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VIAGGIO
APOSTOLICO NEL REGNO UNITO (16-19 SETTEMBRE 2010) |
Radio Vaticana, 16 settembre
2010
Il Papa a
colloquio con i giornalisti sul volo verso il Regno Unito
◊
“Vado avanti con coraggio e gioia”: così Benedetto
XVI ai giornalisti nella prima conferenza stampa
sull’aereo papale che lo ha condotto nel Regno Unito. Il
servizio di Roberta Gisotti.
Ben 70 gli operatori dell’informazione al seguito del
Santo Padre per questo “atteso e impegnativo” viaggio,
ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico
Lombardi introducendo la prima domanda dei giornalisti
circa la preoccupazione del Papa riguardo le discussioni e
le posizioni contrarie alla Chiesa emerse in Gran Bretagna
durante la preparazione della visita. La risposta di
Benedetto XVI:
“Devo dire che non sono preoccupato, perché
quando sono andato in Francia è stato detto: 'questo è
il Paese più anticlericale, con forti correnti
anticlericali e con pochissimi fedeli'. Quando sono andato
nella Repubblica Ceca è stato detto: 'questo è il Paese
più areligioso dell’Europa e il più anticlericale
anche'. Così i Paesi occidentali, tutti hanno, ognuno nel
loro modo specifico, secondo la loro propria storia, forti
correnti anticlericali o anticattoliche, ma anche sempre
una presenza forte di fede".
“Naturalmente – ha aggiunto il Papa – la Gran
Bretagna ha una propria storia di anticattolicesimo, ma è
anche un Paese di grande storia della tolleranza”:
“E così sono sicuro che, da una parte, ci sarà
accoglienza positiva dai cattolici, dai credenti,
generalmente, e attenzione da quanti cercano come andare
avanti in questo nostro tempo con rispetto e tolleranza
reciproca. Dove c’è un anticattolicesimo vado avanti
con grande coraggio e con gioia".
Se la Gran Bretagna è ritenuto un Paese secolarizzato,
con un forte movimento di ateismo – hanno osservato i
giornalisti - pure c’è una fede viva a livello
personale. Dunque, cosa possono fare cattolici e anglicani
per rendere la Chiesa più attrattiva? Non è questo il
compito della Chiesa, ha spiegato Benedetto XVI:
“Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di
essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata,
perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per
aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La
Chiesa è al servizio di un Altro: serve non per sé, per
essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile
l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità e le
grandi forze di amore, di riconciliazione che vengono
sempre dalla presenza di Gesù Cristo".
“In questo senso – ha auspicato il Santo Padre –
cattolici e anglicani hanno lo stesso compito e direzione
da prendere”:
"Se anglicani e cattolici capiscono che non
devono servire se stessi, ma sono strumenti di Cristo,
amici dello Sposo, come dice San Giovanni, se ambedue
eseguono la priorità di Cristo e non di se stessi,
camminano anche insieme, perché la priorità di Cristo li
accomuna e non sono più concorrenti ed ognuno non cerca
di avere il maggiore numero di fedeli, ma si ritrovano
insieme nell’impegno per la verità di Cristo che entra
in questo mondo e così si trovano anche reciprocamente in
un vero e fecondo ecumenismo".
I giornalisti hanno, quindi, domandato al Papa come
riconquistare la fiducia dei fedeli dopo lo scandalo degli
abusi sessuali:
“Innanzitutto, devo dire che queste rivelazioni
sono state per me uno shock, non solo una grande
tristezza. E’ difficile capire come questa perversione
del ministero sacerdotale sia stata possibile. Il
sacerdote nel momento dell’ordinazione, preparato per
anni a questo momento, dice sì a Cristo di farsi sua
voce, sua bocca, sua mano, e servire per tutta
l’esistenza, perché il Buon Pastore che ama ed aiuta e
guida alla verità sia presente nel mondo. Come un uomo
che ha fatto e detto questo può poi cadere in questa
perversione è difficile da capire. E’ una grande
tristezza, tristezza anche che l’autorità della Chiesa
non sia stata sufficientemente vigilante e non
sufficientemente veloce, decisa, nel prendere le misure
necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di
penitenza, di umiltà e di rinnovata sincerità".
Ci sono tre cose importanti da fare sul piano operativo
- ha aggiunto Benedetto XVI - anzitutto sostenere le
vittime":
"Come possiamo riparare? Che cosa possiamo fare
per aiutare queste persone a superare questo trauma, a
ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel
messaggio di Cristo? Cura, impegno per le vittime è la
prima priorità, con aiuti materiali, psicologici,
spirituali".
Bisogna poi intervenire sui colpevoli:
"Escluderli da ogni possibilità di accesso ai
giovani, perché sappiamo che questa è una malattia e la
libera volontà è minata dove c’è questa malattia.
