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VIAGGIO
APOSTOLICO NEL REGNO UNITO (16-19 SETTEMBRE 2010) |
Radio Vaticana, 17 settembre
2010
L'incontro
con i leader delle altre religioni. Il Papa: lavorare
insieme per il bene dell'umanità
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A chiudere la mattinata di Benedetto XVI è stato
l’atteso incontro con i rappresentanti religiosi e laici
di altre religioni ospitato al St Mary’s University
College di Twickenham. Ad accogliere il Papa sono stati il
Rabbino capo delle “United Hebrew Congregations of
Commonwealth”, Lord Sacks of Aldgate, e il Dr. Khaled
Azzam, direttore del Prince’s School of Traditional Arts”,
presente l’arcivescovo di Liverpool, mons. Patrick A.
Kelly. Il servizio di Roberta Gisotti.
“La ricerca del sacro non svaluta gli altri campi
dell’indagine umana”: ha sottolineato Benedetto XVI.
“Al contrario li pone in un contesto che amplifica la
loro importanza quali vie mediante le quali esercitare
responsabilmente il nostro essere amministratori della
creazione”:
“The quest for the sacred is the search for…”
“La ricerca del sacro – ha spiegato - è la ricerca
dell’unica cosa necessaria, l’unica a soddisfare le
aspettative del cuore umano”. E “la vostra presenza e
testimonianza nel mondo – ha aggiunto il Papa rivolto ai
leader delle altre religioni – indica la fondamentale
importanza per la vita umana di questa ricerca spirituale
nella quale siamo impegnati.”
“As followers of different religious traditions
working together…”
“Quali seguaci di tradizioni religiose diverse, che
lavorano insieme per il bene della comunità in senso
ampio – ha proseguito Benedetto XVI - noi diamo grande
importanza a questa dimensione 'fianco a fianco' della
nostra collaborazione, che completa l’aspetto 'faccia a
faccia' del nostro costante dialogo".
Un dialogo che il Santo Padre chiede nel segno della
“reciprocità”. Penso in particolare - ha detto - a
situazioni in alcune parti del mondo, dove occorre
rispettare “la libertà di praticare la propria
religione e di compiere atti di culto pubblico, come pure
la libertà di seguire la propria coscienza senza soffrire
ostracismo o persecuzione, anche dopo la conversione da
una religione ad un’altra”. Questa la via per lavorare
insieme tra persone di tutte le religioni “in modo
efficace per la pace e la mutua comprensione, offrendo
perciò una testimonianza convincente davanti al mondo”.
“Catholics, both in Britain and throughout the
world, will continue...”
“I cattolici, sia in Gran Bretagna sia in tutto il
mondo, - ha rassicurato Benedetto XVI - continueranno ad
edificare ponti di amicizia con altre religioni, per
sanare gli errori del passato e per promuovere fiducia fra
individui e comunità”.
Auguri speciali, il Santo Padre ha rivolto a tutta la
comunità ebraica in Gran Bretagna e nel mondo, “per una
celebrazione felice e santa dello Yom Kippur”. E parole
di grande stima e gratitudine ha reso al Papa, il capo
rabbino Lord Sacks. “45 anni fa – ha ricordato - fu la
Nostra Aetate a realizzare la più grande trasformazione
nelle relazioni interreligiose” e, – ha aggiunto –
“la sua visita qui, oggi segna un nuovo e vitale
capitolo di quella storia".
INCONTRO CON I
RAPPRESENTANTI
ISTITUZIONALI E LAICI DI ALTRE RELIGIONI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Waldegrave
Drawing Room
del St Mary’s University College Twickenham
(London Borough of Richmond)
Venerdì, 17 settembre 2010
Distinti
ospiti, cari amici,
sono
lieto di avere l’odierna opportunità di incontrarvi,
voi che rappresentate le varie comunità religiose in Gran
Bretagna. Saluto sia i ministri religiosi presenti, sia
quanti di voi svolgono attività nella politica, negli
affari e nell’industria. Sono grato al Dott. Azzam ed al
Rabbino Capo Lord Sacks per l’augurio che mi hanno
rivolto a vostro nome. Mentre saluto voi, permettetemi di
formulare voti alla comunità ebraica in Gran Bretagna ed
in tutto il mondo per una celebrazione felice e santa
dello Yom Kippur.
