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Radio Vaticana 7 febbraio 2011
Benedetto
XVI: educare, atto di amore in un mondo in cui si
considera pericoloso parlare di verità
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L’educatore cristiano sia espressione d’amore e
testimone della verità: è l’esortazione rivolta da
Benedetto XVI ai partecipanti alla Plenaria della
Congregazione per l’Educazione cattolica, ricevuti
stamani in udienza in Vaticano. Il Papa ha messo
l’accento sull’urgenza per la Chiesa di rispondere
alla sfida dell’emergenza educativa nei seminari come
nelle scuole. Quindi, ha ribadito che in un tempo segnato
dal relativismo, la verità va annunciata con “fedeltà
coraggiosa e innovativa”. L’indirizzo d’omaggio al
Papa è stato rivolto dal cardinale prefetto del
dicastero, Zenon Grocholewski. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
“Educare è un atto d’amore, esercizio della
‘carità intellettuale’ che richiede responsabilità,
dedizione, coerenza di vita”: è quanto sottolineato da
Benedetto XVI nel suo discorso ai membri del dicastero per
l’Educazione cattolica. Il Papa ha ribadito quanto sia
importante affrontare il tema, a lui particolarmente caro,
dell’emergenza educativa. Una sfida, ha detto, tra le più
urgenti che “la Chiesa e le sue istituzioni sono
chiamate ad affrontare”:
“L'opera educativa sembra diventata sempre più
ardua perché, in una cultura che troppo spesso fa del
relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce
della verità, anzi si considera pericoloso parlare di
verità, instillando così il dubbio sui valori di base
dell'esistenza personale e comunitaria”.
Il Papa ha quindi elogiato il servizio svolto dalle
istituzioni formative che “si ispirano alla visione
cristiana dell’uomo e della realtà”. Ed ha messo
l’accento sull’importanza della formazione negli anni
di seminario. Quest’ultimo, è stato il suo auspicio,
“sia una tappa preziosa della vita in cui il candidato
al sacerdozio fa l’esperienza di essere ‘un
discepolo’ di Gesù’”. Ha così riaffermato la
necessità per i seminaristi di “vivere insieme” ed
amare “la dimensione comunitaria” che anticipa la
“fraternità sacramentale”. Il Pontefice ha poi
rivolto il pensiero alla teologia esortando a rendere
“sempre più solido il legame” tra essa e lo studio
della Sacra Scrittura:
“Il teologo non deve dimenticare di essere anche
colui che parla a Dio. E’ indispensabile, quindi, tenere
strettamente unite la teologia con la preghiera personale
e comunitaria, specialmente liturgica. La teologia è
scientia fidei e la preghiera nutre la fede. Nell’unione
con Dio, il mistero è, in qualche modo, assaporato, si fa
vicino, e questa prossimità è luce per
l'intelligenza”.
E richiamando il Beato John Henry Newman ha
sottolineato la connessione della teologia con le altre
discipline che formano assieme un “circolo del
sapere”. Solo Dio, ha rilevato, “ha rapporto con la
totalità del reale”. Di conseguenza, ha avvertito,
“eliminare Dio significa spezzare il circolo del
sapere”:
“In questa prospettiva le Università cattoliche,
con la loro identità ben precisa e la loro apertura alla
‘totalità’ dell’essere umano, possono svolgere
un’opera preziosa per promuovere l’unità del sapere,
orientando studenti ed insegnanti alla Luce del mondo, la
‘luce vera che illumina ogni uomo’”
Occorre, ha detto il Papa, il “coraggio di annunciare
il valore ‘largo’ dell’educazione, per formare
persone solide”. Serve, ha soggiunto, “una fedeltà
coraggiosa ed innovativa, che sappia coniugare chiara
coscienza della propria identità” e apertura
all’altro per vivere insieme nelle società della
propria vita:
“Anche a questo fine, emerge il ruolo educativo
dell’insegnamento della Religione cattolica come
disciplina scolastica in dialogo interdisciplinare con le
altre. Infatti, esso contribuisce largamente non solo allo
sviluppo integrale dello studente, ma anche alla
conoscenza dell’altro, alla comprensione e al rispetto
reciproco”.
Il Papa ha affermato che “con la coerenza della
propria vita e con il coinvolgimento personale, la
presenza dell’educatore cristiano” diventa
“espressione di amore e testimonianza della verità”.
