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VIAGGIO
APOSTOLICO IN BAVIERA: MESSA A REGENSBURG (12 SETTEMBRE 2006)
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LE
TAPPE DEL VIAGGIO IN GERMANIA (9-14 SETTEMBRE 2006)
MESSA
A REGENSBURG
SENZA
DIO, I CONTI DELL’UOMO NON TORNANO: NELLA MESSA
PRESIEDUTA A RATISBONA, BENEDETTO XVI HA INVITATO I
CREDENTI A CONTEMPLARE IL “VOLTO UMANO DI DIO” CONTRO
OGNI FANATISMO O SPECULAZIONE INTELLETTUALE.
Un
viaggio che è una “festa della fede”, ma che allo
stesso tempo sollecita i fedeli a chiedersi in cosa
realmente credano. Con sul volto i sorrisi per la grande
accoglienza riservatagli anche dalla città di Ratisbona,
Benedetto XVI non ha mancato di proseguire, nella Messa
presieduta questa mattina nella grande spianata dell’Islinger
Feld, la catechesi che sta accompagnando il suo viaggio
apostolico in Baviera. Dal cuore mariano di Altötting
alla città di Ratisbona, uno dei centri industriali e
tecnologici della Germania meridionale: qui, tra il 1969 e
il 1971, il più giovane prof. Joseph Ratzinger fu tra i
docenti dell’Università cittadina. Proseguendo nel suo
itinerario spirituale, oltre che affettivo, di questi
giorni, il Papa ha pronunciato un’omelia densa di
richiami alla supremazia di Dio, in un mondo che prova a
fare a meno di lui, preferendogli la speculazione
intellettuale o il fanatismo. Per entrare allora nel vivo
della grande cerimonia di stamani, la parola al nostro
inviato in Germania, Paolo Ondarza:
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“Oggi,
che conosciamo le patologie e le malattie mortali della
religione e della ragione, le distruzioni dell’immagine
di Dio a causa dell’odio e del fanatismo, è importante
dire con chiarezza in quale Dio noi crediamo e professare
convinti questo volto umano di Dio”. Così Benedetto XVI
nella Messa celebrata sulla spianata dell’Islinger Feld
di Ratisbona, un prato già chiamato dalla popolazione Papstwiese,
prato papale. Presenti circa 300 mila persone, alcune
della quali hanno passato la notte all’aperto.
(cori)
“Dio
è Bontà – ha detto il Papa – non ci lascia
brancolare nel buio”. “Ci ama fino al punto da
lasciarsi per noi inchiodare sulla Croce per portare le
sofferenze dell’umanità fino al Suo cuore”.
Professare Cristo – ha aggiunto – “ci libera dalla
paura di Dio – un sentimento dal quale, in definitiva,
nacque l’ateismo moderno”. Credere è ragionevole.
“Fin dall’illuminismo – ha ricordato – almeno una
parte della scienza s’impegna a cercare una spiegazione
del mondo, in cui Dio diventi superfluo”:
Die
Sache mit dem Menschen geht nicht auf ohne Gott, und die
Sache mit …
“Ma
i conti sull'uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul
mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non
tornano”.
Nell’alternativa
tra
la Ragione
creatrice, o l’irrazionalità che, priva di ogni
ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo
matematico, risultato casuale dell’evoluzione”, noi
cristiani crediamo in “Dio Padre, Creatore del Cielo e
della Terra”. “Crediamo – ha detto il Papa – che
all’origine c’è il Verbo eterno,
la Ragione
, non l’irrazionalità”.
(applausi)
“Credere
è semplice – ha spiegato il Papa indicando nel Credo,
una Somma nella quale tutto l’essenziale è espresso. La
fede è anzitutto gioia di essere insieme, è festa:
“Chi crede non è mai solo”, ha aggiunto il Santo
Padre introducendo il motto di questo viaggio in Baviera.
(inno)
“La
fede è speranza, è la certezza che noi abbiamo un
futuro, che non cadremo – ha proseguito Benedetto XVI
– è amore, l’amore di Dio vuole contagiarci”.
Credere non è adesione ad una “serie di sentenze” e
di norme, è “l’incontro tra Dio e l’uomo” che si
manifesta nel Battesimo. In esso Dio rende gli uomini una
grande famiglia nella comunità universale della Chiesa:
Ja,
wer glaubt ist nie allein. Gott geht auf uns zu. Gehen
auch wir …
“Sì,
chi crede non è mai solo. Dio ci viene incontro.
Incamminiamoci anche noi verso Dio e andiamo così gli uni
incontro agli altri! Non lasciamo solo, per quanto sta
nelle nostre forze, nessuno dei figli di Dio!”
