistenza di ogni cristiano è vista da Sacramentum
Caritatis come la risposta umile e lieta
all’esaltante chiamata del Padre.
Trasformazione
morale e coerenza eucaristica
Ogni
fedele è pertanto chiamato ad una profonda trasformazione
della propria esistenza. Afferma il Santo Padre: «La
trasformazione morale implicata nel nuovo culto istituito
da Cristo, è una tensione e un desiderio cordiale di
voler corrispondere all’amore del Signore con tutto il
proprio essere, pur nella consapevolezza della propria
fragilità» (n. 82).
Rilievo
particolare acquista in quest’ottica la responsabilità
dei cristiani che ricoprono cariche pubbliche e politiche:
«per la posizione sociale o politica che occupano,
devono prendere decisioni a proposito di valori
fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita
umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la
famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la
libertà di educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono
negoziabili. Pertanto, i politici e i legislatori
cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità
sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati
dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e
sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura
umana. Ciò ha peraltro un nesso obiettivo con
l’Eucaristia (cfr 1 Cor 11,27-29). I Vescovi sono tenuti
a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte
della loro responsabilità nei confronti del gregge loro
affidato» (n. 83).
Testimonianza
come forma della missione
Nell’offerta
della propria vita si può identificare la sorgente
permanente della testimonianza. Vivere il Mistero
eucaristico significa anche essere introdotti ad una
conoscenza nuova della realtà e ad una nuova coscienza
della propria responsabilità. Ecco perché Benedetto XVI
approfondisce la relazione tra Eucaristia e missione (cfr.
n. 84) in termini di testimonianza: «La prima e
fondamentale missione che ci viene dai santi Misteri che
celebriamo è di rendere testimonianza con la nostra vita.
Lo stupore per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo
imprime alla nostra esistenza un dinamismo nuovo
impegnandoci ad essere testimoni del suo amore» (n.
85). La testimonianza-missione – che non ha altro
intento se non «portare Cristo» (n. 86) - diviene
in tal modo la modalità con cui il mistero
dell’Eucaristia documenta la fecondità dell’esistenza
credente.
Benedetto
XVI ci ricorda che «diveniamo testimoni quando,
attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un
Altro appare e si comunica. Si può dire che la
testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore
di Dio raggiunge l’uomo nella storia, invitandolo ad
accogliere liberamente questa novità radicale. Nella
testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio
della libertà dell’uomo» (n. 85).
Emblema
ed archetipo di questa dinamica è la testimonianza del
martire, culmine del nuovo culto spirituale gradito a Dio.
Nel martire che dona la vita per testimoniare la verità
dell’amore come significato esauriente della propria
vita, l’Eucaristia si mostra in tutto il fulgore della
sua verità. Non manca a questo proposito un riferimento
alla libertà di culto e alla libertà religiosa (cfr. n.
87).
Implicazioni
sociali e cosmologiche della forma eucaristica
dell’esistenza cristiana
La forma
eucaristica dell’esistenza cristiana riguarda
ogni fedele battezzato, indipendentemente dallo stato di
vita a cui egli è chiamato. Ecco perché l’Esortazione
raccomanda vivamente a tutti, ma in particolare ai fedeli
laici, di «coltivare il desiderio che l’Eucaristia
incida sempre più profondamente nella loro esistenza
quotidiana, portandoli ad essere testimoni riconoscibili
nel proprio ambiente di lavoro e nella società tutta»
(n. 79).
Parte
integrante della forma eucaristica dell’esistenza
cristiana è la capacità del sacramento memoriale della
nostra salvezza di farci guardare alla storia e al mondo
intero con occhi nuovi. In effetti, come ricorda Benedetto
XVI, «nell’Eucaristia si rivela il disegno di amore
che guida tutta la storia della salvezza (cfr. Ef 1, 10;
3, 8-11)» (n. 8). Le numerose e precise implicazioni
sociali del Mistero eucaristico creduto, celebrato e
vissuto, che il Papa elenca possono essere comprese
proprio alla luce della missione testimoniale della fede (cfr.
nn. 88-91).