Quindi, dobbiamo proteggere queste persone anche contro se
stesse e trovare il modo di aiutarle, di proteggerle
contro se stesse, escludendole da ogni accesso ai
giovani".
Infine agire sui candidati al sacerdozio:
"Il terzo punto è la prevenzione
nell'educazione, nella scelta dei candidati al sacerdozio:
essere così attenti che, secondo le possibilità umane,
si escludano futuri casi".
Il Papa ha quindi parlato del cardinale Newman, figura
ponte tra anglicani e cattolici, un uomo moderno:
“Questa modernità interiore del suo essere e
della sua vita implica la modernità della sua fede: non
è una fede fatta di formule di un tempo passato, è una
fede in una forma personalissima, vissuta, sofferta,
trovata in un lungo cammino di rinnovamento e di
conversione”.
Benedetto XVI ha infine sottolineato le sintonie tra
Santa Sede e Regno Unito: la comune responsabilità per la
pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e la
tolleranza, valori che sono alla base del nostro
umanesimo:
“La Gran Bretagna ha una grande esperienza e una
grande attività nella lotta contro i mali di questo
tempo, contro la miseria, contro la povertà, le malattie,
la droga e tutte queste lotte contro la miseria, contro la
povertà, la schiavitù dell’uomo, l’abuso
dell’uomo, la droga … sono anche gli scopi della fede,
perché sono scopi dell’umanizzazione dell’uomo, perché
sia restituita l’immagine di Dio contro le distruzioni e
le devastazioni”.
RISPOSTE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO
VERSO IL REGNO UNITO
Volo Papale
Giovedì, 16 settembre 2010
P.
Lombardi: Santità, benvenuto fra noi e grazie
della sua disponibilità. Abbiamo un gruppo di 70
giornalisti qui presenti, delle diverse parti del mondo.
Naturalmente alcuni vengono apposta dal Regno Unito per
unirsi fin dal volo a questo gruppo. Come al solito, i
colleghi, nei gironi scorsi, hanno dato diverse domande,
che Le proponiamo per questa prima conversazione
all’inizio di un viaggio molto atteso e impegnativo, che
speriamo sia bellissimo. Io ho scelto una serie di domande
tra quelle che sono state proposte. GlieLe propongo in
italiano per non affaticarLa troppo. I colleghi si
aiuteranno a capire se non conoscono bene l’italiano.
La
prima domanda: durante la preparazione di questo viaggio
vi sono state discussioni e posizioni contrarie. Nella
tradizione passata del Paese vi sono state forti posizioni
anticattoliche. Lei è preoccupato per come sarà accolto?
Santo
Padre: Innanzitutto buona giornata e un buon volo per
noi tutti. Devo dire che non sono preoccupato, perché
quando sono andato in Francia è stato detto che quello
sarebbe stato il Paese più anticlericale, con forti
correnti anticlericali e con un minimo di fedeli; quando
sono andato nella Repubblica Ceca è stato detto che
quello sarebbe stato il Paese più areligioso d’Europa e
più anticlericale anche. Così i Paesi occidentali hanno
tutti, ognuno nel loro modo specifico e secondo la loro
propria storia, hanno forti correnti anticlericali e
anticattoliche, ma hanno anche sempre una presenza forte
di fede. Così in Francia e nella Repubblica Ceca ho visto
e vissuto una calorosa accoglienza da parte della comunità
cattolica, una forte attenzione da parte di agnostici che
tuttavia sono in ricerca, vogliono conoscere e trovare i
valori che portano avanti l’umanità, e sono stati molto
attenti se potessero sentire da me qualcosa anche in
questo senso. E la tolleranza e il rispetto di quanti sono
anticattolici. Naturalmente la Gran Bretagna ha una sua
propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma
è anche un Paese di una grande storia di tolleranza. E
così sono sicuro che da una parte vi sarà
un’accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti,
generalmente; attenzione da quanti cercano come andare
avanti in questo nostro tempo, e rispetto e tolleranza
reciproca dove c’è un anticattolicesimo. Vado avanti
con grande coraggio e con gioia.
P.
Lombardi: Il Regno Unito, come molti altri Paesi
occidentali – è un tema che ha già toccato nella prima
risposta – è considerato un Paese secolare; c’è un
forte movimento di ateismo anche con motivazioni
culturali, tuttavia vi sono anche segni che la fede
religiosa, in particolare in Gesù Cristo, è tuttora viva
a livello personale. Che cosa può significare questo per
cattolici ed anglicani? Si può fare qualcosa per rendere
la Chiesa come istituzione anche più credibile e
attrattiva per tutti?
Santo
Padre: Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di
essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata.
Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per
aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La
Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per
essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile
l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi
forze di amore, di riconciliazione apparse in questa
figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù
Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria
attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù
Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa,
come corpo forte e potente nel mondo, che vuole avere il
suo potere, ma si fa semplicemente voce di un Altro,
diventa realmente trasparenza per la grande figura di
Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità,
la forza dell’amore; allora in questo momento si ascolta
e si accetta la Chiesa. Essa non dovrebbe considerare se
stessa ma aiutare a considerare l’Altro, ed essa stessa
vedere e parlare dell’Altro e per l’Altro. In questo
senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno il
semplice compito, lo stesso compito, la stessa direzione
da prendere. Se anglicani e cattolici vedono che ambedue
non servono per se stessi, ma sono strumenti per Cristo,
“amico dello Sposo” – come dice San Giovanni – se
ambedue seguono la priorità di Cristo e non di se stessi,
allora vengono anche insieme, perché allora la priorità
di Cristo li accomuna e non sono più concorrenti, ognuno
cercando il maggiore numero, ma sono congiunti
nell’impegno per la verità di Cristo che entra in
questo mondo, e così si trovano anche reciprocamente in
un vero e fecondo ecumenismo.
P.
Lombardi: Grazie Santità. Una terza domanda.
Com’è noto e come è stato messo in rilievo anche da
recenti sondaggi, lo scandalo degli abusi sessuali ha
scosso la fiducia dei fedeli nella Chiesa. Come pensa di
poter contribuire a ristabilire questa fiducia?
Santo
Padre: Innanzitutto devo dire che queste rivelazioni
sono state per me uno choc. Sono una grande
tristezza, è difficile capire come questa perversione del
ministero sacerdotale era possibile. Il sacerdote, nel
momento dell’ordinazione, preparato per anni a questo
momento, dice sì a Cristo per farsi la sua voce, la sua
bocca, la sua mano e servirlo con tutta l’esistenza
perché il Buon Pastore, che ama e aiuta e guida alla
verità, sia presente nel mondo. Come un uomo che ha fatto
e detto questo possa poi cadere in questa perversione, è
difficile capire, è una grande tristezza, tristezza anche
che l’autorità della Chiesa non era sufficientemente
vigilante e non sufficientemente veloce, decisa, nel
prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in
un momento di penitenza, di umiltà e di rinnovata
sincerità, come ho scritto ai Vescovi irlandesi. Mi
sembra che dobbiamo adesso realizzare proprio un tempo di
penitenza, un tempo di umiltà, e rinnovare e reimparare
un’assoluta sincerità. Quanto alle vittime, direi, tre
cose sono importanti. Primo interesse sono le vittime,
come possiamo riparare, che cosa possiamo fare per aiutare
queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la
vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di
Cristo. Cura, impegno per le vittime è la prima priorità
con aiuti materiali, psicologici, spirituali. Secondo, è
il problema delle persone colpevoli: la giusta pena,
escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani,
perché sappiamo che questa è una malattia e la libera
volontà non funziona dove c’è questa malattia; quindi
dobbiamo proteggere queste persone contro se stesse, e
trovare il modo di aiutarle e di proteggerle contro se
stesse ed escluderle da ogni accesso ai giovani. E il
terzo punto è la prevenzione nella educazione e nella
scelta dei candidati al sacerdozio. Essere così attenti
che secondo le possibilità umane si escludano futuri
casi. E vorrei in questo momento anche ringraziare
l’episcopato britannico per la sua attenzione, per la
sua collaborazione, sia con la Sede di San Pietro, sia con
le istanze pubbliche, e per l’attenzione per le vittime
e per il diritto. Mi sembra che l’episcopato britannico
abbia fatto e faccia un grande lavoro e gli sono molto
grato.
P.
Lombardi: Santità, la figura del cardinale Newman
evidentemente è molto significativa per Lei. Per il
cardinale Newman Lei fa l’eccezione di presiederne la
beatificazione. Pensa che il suo ricordo possa aiutare a
superare le divisioni fra anglicani e cattolici? E quali
sono gli aspetti della sua personalità su cui desidera
mettere l’accento più forte?
