“Su questa stessa via – ha proseguito il Papa - la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico”. Un’affermazione che ha portato ad una
riflessione sul concetto di laicità dello Stato:
“Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino”.
Quindi, il discorso del Pontefice si è spostato sui “valori cristiani” che da sempre, ha riconosciuto, permeano la cultura italiana, come dimostrano “gli splendidi capolavori che la nazione ha prodotto in tutti i campi del pensiero e dell’arte”:
“Il mio augurio è che il Popolo italiano, non solo non rinneghi l'eredità cristiana che fa parte della sua storia, ma la custodisca gelosamente e la porti a produrre ancora frutti degni del passato. Ho fiducia che l'Italia, sotto la guida saggia ed esemplare di coloro che sono chiamati a governarla continui a svolgere nel mondo la missione civilizzatrice nella quale si è tanto distinta nel corso dei secoli. In virtù
della sua storia e della sua cultura, l’Italia può recare un contributo validissimo in particolare all’Europa, aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel passato e che possono ancora oggi favorire l’unità profonda del Continente”.
E qui, Benedetto XVI non ha nascosto le “non poche preoccupazioni” che, ha detto, stanno accompagnando l’inizio del suo servizio pastorale, riguardo i problemi della difesa della famiglia fondata sul matrimonio, della vita umana fin dal concepimento e dell’educazione dei figli che chiama in causa la scuola:
“La Chiesa, abituata com’è a scrutare la volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza. Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi,
la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito formativo di quest’ultima”.
A questo proposito, ha proseguito il Papa, “ferma restando la competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami”. Confido, ha aggiunto il Pontefice, che “i legislatori italiani, nella loro saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni umane, rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati”.
Da parte sua, il presidente Ciampi, nel riaffermare “con orgoglio” il principio della laicità dello Stato e la “necessaria” distinzione tra religione e politica, ha affrontato i tempi dell’unità europea, definendola “non una utopia” pur nella difficoltà del momento, mettendo in risalto la preziosa collaborazione tra Stato italiano e Chiesa, a partire del Pontefice:
“Ella, Santità, e' di casa nel nostro Paese: condivide da più di venti anni la vita di Roma e dell'Italia. Nei Suoi primi incontri con i miei connazionali, a Roma e a Bari, ha gia' toccato con mano l'affetto del popolo italiano nei Suoi confronti. Il legame fra la Santa Sede e l'Italia e' un modello esemplare di armoniosa convivenza e di collaborazione”.
Al termine dei discorsi ufficiali, c’è stato il rituale scambio di doni. Il presidente della Ciampi ha regalato a Benedetto XVI una medaglia d'oro celebrativa della visita di oggi e un volume dal titolo “Il Palazzo del Quirinale”. Il Papa ha donato al capo dello Stato un raro mosaico della scuola musiva vaticana, raffigurante la Vergine con il bambino. Gli onori militari hanno concluso verso le 13 una visita che era iniziata analogamente questa mattina poco dopo le 10.30, con gli onori militari resi al Pontefice dai reparti schierati in Piazza Pio XII.
La Mercedes nera scoperta di Benedetto XVI, proveniente dall’Arco delle campane, ha superato il confine tra Piazza San Pietro e Piazza Pio XII - che rappresenta, dai Patti Lateranensi del ’29, il punto di separazione tra lo Stato della Città del Vaticano e quello italiano – è stata accolta dalla delegazione italiana guidata dal vicepremier Gianfranco Fini, davanti ad una folla di qualche centinaio di turisti e fedeli - assiepatasi a ridosso delle transenne lungo Via della Conciliazione nonostante il caldo torrido. Sulle note dell’inno nazionale italiano e gli onori militari resi dei reparti
schierati sulla piazza il corteo di 12 auto è partito verso il Quirinale, aperto dalla scorta di 12 Corazzieri in moto.
All’altezza di Piazza Venezia, Benedetto XVI è nuovamente sceso dalla Mercedes per salutare il sindaco, Walter Veltroni, e il vicesindaco, Maria Pia Garavaglia, che lo attendevano su un tappeto rosso. Quindi, il corteo ha compiuto le ultime centinaia di metri scortato ora dai Corazzieri a cavallo. Alle 10.57, il Papa e il presidente Ciampi si sono stretti la mano nel Cortile d’onore del Quirinale, mentre sul Torrino del Quirinale il bianco e il giallo della bandiera vaticana venivano issati accanto al tricolore italiano.
Dopo aver ascoltato gli inni vaticano e italiano, accompagnati dalle personalità dei rispettivi seguiti - tra cui, per parte vaticana, il cardinale segretario di Stato Angelo Sodano, il sostituto della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Leonardo Sandri, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Giovanni Lajolo - Benedetto XVI e il presidente Ciampi hanno impegnato i gradini del lungo scalone che conduce al piano d’onore del Quirinale. Qui, il Pontefice ha salutato gli ex presidente Cossiga e Scalfaro e poi ha percorso, al fianco del capo dello Stato, molti saloni di un Palazzo che
nel Seicento Paolo V aveva voluto completare arruolando il celebre architetto Carlo Maderno al fine di dotare il Vaticano di una nuova residenza apostolica. E del Maderno, il Pontefice ha potuto ammirare anzitutto il gioiello architettonico della Cappella Paolina, che nelle intenzioni di Papa Borghese avrebbe dovuto assolvere la medesima funzione di grande cappella di palazzo analogamente alla Sistina in Vaticano. Conversando e scherzando con i suoi accompagnatori, Benedetto XVI ha apprezzato con grande interesse i numerosi tesori custoditi nelle grandi sale, grazie anche alle spiegazioni storico-artistiche fornite dal professor Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio del Quirinale.