L’Esortazione
non esita ad affermare che «l’Eucaristia spinge ogni
credente… a farsi "pane spezzato" per gli
altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e
fraterno» (n. 88). Addirittura «è attraverso lo
svolgimento concreto di questa responsabilità che
l’Eucaristia diventa nella vita ciò che essa significa
nella celebrazione» (n. 89). Ancora più forti si
fanno le espressioni di Benedetto XVI in relazione alle
situazioni di ingiustizia sociale, di violenze e guerre,
di terrorismo, di corruzione e sfruttamento (cfr. n. 89)
ed alla indigenza dell’uomo (cfr. n. 90). La Chiesa che
vive dell’Eucaristia, soprattutto attraverso la
responsabilità dei suoi fedeli laici, non può che essere
presente nella storia e nella società in favore di ogni
uomo, in particolare di chi a causa dell’ingiustizia e
dell’egoismo di tanti, soffre l’indigenza, la fame e
situazioni endemiche di malattia perché non ha accesso
alle più elementari risorse alimentari e sanitarie. Gesù,
cibo di verità – afferma l’Esortazione Apostolica -
«ci spinge a denunciare le situazioni indegne
dell’uomo, in cui si muore per mancanza di cibo a causa
dell’ingiustizia e dello sfruttamento, e ci dona nuova
forza e coraggio per lavorare senza sosta
all’edificazione della civiltà dell’amore» (n.
90). La Dottrina Sociale della Chiesa è uno strumento
prezioso per l’educazione alla giustizia e alla carità
(cfr. n. 91).
Agli
occhi della fede eucaristica il nesso tra Eucaristia e
cosmo non è certo facoltativo. Del resto la stessa
Celebrazione eucaristica implica l’offerta del pane e
del vino, frutto della terra, della vite e del lavoro
dell’uomo: «Nel rapporto tra l’Eucaristia e il
cosmo, infatti, scopriamo l’unità del disegno di Dio e
siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la
creazione e la "nuova creazione", inaugurata
nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo» (n. 92).
Il tema della salvaguardia del creato è sviluppato ed
approfondito in relazione al disegno buono di Dio su tutta
la creazione. La realtà non è mera materia neutrale alla
mercè della manipolazione tecnico-scientifica, ma è
voluta da Dio in vista della ricapitolazione in Cristo di
tutte le cose. Da qui la responsabilità per la
salvaguardia del creato propria del cristiano nutrito
dell’Eucaristia.
IV. Il metodo
eucaristico
Per
concludere questo invito alla lettura dell’Esortazione
Apostolica Sacramentum Caritatis, vorrei
riprendere una preziosa indicazione di metodo contenuta
nell’insegnamento di Benedetto XVI.
Mi
riferisco alla convinzione che nell'autenticità della
fede e del culto eucaristico si trova il segreto di una
ripresa della vita cristiana capace di rigenerare il
Popolo di Dio. Nel mistero della divina Eucaristia si
spalanca l’accesso alla realtà di Dio che è amore. Si
dischiude la vera intelligenza della realtà.
In questa
prospettiva «l’Eucaristia stessa getta una luce
potente sulla storia umana e su tutto il cosmo» (n.
92). Ci troviamo di fronte ad una profonda prospettiva
sacramentale – che riprende esplicitamente
l’insegnamento del Servo di Dio Giovanni Paolo II
nell’enciclica Fides et ratio 13 (cfr. n. 45) -
in cui «impariamo, giorno per giorno, che ogni evento
possiede il carattere di segno, attraverso il quale Dio
comunica se stesso e ci interpella. In tal maniera, la
forma eucaristica dell’esistenza può davvero favorire
un autentico cambiamento di mentalità nel modo con cui
leggiamo la storia ed il mondo» (n. 92).
Dove è
possibile contemplare la verità di queste affermazioni?
Benedetto XVI lo dice con chiarezza nella Prima Parte e
nella Conclusione dell’Esortazione Apostolica: «In
Maria Santissima vediamo perfettamente attuata anche la
modalità sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge
nella sua iniziativa salvifica la creatura umana» (n.
33). «Da Lei dobbiamo imparare a diventare noi stessi
persone eucaristiche ed ecclesiali» (n. 96).
Il
Mistero eucaristico fa così scoprire che ogni circostanza
della vita è inscritta nell’orizzonte sacramentale.