Santo
Padre: Il cardinale Newman è soprattutto da una parte
un uomo moderno, che ha vissuto tutto il problema della
modernità, che ha vissuto anche il problema
dell’agnosticismo, dell’impossibilità di conoscere
Dio, di credere. Un uomo che è stato in tutta la sua vita
in cammino, nel cammino di lasciarsi trasformare dalla
verità in una ricerca di grande sincerità e di grande
disponibilità, per conoscere meglio e per trovare,
accettare la strada per la vera vita. Questa modernità
interiore, del suo essere e della sua vita, implica la
modernità della sua fede. Non è una fede in formule di
un tempo passato: è una fede personalissima, vissuta,
sofferta, trovata, in un lungo cammino di rinnovamento e
di conversioni. E’ un uomo di grande cultura, che da una
parte partecipa nella nostra cultura scettica di oggi –
alla questione se possiamo capire qualcosa di certo sulla
verità dell’uomo, dell’essere o no, e come possiamo
arrivare alla convergenza delle probabilità. Un uomo che,
d’altra parte, con una grande cultura della conoscenza
dei Padri della Chiesa, ha studiato e rinnovato la genesi
interna della fede e riconosciuto così la sua figura e
costruzione interiore. È un uomo di una grande
spiritualità, di un grande umanesimo, un uomo di
preghiera, di una relazione profonda con Dio e di una
relazione personale, perciò anche di una relazione
profonda con gli altri uomini del suo e del nostro tempo.
Direi, quindi, questi tre elementi: modernità della sua
esistenza, con tutti i dubbi e i problemi del nostro
essere di oggi; cultura grande, conoscenza dei grandi
tesori della cultura dell’umanità, disponibilità di
ricerca permanente, di rinnovamento permanente; e
spiritualità: vita spirituale, vita con Dio, danno a
quest’uomo un’eccezionale grandezza per il nostro
tempo. Perciò è una figura di dottore della Chiesa per
noi e per tutti, e anche un ponte tra anglicani e
cattolici.
P.
Lombardi: E un’ultima domanda. Questa visita è
considerata con il rango di visita di Stato, così è
stata qualificata. Che cosa significa ciò per i rapporti
tra la Santa Sede e il Regno Unito? Vi sono punti
importanti di sintonia, in particolare guardando alle
grandi sfide del mondo attuale?
Santo
Padre: Sono molto grato a Sua Maestà la Regina
Elisabetta II, che ha voluto dare a questa visita il rango
di una visita di Stato, che sa esprimere il carattere
pubblico di questa visita e anche la responsabilità
comune tra politica e religione per il futuro del
Continente e per il futuro dell’umanità. La grande e
comune responsabilità perché i valori che creano
giustizia e politica, e che vengono dalla religione, siano
insieme, in cammino nel nostro tempo. Naturalmente questo
fatto che giuridicamente è una visita di Stato non rende
la mia visita un fatto politico, perché se il Papa è
capo di Stato, questo è solo uno strumento per garantire
l’indipendenza del suo annuncio e il carattere pubblico
del suo lavoro di Pastore. In questo senso anche la visita
di Stato rimane sostanzialmente ed essenzialmente una
visita pastorale, cioè una visita nella responsabilità
della fede, per la quale il Sommo Pontefice, il Papa
esiste. E, naturalmente, mette al centro
dell’attenzione, questo carattere di visita di Stato, le
coincidenze tra l’interesse della politica e della
religione. La politica sostanzialmente è creata per
garantire giustizia, e con la giustizia libertà, ma
giustizia è un valore morale, un valore religioso e così
la fede, l’annuncio del Vangelo, si collega, nel punto
“giustizia”, con la politica, e qui nascono anche gli
interessi comuni. La Gran Bretagna ha una grande
esperienza e una grande attività nella lotta contro i
mali di questo tempo, contro la miseria, la povertà, le
malattie, la droga e tutte queste lotte contro la miseria,
la povertà, la schiavitù dell’uomo, l’abuso
dell’uomo, la droga, sono anche scopi della fede, perché
sono scopi dell’umanizzazione dell’uomo, perché sia
restituita l’immagine di Dio contro le distruzioni e le
devastazioni. Un secondo compito comune è l’impegno per
la pace nel mondo e la capacità di vivere la pace,
l’educazione alla pace. Creare le virtù che rendono
l’uomo capace di pace. E, finalmente, un elemento
essenziale della pace è il dialogo delle religioni, la
tolleranza, l’apertura dell’uno per l’altro, e
questo è anche un profondo scopo, sia della Gran Bretagna
come società, sia della fede cattolica, di aprire i
cuori, di aprire al dialogo, di aprire così alla verità
e al cammino comune dell’umanità, e al ritrovare i
valori che sono fondamento del nostro umanesimo.
P.
Lombardi: Grazie Santità di tutto questo che ci ha
detto. Veramente ci ha dato una panoramica sul significato
di tanti dei messaggi che vuole dare in questi giorni e
noi quindi Le auguriamo di poterli dare con efficacia in
tutti i suoi discorsi e, dato che noi siamo dei
comunicatori, noi Le diciamo che faremo il possibile per
collaborare a questa buona comprensione e diffusione dei
suoi messaggi. Le siamo veramente grati per aver dedicato
fin dall’inizio anche del tempo e della fatica per noi e
vogliamo farLe i migliori auguri per la continuazione di
questo viaggio. Grazie, Santità!
©
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