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UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 11 gennaio 2007

E’ PERICOLOSO E CONTROPRODUCENTE DARE TUTELA GIURIDICA A FORME DI UNIONE DIVERSE DALLA FAMIGLIA TRADIZIONALE, CHE DEVE ESSERE INVECE SOSTENUTA NEI SUOI BISOGNI CONCRETI DALL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA: LO HA AFFERMATO BENEDETTO XVI NELL’UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO, DELLA PROVINCIA E DEL COMUNE DI ROMA  

E’ la famiglia fondata sul matrimonio ad aver bisogno di tutela etica e sostegno sociale da parte della cosa pubblica. Riconoscimenti giuridici in favore di altri tipi di unioni risultano “pericolosi” e “destabilizzanti” per la famiglia stessa. E’ una delle affermazioni più nette rivolte stamattina da Benedetto XVI agli amministratori della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma, ricevuti come di consueto in udienza all’inizio del nuovo anno. Il Papa, ricordando la sua recente visita alla Mensa della Caritas romana di Colle Oppio, ha parlato del dovere comune della solidarietà tra Chiesa locale e le strutture assistenziali. Il servizio di Alessandro De Carolis.  

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“Ogni uomo che soffre”, che sia indigente, malato o comunque ferito da una qualsiasi miseria sociale, è un uomo che “appartiene alla Chiesa e a tutti i fratelli in umanità”. E’ la cornice ideale nella quale Benedetto XVI ha inserito le osservazioni di carattere pratico che hanno fatto da leit-motiv al suo incontro con i tre massimi responsabili della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, e del Comune capitolino, Walter Veltroni, che hanno salutato il Pontefice rammentando le iniziative più importanti in favore dei cittadini, realizzate nel corso dei rispettivi mandati.  

Nel raccomandare ai presenti, riuniti nella Sala Clementina, di farsi tramite dei suoi sentimenti di affetto, vicinanza e sollecitudine pastorale nei confronti della città di Roma e di tutto il Lazio – terra cristiana per eccellenza - il Papa ha anzitutto riconosciuto che il “bene integrale” della popolazione presente sul territorio “viene sicuramente tutelato e incrementato” dalla collaborazione esistente tra le strutture ecclesiali e quelle pubbliche, “nel pieno rispetto – ha aggiunto rivolto ai suoi interlocutori – della sana laicità delle vostre funzioni”. Tuttavia, ha proseguito il Pontefice, diverse sono le categorie che hanno, nella fase attuale, bisogno di attenzione particolare, come ad esempio la vita che si svolge tra le pareti domestiche. “Oggi il matrimonio e la famiglia – ha affermato Benedetto XVI - hanno bisogno di essere meglio compresi nel loro intrinseco valore e nelle loro autentiche motivazioni”, e ciò deve impegnare sempre più la Chiesa, “ma è ugualmente necessaria – ha osservato - una politica della famiglia e per la famiglia, che chiama in causa, su un duplice versante, anche le responsabilità che vi sono proprie”:  

“Si tratta cioè di incrementare le iniziative che possono rendere meno difficile e gravosa per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l’educazione dei figli, favorendo l’occupazione giovanile, contenendo per quanto possibile il costo degli alloggi, aumentando il numero delle scuole materne e degli asili-nido. Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio”.  

Di qui, discende l’aspetto dell’educazione delle giovani generazioni: priorità pastorale, certo, ma anche problematica di punta sociale e civile. Benedetto XVI ha ringraziato ogni livello dell’amministrazione pubblica per il sostegno dato agli organismi ecclesiali impegnati nel settore, in particolare agli oratori, come poco prima lo aveva fatto parlando del “vastissimo campo della tutela della salute”. Anche in esso, il Papa aveva rilevato l’esigenza di uno “sforzo ingente e coordinato per assicurare a quanti soffrono di malattie fisiche o psichiche cure tempestive e adeguate”, nel rispetto della loro dignità e sacralità della vita:  

“Sì, gentili rappresentanti delle Amministrazioni di Roma e del Lazio, ogni uomo che soffre appartiene alla Chiesa e al tempo stesso appartiene a tutti i fratelli in umanità. Appartiene dunque, e a un titolo preciso, anche alle vostre responsabilità di pubblici amministratori. Non posso non rallegrarmi, pertanto, della collaborazione da molto tempo in atto tra gli organismi ecclesiali e le vostre Amministrazioni, allo scopo di alleviare e soccorrere le molte forme di povertà, economica ma anche umana e relazionale, che affliggono un notevole numero di persone e di famiglie, specialmente tra gli immigrati”.