Cristo non cessa mai di bussare alla porta della nostra
libertà perché abbiamo ad accoglierlo e a lasciarci
trasformare dal Suo amore redentore.
«Vero
amore è Gesù, e salute ne dà a chi segue virtù».
Gesù, infatti, ama veramente perché ama per primo senza
nulla attendere in cambio, ed ama in ogni istante come se
fosse l’ultimo.
INTERVENTO
DI S.E. MONS. NIKOLA ETEROVIĆ
Esperienza
di comunione ecclesiale
Il
Signore Gesù diede ai suoi discepoli una regola d’oro
nel valutare il risultato delle attività degli uomini:
"non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né
albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero
infatti si riconosce dal suo frutto" (Lc
43-44).
Quest’espressione
di Gesù Cristo viene spontaneamente in mente nella felice
occasione della presentazione dell’Esortazione
Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis. Il
Documento che il Santo Padre Benedetto XVI ha firmato il
22 febbraio corrente, festa della Cattedra di San Pietro,
è in verità un frutto buono, maturato durante un lungo
periodo di preghiera, di dialogo, di riflessione, di
discussione, nell’attento ascolto a quanto lo Spirito
Santo dice oggi alle Chiese (cf Ap 2, 7), i cui
rappresentanti, successori degli Apostoli, si sono
radunati a Roma, dal 2 al 23 ottobre 2005, nell’XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sotto
la presidenza del Santo Padre Benedetto XVI, Successore di
San Pietro Apostolo, Vescovo di Roma e Pastore universale
della Chiesa.
All’assise
sinodale hanno partecipato, a vari titoli, anche i
rappresentanti della vita consacrata e della vita
apostolica, dei laici Uditori ed Uditrici, come pure un
certo numero di Delegati fraterni, membri delle Chiese e
comunità cristiane che non sono tuttora in piena
comunione con la Chiesa Cattolica.
Tutti
loro hanno vissuto un’esperienza forte di comunione con
Dio e tra i fratelli e sorelle che, pervenuti dai cinque
continenti, appartenevano a varie razze, parlavano
numerose lingue, avevano sensibilità assai diversa.
Tutti, però, erano profondamente uniti, coscienti che la
diversità di carismi, di ministeri e di operazioni
proveniva da un’unica fonte, da un solo Dio, Padre,
Figlio e Spirito Santo (cfr 1 Cor 12, 4-6) e che
era orientata ad un solo bene, all’unità della santa
Chiesa di Dio (cf Gv 17,21). Tale dimensione
spirituale di comunione è stata il sottofondo su cui si
è svolta l’assise sinodale. Essa rimane come un tesoro
prezioso per tutti coloro che vi hanno preso parte, anche
se non è facile quantificarlo e indicarlo con
connotazioni troppo tangibili. Il clima di profonda
comunione ecclesiale, però, si percepisce
dall’Esortazione Apostolica postsinodale che, pertanto,
può essere presentata come frutto maturo del lungo iter
sinodale.
Preparazione
dell’XI Assemblea Generale Ordinaria
Il
processo sinodale incominciò in modo intenso dopo che il
12 febbraio 2004 fu dato l’annuncio pubblico che il
Servo di Dio Giovanni Paolo II aveva scelto, in vista
dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, il tema L’Eucaristia: fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa. Il X Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi, aiutato da alcuni validi esperti, aveva pertanto
incominciato a studiare il tema, gli aspetti dottrinali e
pastorali di attualità, per preparare i Lineamenta,
documento che ha per scopo di presentare in breve lo status
quaestionis dell’argomento delle riflessioni
sinodali, per suscitarne una vasta discussione a livello
della Chiesa universale. Secondo gli Statuti dell’Ordo
Synodi Episcoporum, che riflettono la struttura
gerarchica della Chiesa, i privilegiati interlocutori sono
gli organismi collegiali: Sinodi delle Chiese Orientali
Cattoliche sui iuris, Conferenze Episcopali,
Dicasteri della Curia Romana, Unione dei Superiori
Generali. Essi sono chiamati a favorire una profonda
discussione negli ambiti della loro giurisdizione,
raccoglierne i risultati e trasmetterli alla Segreteria
Generale del Sinodo dei Vescovi. Ovviamente, sono
possibili contributi dei singoli membri del Popolo di Dio.
