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UDIENZA AD UNA DELEGAZIONE DEI RAGAZZI DELL'AZIONE CATTOLICA

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Ascolta l'intervista su Antonietta Meo, detta Nennolina

Fonte, Radio Vaticana, 20 dicembre 2007

Benedetto XVI ai giovani dell'Azione cattolica italiana: seguite Gesù come fece "Nennolina", lungo la "superstrada" che porta alla santità

La santità non ha età e ogni stagione della vita può essere giusta per scegliere con radicalità di amare Gesù, come fece Antonietta Meo, conosciuta da tutti come “Nennolina”, morta in odore di santità a sei anni e mezzo e da pochi giorni riconosciuta dal Papa come Venerabile. L’esempio di Nennolina è stato proposto questa mattina da Benedetto XVI ai giovani dell’ACR, l’Azione cattolica ragazzi, ricevuti in udienza per lo scambio degli auguri natalizi. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Quella della santità è una strada, ma c’è chi ne ha tagliato il traguardo con una eccezionale velocità trasformandola in “superstrada”. E’ l’immagine usata da Benedetto XVI con i giovanissimi dell’Azione cattolica ragazzi. Una delegazione di una quarantina di loro - guidata dal presidente nazionale, Luigi Alici, e dal neoassistente dell’Azione cattolica, il vescovo Domenico Sigalini - è stata ricevuta dal Papa nella Sala del Concistoro per riflettere sul valore della testimonianza cristiana sin da bambini attraverso l’esperienza di una ragazzina romana, Nennolina - peraltro un’iscritta all’Azione Cattolica del suo tempo - che colpita da un male incurabile e straziante seppe costruire, sull’offerta di quella sofferenza a Gesù, una bruciante corsa verso la santità:
 
“La sua esistenza, così semplice e al tempo stesso così importante, dimostra che la santità è per tutte le età: per i bambini e per i giovani, per gli adulti e per gli anziani. Ogni stagione della nostra esistenza può essere buona per decidersi ad amare sul serio Gesù e per seguirlo fedelmente. In pochi anni, Nennolina ha raggiunto la vetta della perfezione cristiana che tutti siamo chiamati a scalare, ha percorso velocemente la ‘superstrada’ che conduce a Gesù”.
 
Un’“amica” e un “modello a cui ispirarvi”, perché “speciali” - ha riconosciuto Benedetto XVI - furono la fede, la speranza e la carità di Nennolina. E che la figura di questa bambina romana, vissuta a Roma negli anni Trenta del Novecento, stia particolarmente a cuore al Papa lo si capisce da questa sua ammissione:
 
“Mi ha fatto piacere che poco fa abbiate citato una bambina, Antonia Meo, detta Nennolina. Proprio tre giorni fa ho decretato il riconoscimento delle sue virtù eroiche e spero che la sua causa di beatificazione possa presto concludersi felicemente (...) Imparate a conoscerla e a seguire i suoi esempi. Penso che anche lei sarà contenta di questo: di essere ancora 'coinvolta' nell’Azione Cattolica!”.
 
Nell’augurare a tutti il Buon Natale e, in modo speciale a tutta l’Azione cattolica italiana, “di camminare unita e spedita sulla strada di Cristo, per testimoniare, nella Chiesa e nella società”, che la via cristiana, pur impegnativa, “è bella” e “conduce alla vera gioia, Benedetto XVI ha concluso invitando giovani e adulti dell’Associazione a tenere lo sguardo su Gesù “Via”, secondo lo slogan scelto dai giovani ACR per il 2008:
 
“Gesù è la strada che conduce alla vera vita, la vita che non finisce mai. E’ una strada spesso stretta e in salita ma, se uno si lascia attrarre da Lui, è sempre stupenda, come un sentiero di montagna: più si sale e più è possibile ammirare dall’alto nuovi panorami, più belli e vasti (…) L’importante è non smarrirsi, non perdere il sentiero, altrimenti si rischia di finire in un burrone, di smarrirsi nel bosco! Cari ragazzi, Dio si è fatto uomo per mostrarci la via, anzi, facendosi bambino, si è fatto lui stesso 'via', anche per voi ragazzi: è stato come voi, ha avuto la vostra età. Seguitelo con amore, mantenendo ogni giorno la vostra mano nella sua”.


