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VIAGGIO
APOSTOLICO NEL REGNO UNITO (16-19 SETTEMBRE 2010) |
Radio Vaticana, 18 settembre
2010
Il
Papa nella Cattedrale di Westminster: dolore e vergogna
per lo scandalo degli abusi. Il saluto ai giovani: il
vostro cuore è per amare
Dolore,
umiliazione, rinnovamento: sono i sentimenti espressi oggi
dal Papa, durante la Messa a Westminster Cathedral, sulla
dolorosa vicenda degli abusi sui minori nella Chiesa. Il
Papa ha dedicato la sua omelia alla sofferenza umana che
trova redenzione nella morte e Risurrezione di Cristo.
Quindi, ha salutato i giovani delle diverse diocesi
inglesi e i fedeli gallesi che non hanno potuto incontrare
il Papa nella loro terra. Presenti alla celebrazione, tra
gli altri, anche il primate anglicano Rowan Williams e
l’ex premier britannico, Tony Blair. Il discorso di
benvenuto è stato pronunciato dall’arcivescovo di
Westminster, mons. Vincent Nichols, che ha definito il
viaggio apostolico un grande dono per i fedeli del Regno
Unito. Prima della Messa, gli incontri con il premier
britannico Cameron, con il vicepremier Clegg e l'acting
leader dell'opposizione Harman. Da Londra, il servizio del
nostro inviato Alessandro Gisotti
(Canti)
Nello spirito del motto del viaggio, “Il cuore parla
al cuore”, Benedetto XVI da Westminster Cathedral si è
rivolto direttamente a quanti soffrono, ha parlato al
cuore di quanti uniscono i loro sacrifici a quelli del
Signore. Il pensiero del Papa è andato innanzitutto alle
“immense sofferenze causate dall’abuso dei bambini,
specialmente nella Chiesa e da parte dei suoi ministri”:
“Above all, I express my deep sorrow to the
innocent victims…”
“Esprimo – ha detto – soprattutto il mio profondo
dolore alle vittime innocenti di questi inqualificabili
crimini, insieme con la speranza che il potere della
grazia di Cristo, il suo sacrificio di riconciliazione,
porterà profonda guarigione e pace alle loro vite”:
“I also acknowledge, with you, the shame…”
“Riconosco anche con voi – ha soggiunto – la
vergogna e l’umiliazione che tutti abbiamo sofferto a
causa di questi peccati”. Dal Papa l’invito ad
offrirle al Signore “con la fiducia che questo castigo
contribuirà alla guarigione delle vittime, alla
purificazione della Chiesa ed al rinnovamento del suo
secolare compito di formazione e cura dei giovani”.
Benedetto XVI ha dunque espresso la sua “gratitudine per
gli sforzi fatti per affrontare questo problema
responsabilmente” e ha chiesto a tutti i fedeli di
mostrare la propria “sollecitudine per le vittime e la
solidarietà” verso i sacerdoti.
Il Papa aveva iniziato la sua omelia prendendo spunto
dal grande Crocifisso che domina la navata della
Cattedrale dedicata al Preziosissimo Sangue:
“The crucified Lord stands above and before us as…”
“Il Signore crocifisso – ha affermato – sta sopra
di noi come la sorgente della nostra vita e della nostra
salvezza”. “Le braccia spalancate del Signore – ha
detto ancora – sembrano abbracciare questa chiesa intera
innalzando verso il Padre le schiere di fedeli che si
raccolgono attorno all’altare del sacrificio
eucaristico”. Ed ha così ricordato i martiri di ogni
tempo e quanti “ancora oggi soffrono discriminazioni e
persecuzioni per la loro fede cristiana”. “Il grande
crocifisso che qui ci sovrasta – ha aggiunto – ci
ricorda che Cristo” unisce “quotidianamente i nostri
sacrifici, le nostre sofferenze, i nostri bisogni”.
Quindi, ricordando la figura di Newman e il Concilio
Vaticano II, ha auspicato che i laici si impegnino “a
lavorare strenuamente per difendere quelle verità
morali” che illuminate dal Vangelo “stanno alla base
di una società veramente umana, giusta e libera”:
“How much contemporary society needs this witness...”