I Lineamenta sono stati inoltrati agli interessati
verso Pasqua 2004 e sono serviti per favorire la
discussione sull’Eucaristia, in seno a tutte le forze
vive a livello delle Chiese particolari. Dal punto di
vista pratico, grande importanza ha avuto il Questionario
con cui si chiudeva il documento, il quale aveva lo scopo
di facilitare l’approfondimento sui singoli aspetti del
tema, sulla percezione del mistero eucaristico, sulla sua
celebrazione e sulle conseguenze nella vita ecclesiale e
sociale.
Entro la
fine dell’anno 2004, gli organismi interpellati hanno
inviato le loro risposte, assai numerose, raggiungendo il
95 % sul totale degli interpellati. Dopo un approfondito
studio, esse sono state ordinate in quattro capitoli
dell’Instrumentum laboris: I) Eucaristia e
mondo attuale; II) Fede della Chiesa nel mistero
dell’Eucaristia; III) Eucaristia nella vita della
Chiesa e IV) Eucaristia nella missione della
Chiesa. Tale lavoro è stato fatto dal Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi, con l’aiuto di alcuni esperti. Il documento è
stato pubblicato all’inizio dell’anno 2005 e
ampiamente diffuso. Esso era, però, di particolare
interesse soprattutto per coloro che dovevano intervenire
nell’assemblea sinodale dato che si trattava in realtà
dell’ordine del giorno della medesima.
L’Istrumentum
laboris rifletteva la prassi eucaristica presso le
Chiese particolari. Le informazioni erano prevalentemente
positive e consolanti, anche se non mancavano segnalazioni
di talune deficienze, lacune o abusi da colmare e superare
nella celebrazione del sublime sacramento dell’altare,
nello spirito di umile accettazione del grande dono di Dio
Amore e di profonda adorazione che poi necessariamente
deve rispecchiarsi sulla vita eucaristica di ogni fedele e
dell’intera comunità nella vita ecclesiale e sociale
attuale.
Lavoro in
seno all’Assemblea Sinodale
È stato,
poi, compito dell’Em.mo Card. Angelo Scola, Patriarca di
Venezia, in qualità di Relatore Generale, indicare nella Relatio
ante disceptationem gli aspetti salienti dell’Istrumentum
laboris, risultato di un’ampia consultazione
ecclesiale, e delineare alcuni temi principali da
discutere e da approfondire tenendo conto della grande
Tradizione della Chiesa Cattolica e delle mutevoli
condizioni sociali in cui vive ed opera l’uomo
contemporaneo. Sono dunque seguiti numerosi interventi dei
padri sinodali, istituzionalmente 232, senza contare gli
interventi liberi. Hanno potuto intervenire anche gli
Uditori e le Uditrici come pure i Delegati fraterni.
Aiutato dall’Ecc.mo Mons. Segretario Speciale e da
alcuni esperti, l’Em.mo Relatore Generale ha raccolto il
ricco contributo degli interventi nella Relatio post
disceptationem. Il testo ha potuto essere discusso in
12 circoli minori, gruppi di studio, divisi secondo le 5
lingue del Sinodo: italiano, francese, inglese, tedesco,
spagnolo-portoghese. Essi hanno formulato numerosi
suggerimenti che sono poi confluiti nelle 50 Proposizioni
su cui i membri dell’assemblea sinodale, dopo
un’ulteriore discussione, apportandovi notevoli
miglioramenti, si sono pronunciati per mezzo di una
votazione personale. Tali Proposizioni sono state
consegnate al Santo Padre Benedetto XVI con preghiera di
prenderle in considerazione per un’auspicabile redazione
del Documento, generalmente denominato Esortazione
Apostolica postsinodale, da destinare a tutta la Chiesa
Cattolica.