Fonte, Radio Vaticana, 18 dicembre 2007

Il valore della sofferenza che redime nella breve e straordinaria parabola di “Nennolina”. Intervista con padre Piersandro Vanzan

C’è anche una bimba di sei anni e mezzo tra i Servi di Dio per i quali il Papa ha autorizzato ieri i decreti che ne riconoscono le “virtù eroiche”. Si tratta di Antonietta Meo, detta familiarmente “Nennolina”, nata a Roma il 15 dicembre 1930, morta per malattia a neanche sette anni e sepolta nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. La sua tomba è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. La sua storia è conosciuta, ormai, in molti Paesi: in seguito ad un terribile male diagnosticato dai medici, Nennolina ha dovuto affrontare all’età di 5 anni la drammatica esperienza dell’amputazione della gamba. Ma di fronte alla sofferenza ha intuito che ognuno deve compiere in sé ciò che manca alle sofferenze di Cristo per la salvezza delle anime. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, padre Piersandro Vanzan, censore teologo della Commissione per la Causa di beatificazione di Antonietta Meo:

R. - Questa bimba ha potuto realizzare in modo incredibile, dal punto di vista umano, una grande immedesimazione mistica con Gesù Crocifisso ed effettivamente il Signore ha fatto grandi cose in questa sua piccola Nennolina, che brilla non solo davanti a Gesù e con Gesù, ma per dare luce a tutti noi.
 
D. - Le lettere di Nennolina rivolte a Gesù, alla Madonna e allo Spirito Santo costituiscono l’itinerario mistico della sua brevissima vita: dalla semplicità della forma delle lettere, scritte dalla madre, emerge una profondità spirituale, specchio fedele dei suoi sentimenti...
 
R. - Queste letterine cominciò a dettarle alla mamma addirittura a cinque anni e costituiscono proprio la sua spiritualità di immedesimazione, prima con Gesù Bambino, con Gesù ragazzino, con Gesù che gioca, con Gesù che salta come lei, e poi, con Gesù sofferente, con Gesù in croce: lì raggiunge la vetta della sua immedesimazione mistica.

D. - Nennolina dice di voler offrire la propria gamba a Gesù per la conversione dei peccatori. Quale valore della sofferenza si scorge nella sua breve vita?
 
R. - Nel ’36, nell’anniversario dell’amputazione, lei vuole che si faccia grande festa in casa. 'Dobbiamo - dice - festeggiare l’anniversario dell’amputazione della gamba, perché io l’ho donata a Gesù'. Quando la zia andò a trovarla e mortificata, addolorata le diceva: “Bambina mia, adesso chissà come farai senza una gamba...”. Lei diceva: “Ma zia, io non ho perso una gamba, l’ho regalata a Gesù”.
 
D. - Questa serenità di di Nennolina davanti alla sofferenza è frutto di particolari doni di grazia...
 
R. - Senz’altro, umanamente non è spiegabile. Questa bimba ha la capacità di soffrire ed offrire con Gesù tutto al Padre, per la salvezza del mondo. Questa è decisamente una grazia straordinaria. Addirittura, abbiamo la testimonianza del suo confessore, al quale la bambina dice: “Io mi corico sulla ferita, in modo da sentire più male, perché in quel momento posso offrire più dolore a Gesù”.
 
D. - Un’altra espressione che va ricordata è il desiderio di Nennolina di essere "la lampada che arde davanti al tabernacolo giorno e notte". Questa luce continua a rischiarare anche oggi?
 
R. - La lampada che brilla sempre giorno e notte davanti a Gesù è proprio l’esempio che lei giorno e notte dà a tutti noi, in tutto il mondo proprio perché la bimba è una lampada accesa che porta luce ovunque.

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Cari ragazzi e ragazze dell’A.C.R.,

con grande gioia vi do il benvenuto. La vostra visita quest’oggi nella casa del Papa sta ad indicare che ormai siamo vicini alla grande festa del Santo Natale, una festa molto attesa, specialmente da voi ragazzi. A ciascuno di voi il mio affettuoso saluto, insieme a un vivo ringraziamento per i sentimenti e le preghiere che mi avete assicurato a nome dei vostri amici dell’A.C.R. e di tutta la grande famiglia dell’Azione Cattolica Italiana. Un saluto particolare rivolgo al Presidente nazionale, prof. Luigi Alici, e al Vescovo Domenico Sigalini, che ho da poco nominato Assistente generale dell’Azione Cattolica, come pure al Responsabile e all’Assistente dell’A.C.R. e ai loro collaboratori, estendendolo a tutti coloro che si curano della vostra formazione umana, spirituale ed apostolica.