“Quanto ha bisogno la società contemporanea di
questa testimonianza!”, ha detto. “Quanto abbiamo
bisogno, nella Chiesa e nella società – ha ribadito –
di testimoni della bellezza della santità, testimoni
dello splendore della verità, testimoni della gioia e
libertà che nascono da una relazione viva con Cristo!”.
Una delle più grandi sfide che dobbiamo affrontare
oggi, ha concluso è “come parlare in maniera
convincente della sapienza e del potere liberante della
parola di Dio ad un mondo che troppo spesso vede il
Vangelo come un limite alla libertà umana, invece che
come verità che libera le nostre menti e illumina i
nostri sforzi per vivere in modo saggio e buono”.
(Cori – applausi dei giovani)
Dopo la celebrazione della Messa, il Papa si è recato
sul sagrato per benedire i giovani che hanno gremito la
piazza davanti la Cattedrale e che lo ho hanno accolto con
grande entusiasmo. Benedetto XVI ha invitato i ragazzi a
guardare dentro il proprio cuore, a trovare piena
realizzazione nell’infinito amore divino:
“We were made to receive love, and we have...”
“Siamo stati fatti per ricevere amore – ha detto
– e di fatto ne abbiamo”. Ogni giorno, ha aggiunto,
“dovremmo ringraziare Dio per l’amore che abbiamo già
ricevuto, per l’amore che ci ha resi ciò che siamo,
l’amore che ci ha mostrato cosa è davvero importante
nella vita”. Siamo stati fatti anche “per donare
amore” per farne “la realtà più solida della nostra
vita”.
Tuttavia, ha constatato, amare è difficile, “i
nostri cuori possono facilmente essere induriti
dall’egoismo, dall’invidia e dall’orgoglio”:
“I ask you to look into your hearts each day to
find…”
“Vi chiedo – è stata l’esortazione del Papa ai
giovani – di guardare dentro il vostro cuore ogni
giorno, per trovare la sorgente di ogni amore
autentico”. Gesù, li ha incoraggiati, “è sempre là,
aspettando tranquillamente che possiamo raccoglierci con
lui ed ascoltare la sua voce”. Anche fra le occupazioni
e lo stress quotidiano, ha concluso, “abbiamo bisogno di
dare spazio al silenzio, perché è nel silenzio che
troviamo Dio” e che “scopriamo chi siamo veramente”.
Il Papa è quindi rientrato nella Cattedrale per salutare
i fedeli gallesi, che sono venuti a Londra per esprimergli
il proprio affetto.
Il
Pontefice ha benedetto un mosaico di San Davide, patrono
del popolo gallese ed ha acceso la candela della statua
della Madonna di Cardigan. “Che la luce di Cristo – è
stata la sua esortazione – continui a guidare” i passi
del popolo gallese “e a plasmare la vita e la cultura
della nazione”.
SANTA MESSA
Cattedrale del
Preziosissimo Sangue
di Nostro Signore Gesù Cristo - City of Westminster
Sabato, 18 settembre 2010
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
amici in Cristo,
vi saluto
tutti con gioia nel Signore e vi ringrazio per la vostra
calorosa accoglienza. Ringrazio l’Arcivescovo Nichols
per le parole di benvenuto che mi ha rivolto in nome
vostro. Davvero in questo incontro del successore di
Pietro con i fedeli della Gran Bretagna, “il cuore parla
al cuore” e ci fa gioire nell’amore di Cristo e nella
nostra comune professione della fede cattolica che ci è
stata trasmessa dagli Apostoli.
Sono
particolarmente lieto che il nostro incontro abbia luogo
in questa Cattedrale dedicata al Preziosissimo Sangue, che
è il segno della misericordia redentrice di Dio
riversatasi sul mondo mediante la passione, morte e
resurrezione del suo Figlio, il Signore nostro Gesù
Cristo. Un particolare saluto rivolgo all’Arcivescovo di
Canterbury che ci onora della sua presenza.