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Al termine dell’udienza in Vaticano, il presidente della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, e della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra – mentre il sindaco di Roma, Veltroni, è stato costretto a dare forfait per precedenti impegni - sono intervenuti in diretta dai microfoni della nostra emittente per raccontare a caldo le impressioni dell’incontro con Benedetto XVI. Eccone una sintesi, nelle interviste di Luca Collodi. Il commento di Pietro Marrazzo:

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R. – Il Papa ha posto alcune significative sottolineature, ma lo ha fatto con uno spirito ed anche con un clima particolare. Si sentiva che c’era una definizione dei ruoli. Ha parlato di laicità, ma ha poi sottolineato un percorso parallelo, dove la collaborazione è importante. Credo che questo si sia sentito. Per lui era il secondo incontro, come lo era per me, a differenza di Enrico Gasbarra e Walter Veltroni che avevano partecipato ad altri incontri. Quest’anno si è trattato di un incontro in cui alcuni passaggi ci hanno fatto riflettere e credo che per tutti noi che viviamo in una comunità – e lui spesso ha parlato della comunità di Roma, del territorio della Regione – sia importante approfondire.  

D. – Presidente Gasbarra, il discorso di Papa Benedetto sembra collimare in molti punti con quella che è la vostra attività di amministratori locali…  

R. – Sì. A dimostrazione che l’incontro con Sua Santità non è soltanto un incontro rituale, ma che si tratta di un incontro profondo, che tende un po’ a raccontare le esperienze dell’anno passato e ad augurarci un nuovo anno di collaborazione. Sua Santità ha analizzato e ha interloquito con i nostri discorsi augurali, conoscendo profondamente il lavoro delle nostre amministrazioni, ribadendo la necessità del rinsaldare la collaborazione, che è già molto ampia e molto forte, e le articolazioni della Chiesa nelle parrocchie, nelle associazioni di volontariato e nel rapporto con il Vaticano e con le strutture religiose operanti nella sanità e nella scuola. Il Papa ha anche tracciato le linee di collaborazione per i problemi che ovviamente rimangono sul tappeto, rispetto alla sofferenza, ai bisogni, alle prospettive di giovani ed ha indicato dei terreni, dentro i quali la collaborazione tra forma di impegno civico nella dimensione laica, ma anche impegno spirituale nella carità, possono essere affrontati insieme.

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UDIENZA AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO

 

Illustri Signori e gentili Signore,

per la seconda volta ho il piacere di ricevervi, all’inizio dell’anno, per il tradizionale scambio di auguri. Vi ringrazio di essere qui e porgo il mio cordiale e deferente saluto al Presidente della Giunta regionale del Lazio, Signor Pietro Marrazzo, al Sindaco di Roma, Onorevole Walter Veltroni, e al Presidente della Provincia di Roma, Signor Enrico Gasbarra, esprimendo loro la mia sincera gratitudine per le gentili parole che mi hanno rivolto, anche a nome delle Amministrazioni da essi guidate. Insieme a loro, saluto i Presidenti delle rispettive Assemblee consiliari e tutti voi qui convenuti.

Questo nostro incontro è l’occasione propizia per rinsaldare e consolidare quei vincoli profondi, antichi e tenaci, che uniscono il Successore di Pietro a questa città, unica al mondo, alla sua provincia e a tutta la regione del Lazio. A ciascuno dei cittadini e degli abitanti di Roma e del Lazio giunga per vostro tramite l’espressione del mio affetto, della mia vicinanza e della mia sollecitudine pastorale. Roma, con la sua storia millenaria e il suo significato universale, e insieme a Roma l’intero Lazio, le sue città, i suoi borghi, le sue contrade, sono una terra nella quale con speciale evidenza il cristianesimo ha messo radici e ha prodotto attraverso i secoli opere di bellezza e frutti di bene, mostrando in concreto quanto il Dio fattosi uomo sia davvero amico dell’uomo. Questo patrimonio di bontà e di bellezza è ora in certo senso affidato anche a voi, come pubblici amministratori, nel pieno rispetto della sana laicità delle vostre funzioni. E questo è un naturale terreno di collaborazione tra la Chiesa e la società civile che voi rappresentate. Il bene umano integrale delle popolazioni di Roma e del Lazio viene sicuramente tutelato e incrementato da una simile collaborazione.