Contributo
del Santo Padre Benedetto XVI
Il Santo
Padre Benedetto XVI è stato eletto all’ufficio di
Vescovo di Roma e Pastore universale della Chiesa il 19
aprile 2005, dopo che il Signore della vita aveva chiamato
a sé, il 2 aprile 2005, il Servo di Dio Giovanni Paolo II
che aveva indetto la celebrazione dell’XI Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il nuovo
Pontefice doveva pronunciarsi in merito. Sua Santità
Benedetto XVI lo ha fatto con sollecitudine già il 12
maggio, riconfermando la convocazione dell’assise
sinodale dal 2 al 23 ottobre 2005. Al contempo, ha
indicato alcune modifiche concernenti il tempo e la
metodologia della celebrazione. Le principali riguardavano
la durata dell’assemblea sinodale di 3 settimane invece
di 4, come era abituale, e l’introduzione di un’ora di
interventi liberi al termine delle sessioni generali
quotidiane, per favorire una discussione più vivace.
Riconfermando la validità dell’esperienza sinodale e
inserendosi nella continuità, Sua Santità Benedetto XVI
ha voluto imprimervi un suo tocco innovativo, risultato
anche della sua grande esperienza di padre sinodale.
Il Santo
Padre ha seguito molto da vicino lo svolgimento
dell’Assemblea sinodale, partecipando a tutti i momenti
salienti. In qualità di Presidente del Sinodo dei Vescovi
egli ha presieduto le Sante Messe di apertura e di
chiusura dell’assise sinodale, pronunciando omelie
ricche di contenuto sul sublime mistero dell’Eucaristia,
fonte permanente della santità e della missione della
Chiesa. Al raduno dei Vescovi Sua Santità ha dedicato la
riflessioni di alcuni Angelus e la catechesi
rivolta ai Bambini della Prima comunione. Il gesto assai
eloquente è stata l’adorazione eucaristica nella
Basilica di San Pietro, presieduta dal Papa Benedetto XVI
in silenzioso raccoglimento, insieme con i padri sinodali
e il popolo fedele di Roma pervenuti per mostrare la
grande venerazione verso il Signore risorto, presente
sotto le povere specie del pane e del vino nel cuore della
sua Chiesa.
Di
particolare importanza sono stati due interventi del Santo
Padre all’interno dell’aula sinodale. Col primo ha
introdotto la meditazione dell’Ora media che ogni
mattina precedeva i lavori. Con il secondo ha fatto uno
splendido contributo sul rapporto tra il pasto
tradizionale ebraico e il banchetto eucaristico istituito
da Gesù Cristo nell’ultima cena e affidato alla Chiesa
fino alla fine dei tempi.
Il Sommo
Pontefice aveva ereditato anche l’Anno
dell’Eucaristia, proclamato dal suo predecessore,
Giovanni Paolo II con la conclusione del Congresso
Eucaristico Internazionale di Guadalajara, Messico, il 17
ottobre 2004. Esso doveva concludersi con la celebrazione
dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi dedicata appunto al mistero dell’Eucaristia. L’Anno
dell’Eucaristia era un evento provvidenziale che ha
avuto notevoli influssi positivi sul Sinodo dei Vescovi. I
padri sinodali si sentivano in comunione con tutta la
comunità ecclesiale viva che pregava per loro, adorando
lo stesso Mistero su cui i membri dell’assemblea
sinodale stavano discutendo in un clima di fede, di
speranza e di carità. Inoltre, il Santo Padre Benedetto
XVI ha avuto modo di pronunciare numerose omelie ed
interventi sul sublime sacramento dell’altare
soprattutto durante l’Anno dell’Eucaristia. Si è
trattato di un ricco patrimonio dottrinale, pastorale e
spirituale che è confluito anche nell’Esortazione
Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis. Tale
processo ha oltrepassato i limiti dell’Anno
dell’Eucaristia, come lo dimostrano, per esempio, le
numerose citazioni della prima enciclica Deus caritas
est, che il Santo Padre ha pubblicato il 25 dicembre
2005.
Pertanto,
la Sacramentum Caritatis è un esempio di
collaborazione collegiale nella redazione di un Documento
di così grande importanza. Si tratta di una Esortazione
Apostolica postsinodale in quanto raccoglie molteplici
contributi dell’ultima assise sinodale. Oltre alle Relatio
ante e post disceptationem, occorre ricordare
anche il Messaggio al Popolo di Dio, le Relazioni di 12
gruppi di studio e soprattutto le 50 Proposizioni
che sono confluite nella Sacramentum Caritatis.