Il
visitatore di questa cattedrale non può non rimanere
colpito dal grande crocifisso che domina la navata, che
ritrae il corpo di Cristo schiacciato dalla sofferenza,
sopraffatto dal dolore, vittima innocente la cui morte ci
ha riconciliati con il Padre e ci ha donato di partecipare
alla vita stessa di Dio. Le braccia spalancate del Signore
sembrano abbracciare questa chiesa intera, innalzando
verso il Padre le schiere di fedeli che si raccolgono
attorno all’altare del sacrificio Eucaristico e
partecipano dei suoi frutti. Il Signore crocifisso sta
sopra di noi e davanti a noi, come la sorgente della
nostra vita e salvezza, “il sommo sacerdote dei beni
futuri”, come lo definisce l’autore della Lettera agli
Ebrei nella prima lettura odierna (9,11).
E’, per
così dire, all’ombra di questa impressionante immagine,
che vorrei riferirmi alla parola di Dio che è stata
proclamata in mezzo a noi e riflettere sul mistero del
Sangue Prezioso, poiché è questo mistero che ci conduce
a riconoscere l’unità fra il sacrificio di Cristo sulla
Croce, il sacrificio Eucaristico che egli ha donato alla
sua Chiesa, e il suo eterno sacerdozio, per mezzo del
quale, assiso alla destra del Padre, egli non cessa di
intercedere per noi, le membra del suo mistico corpo.
Incominciamo
dal sacrificio della Croce. Lo scaturire del sangue di
Cristo è la sorgente della vita della Chiesa. San
Giovanni, come sappiamo, vede nell’acqua e nel sangue
che sgorgano dal corpo di nostro Signore la sorgente di
quella vita divina che è donata dallo Spirito Santo e ci
viene comunicata nei sacramenti (Gv 19,34; cfr 1
Gv 1,7;5,6-7). La Lettera agli Ebrei ricava, potremmo
dire, le implicazioni liturgiche di questo mistero. Gesù,
attraverso la sua sofferenza e morte, la sua
auto-donazione nello Spirito eterno, è divenuto il nostro
sommo sacerdote e “il mediatore di un’alleanza
nuova” (9,15). Queste parole richiamano le stesse parole
di nostro Signore nell’Ultima Cena, quando egli istituì
l’Eucarestia come sacramento del suo corpo, donato per
noi, e del suo sangue, il sangue della nuova ed eterna
alleanza sparso per la remissione dei peccati (cfr Mc
14,24; Mt 26,28; Lc 22,20).
Fedele al
comando di Cristo “fate questo in memoria di me” (Lc
22,19), la Chiesa in ogni tempo e luogo celebra
l’Eucarestia, fino a che il Signore ritorni nella
gloria, rallegrandosi nella sua presenza sacramentale e
attingendo alla forza del suo sacrificio di salvezza per
la redenzione del mondo. La realtà del sacrificio
Eucaristico è sempre stata al cuore della fede cattolica;
messa in discussione nel sedicesimo secolo, essa venne
solennemente riaffermata al Concilio di Trento, nel
contesto della nostra giustificazione in Cristo. Qui in
Inghilterra, come sappiamo, molti difesero strenuamente la
Messa, sovente a caro prezzo, dando vita a quella
devozione alla Santissima Eucaristia che è stata una
caratteristica del cattolicesimo in queste terre.
Il
sacrificio Eucaristico del Corpo e Sangue di Cristo
comprende a sua volta il mistero della passione di nostro
Signore che continua nei membri del suo Corpo mistico, la
Chiesa in ogni epoca. Il grande crocifisso che qui ci
sovrasta, ci ricorda che Cristo, nostro eterno sommo
sacerdote, unisce quotidianamente i nostri sacrifici, le
nostre sofferenze, i nostri bisogni, speranze e
aspirazioni agli infiniti meriti del suo sacrificio.