Infine ha offerto la sua riflessione sul contributo che
Internet può dare alla formazione dei seminari, tema
questo sul quale la Congregazione sta approntando un
documento. La Rete, ha osservato il Papa, “per la sua
capacità di superare le distanze e di mettere in contatto
reciproco le persone, presenta grandi possibilità anche
per la Chiesa e le sue missioni”. Il suo utilizzo, ha
poi aggiunto, deve sempre essere “intelligente e
prudente”:
“Anche in questo campo è di estrema importanza
poter contare su formatori adeguatamente preparati perché
siano guide fedeli e sempre aggiornate, al fine di
accompagnare i candidati al sacerdozio all'uso corretto e
positivo dei mezzi informatici”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA
DELLA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA
(DEI SEMINARI E DEGLI ISTITUTI DI STUDIO)
Sala del
Concistoro
Lunedì, 7 febbraio 2011
Signori
Cardinali,
Venerati fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle.
Rivolgo a
ciascuno di voi il mio cordiale saluto per questa visita
in occasione della riunione plenaria della Congregazione
per l'Educazione Cattolica. Saluto il Cardinale Zenon
Grocholewski, Prefetto del Dicastero, ringraziandolo per
le sue cortesi parole, come pure il Segretario, il
Sottosegretario, gli Officiali e i Collaboratori.
Le
tematiche che affrontate in questi giorni hanno come
denominatore comune l'educazione e la formazione, che
costituiscono oggi una delle sfide più urgenti che la
Chiesa e le sue istituzioni sono chiamate ad affrontare.
L'opera educativa sembra diventata sempre più ardua
perché, in una cultura che troppo spesso fa del
relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce
della verità, anzi si considera pericoloso parlare di
verità, instillando così il dubbio sui valori di base
dell'esistenza personale e comunitaria. Per questo è
importante il servizio che svolgono nel mondo le numerose
istituzioni formative che si ispirano alla visione
cristiana dell'uomo e della realtà: educare è un atto
d'amore, esercizio della “carità intellettuale”, che
richiede responsabilità, dedizione, coerenza di vita. Il
lavoro della vostra Congregazione e le scelte che farete
in questi giorni di riflessione e di studio contribuiranno
certamente a rispondere all’attuale “emergenza
educativa”.
La vostra
Congregazione, creata nel 1915 da Benedetto
XV, da quasi cento anni svolge la sua opera preziosa a
servizio delle varie Istituzioni cattoliche di formazione.
Tra di esse, senza dubbio, il seminario è una delle più
importanti per la vita della Chiesa ed esige pertanto un
progetto formativo che tenga conto del contesto sopra
accennato. Varie volte ho sottolineato come il seminario
sia una tappa preziosa della vita, in cui il candidato al
sacerdozio fa l’esperienza di essere “un discepolo di
Gesù”. Per questo tempo destinato alla formazione, è
richiesto un certo distacco, un certo “deserto”,
perché il Signore parla al cuore con una voce che si
sente se c'è il silenzio (cfr 1Re 19,12); ma è
richiesta anche la disponibilità a vivere insieme, ad
amare la “vita di famiglia” e la dimensione
comunitaria che anticipano quella “fraternità
sacramentale” che deve caratterizzare ogni presbiterio
diocesano (cfr Presbyterorum
ordinis, 8) e che ho voluto richiamare anche nella
mia recente Lettera
ai seminaristi: «sacerdoti non si diventa da
soli. Occorre la "comunità dei discepoli",
l'insieme di coloro che vogliono servire la comune
Chiesa».
In questi
giorni studiate anche la bozza del documento su Internet
e la formazione nei seminari. Internet, per la sua
capacità di superare le distanze e di mettere in contatto
reciproco le persone, presenta grandi possibilità anche
per la Chiesa e la sua missione. Con il necessario
discernimento per un suo uso intelligente e prudente, è
uno strumento che può servire non solo per gli studi, ma
anche per l'azione pastorale dei futuri presbiteri nei
vari campi ecclesiali, quali l'evangelizzazione, l'azione
missionaria, la catechesi, i progetti educativi, la
gestione delle istituzioni. Anche in questo campo è di
estrema importanza poter contare su formatori
adeguatamente preparati perché siano guide fedeli e
sempre aggiornate, al fine di accompagnare i candidati al
sacerdozio all'uso corretto e positivo dei mezzi
informatici.