“La
fede è credere nel Giudizio”, ha detto ancora Benedetto
XVI, spiegando che la prospettiva del giudizio non deve
suscitare paura. Credere nel giudizio di Dio è credere
nell’affermazione del diritto, nel “congiungimento di
tanti frammenti di storia che sembrano privi di senso, così
da integrarli in un tutto in cui dominino la verità e
l’amore”:
Aber
wollen wir nicht alle, dass einmal all den ungerecht
Verurteilten, …
“Non
desideriamo forse tutti che un giorno sia fatta giustizia
per tutti i condannati ingiustamente, per quanti hanno
sofferto lungo la vita e poi da una vita piena di dolore
sono stati inghiottiti nella morte? Non vogliamo forse che
l’eccesso di ingiustizia e di sofferenza, che vediamo
nella storia, alla fine si dissolva; che tutti in
definitiva possano diventare lieti, che tutto ottenga un
senso?”.
“La
fede – ha aggiunto Benedetto XVI – non vuol fare
paura, è una chiamata alla responsabilità”. “Non
dobbiamo sprecare la nostra vita, né abusare di essa, né
tenerla per noi stessi, di fronte all’ingiustizia non
dobbiamo restare indifferenti, diventandone addirittura
complici o conniventi”. “Dobbiamo percepire – ha
proseguito – la nostra missione nella storia e cercare
di corrispondervi”.
Nell’odierna
festa del “nome di Maria”, avvocata degli uomini
presso Dio, il Papa ha rivolto gli auguri a tutte le donne
che ne portano il nome ricordando in particolare sua madre
e sua sorella. Pensando al lavoro impiegato per consentire
il sereno svolgimento di questo viaggio in Baviera,
Benedetto XVI si è detto commosso e confuso:
Für
all dies kann ich nur einfach ein ganz herzliches
“Vergelt’s Gott” …
“Grazie
di cuore! Il Signore Vi ricompensi per tutto, e la gioia
che noi ora possiamo sperimentare grazie alla vostra
preparazione, ritorni centuplicata a ciascuno di voi! Mi
sono commosso, quando ho sentito quante persone hanno
collaborato per abbellire la mia casa e il mio
giardino”.
“Non
avete fatto tutto ciò per un singolo uomo – ha detto
– l’avete fatto nella solidarietà della fede,
lasciandovi guidare dall’amore per il Signore e per
la Chiesa
”.
Sul
palco, il reliquario di San Wolfgang patrono di Ratisbona
e il grande crocifisso ligneo della Schottenkirche, Chiesa
degli scozzesi, di San Jakob nel seminario della diocesi.
All’interno di questa scultura, è stata recentemente
trovata una piccola reliquia contenente una farfalla
d’argento a grandezza naturale, simbolo della
resurrezione.
Da
Monaco di Baviera, Paolo Ondarza, Radio Vaticana.
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LE
PAROLE DEL PAPA
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L'omelia
di Benedetto XVI alla Santa Messa di Regensburg. A
oltre 350mila persone, il papa spiega la
ragionevolezza della fede. La traduzione
italiana...
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Cari
fratelli e sorelle!
"Chi crede non è mai solo" è il motto
di questi giorni. Lo vediamo qui realizzato. La
fede ci riunisce e ci dona una festa. Ci dona la
gioia in Dio, la gioia per la creazione e per lo
stare insieme. Io so che in precedenza questa
festa ha richiesto molta fatica e molto lavoro.
Attraverso i resoconti dei giornali ho potuto un
po' rendermi conto di quante persone hanno
impegnato il loro tempo e le loro forze per
preparare questa spianata in modo così degno;
grazie a loro c’è
la Croce
qui sulla collina come segno di Dio per la pace
nel mondo; le vie di accesso e di partenza sono
libere; la sicurezza e l'ordine sono garantite;
sono stati approntati alloggi ecc. Non potevo
immaginare – e anche adesso lo so solo
sommariamente – quanto lavoro fin nei minimi
particolari sia stato necessario perché potessimo
ora trovarci tutti insieme in questo modo. Per
tutto ciò non posso che dire semplicemente
"Grazie di cuore!". Il Signore Vi
ricompensi per tutto, e la gioia che noi ora
possiamo sperimentare grazie alla vostra
preparazione, ritorni centuplicata a ciascuno di
voi! Mi sono commosso, quando ho sentito quante
persone, in particolare delle scuole professionali
di Weiden ed Amberg, come anche ditte e singole
persone, uomini e donne, hanno collaborato per
abbellire la mia casa e il mio giardino. Un po'
confuso di fronte a tanta bontà, posso anche in
questo caso dire soltanto un umile
"Grazie!" per un tale impegno. Non avete
fatto tutto ciò soltanto per un singolo uomo, per
la mia povera persona; l'avete fatto nella
solidarietà della fede, lasciandovi guidare
dall'amore per il Signore e per
la Chiesa. Tutto
questo è un segno di vera umanità, che nasce
dall'essere toccati da Gesù Cristo.
