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APERTURA
DEL CONGRESSO DELLE RADIO CATTOLICHE (15 GIUGNO 2008)
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Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 20 giugno 2008
Annunciando
la Verità evangelica offrite un messaggio di speranza
agli uomini del nostro tempo: così il Papa ai
partecipanti al Congresso internazionale delle Radio
cattoliche
Le
radio cattoliche, annunciando il Vangelo agli uomini del
nostro tempo, partecipano in modo sempre nuovo alla
missione della Chiesa: è il riconoscimento di Benedetto
XVI, che stamani ha avuto parole di stima per gli
operatori delle emittenti cattoliche, riuniti in Vaticano
per un Congresso internazionale, promosso dal Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Nell’udienza in
Sala Clementina, il Pontefice si è dunque soffermato sul
binomio identità-missione, tema forte del Congresso
voluto dal presidente del dicastero vaticano,
l’arcivescovo Claudio Maria Celli, che ha rivolto
l’indirizzo d’omaggio al Papa. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
E’ importante “rendere attraente la Parola di
Dio” dandogli corpo attraverso trasmissioni radiofoniche
che tocchino “il cuore degli uomini del nostro tempo”
e “partecipino alla trasformazione della vita dei nostri
contemporanei”: è l’esortazione di Benedetto XVI agli
operatori delle radio cattoliche, che, ha detto, con il
loro servizio permettono di “conoscere meglio Cristo”,
di “ascoltare il Papa ed amare la Chiesa”. Le molte e
diverse forme di comunicazione, ha notato il Pontefice,
“manifestano con evidente chiarezza come l’uomo, nella
sua struttura antropologica essenziale, sia costituito per
entrare in relazione con l’altro”:
“Lo fa soprattutto per mezzo della parola. Nella
sua semplicità e apparente povertà, la parola,
inscrivendosi nella comune grammatica del linguaggio, si
pone come strumento che realizza la capacità di relazione
degli uomini”.
Questa parola, ha aggiunto, “si fonda sulla ricchezza
condivisa di una ragione creata ad immagine e somiglianza
del Logos eterno di Dio, cioè di quel Logos in cui tutto
liberamente e per amore è creato”. Pensiero che ha
ulteriormente sviluppato nella parte del discorso
pronunciata in francese:
“En raison de son lien avec la parole, la radio
participe…”
“In ragione del suo legame con la parola – ha
sottolineato – la radio partecipa alla missione”
ecclesiale, ma al tempo stesso “genera una nuova maniera
di vivere, di essere e di fare Chiesa”. Le molteplici
forme di comunicazione, ha proseguito, “possono essere
un dono di Dio al servizio dello sviluppo della persona
umana e dell’intera umanità”. La radio attraverso la
parola e la musica può informare e far rilassare,
annunciare e denunciare, ma, è stato il suo richiamo,
sempre “nel rispetto della realtà” e in una “chiara
prospettiva di educazione alla verità e alla speranza”.
“Jésus Christ nous donne en effet la Vérité…”
“Gesù Cristo – ha ribadito – ci dona la Verità
sull’uomo e per l’uomo e, a partire da questa verità”,
ci dà “una speranza per il presente e per l’avvenire
delle persone e del mondo”. In questo contesto, il Papa
ha incoraggiato le radio cattoliche a proseguire nella
loro missione di servizio alla Parola di Dio. Anche in
spagnolo, riprendendo la “Spe salvi”, Benedetto XVI ha
richiamato l’originalità della comunicazione cristiana:
“En efecto, el Evangelio no es solamente una
comunicacion de cosas…”
“In effetti – ha affermato - il Vangelo non è
solamente una comunicazione di cose che si possono
sapere” ma è piuttosto “una comunicazione che produce
eventi e cambia la vita”. Questa comunicazione di Dio,
ha detto ancora, offre “un nuovo orizzonte di speranza e
verità alle aspettative umane”. In inglese, il Papa ha
quindi analizzato le condizioni in cui operano le radio
cattoliche all’alba del Terzo millennio:
“Today, even thug you make use of modern
communication…”
“Oggi – ha rilevato – anche se fate uso delle
moderne tecnologie di comunicazione, le parole che
trasmettete sono umili e alcune volte sembra che si