In questo spirito desidero richiamare la vostra attenzione su alcune materie di comune interesse e di grande importanza e attualità. Per farlo prendo spunto da un’esperienza assai recente, che mi ha intimamente rallegrato: la visita che ho compiuto la settimana scorsa alla Mensa della Caritas diocesana di Roma, a Colle Oppio. In quell’occasione, intitolando la Mensa stessa al mio indimenticabile predecessore Giovanni Paolo II, ho ripetuto le sue parole, pronunciate 15 anni prima in quel medesimo luogo: "L’uomo che soffre ci appartiene". Sì, gentili rappresentanti delle Amministrazioni di Roma e del Lazio, ogni uomo che soffre appartiene alla Chiesa e al tempo stesso appartiene a tutti i fratelli in umanità. Appartiene dunque, e a un titolo preciso, anche alle vostre responsabilità di pubblici amministratori. Non posso non rallegrarmi, pertanto, della collaborazione da molto tempo in atto tra gli organismi ecclesiali e le vostre Amministrazioni, allo scopo di alleviare e soccorrere le molte forme di povertà, economica ma anche umana e relazionale, che affliggono un notevole numero di persone e di famiglie, specialmente tra gli immigrati.

Vi è poi il vastissimo campo della tutela della salute, che esige uno sforzo ingente e coordinato per assicurare a quanti soffrono di malattie fisiche o psichiche cure tempestive e adeguate: anche su questo terreno la Chiesa e le organizzazioni cattoliche sono liete di offrire la loro collaborazione, alla luce dei grandi principi della sacralità della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, e della centralità della persona del malato. Confido nella vostra disponibilità a favorire una tale collaborazione, che va sicuramente a vantaggio dell’intera popolazione.

Quella medesima sollecitudine per l’uomo che ci spinge ad essere vicini ai poveri e agli ammalati ci rende attenti a quel fondamentale bene umano che è la famiglia fondata sul matrimonio. Oggi il matrimonio e la famiglia hanno bisogno di essere meglio compresi nel loro intrinseco valore e nelle loro autentiche motivazioni, e a tal fine è grande e deve crescere ulteriormente l’impegno pastorale della Chiesa. Ma è ugualmente necessaria una politica della famiglia e per la famiglia, che chiama in causa, su un duplice versante, anche le responsabilità che vi sono proprie. Si tratta cioè di incrementare le iniziative che possono rendere meno difficile e gravosa per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l’educazione dei figli, favorendo l’occupazione giovanile, contenendo per quanto possibile il costo degli alloggi, aumentando il numero delle scuole materne e degli asili-nido. Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio.

L’educazione delle nuove generazioni costituisce la priorità pastorale sulla quale la Diocesi di Roma sta attualmente concentrando la propria attenzione. Certamente non sfugge ad alcuno di voi l’importanza anche sociale e civile di una simile problematica. Pertanto, mentre vi sono grato per il sostegno che già offrite ad alcune forme di impegno educativo della Chiesa, tra cui in particolare gli oratori, confido che anche in questo ambito possa ulteriormente svilupparsi una proficua collaborazione, nel rispetto dell’indole e dei compiti propri di ciascuno dei soggetti interessati.

Distinte Autorità, molti altri, e non di rado assai complessi, sono i problemi che dovete quotidianamente affrontare, per promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale di Roma e del Lazio. Vi assicuro pertanto la mia vicinanza e la mia preghiera, per voi e per le alte responsabilità che siete chiamati ad esercitare. Il Signore guidi i vostri passi e illumini i vostri propositi. Con questi sentimenti, imparto di cuore a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a quanti vivono e operano a Roma, nella sua provincia e in tutto il Lazio.

 

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