Il Papa ha potuto visitare le sale delle Logge, dei Bussolanti, il Salottino San Giovanni. Ed ancora: le Sale Gialla, di Augusto, degli Ambasciatori, di Ercole, fino alla Loggia d'Onore. Subito dopo, il presidente Ciampi e il Pontefice sono entrati nello studio presidenziale alla Vetrata per un colloquio privato, durato 35 minuti. Quindi, è stata la volta dei discorsi ufficiali a suggello di quella che, per gli annali della Repubblica italiana, verrà ricordata come l’ottava visita di un Papa al Quirinale.
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TESTO DEL DISCORSO PRONUNCIATO DAL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Signor Presidente!
Ho la gioia di ricambiare, oggi, la visita cordialissima che Lei, nella Sua qualità di Capo dello Stato italiano, ha voluto rendermi il 3 maggio scorso in occasione del nuovo servizio pastorale a cui il Signore mi ha chiamato. Desidero, perciò, anzitutto ringraziarLa e, in Lei, ringraziare il Popolo italiano per l'accoglienza calorosa che mi ha riservato fin dal primo giorno del mio servizio pastorale come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Da parte mia, assicuro anzitutto la cittadinanza romana, e poi anche l’intera Nazione italiana, del mio impegno a lavorare con tutte le forze per il bene religioso e civile di coloro che il Signore ha
affidato alle mie cure pastorali. L'annuncio del Vangelo, che in comunione con i Vescovi italiani sono chiamato a portare a Roma e all'Italia, è a servizio non solo della crescita del Popolo italiano nella fede e nella vita cristiana, ma anche del suo progresso sulle vie della concordia e della pace. Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre. Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle
innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico. L'esempio di Gesù Cristo, che “passò beneficando e risanando tutti” (At 10,3), resta per essa la norma suprema di condotta in mezzo ai popoli.
Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano sono fondate sul principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui “la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane”. E’ principio, questo, già presente nei Patti Lateranensi e poi confermato negli Accordi di modifica del Concordato. Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro
fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino.
Mi è caro assicurare a Lei, Signor Presidente, e a tutto il Popolo italiano che la Chiesa desidera mantenere e promuovere un cordiale spirito di collaborazione e di intesa a servizio della crescita spirituale e morale del Paese, a cui è legata da vincoli particolarissimi, che sarebbe gravemente dannoso, non solo per essa, ma anche per l'Italia, tentare di indebolire e spezzare. La cultura italiana è una cultura intimamente permeata di valori cristiani, come appare dagli splendidi capolavori che la Nazione ha prodotto in tutti i campi del pensiero e dell'arte. Il mio augurio è che il Popolo italiano, non solo non rinneghi l'eredità cristiana che fa parte
della sua storia, ma la custodisca gelosamente e la porti a produrre ancora frutti degni del passato. Ho fiducia che l'Italia, sotto la guida saggia ed esemplare di coloro che sono chiamati a governarla continui a svolgere nel mondo la missione civilizzatrice nella quale si è tanto distinta nel corso dei secoli. In virtù della sua storia e della sua cultura, l’Italia può recare un contributo validissimo in particolare all’Europa, aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel passato e che possono ancora oggi favorire l’unità profonda del Continente.
Come Ella, Signor Presidente, può ben comprendere, non poche preoccupazioni accompagnano questo inizio del mio servizio pastorale sulla Cattedra di Pietro. Tra di esse vorrei segnalarne alcune che, per il loro carattere universalmente umano, non possono non interessare anche chi ha la responsabilità della cosa pubblica. Intendo alludere al problema della tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella Costituzione italiana (art. 29), al problema della difesa della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale e infine al problema dell’educazione e conseguentemente della scuola, palestra indispensabile per la
formazione delle nuove generazioni. La Chiesa, abituata com’è a scrutare la volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza. Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi, la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito formativo di quest’ultima. A
questo proposito, ferma restando la competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni “umane”, rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati.
Esprimendo, da ultimo, l’augurio di un continuo progresso della Nazione sulla via del benessere spirituale e materiale, mi associo a Lei, Signor Presidente, nell’esortare tutti i cittadini e tutte le componenti della società a vivere ed operare sempre in spirito di autentica concordia, in un contesto di dialogo aperto e di mutua fiducia, nell’impegno di servire e promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona. Mi è caro concludere, Signor Presidente, ricordando la stima e l'affetto che il Popolo italiano nutre per la Sua persona, come pure la piena fiducia che esso ha nell'assolvimento dei doveri che la Sua altissima carica Le impone. A questa
stima affettuosa e a questa fiducia ho la gioia di associarmi, mentre affido Lei e la Consorte Signora Franca, come anche i Responsabili della vita della Nazione e l’intero Popolo italiano, alla protezione della Vergine Maria, così intensamente venerata negli innumerevoli santuari a Lei dedicati. Con questi sentimenti, su tutti invoco la benedizione di Dio, apportatrice di ogni desiderato bene.