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UDIENZA ALLA PROTEZIONE CIVILE (5 MARZO 2010)
 

Radio Vaticana, 6 marzo 2010

Il Papa ai volontari della Protezione Civile: siate icone viventi del Buon Samaritano. Lo Stato non può sostituire l’amore per il prossimo

◊   Il vostro impegno quotidiano vi rende “icone viventi” del Buon Samaritano: è il sentito ringraziamento del Papa agli 8 mila Volontari della Protezione Civile Italiana, che stamani hanno gremito l’Aula Paolo VI. Lo Stato e la politica, ha sottolineato il Pontefice, non possono sostituire l’amore per il prossimo. Dal canto suo, salutando il Papa, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha ricordato i meriti dei tantissimi volontari impegnati nelle emergenze, in particolare in favore delle vittime del terremoto, che esattamente 11 mesi fa ha devastato l’Abruzzo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“L’amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta”. Benedetto XVI riprende la sua Enciclica “Deus caritas est” per ribadire che “l’amore del prossimo non può essere delegato”. E ha rilevato che “lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono sostituirlo”:
 
“Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione, di aiuto”.
 
L’amore del prossimo, ha proseguito, “richiede e richiederà sempre l’impegno personale e volontario”. Lo si è visto anche nelle ultime emergenze nazionali e internazionali come nelle attività di sostegno a grandi avvenimenti. Il pensiero del Papa va ai terremotati di San Giuliano di Puglia e all’Abruzzo. Ha così ricordato la sua commovente visita ad Onna e L’Aquila, dell’aprile scorso, dove ha potuto constatare di persona l’impegno della Protezione civile per assistere le vittime del sisma. Né ha mancato di rammentare l’assistenza garantita dai volontari della Protezione Civile ai giovani accorsi a Roma per la Ggm del 2000 e ai fedeli venuti a Roma nel 2005 per dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II. “I volontari – ha detto ancora il Papa - non sono dei ‘tappabuchi’ nella rete sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società”:
 
“Senza volontariato, il bene comune e la società non possono durare a lungo, poiché il loro progresso e la loro dignità dipendono in larga misura proprio da quelle persone che fanno più del loro stretto dovere”.
 
Benedetto XVI ha quindi tracciato un paragone tra la figura del Buon Samaritano e il volontario della Protezione Civile. Il personaggio di cui ci parla il Vangelo di Luca, ha detto, assiste il malcapitato nel momento del massimo bisogno:
 
“Il buon Samaritano insegna, però, ad andare oltre l’emergenza e a predisporre, potremmo dire, il rientro nella normalità. Egli, infatti, fascia le ferite dell’uomo riverso a terra, ma poi si preoccupa di affidarlo all’albergatore affinché, superata l’emergenza, possa ristabilirsi”.
 
Il vostro impegno, ha detto il Papa ai volontari, “è un servizio reso alla dignità dell’uomo fondata sul suo essere creato a immagine e somiglianza di Dio”. Di qui l’esortazione ad essere testimoni di carità, aprendo il cuore all’impegno per gli altri:
 
“Oltre che custodi del territorio, siate sempre più icone viventi del buon Samaritano, conferendo attenzione al prossimo, ricordando la dignità dell’uomo e suscitando speranza. (…) Chi ama e serve gratuitamente l’altro come prossimo, vive ed agisce secondo il Vangelo e prende parte alla missione della Chiesa, che sempre guarda l’uomo intero e vuol fargli sentire l’amore di Dio”.
 
Il Papa ha rammentato che il volontariato della Protezione Civile è diventato un fenomeno nazionale con un milione e trecentomila membri, suddivisi in oltre tremila organizzazioni. Ed ha constatato che "le finalità e i propositi" della Protezione Civile "hanno trovato riconoscimento in appropriate norme legislative":
 
“Voi costituite una delle espressioni più recenti e mature della lunga tradizione di solidarietà che affonda le radici nell’altruismo e nella generosità del popolo italiano”.
 
“I termini ‘protezione’ e ‘civile’ – è stata la riflessione del Pontefice – rappresentano delle precise coordinate ed esprimono in maniera profonda” la missione della Protezione Civile. Una vera “vocazione”, l’ha definita il Papa, “proteggere le persone e la loro dignità” nei casi “tragici di calamità e di emergenza che minacciano la vita e la sicurezza di famiglie o di intere comunità”. Tale missione, ha concluso, “non consiste solo nella gestione dell’emergenza, ma in un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del bene comune”, che “rappresenta sempre l’orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle grandi prove”.

DISCORSO DEL PAPA

Cari amici,

sono molto lieto di accogliervi e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a ciascuno di voi. Saluto i Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio e tutte le Autorità. Saluto il Dott. Guido Bertolaso, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Capo del Dipartimento della Protezione Civile, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti e per tutto quello che fa per la società civile e per tutti noi. Saluto il Dott. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, presente a questo incontro. Rivolgo il mio affettuoso saluto ai numerosi volontari e volontarie e ai rappresentanti di alcune componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile.