perdano in mezzo alla competizione di altri mass media più
rumorosi e più potenti”. E tuttavia, è stata la sua
esortazione, non bisogna scoraggiarsi, ma continuare a
seminare la Parola, dando compimento al comandamento
evangelico di annunciare la Buona Novella a tutte le
nazioni:
“The words which you transmit reach countless
people…”
“Le parole che trasmettete – ha rammentato –
raggiungono innumerevoli persone” alcune delle quali non
si recano mai in chiesa perché non credono o appartengono
ad altre fedi. Altre non hanno mai sentito nominare Gesù,
e proprio attraverso il servizio delle radio giungono a
loro per la prima volta le parole della Salvezza. Il Papa
ha così messo l’accento sul paziente e quotidiano
lavoro di semina, che rappresenta il modo delle emittenti
cattoliche “di cooperare alla missione apostolica”. I
vostri network, è stato il suo auspicio, “possono
rappresentare, fin d’ora, una piccola ma concreta eco
nel mondo di quella rete di amicizia che la presenza di
Cristo Risorto” ha “inaugurato fra cielo e terra e fra
uomini di tutti i continenti e le epoche”:
“Aiutando il cuore di ogni uomo ad aprirsi a
Cristo, aiuterete il mondo ad aprirsi alla speranza e a
spalancarsi a quella civiltà della verità e dell’amore
che è il frutto più eloquente della sua presenza fra
noi”.
Dal canto suo, l’arcivescovo Celli ha ricordato che,
fin dalla sua invenzione, la radio è stata promossa dai
Pontefici quale “insostituibile strumento di
evangelizzazione e di cultura”:
“La visita che Ella ha compiuto alla Radio Vaticana,
nel 75.mo anniversario di fondazione, ha ulteriormente
sottolineato il prezioso ruolo che l'emittenza radiofonica
svolge nell'ambito più generale della comunicazione”.
Mons. Celli ha così ribadito l’impegno del suo
dicastero, affinché le radio cattoliche, oggi inserite
nel novero dei new media, offrano sempre più
un’informazione al servizio della persona.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO
INTERNAZIONALE
PER I RESPONSABILI DELLE RADIO CATTOLICHE, PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Venerdì,
20 giugno 2008
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Signori, gentili Signore!
Sono
lieto di accogliervi in questa casa, che è la casa di
Pietro, e con gioia porgo il mio benvenuto a tutti voi –
Direttori, redattori e amministratori, - rappresentanti
delle molte Radio cattoliche di tutto il mondo che vi
siete ritrovati a Roma, convocati dal Pontificio Consiglio
delle Comunicazioni Sociali, per riflettere sull'identità
e la missione delle Radio Cattoliche oggi. Attraverso voi,
desidero salutare con affetto i molti vostri ascoltatori
dei diversi Paesi e continenti che quotidianamente sentono
la vostra voce e grazie al vostro servizio informativo
imparano a conoscere meglio Cristo, ad ascoltare il Papa e
ad amare la Chiesa. Un sentito ringraziamento va al
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, l’Arcivescovo Mons. Claudio Maria Celli, per le
gentili parole di omaggio che ha voluto rivolgermi. Con
lui saluto i Segretari, il Sottosegretario e tutti gli
Officiali del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali.
Le molte
e diverse forme di comunicazione con cui tutti abbiamo a
che fare, manifestano con evidente chiarezza come
l’uomo, nella sua struttura antropologica essenziale,
sia costituito per entrare in relazione con l’altro. Lo
fa soprattutto per mezzo della parola. Nella sua semplicità
e apparente povertà, la parola, inscrivendosi nella
comune grammatica del linguaggio, si pone come strumento
che realizza la capacità di relazione degli uomini.
Questa si fonda sulla ricchezza condivisa di una ragione
creata ad immagine e somiglianza del Logos eterno
di Dio, cioè di quel Logos in cui tutto
liberamente e per amore è creato. Noi sappiamo che quel Logos
non è rimasto estraneo alle vicende umane ma, per amore,
ha comunicato agli uomini se stesso - ho Logos
sarx egheneto (Gv 1,14) - e,
nell’amore da Lui rivelato e donato in Cristo, continua
ad invitare gli uomini a rapportarsi con Lui e fra loro in
modo nuovo.
