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VIAGGIO
APOSTOLICO NEL REGNO UNITO (16-19 SETTEMBRE 2010) |
Radio
Vaticana 18 settembre 2010
Gli
incontri ecumenici. Il Papa: testimoniare insieme il
Vangelo, liberi dai conformismi del nostro tempo
◊ 100
anni fa nasceva il movimento ecumenico moderno: da allora
sono stati compiuti “notevoli progressi verso questo
nobile obiettivo”, ma “molto ancora rimane da fare”.
Lo ha ricordato Benedetto XVI nel suo saluto al termine
dei Vespri celebrati ieri sera nell’Abbazia di
Westminster e dopo l’incontro con l’arcivescovo di
Caterbury a Palazzo Lambeth a Londra. Il servizio di Roberta
Gisotti.
Ciò che desidero lasciarvi questa sera – ha detto il
Papa rivolto ai leader delle confessioni cristiane - “è
una parola di incoraggiamento”, “in fedeltà al mio
ministero di vescovo di Roma e successore di san Pietro,
incaricato di una cura particolare per l’unità del
gregge di Cristo”.
“Dear friends, we are all aware of the challenges…”
“Cari amici – ha aggiunto – siamo tutti
consapevoli delle sfide e delle benedizioni, delle
delusioni e dei segni di speranza che hanno
contraddistinto il nostro cammino ecumenico”.
“At the same time, with evangelical
realismo….”
“Allo stesso tempo – ha proseguito - “con
evangelico realismo, dobbiamo anche riconoscere le sfide
che ci stanno davanti, non solamente sulla via dell’unità
dei cristiani, ma anche nel nostro impegno di proclamare
Cristo ai nostri giorni.” Ciò comporta, “in una
società che è divenuta sempre più indifferente e
persino ostile al messaggio cristiano”, “una gioiosa e
convincente testimonianza” e un’obbedienza alla volontà
del Signore “libera dal conformismo intellettuale o dal
facile adattamento allo spirito del tempo.”
Benedetto XVI, si è detto anche convinto - parlando
con l’arcivescovo di Canterbury, il dr. Rowan Williams,
- che “l’unità voluta di Cristo per i suoi discepoli
giungerà solo come risposta alla preghiera, mediante
l’azione dello Spirito Santo, che senza sosta rinnova la
Chiesa e la guida alla pienezza della verità”.
Il Papa ha poi osservato che la multiculturalità
crescente nella società “reca con sé l’opportunità
di incontrare altre religioni”, aprendo “la possibilità
di esplorare” insieme a credenti di altre fedi, “vie
per essere testimoni della dimensione trascendente della
persona umana e della chiamata universale alla santità.”
“Ecumenical cooperation……”
“La collaborazione ecumenica in questo ambito - ha
concluso - rimane essenziale per promuovere la pace e
l’armonia in un mondo che cosi spesso sembra a rischio
di frammentazione.”
PAROLE INTRODUTTIVE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NELLA RECITA DEI VESPRI
Abbazia di
Westminster - City of Westminster
Venerdì, 17 settembre 2010
Vostra
Grazia,
Signor Decano,
Cari amici in Cristo,
vi
ringrazio per il vostro gentile benvenuto. Questo nobile
edificio ricorda la lunga storia dell’Inghilterra, così
profondamente segnata dalla predicazione del Vangelo e
dalla cultura cristiana dalla quale è nata. Vengo qui
oggi come pellegrino da Roma per pregare davanti alla
tomba di Sant’Edoardo il confessore ed unirmi a voi
nell’implorare il dono dell’unità tra i cristiani.
Che questi momenti di preghiera e fraternità ci
confermino nell’amore per Gesù Cristo, nostro Signore e
Salvatore, e nella comune testimonianza del perenne potere
che ha il Vangelo di illuminare il futuro di questa grande
Nazione.
SALUTO
DEL SANTO PADRE AL TERMINE DEI VESPRI
Cari
amici in Cristo,
ringrazio
il Signore per questa opportunità di unirmi a voi,
rappresentanti delle confessioni cristiane presenti in
Gran Bretagna, in questa magnifica Abbazia dedicata a San
Pietro, la cui architettura e la cui storia parlano in
maniera tanto eloquente della nostra comune eredità di
fede. In questo luogo non possiamo non essere richiamati a
come la fede cristiana abbia plasmato in modo così
profondo l’unità e la cultura dell’Europa ed il cuore
e lo spirito del popolo inglese. Qui, inoltre, siamo
necessariamente richiamati al fatto che ciò che noi
condividiamo in Cristo è più grande di ciò che continua
a dividerci.
Sono
grato a Sua Grazia l’Arcivescovo di Canterbury per il
suo gentile saluto, così come al Decano e al Capitolo di
questa venerabile Abbazia per il loro cordiale benvenuto.
Ringrazio il Signore per avermi concesso, quale successore
di san Pietro nella Sede di Roma, di compiere questo
pellegrinaggio alla tomba di Sant’Edoardo il Confessore.
Edoardo, re d’Inghilterra, rimane un modello di
testimonianza cristiana ed un esempio di quella vera
grandezza alla quale il Signore nelle Scritture chiama i
suoi discepoli, come abbiamo appena ascoltato: la
grandezza di un’umiltà e di un’obbedienza fondate
sullo stesso esempio di Cristo (cfr Fil 2,6-8), la
grandezza di una fedeltà che non esita ad abbracciare il
mistero della Croce a motivo dell’amore per il divino
Maestro e della sicura speranza nelle sue promesse (cfr Mc
10,43-44).