Questo incontro è stato preceduto da un gioioso momento di festa, allietato anche dalle esecuzioni musicali dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. A tutti il mio grato pensiero. Avete voluto ripercorrere l’attività svolta dalla Protezione Civile negli ultimi dieci anni, sia in occasione di emergenze nazionali e internazionali, sia nell’attività di supporto a grandi e particolari avvenimenti. Come non ricordare, a tale proposito, gli interventi a favore dei terremotati di San Giuliano di Puglia e, soprattutto, dell’Abruzzo? Io stesso, visitando, nell’aprile scorso, Onna e l’Aquila, ho potuto constatare di persona con quanto impegno vi siete prodigati per assistere coloro che avevano perduto i propri cari e le abitazioni. Mi sembrano appropriate le parole che vi rivolsi in quella occasione: "Grazie di ciò che avete fatto e soprattutto dell’amore con cui l’avete fatto. Grazie dell’esempio che avete dato" (Discorso nell’incontro con i fedeli e il personale impiegato nei soccorsi, 28 aprile 2009). E come non pensare con ammirazione ai tanti volontari e volontarie che hanno garantito assistenza e sicurezza alla folla sterminata di giovani, e non solo, presente all’indimenticabile Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, o venuta a Roma per l’ultimo saluto al Papa Giovanni Paolo II?

Cari volontari e volontarie della Protezione Civile: so che avete molto desiderato questo incontro; posso assicurarvi che questo era anche il mio vivo desiderio. Voi costituite una delle espressioni più recenti e mature della lunga tradizione di solidarietà che affonda le radici nell’altruismo e nella generosità del popolo italiano. Il volontariato di Protezione Civile è divenuto un fenomeno nazionale, che ha assunto caratteri di partecipazione e di organizzazione particolarmente significativi e oggi comprende circa un milione e trecentomila membri, suddivisi in oltre tremila organizzazioni. Le finalità e i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento in appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di un’identità nazionale del volontariato di Protezione Civile, attenta ai bisogni primari della persona e del bene comune.

I termini ‘protezione’ e ‘civile’ rappresentano delle precise coordinate ed esprimono in maniera profonda la vostra missione, direi la vostra ‘vocazione’: proteggere le persone e la loro dignità – beni centrali della società civile - nei casi tragici di calamità e di emergenza che minacciano la vita e la sicurezza di famiglie o di intere comunità. Tale missione non consiste solo nella gestione dell’emergenza, ma in un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del bene comune, il quale rappresenta sempre l’orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle grandi prove. Queste sono un’occasione di discernimento e non di disperazione. Offrono l’opportunità di formulare una nuova progettualità sociale, orientata maggiormente alla virtù e al bene di tutti.

La duplice dimensione della protezione, che si esprime sia durante l’emergenza che dopo, è bene espressa dalla figura del buon Samaritano, tratteggiata dal Vangelo di Luca (cfr Lc 10,30-35). Questo personaggio ha dimostrato certamente carità, umiltà e coraggio assistendo il malcapitato nel momento del massimo bisogno. E questo quando tutti - alcuni per indifferenza, altri per durezza di cuore - girano lo sguardo dall’altra parte. Il buon Samaritano insegna, però, ad andare oltre l’emergenza e a predisporre, potremmo dire, il rientro nella normalità. Egli, infatti, fascia le ferite dell’uomo riverso a terra, ma poi si preoccupa di affidarlo all’albergatore affinché, superata l’emergenza, possa ristabilirsi.

Come ci insegna la pagina evangelica, l’amore del prossimo non può essere delegato: lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono sostituirlo. Come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: "L’amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione, di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore del prossimo" (n. 28). Esso richiede e richiederà sempre l’impegno personale e volontario. Proprio per questo, i volontari non sono dei "tappabuchi" nella rete sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società. Senza volontariato, il bene comune e la società non possono durare a lungo, poiché il loro progresso e la loro dignità dipendono in larga misura proprio da quelle persone che fanno più del loro stretto dovere.

Cari amici! Il vostro impegno è un servizio reso alla dignità dell’uomo fondata sul suo essere creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26). Come ci ha mostrato l’episodio del buon Samaritano, ci sono sguardi che possono andare nel vuoto o addirittura nel disprezzo, ma vi sono anche sguardi che possono esprimere amore. Oltre che custodi del territorio, siate sempre più icone viventi del buon Samaritano, conferendo attenzione al prossimo, ricordando la dignità dell’uomo e suscitando speranza. Quando una persona non si limita solo a compiere il proprio dovere nella professione e nella famiglia, ma s’impegna per gli altri, il suo cuore si dilata. Chi ama e serve gratuitamente l’altro come prossimo, vive ed agisce secondo il Vangelo e prende parte alla missione della Chiesa, che sempre guarda l’uomo intero e vuol fargli sentire l’amore di Dio.

Cari volontari e volontarie, la Chiesa e il Papa sostengono il vostro prezioso servizio. La Vergine Maria, che va "in fretta" dalla cugina Elisabetta per aiutarla (cfr Lc 1,39), sia il vostro modello. Mentre vi affido all’intercessione del vostro patrono, san Pio da Pietrelcina, assicuro il mio ricordo nella preghiera e con affetto imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione Apostolica.

 

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