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UDIENZA AI RAPPRESENTANTI PRESSO GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI

Radio Vaticana, 18 marzo 2006

DIFENDERE LA VITA E I DIRITTI UMANI DA ABUSI O INTERESSI POLITICI DI PARTE, MA SECONDO GIUSTIZIA E VERITA’: L’INVITO DI BENEDETTO XVI AI RAPPRESENTANTI DELLA SANTA SEDE PRESSO GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI INTERGOVERNATIVI

 La Santa Sede, con i suoi rappresentanti, gioca un ruolo “fondamentale” in seno alle Organizzazioni internazionali nel promuovere la pace e la giustizia e nel tutelare la vita e i diritti dell’uomo da ogni forma di arbitrio. Lo ha affermato Benedetto XVI nell’udienza concessa questa mattina ai rappresentanti presso i 16 Organismi internazionali in cui la Santa Sede è oggi accreditata. L’incontro con il Papa ha concluso una riunione di due giorni - ieri ed oggi - durante la quale gli osservatori vaticani si sono confrontati con i vertici della Segreteria di Stato e di alcuni dicasteri pontifici. In particolare – informa un comunicato - gli argomenti di dibattito hanno riguardato la collaborazione della Santa Sede con le organizzazioni cattoliche o di ispirazione cattolica, che operano all’interno delle organizzazioni internazionali intergovernative, e l’evoluzione del concetto dei diritti umani. La sintesi dell’intervento di Benedetto XVI nel servizio di Alessandro De Carolis.

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Una presenza nello scacchiere internazionale che suona come una voce della “coscienza”, più alta delle controversie diplomatiche o delle dispute territoriali perché interessata a difendere la pace e la vita degli uomini dall’arroganza e dagli abusi. E’ la voce della Santa Sede che risuona attraverso i suoi emissari ufficiali in quelle sedi – dall’ONU di New York o di Ginevra all’Organizzazione Mondiale del Commercio o del Turismo – in cui si orientano i destini degli Stati. Si tratta, ha osservato Benedetto XVI all’inizio del suo interevento, di una partecipazione “accresciuta”, sia pure delicata e faticosa, che fornisce un “prezioso stimolo a che essa – ha detto – possa continuare a dare voce alla coscienza di quanti compongono la comunità internazionale”.  

Grazie al lavoro dei suoi osservatori o rappresentanti permanenti, ha sottolineato il Pontefice, la Santa Sede contribuisce al rispetto dei diritti umani e del bene comune “e, pertanto – ha proseguito - all’autentica libertà ed alla giustizia. Siamo in presenza di un impegno specifico ed insostituibile, che può divenire ancor più efficace se si uniscono le forze di quanti collaborano con fedele dedizione alla missione della Chiesa nel mondo”. Entrando quindi nel concreto del lavoro dei rappresentanti vaticani, Benedetto XVI li ha sollecitati a usare la “forza apparentemente inerme, ma in definitiva prevalente della verità” in difesa dell’uomo anche quando – ha osservato – “la politica degli Stati o la maggioranza dell’opinione pubblica si muovono in direzione contraria. La verità, infatti, trova forza in se stessa e non nel numero dei consensi che riceve”: 

“Le relazioni fra gli Stati e negli Stati sono giuste nella misura in cui esse rispettano la verità. Quando, invece, la verità è oltraggiata, la pace è minacciata, il diritto viene compromesso, allora, con logica conseguenza, si scatenano le ingiustizie. Esse sono frontiere che dividono i Paesi in maniera molto più profonda di quanto lo facciano i confini tracciati sulle carte geografiche e, spesso, non sono soltanto frontiere esterne, ma anche interne agli Stati”.  

Queste ingiustizie, ha affermato Benedetto XVI, assumono anche “molti volti”, come, ad esempio, “il volto del disinteresse o del disordine, che giunge a ledere la struttura di quella cellula originante della società, che è la famiglia”: 

“Oppure il volto della prepotenza o dell’arroganza, che può arrivare fino all’arbitrio, mettendo a tacere chi non ha voce o non ha forza per farla udire, come avviene nel caso dell’ingiustizia che, oggi, è forse la più grave, ossia quella che sopprime la vita umana nascente”.

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DISCORSO DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Signor Cardinale
e cari Rappresentanti della Santa Sede
presso gli Organismi Internazionali,

Vi accolgo tutti con affetto in quest’incontro, nel quale ho la gioia di prendere contatto per la prima volta con voi, convenuti qui a Roma per riflettere insieme su alcune importanti questioni dell’ora presente. A tutti voi rivolgo il mio cordiale saluto e ringrazio, poi, sentitamente il Signor Cardinale Segretario di Stato per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro.

L’accresciuta partecipazione della Santa Sede alle attività internazionali costituisce un prezioso stimolo a che essa possa continuare a dare voce alla coscienza di quanti compongono la comunità internazionale. Si tratta di un servizio delicato e faticoso, che – poggiando sulla forza apparentemente inerme, ma in definitiva prevalente della verità – intende collaborare alla costruzione di una società internazionale più attenta alla dignità ed alle vere esigenze della persona umana. In questa prospettiva, la presenza della Santa Sede presso gli Organismi Internazionali Intergovernativi rappresenta un contributo fondamentale al rispetto dei diritti umani e del bene comune e, pertanto, all’autentica libertà ed alla giustizia. Siamo in presenza di un impegno specifico ed insostituibile, che può divenire ancor più efficace se si uniscono le forze di quanti collaborano con fedele dedizione alla missione della Chiesa nel mondo.

Le relazioni fra gli Stati e negli Stati sono giuste nella misura in cui esse rispettano la verità. Quando, invece, la verità è oltraggiata, la pace è minacciata, il diritto viene compromesso, allora, con logica conseguenza, si scatenano le ingiustizie. Esse sono frontiere che dividono i Paesi in maniera molto più profonda di quanto lo facciano i confini tracciati sulle carte geografiche e, spesso, non sono soltanto frontiere esterne, ma anche interne agli Stati. Queste ingiustizie assumono anche molti volti; per esempio, il volto del disinteresse o del disordine, che giunge a ledere la struttura di quella cellula originante della società, che è la famiglia; oppure il volto della prepotenza o dell’arroganza, che può arrivare fino all’arbitrio, mettendo a tacere chi non ha voce o non ha forza per farla udire, come avviene nel caso dell’ingiustizia che, oggi, è forse la più grave, ossia quella che sopprime la vita umana nascente.

"Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti" (1 Cor 1,27). Questo criterio dell’azione divina, di perdurante attualità, vi sproni a non meravigliarvi, e tanto meno a scoraggiarvi, davanti alle difficoltà ed alle incomprensioni. Sapete, infatti, che, attraverso di esse, partecipate con autorevolezza alla responsabilità profetica della Chiesa, che intende continuare a levare la sua voce in difesa dell’uomo, anche quando la politica degli Stati o la maggioranza dell’opinione pubblica si muovono in direzione contraria. La verità, infatti, trova forza in se stessa e non nel numero dei consensi che riceve.

Siate certi che accompagno la vostra missione, ardua ed importante, con cordiale attenzione e con sincera gratitudine, assicurandovi anche il ricordo nella preghiera, mentre volentieri imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica.

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