Al
haberse encarnado en el seno de María, el Verbo de Dios
ofrece al mundo una relación de intimidad y amistad –
“ya no les llamo siervos… sino amigos” (Jn 15,15)
–, que se transforma en fuente de novedad para el mundo
y se pone en medio de la humanidad como comienzo de una
nueva civilización de la verdad y del amor. En efecto,
“el Evangelio no es solamente una comunicación de cosas
que se pueden saber, sino una comunicación que comporta
hechos y cambia la vida” (Spe salvi, 2). Esta
autocomunicación de Dios es la que ofrece un nuevo
horizonte de esperanza y de verdad a las esperanzas
humanas, y de esta esperanza es de donde surge, ya en este
mundo, el inicio de un mundo nuevo, de esa vida eterna que
ilumina la oscuridad del futuro humano.
Dear
friends, as you work in Catholic radio stations you are at
the service of the Word. The words that you
broadcast each day are an echo of that eternal Word which
became flesh. Your own words will bear fruit only to the
extent that they serve the eternal Word, Jesus Christ.
In God’s saving plan and providence, that Word lived
among us, or – as St. John says – “pitched his tent
among us” (Jn 1:14), in humility. The
Incarnation took place in a distant village, far away from
the noisy imperial cities of antiquity. Today, even though
you make use of modern communication technologies, the
words which you broadcast are also humble, and sometimes
it may seem to you that they are completely lost amidst
the competition of other noisy and more powerful mass
media. But do not be disheartened! You are sowing the Word
“in season and out of season” (2 Tm 4:2), and
thus fulfilling Jesus’ command that the Gospel be
preached to all nations (Mt 28:19). The words which
you transmit reach countless people, some of whom are
alone and for whom your word comes as a consoling gift,
some of whom are curious and are intrigued by what they
hear, some of whom never attend church because they belong
to different religions or to no religion at all, and
others still who have never heard the name of Jesus Christ,
yet through your service first come to hear the words of
salvation. This work of patient sowing, carried on
day after day, hour after hour, is your way of cooperating
in the apostolic mission.
Si les
multiples formes et types de communication peuvent être
un don de Dieu au service du développement de la personne
humaine et de l’humanité entière, la radio, à travers
laquelle vous exercez votre apostolat, propose une
proximité et une écoute de la parole et de la musique,
pour informer et détendre, pour annoncer et dénoncer,
mais toujours dans le respect de la réalité et dans une
claire perspective d’éducation à la vérité et à
l’espérance. Jésus Christ nous donne en effet la Vérité
sur l’homme et la vérité pour l’homme, et, à partir
de cette vérité, une espérance pour le présent et pour
l’avenir des personnes et du monde. Dans cette
perspective, le Pape vous encourage dans votre mission et
vous félicite du travail accompli. Mais, comme l’a
souligné Redemptoris missio, «il ne suffit pas d'utiliser
les médias pour répandre le message chrétien et l'enseignement
authentique de l'Église. Il est également nécessaire d'intégrer
ce message dans la "nouvelle culture" engendrée
par les communications modernes» (n. 37). En raison de
son lien avec la parole, la radio participe à la mission
de l’Église et à sa visibilité, mais elle génère également
une nouvelle manière de vivre, d’être et de faire Église ;
elle comporte des enjeux ecclésiologiques et pastoraux.
Il est important de rendre attrayante la Parole de Dieu en
lui donnant corps à travers vos réalisations et vos émissions
pour toucher le cœur des hommes et des femmes de notre
temps, et pour participer à la transformation de la vie
de nos contemporains.
Carissimi
fratelli e sorelle in Cristo, quali entusiasmanti
prospettive si aprono al vostro impegno e al vostro
lavoro! I vostri network possono rappresentare, fin
d’ora, una piccola ma concreta eco nel mondo di quella
rete di amicizia che la presenza di Cristo Risorto, il
Dio-con-noi, ha inaugurato fra cielo e terra e fra uomini
di tutti i continenti e le epoche. Così facendo, il
vostro stesso lavoro si inscriverà a pieno titolo nella
missione della Chiesa, che vi invito ad amare
profondamente. Aiutando il cuore di ogni uomo ad aprirsi a
Cristo, aiuterete il mondo ad aprirsi alla speranza e a
spalancarsi a quella civiltà della verità e dell’amore
che è il frutto più eloquente della sua presenza fra
noi. A tutti la mia Benedizione!
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
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