Quest’anno,
come sappiamo, ricorre il centenario del movimento
ecumenico moderno, che iniziò con l’appello della
Conferenza di Edimburgo in favore dell’unità dei
cristiani, come requisito previo per una credibile e
convincente testimonianza del vangelo nel nostro tempo.
Commemorando questo anniversario dobbiamo rendere grazie
per i notevoli progressi compiuti verso questo nobile
obiettivo tramite gli sforzi di cristiani impegnati di
ogni confessione. Nel medesimo tempo, tuttavia, rimaniamo
consapevoli che molto ancora rimane da fare. In un mondo
segnato da una crescente interdipendenza e solidarietà,
siamo sfidati a proclamare con rinnovata convinzione la
realtà della nostra riconciliazione e liberazione in
Cristo e a proporre la verità del Vangelo come la chiave
di un autentico ed integrale sviluppo umano. In una società
che è divenuta sempre più indifferente e persino ostile
al messaggio cristiano, noi tutti siamo ancor più
chiamati a dare una gioiosa e convincente testimonianza
della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3,15), e a
presentare il Signore Risorto come la risposta alle
più profonde domande e aspirazioni spirituali degli
uomini e delle donne del nostro tempo.
Mentre
entravamo in processione nel presbiterio, all’inizio di
questa celebrazione, il coro ha cantato che Cristo è il
nostro “sicuro fondamento”. Egli è l’Eterno Figlio
di Dio, della stessa sostanza del Padre, incarnato, come
afferma il Credo, “per noi uomini e per la nostra
salvezza”. Lui solo ha parole di vita eterna. In lui,
come insegna l’Apostolo, “tutte le cose sussistono”
… “poiché è piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la
pienezza” (Col 1,17.19).
Il nostro
impegno per l’unità dei cristiani non ha altro
fondamento che la nostra fede in Cristo, in questo
Cristo, risorto da morte e assiso alla destra del Padre,
che tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti.
È la realtà della persona di Cristo, la sua opera
salvifica e soprattutto il fatto storico della sua
risurrezione, che è il contenuto del kerygma apostolico e
di quelle formule di fede che, a partire dal Nuovo
Testamento stesso, hanno garantito l’integrità della
sua trasmissione. L’unità della Chiesa, in una parola,
non può mai essere altro che una unità nella fede
apostolica, nella fede consegnata nel rito del Battesimo
ad ogni nuovo membro del Corpo di Cristo. E’ questa fede
che ci unisce al Signore, che ci fa partecipi del suo
Santo Spirito e perciò, anche adesso, partecipi della
vita della Santissima Trinità, il modello della koinonia
della Chiesa qui sulla terra.
Cari
amici, siamo tutti consapevoli delle sfide e delle
benedizioni, delle delusioni e dei segni di speranza che
hanno contraddistinto il nostro cammino ecumenico. Questa
sera li affidiamo al Signore, fiduciosi nella sua
provvidenza e nel potere della sua grazia. Sappiamo che la
fraternità costruita, il dialogo iniziato e la speranza
che ci guida, ci daranno la forza e indicheranno la
direzione, mentre perseveriamo nel nostro cammino comune.
Allo stesso tempo, con evangelico realismo, dobbiamo anche
riconoscere le sfide che ci stanno davanti, non solamente
sulla via dell’unità dei cristiani, ma anche nel nostro
impegno di proclamare Cristo ai nostri giorni. La fedeltà
alla parola di Dio, proprio perché è una parola vera,
ci chiede una obbedienza che ci conduca insieme verso una
più profonda comprensione della volontà del Signore, una
obbedienza che deve essere libera dal conformismo
intellettuale o dal facile adattamento allo spirito del
tempo. Questa è la parola di incoraggiamento che desidero
lasciarvi questa sera, e lo faccio in fedeltà al mio
ministero di Vescovo di Roma e Successore di San Pietro,
incaricato di una cura particolare per l’unità del
gregge di Cristo.
Riuniti
in questa antica chiesa monastica, possiamo richiamare
l’esempio di un grande Inglese e uomo di chiesa che
onoriamo insieme: san Beda il Venerabile.
All’alba
della nuova era nella vita della società e della Chiesa,
Beda comprese sia l’importanza della fedeltà alla
parola di Dio come trasmessa dalla tradizione apostolica,
sia la necessità di un’apertura creativa ai nuovi
sviluppi e alle esigenze di un adeguato radicamento del
Vangelo nel linguaggio e nella cultura del suo tempo.
Questa
nazione, e l’Europa che Beda e i suoi contemporanei
hanno contribuito ad edificare, ancora una volta si trova
alle soglie di una nuova epoca. Possa l’esempio di san
Beda ispirare i cristiani di queste terre a riscoprire la
loro comune eredità, a consolidare quello che hanno in
comune e a continuare nel loro impegno per crescere in
fraternità. Che il Signore Risorto rafforzi i nostri
sforzi per riparare le divisioni del passato ed affrontare
le sfide del presente con speranza verso il futuro che,
Egli, nella sua provvidenza, riserva a noi e al nostro
mondo. Amen.
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