Tale abbondante materiale era stato studiato e elaborato
dall’XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale
del Sinodo dei Vescovi, con l’aiuto di alcuni esperti, e
portato al Santo Padre con preghiera, fatta dai padri
sinodali, di farne un documento per il bene della Chiesa
universale. Come è facile vedere, Sua Santità ha
accettato tale proposta, servendosi abbondantemente del
materiale sinodale a cui ha impresso il carisma petrino
proprio, arricchendolo con le proprie riflessioni sul tema
dell’Eucaristia, del sacerdozio e della carità fraterna
che ne scaturisce verso tutti, soprattutto verso i più
poveri. Diventa logico affermare che la Sacramentum
Caritatis rappresenta un frutto maturo dell’XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e
della esemplare collaborazione tra i membri del collegiale
episcopale, tra loro e con il loro Capo, il Vescovo di
Roma. Il Sinodo dei Vescovi è l’ambiente propizio in
cui tale collaborazione si può svolgere nella fruttuosa
comunione ecclesiale che permette l’esercizio della
collegialità episcopale affettiva ed effettiva.
Sacramentum
caritatis punto
di partenza
L’Esortazione
Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis
continua la serie dei grandi documenti sul sublime
sacramento dell’Eucaristia come sono, per esempio,
quelli del Servo di Dio Giovanni Paolo II Ecclesia de
Eucharistia e Mane nobiscum Domine. La Sacramentum
Caritatis si situa in tale continuità e al contempo
ripropone in modo aggiornato alcune verità essenziali
della dottrina eucaristica, esortando ad una dignitosa
celebrazione del sacro rito, ricordando l’urgente
necessità di svolgere una vita eucaristica nella vita di
ogni giorno, annunciando le bellezze inimmaginabili del
nostro Dio che per amore vuole restare in mezzo a noi
sotto le specie del pane e del vino, come fonte e culmine
della vita e della missione della sua Chiesa.
La
pubblicazione dell’Esortazione Apostolica postsinodale
nel cuore della Quaresima permette di mettere in pratica
l’auspicio che il Santo Padre ha formulato nel Messaggio
per la Quaresima 2007 e cioè di vivere "la
Quaresima come un tempo "eucaristico", nel
quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a
diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola".
Tale processo, incominciato in Quaresima, è destinato a
prolungarsi non solamente durante l’anno liturgico bensì
anche durante tutta la vita di ogni fedele inserito nella
comunità ecclesiale.
Ai fedeli
e agli uomini di buona volontà pertanto non resta altro
da fare che seguire l’esempio di Maria, Donna
Eucaristica, e cioè di vivere di tale grande mistero
e di annunciarlo a parole e soprattutto con l’esempio
della vita. In tale prospettiva la Sacramentum
Caritatis ha un futuro promettente perché ripropone
l’essenza della vita cristiana, sorgente della santità
e della missione per tutti i tempi, incluso il momento
attuale. Non vi è dubbio che il Popolo di Dio, guidato
dai propri Pastori, attingerà a mani piene da questo
Documento che, presentando in modo accessibile all’uomo
contemporaneo le grandi verità sulla fede eucaristica,
tratta vari aspetti di attualità nella sua celebrazione
ed esorta ad un rinnovato impegno nella costruzione di un
mondo più giusto e pacifico in cui il Pane spezzato per
la vita di tutti divenga sempre di più causa esemplare
nella lotta contro la fame e contro ogni specie di povertà
che al contempo grida alle orecchie del Signore degli
eserciti (cf Gc 5, 4) e degrada la dignità dell’uomo
creato ad immagine di Dio (cf Gn 1, 26-27).
Nella
Divina provvidenza il frutto di un albero buono è dato
agli uomini per mangiarlo e per nutrisi. Analogicamente è
auspicabile che anche la Sacramentum Caritatis,
frutto maturo dell’XI Assemblea Generale Ordinaria del
Sinodo dei Vescovi, diventi un cibo gustoso, saporito e
nutriente per la vita spirituale dei membri della Chiesa
Cattolica in tutta la sua ricchezza di sacrificio,
banchetto e pegno della gloria futura, di cui ne possano
godere sempre di più anche i membri di Chiese e comunità
cristiane, di altre religioni e pure tutti gli uomini di
buona volontà.