Per lui,
con lui ed in lui noi eleviamo i nostri corpi come un
sacrificio santo e gradito a Dio (cfr Rm 12,1). In
questo senso siamo presi nella sua eterna oblazione,
completando, come afferma san Paolo, nella nostra carne ciò
che manca alle sofferenze di Cristo a favore del suo
corpo, che è la Chiesa (cfr Col 1,24). Nella vita
della Chiesa, nelle sue prove e tribolazioni, Cristo
continua, secondo l’incisiva espressione di Pascal, ad
essere in agonia fino alla fine del mondo (Pensées,
553, éd. Brunschvicg).
Vediamo
rappresentato nella forma più eloquente questo aspetto
del mistero del prezioso sangue di Cristo dai martiri di
ogni tempo, che hanno bevuto al calice da cui Cristo
stesso ha bevuto, ed il cui sangue, sparso in unione al
suo sacrificio, dà nuova vita alla Chiesa. Ciò è anche
riflesso nei nostri fratelli e sorelle nel mondo, che
ancora oggi soffrono discriminazioni e persecuzioni per la
loro fede cristiana. Ma è anche presente, spesso nascosto
nelle sofferenze di tutti quei singoli cristiani che
quotidianamente uniscono i loro sacrifici a quelli del
Signore per la santificazione della Chiesa e la redenzione
del mondo. Il mio pensiero va in modo particolare a tutti
quelli che sono spiritualmente uniti a questa celebrazione
Eucaristica, in particolare i malati, gli anziani, gli
handicappati e coloro che soffrono nella mente e nello
spirito.
Qui penso
anche alle immense sofferenze causate dall’abuso dei
bambini, specialmente nella Chiesa e da parte dei suoi
ministri. Esprimo soprattutto il mio profondo dolore alle
vittime innocenti di questi inqualificabili crimini,
insieme con la speranza che il potere della grazia di
Cristo, il suo sacrificio di riconciliazione, porterà
profonda guarigione e pace alle loro vite. Riconosco
anche, con voi, la vergogna e l’umiliazione che tutti
abbiamo sofferto a causa di questi peccati; vi invito a
offrirle al Signore con la fiducia che questo castigo
contribuirà alla guarigione delle vittime, alla
purificazione della Chiesa ed al rinnovamento del suo
secolare compito di formazione e cura dei giovani. Esprimo
la mia gratitudine per gli sforzi fatti per affrontare
questo problema responsabilmente, e chiedo a tutti voi di
mostrare la vostra sollecitudine per le vittime e la
solidarietà verso i vostri sacerdoti.
Cari
amici, ritorniamo alla contemplazione del grande
crocifisso che troneggia sopra noi. Le mani di nostro
Signore, stese sulla Croce, ci invitano a contemplare
anche la nostra partecipazione al suo eterno sacerdozio e
la responsabilità che abbiamo, in quanto membra del suo
corpo, di portare al mondo in cui viviamo il potere
riconciliante del suo sacrificio. Il Concilio Vaticano II
parlò in maniera eloquente dell’indispensabile ruolo
del laicato di portare avanti la missione della Chiesa,
attraverso lo sforzo di servire da fermento del Vangelo
nella società, lavorando per l’avanzamento del Regno di
Dio nel mondo (cfr Lumen
gentium, 31; Apostolicam
actuositatem, 7).
Il
richiamo del Concilio ai fedeli laici ad assumere il loro
impegno battesimale partecipando alla missione di Cristo
richiama le intuizioni e gli insegnamenti di John Henry
Newman. Possano le profonde idee di questo grande Inglese
continuare ad ispirare tutti i seguaci di Cristo in questa
terra a conformare a lui ogni loro pensiero, parola ed
azione e a lavorare strenuamente per difendere quelle
immutabili verità morali che, riprese, illuminate e
confermate dal Vangelo, stanno alla base di una società
veramente umana, giusta e libera.
Quanto ha
bisogno la società contemporanea di questa testimonianza!