Ci siamo riuniti per una festa della fede. Ora,
però, emerge la domanda: Ma che cosa crediamo in
realtà? Che cosa significa: credere? Può una
tale cosa di fatto ancora esistere nel mondo
moderno? Vedendo le grandi "Somme" di
teologia redatte nel Medioevo o pensando alla
quantità di libri scritti ogni giorno in favore o
contro la fede, si è tentati di scoraggiarsi e di
pensare che questo è tutto troppo complicato.
Alla fine, vedendo i singoli alberi, non si vede
più il bosco. È vero: la visione della fede
comprende cielo e terra; il passato, il presente,
il futuro, l'eternità – e perciò non è mai
esauribile. E tuttavia, nel suo nucleo è molto
semplice. Il Signore, infatti, ne parla col Padre
dicendo: "Hai voluto rivelarlo ai semplici
– a coloro che sono capaci di vedere col
cuore" (cfr Mt 11,25).
La Chiesa
, da parte sua, ci offre una piccola
"Somma", nella quale tutto l'essenziale
è espresso: è il cosiddetto "Credo degli
Apostoli". Esso viene di solito suddiviso in
dodici articoli – secondo il numero degli
Apostoli – e parla di Dio, Creatore e Principio
di tutte le cose, di Cristo e dell'opera della
salvezza, fino alla risurrezione dei morti e alla
vita eterna. Ma nella sua concezione di fondo, il
Credo è composto solo di tre parti principali, e
secondo la sua storia non è nient'altro che
un'amplificazione della formula battesimale, che
il Signore risorto consegnò ai discepoli per
tutti i tempi quando disse loro: "Andate e
ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo" (Mt 28,19).
In questa visione si dimostrano due cose: la fede
è semplice. Crediamo in Dio – in Dio, principio
e fine della vita umana. In quel Dio che entra in
relazione con noi esseri umani, che è per noi
origine e futuro. Così la fede,
contemporaneamente, è sempre anche speranza, è
la certezza che noi abbiamo un futuro e non
cadremo nel vuoto. E la fede è amore, perché
l'amore di Dio vuole "contagiarci".
Come seconda cosa possiamo costatare: il Credo non
è un insieme di sentenze, non è una teoria. È,
appunto, ancorato all'evento del Battesimo – ad
un evento d'incontro tra Dio e l'uomo. Dio, nel
mistero del Battesimo, si china sull'uomo; ci
viene incontro e in questo modo ci avvicina anche
tra noi. Perché il Battesimo significa che Gesù
Cristo, per così dire, ci adotta come suoi
fratelli e sorelle, accogliendoci con ciò come
figli nella famiglia di Dio stesso. In questo modo
fa quindi di tutti noi una grande famiglia nella
comunità universale della Chiesa. Sì, chi crede
non è mai solo. Dio ci viene incontro.
Incamminiamoci anche noi verso Dio e andiamo così
gli uni incontro agli altri! Non lasciamo solo,
per quanto sta nelle nostre forze, nessuno dei
figli di Dio!
Noi crediamo in Dio. Questa è la nostra decisione
di fondo. Ma è possibile ancora oggi? È una cosa
ragionevole? Fin dall'illuminismo, almeno una
parte della scienza s'impegna con solerzia a
cercare una spiegazione del mondo, in cui Dio
diventi superfluo. E così Egli dovrebbe diventare
inutile anche per la nostra vita. Ma ogniqualvolta
poteva sembrare che ci si fosse quasi riusciti –
sempre di nuovo appariva evidente: i conti non
tornano! I conti sull'uomo, senza Dio,non tornano,
e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo,
senza di Lui non tornano. In fin dei conti, resta
l'alternativa: che cosa esiste all'origine?
La Ragione
creatrice, lo Spirito che opera tutto e suscita lo
sviluppo, o l'Irrazionalità che, priva di ogni
ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in
modo matematico e anche l'uomo, la sua ragione.
Questa, però, sarebbe allora soltanto un
risultato casuale dell'evoluzione e quindi, in
fondo, anche una cosa irragionevole. Noi cristiani
diciamo: "Credo in Dio Padre, Creatore del
cielo e della terra" – credo nello Spirito
Creatore. Noi crediamo che all'origine c'è il
Verbo eterno,
la Ragione
e non l'Irrazionalità. Con questa fede non
abbiamo bisogno di nasconderci, non dobbiamo
temere di trovarci con essa in un vicolo cieco.
Siamo lieti di poter conoscere Dio! E cerchiamo di
dimostrare anche agli altri la ragionevolezza
della fede, come san Pietro ci esorta a fare nella
sua Prima Lettera (cfr 3,15)!