Desidero
iniziare le mie parole esprimendo l’apprezzamento della
Chiesa cattolica per l’importante testimonianza che voi
tutti apportate quali uomini e donne dello spirito, in un
tempo nel quale le convinzioni religiose non sono sempre
comprese o apprezzate. La presenza di credenti impegnati
in vari campi della vita sociale ed economica parla
eloquentemente del fatto che la dimensione spirituale
della nostra vita è fondamentale alla nostra identità di
esseri umani, in altre parole, che l’uomo non vive di
solo pane (cfr Dt 8,3). Quali seguaci di tradizioni
religiose diverse, che lavorano insieme per il bene della
comunità in senso ampio, noi diamo grande importanza a
questa dimensione “fianco a fianco” della nostra
collaborazione, che completa l’aspetto “faccia a
faccia” del nostro costante dialogo.
A livello
spirituale tutti noi, in modi diversi, siamo personalmente
impegnati in un viaggio che offre una risposta importante
alla questione più importante di tutte, quella
riguardante il significato ultimo dell’esistenza umana.
La ricerca del sacro è la ricerca dell’unica cosa
necessaria, l’unica a soddisfare le aspettative del
cuore umano. Nel quinto secolo, sant’Agostino descrisse
quella ricerca in questi termini: “Signore, ci hai
creati per te ed il nostro cuore è inquieto sino a che
non riposerà in te” (Confessioni, I,1).
Nell’intraprendere tale avventura ci rendiamo conto
sempre di più che l’iniziativa non viene da noi, bensì
dal Signore: non siamo tanto noi a ricercare Lui, ma è
piuttosto Lui a cercare noi ed è senza dubbio Lui ad
avere posto quella nostalgia per Lui nel profondo dei
nostri cuori.
La vostra
presenza e testimonianza nel mondo indica la fondamentale
importanza per la vita umana di questa ricerca spirituale
nella quale siamo impegnati. All’interno dei loro ambiti
di competenza, le scienze umane e naturali ci forniscono
una comprensione inestimabile di aspetti della nostra
esistenza ed approfondiscono la nostra comprensione del
modo in cui opera l’universo fisico, il quale può
essere utilizzato per portare grande beneficio alla
famiglia umana. E tuttavia queste discipline non danno
risposta, e non possono darla, alla domanda fondamentale,
perché operano ad un livello totalmente diverso. Non
possono soddisfare i desideri più profondi del cuore
umano, né spiegarci pienamente la nostra origine ed il
nostro destino, per quale motivo e per quale scopo noi
esistiamo, né possono darci una risposta esaustiva alla
domanda: “Per quale motivo esiste qualcosa, piuttosto
che il niente?”.
La
ricerca del sacro non svaluta altri campi dell’indagine
umana. Al contrario, li pone in un contesto che amplifica
la loro importanza quali vie mediante le quali esercitare
responsabilmente il nostro essere amministratori della
creazione. Nella Bibbia leggiamo che dopo aver compiuto
l’opera della creazione, Dio benedisse i nostri
progenitori e disse loro: “Siate fecondi e
moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Gn
1,28). Egli affidò a noi il compito di esplorare ed
utilizzare i misteri della natura al fine di servire un
bene superiore. Qual è questo bene superiore? Nella fede
cristiana esso viene espresso come amore per Dio a amore
per il nostro prossimo. Pertanto, ci impegniamo di tutto
cuore e con entusiasmo con il mondo, ma sempre con uno
sguardo per servire quel bene superiore, altrimenti
sfiguriamo la bellezza della creazione sfruttandola per
scopi egoistici.