Quanto abbiamo bisogno, nella Chiesa e nella società, di
testimoni della bellezza della santità, testimoni dello
splendore della verità, testimoni della gioia e libertà
che nascono da una relazione viva con Cristo! Una delle più
grandi sfide che oggi dobbiamo affrontare è come parlare
in maniera convincente della sapienza e del potere
liberante della parola di Dio ad un mondo che troppo
spesso vede il Vangelo come un limite alla libertà umana,
invece che come verità che libera le nostre menti e
illumina i nostri sforzi per vivere in modo saggio e
buono, sia come individui che come membri della società.
Preghiamo
quindi affinché i cattolici di questa terra diventino
sempre più consapevoli della loro dignità di popolo
sacerdotale, chiamato a consacrare il mondo a Dio mediante
una vita di fede e di santità. E possa questa crescita di
zelo apostolico essere accompagnata da un aumento di
preghiera per le vocazioni al sacerdozio ministeriale. Più
si sviluppa l’apostolato dei laici, più urgente viene
sentito il bisogno di sacerdoti, e più il laicato
approfondisce la consapevolezza della propria specifica
vocazione, più si rende evidente ciò che è proprio del
sacerdote. Possano molti giovani di questa terra trovare
la forza di rispondere alla chiamata del Maestro al
sacerdozio ministeriale, offrendo le loro vite, le loro
energie e i loro talenti a Dio, edificando così il suo
popolo nell’unità e nella fedeltà al Vangelo,
specialmente attraverso la celebrazione del sacrificio
Eucaristico.
Cari
amici, in questa Cattedrale del Preziosissimo Sangue vi
invito ancora una volta a guardare a Cristo, autore e
perfezionatore della nostra fede (cfr Eb 12,2). Vi
chiedo di unirvi ancor più pienamente al Signore,
partecipando al suo sacrificio sulla Croce ed offrendogli
questo “culto spirituale” (cfr Rm 12,1) che
abbraccia ogni aspetto della nostra vita e si esprime
nell’impegno di contribuire all’avvento del suo Regno.
Prego affinché, così facendo, possiate unirvi alle
schiere di credenti della lunga storia cristiana di questa
terra nel costruire una società veramente degna
dell’uomo, degna delle più nobili tradizioni della
vostra nazione.
SALUTO
DEL SANTO PADRE AI GIOVANI
NELLA CATTEDRALE DI WESTMINSTER
Sig.
Uche,
Cari giovani amici,
grazie
per il vostro caloroso saluto! “Il cuore parla al
cuore” – cor ad cor loquitur – come sapete.
Ho scelto queste parole così care al Cardinal Newman come
tema della mia visita. In questi pochi momenti in cui
stiamo insieme desidero parlarvi dal cuore e chiedervi di
aprire il vostro a ciò che vi dirò.
Chiedo ad
ognuno di voi, prima di tutto, di guardare dentro al
proprio cuore. Pensate a tutto l’amore, per ricevere il
quale il vostro cuore è stato creato e a tutto l’amore
che esso è chiamato a donare. In fin dei conti, siamo
stati fatti per amare. Questo è ciò che la Bibbia
intende quando afferma che siamo stati creati ad immagine
e somiglianza di Dio: siamo stati fatti per conoscere il
Dio dell’amore, il Dio che è Padre, Figlio e Spirito
Santo, e per trovare la nostra piena realizzazione in quel
divino amore che non conosce né inizio né fine.
Siamo
stati fatti per ricevere amore e di fatto ne abbiamo. Ogni
giorno dovremmo ringraziare Dio per l’amore che abbiamo
già ricevuto, per l’amore che ci ha resi ciò che
siamo, l’amore che ci ha mostrato cosa è davvero
importante nella vita. Dobbiamo ringraziare il Signore per
l’amore che abbiamo ricevuto dalle nostre famiglie,
amici, insegnanti, e da tutte quelle persone che nella
vita ci hanno aiutato a comprendere quanto siamo preziosi,
ai loro occhi e agli occhi di Dio.