Mi ha fatto piacere che poco fa abbiate citato una bambina, Antonia Meo, detta Nennolina. Proprio tre giorni fa ho decretato il riconoscimento delle sue virtù eroiche e spero che la sua causa di beatificazione possa presto concludersi felicemente. Che esempio luminoso ha lasciato questa vostra piccola coetanea! Nennolina, bambina romana, nella sua brevissima vita – solo sei anni e mezzo – ha dimostrato una fede, una speranza, una carità speciali, e così anche le altre virtù cristiane. Pur essendo una fragile fanciulla, è riuscita a dare una testimonianza forte e robusta al Vangelo e ha lasciato un segno profondo nella Comunità diocesana di Roma. Nennolina apparteneva all’Azione Cattolica: oggi sicuramente sarebbe iscritta all’A.C.R.! Perciò potete considerarla come una vostra amica, un modello a cui ispirarvi. La sua esistenza, così semplice e al tempo stesso così importante, dimostra che la santità è per tutte le età: per i bambini e per i giovani, per gli adulti e per gli anziani. Ogni stagione della nostra esistenza può essere buona per decidersi ad amare sul serio Gesù e per seguirlo fedelmente. In pochi anni, Nennolina ha raggiunto la vetta della perfezione cristiana che tutti siamo chiamati a scalare, ha percorso velocemente la "superstrada" che conduce a Gesù. Anzi, come avete ricordato voi stessi, è Gesù la vera "strada" che ci porta al Padre e alla sua e nostra casa definitiva che è il Paradiso. Voi sapete che Antonia ora vive in Dio, e dal Cielo vi sta vicino: sentitela presente con voi, nei vostri gruppi. Imparate a conoscerla e a seguire i suoi esempi. Penso che anche lei sarà contenta di questo: di essere ancora "coinvolta" nell’Azione Cattolica!

Siamo a Natale e vorrei formularvi fervidi auguri di gioia e di serenità, ma permettete che, insieme a questi auguri, ne faccia un altro per tutto l’anno che tra poco inizieremo. Lo faccio prendendo spunto dal vostro slogan per il 2008: che possiate sempre camminare con gioia sulla strada della vita con Gesù. Lui un giorno disse: "Io sono la via" (Gv 14,6). Gesù è la strada che conduce alla vera vita, la vita che non finisce mai. E’ una strada spesso stretta e in salita ma, se uno si lascia attrarre da Lui, è sempre stupenda, come un sentiero di montagna: più si sale e più è possibile ammirare dall’alto nuovi panorami, più belli e vasti. C’è la fatica del cammino, ma non si è soli: ci si aiuta a vicenda, ci si aspetta, si dà una mano a chi rimane indietro… L’importante è non smarrirsi, non perdere il sentiero, altrimenti si rischia di finire in un burrone, di smarrirsi nel bosco! Cari ragazzi, Dio si è fatto uomo per mostrarci la via, anzi, facendosi bambino, si è fatto lui stesso "via", anche per voi ragazzi: è stato come voi, ha avuto la vostra età. Seguitelo con amore, mantenendo ogni giorno la vostra mano nella sua.

Questo che dico a voi vale ugualmente per noi adulti. Auguro dunque a tutta l’Azione Cattolica Italiana di camminare unita e spedita sulla strada di Cristo, per testimoniare, nella Chiesa e nella società, che questa via è bella; è vero che richiede impegno, ma conduce alla vera gioia. Affidiamo quest’augurio, che è anche preghiera, alla materna intercessione di Maria, madre della speranza, Stella della speranza. Lei che ha atteso e preparato con trepidazione la nascita del suo Figlio Gesù, aiuti anche noi a celebrare il prossimo Natale in un clima di profonda devozione e intima gioia spirituale. Accompagno i miei più cari auguri con una speciale Benedizione Apostolica per voi, qui presenti, per i vostri cari e per l’intera famiglia dell’Azione Cattolica. Buon Natale!

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