Noi crediamo in Dio. Lo affermano le parti
principali del Credo e lo sottolinea soprattutto
la sua prima parte. Ma ora segue subito la seconda
domanda: in quale Dio? Ebbene, crediamo appunto in
quel Dio che è Spirito Creatore, Ragione
creativa, da cui proviene tutto e da cui
proveniamo anche noi. La seconda parte del Credo
ci dice di più. Questa Ragione creativa è Bontà.
È Amore. Essa possiede un volto. Dio non ci
lascia brancolare nel buio. Si è mostrato come
uomo. Egli è tanto grande da potersi permettere
di diventare piccolissimo. “Chi ha visto me ha
visto il Padre”, dice Gesù (Gv 14,9).
Dio ha assunto un volto umano. Ci ama fino al
punto da lasciarsi per noi inchiodare sulla Croce,
per portare le sofferenze dell’umanità fino
al cuore di Dio. Oggi, che conosciamo le patologie
e le malattie mortali della religione e della
ragione, le distruzioni dell’immagine di Dio a
causa dell’odio e del fanatismo, è importante
dire con chiarezza in quale Dio noi crediamo e
professare convinti questo volto umano di Dio.
Solo questo ci libera dalla paura di Dio – un
sentimento dal quale, in definitiva, nacque
l’ateismo moderno. Solo questo Dio ci salva
dalla paura del mondo e dall’ansia di fronte al
vuoto della propria esistenza. Solo guardando a
Gesù Cristo, la nostra gioia in Dio raggiunge la
sua pienezza, diventa gioia redenta. Volgiamo
durante questa celebrazione solenne
dell’Eucaristia il nostro sguardo sul Signore e
chiediamo a Lui la grande gioia che Egli ha
promesso ai suoi discepoli (cfr Gv 16,24)!
La seconda parte del Credo si conclude con la
prospettiva del Giudizio finale e la terza con
quella della risurrezione dei morti. Giudizio –
non è che con ciò ci viene inculcata nuovamente
la paura? Ma, non desideriamo forse tutti che un
giorno sia fatta giustizia per tutti i condannati
ingiustamente, per quanti hanno sofferto lungo la
vita e poi da una vita piena di dolore sono stati
inghiottiti nella morte? Non vogliamo forse che
l’eccesso di ingiustizia e di sofferenza, che
vediamo nella storia, alla fine si dissolva; che
tutti in definitiva possano diventare lieti, che
tutto ottenga un senso? Questa affermazione del
diritto, questo congiungimento di tanti frammenti
di storia che sembrano privi di senso, così da
integrarli in un tutto in cui dominino la verità
e l’amore: è questo che s’intende col
concetto di Giudizio del mondo. La fede non vuol
farci paura; vuole piuttosto – e questo
sicuramente – chiamarci alla responsabilità.
Non dobbiamo sprecare la nostra vita, né abusare
di essa; neppure dobbiamo tenerla per noi stessi;
di fronte all’ingiustizia non dobbiamo restare
indifferenti, diventandone conniventi o
addirittura complici. Dobbiamo percepire la nostra
missione nella storia e cercare di corrispondervi.
Non paura ma responsabilità – responsabilità e
preoccupazione per la nostra salvezza, e per la
salvezza di tutto il mondo sono necessarie.
Quando, però, responsabilità e preoccupazione
tendono a diventare paura, allora ricordiamoci
della parola di san Giovanni: “Figlioli miei, vi
scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se
qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il
Padre: Gesù Cristo giusto” (1 Gv 2,1).
“Qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri
– Dio è più grande del nostro cuore ed Egli
conosce ogni cosa” (1 Gv 3,20).
Celebriamo oggi la festa del “Nome di Maria”.
A quante portano questo nome – la mia mamma e
mia sorella ne facevano parte – vorrei quindi
esprimere i miei più cordiali auguri per questo
loro onomastico. Maria,
la Madre
del Signore, dal popolo fedele ha ricevuto il
titolo di Advocata, essendo lei la nostra
avvocata presso Dio. Così la conosciamo fin dalle
nozze di Cana: come la donna benigna, piena di
sollecitudine materna e di amore, la donna che
avverte le necessità altrui e, per aiutare, le
porta davanti al Signore. Oggi abbiamo sentito nel
Vangelo, come il Signore la dona come madre al
discepolo prediletto e, in lui, a tutti noi. In
ogni epoca, i cristiani hanno accolto con
gratitudine questo testamento di Gesù, e presso
la Madre
hanno trovato sempre di nuovo quella sicurezza e
quella fiduciosa speranza, che ci rendono lieti in
Dio. Accogliamo anche noi Maria come la stella
della nostra vita, che ci introduce nella grande
famiglia di Dio! Sì, chi crede non è mai solo.
Amen!
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