Per tale
motivo la genuina credenza religiosa ci indica, al di là
dell’utilità presente, la trascendenza. Ci rammenta la
possibilità e l’imperativo della conversione morale,
del dovere di vivere in modo pacifico con il nostro
prossimo, dell’importanza di vivere una vita di integrità.
Propriamente compresa, porta illuminazione, purifica i
nostri cuori ed ispira azioni nobili e generose, a
beneficio dell’intera famiglia umana. Ci motiva a
coltivare la pratica della virtù e ad avvicinarci l’un
l’altro con amore, nel più grande rispetto delle
tradizioni religiose diverse dalla nostra.
Sin dal
Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha posto speciale
enfasi sull’importanza del dialogo e della
collaborazione con i seguaci di altre religioni. E perché
sia fruttuoso, occorre reciprocità da parte di tutte le
componenti in dialogo e da parte dei seguaci delle altre
religioni. Penso in particolare a situazioni in alcune
parti del mondo, in cui la collaborazione e il dialogo fra
religioni richiede il rispetto reciproco, la libertà di
praticare la propria religione e di compiere atti di culto
pubblico, come pure la libertà di seguire la propria
coscienza senza soffrire ostracismo o persecuzione, anche
dopo la conversione da una religione ad un’altra. Una
volta che tale rispetto e attitudine aperta sono
stabiliti, persone di tutte le religioni lavoreranno
insieme in modo efficace per la pace e la mutua
comprensione, offrendo perciò una testimonianza
convincente davanti al mondo.
Questo
genere di dialogo deve porsi su diversi livelli e non
dovrebbe essere limitato a discussioni formali. Il dialogo
della vita implica semplicemente vivere fianco a fianco ed
imparare l’uno dall’altro in maniera da crescere nella
reciproca comprensione e nel reciproco rispetto. Il
dialogo dell’azione ci fa ravvicinare in forme concrete
di collaborazione, mentre applichiamo le nostre intuizioni
religiose al compito di promuovere lo sviluppo umano
integrale, lavorando per la pace, la giustizia e la
salvaguardia del creato. Questo tipo di dialogo può
includere l’esplorare assieme come difendere la vita
umana ad ogni stadio e come assicurare la non esclusione
della dimensione religiosa di individui e comunità dalla
vita della società. Poi, a livello delle conversazioni
formali, non vi è solo la necessità dello scambio
teologico, ma anche il porre alla reciproca considerazione
le proprie ricchezze spirituali, il parlare della propria
esperienza di preghiera e di contemplazione, l’esprimere
a vicenda la gioia del nostro incontro con l’amore
divino. In tale contesto sono lieto di rilevare le molte
iniziative positive intraprese in questo Paese per
promuovere tale dialogo a vari livelli. Come hanno
sottolineato i Vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles
nel loro recente documento “Incontrare Dio
nell’amico e nel forestiero”, lo sforzo di andare
incontro con amicizia ai seguaci di altre religioni sta
diventando una parte familiare della missione della Chiesa
locale (cfr n. 228), un aspetto caratteristico del
panorama religioso in questa Nazione.
Cari
amici, nel concludere questi pensieri, permettete di
assicurarvi che la Chiesa cattolica persegue la via
dell’impegno e del dialogo per un senso genuino di
rispetto per voi e per le vostre credenze. I cattolici,
sia in Gran Bretagna sia in tutto il mondo, continueranno
ad edificare ponti di amicizia con altre religioni, per
sanare gli errori del passato e per promuovere fiducia fra
individui e comunità. Permettetemi di rinnovare la mia
gratitudine per il vostro benvenuto e per questa
opportunità di offrirvi il mio incoraggiamento per il
dialogo che portate avanti con i vostri fratelli e sorelle
cristiani. Su voi tutti invoco l’abbondanza delle
benedizioni divine! Grazie molte.
©
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