Quest'anno,
poi, ricorre il LXX anniversario della Pontificia Opera
per le Vocazioni Sacerdotali, istituita dal Venerabile Pio
XII per favorire la collaborazione tra la Santa Sede e
le Chiese locali nella preziosa opera di promozione delle
vocazioni al ministero ordinato. Tale ricorrenza potrà
essere l'occasione per conoscere e valorizzare le
iniziative vocazionali più significative promosse nelle
Chiese locali. Occorre che la pastorale vocazionale, oltre
a sottolineare il valore della chiamata universale a
seguire Gesù, insista più chiaramente sul profilo del
sacerdozio ministeriale, caratterizzato dalla sua
specifica configurazione a Cristo, che lo distingue
essenzialmente dagli altri fedeli e si pone al loro
servizio.
Avete
avviato, inoltre, una revisione di quanto prescrive la
Costituzione apostolica Sapientia
christiana sugli studi ecclesiastici, riguardo al
diritto canonico, agli Istituti Superiori di Scienze
Religiose e, recentemente, alla filosofia. Un settore su
cui riflettere particolarmente è quello della teologia.
E’ importante rendere sempre più solido il legame tra
la teologia e lo studio della Sacra Scrittura, in modo che
questa ne sia realmente l'anima e il cuore (cfr Verbum
Domini, 31). Ma il teologo non deve dimenticare di
essere anche colui che parla a Dio. E’ indispensabile,
quindi, tenere strettamente unite la teologia con la
preghiera personale e comunitaria, specialmente liturgica.
La teologia è scientia fidei e la preghiera nutre
la fede. Nell’unione con Dio, il mistero è, in qualche
modo, assaporato, si fa vicino, e questa prossimità è
luce per l'intelligenza. Vorrei sottolineare anche la
connessione della teologia con le altre discipline,
considerando che essa viene insegnata nelle Università
cattoliche e, in molti casi, in quelle civili. Il beato
John Henry Newman parlava di “circolo del sapere”, circle
of knowledge, per indicare che esiste
un’interdipendenza tra le varie branche del sapere; ma
Dio e Lui solo ha rapporto con la totalità del reale; di
conseguenza eliminare Dio significa spezzare il circolo
del sapere. In questa prospettiva le Università
cattoliche, con la loro identità ben precisa e la loro
apertura alla “totalità” dell’essere umano, possono
svolgere un’opera preziosa per promuovere l’unità del
sapere, orientando studenti ed insegnanti alla Luce del
mondo, la “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv
1,9). Sono considerazioni che valgono anche per le Scuole
cattoliche. Occorre, anzitutto, il coraggio di annunciare
il valore “largo” dell'educazione, per formare persone
solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare
senso alla propria vita. Oggi si parla di educazione
interculturale, oggetto di studio anche nella vostra
Plenaria. In questo ambito è richiesta una fedeltà
coraggiosa ed innovativa, che sappia coniugare chiara
coscienza della propria identità e apertura
all’alterità, per le esigenze del vivere insieme nelle
società multiculturali. Anche a questo fine, emerge il
ruolo educativo dell’insegnamento della Religione
cattolica come disciplina scolastica in dialogo
interdisciplinare con le altre. Infatti, esso contribuisce
largamente non solo allo sviluppo integrale dello
studente, ma anche alla conoscenza dell’altro, alla
comprensione e al rispetto reciproco. Per raggiungere tali
obiettivi dovrà essere prestata particolare cura alla
formazione dei dirigenti e dei formatori, non solo da un
punto di vista professionale, ma anche religioso e
spirituale, perché, con la coerenza della propria vita e
con il coinvolgimento personale, la presenza
dell’educatore cristiano diventi espressione di amore e
testimonianza della verità.
Cari
fratelli e sorelle, vi ringrazio per quanto fate con il
vostro competente lavoro al servizio delle istituzioni
educative. Tenete sempre lo sguardo rivolto a Cristo,
l’unico Maestro, perché con il suo Spirito renda
efficace il vostro lavoro. Vi affido alla materna
protezione di Maria Santissima, Sedes Sapientiae, e
di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
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