Siamo
stati fatti anche per donare amore, per fare dell’amore
l’ispirazione di ogni nostra attività, la realtà più
solida della nostra vita. A volte ciò sembra tanto
naturale, specialmente quando sentiamo l’euforia
dell’amore, quando i nostri cuori sono ricolmi di
generosità, di idealismo, del desiderio di aiutare gli
altri, di costruire un mondo migliore. Ma allo stesso
tempo ci rendiamo conto che amare è difficile: i nostri
cuori possono facilmente essere induriti dall’egoismo,
dall’invidia e dall’orgoglio. La Beata Madre Teresa di
Calcutta, la grande Missionaria della Carità, ci
ricordava che dare amore, amore puro e generoso, è il
frutto di una decisione quotidiana. Ogni giorno dobbiamo
scegliere di amare e ciò richiede un aiuto, l’aiuto che
proviene da Cristo, dalla preghiera, dalla saggezza che si
trova nella sua parola e dalla grazia che egli effonde su
di noi nei sacramenti della sua Chiesa.
Questo è
il messaggio che desidero condividere con voi oggi. Vi
chiedo di guardare dentro il vostro cuore ogni giorno, per
trovare la sorgente di ogni amore autentico. Gesù è
sempre là, aspettando tranquillamente che possiamo
raccoglierci con lui ed ascoltare la sua voce. Nel
profondo del vostro cuore egli vi chiama a trascorrere del
tempo con lui nella preghiera. Ma questo tipo di
preghiera, la vera preghiera, richiede disciplina:
richiede di trovare dei momenti di silenzio ogni giorno.
Spesso ciò significa attendere che il Signore parli.
Anche fra le occupazioni e lo stress della nostra vita
quotidiana abbiamo bisogno di dare spazio al silenzio,
perché è nel silenzio che troviamo Dio, ed è nel
silenzio che scopriamo chi siamo veramente. E con ciò,
scopriamo la vocazione particolare che Dio ci ha dato per
l’edificazione della sua Chiesa e la redenzione del
nostro mondo.
Il cuore
parla al cuore. Con queste parole pronunciate dal mio
cuore, cari giovani amici, assicuro le mie preghiere per
voi affinché le vostre vite portino frutti abbondanti per
la crescita della civiltà dell’amore. Vi chiedo anche
di pregare per me, per il mio ministero di successore di
Pietro, e per le necessità della Chiesa nel mondo. Su di
voi, sulle vostre famiglie ed i vostri amici, di cuore
invoco da Dio benedizioni di sapienza, gioia e pace.
SALUTO
DEL SANTO PADRE AI FEDELI DEL
GALLES
NELLA CATTEDRALE DI WESTMINSTER
Venerato
Fratello Mons. Regan,
grazie
per il caloroso saluto che mi ha rivolto a nome dei fedeli
del Galles. Sono felice di avere questa opportunità di
onorare la nazione e le sue antiche tradizioni cristiane
benedicendo un mosaico di San Davide, il patrono del
popolo Gallese, e accendendo la candela della statua di
Nostra Signora di Cardigan.
San
Davide fu uno dei grandi santi del sesto secolo,
quell’epoca d’oro di santi e missionari in queste
isole, e fu per questo un fondatore della cultura
cristiana che sta alle radici dell’Europa moderna. La
predicazione di Davide fu semplice, ma profonda. Le parole
che, morente, pronunciò ai monaci furono “Siate felici,
conservate la fede e fate cose semplici”. Sono le cose
semplici che rivelano il nostro amore per colui che ci ha
amati per primo (cfr 1Gv 4,19) e che uniscono le
persone in una comunità di fede, amore e servizio. Possa
il messaggio di san Davide, in tutta la sua semplicità e
ricchezza, continuare a risuonare nel Galles di oggi,
attirando i cuori del suo popolo ad un rinnovato amore per
Cristo e la sua Chiesa.
Nella sua
secolare storia, la gente del Galles si è distinta per la
sua devozione alla Madre di Dio; ciò è posto in evidenza
dagli innumerevoli luoghi del Galles chiamati
“Llanfair” – Chiesa di Maria. Mentre mi appresto ad
accendere la candela sorretta da Nostra Signora, prego
affinché Ella continui ad intercedere presso il suo
Figlio per tutti gli uomini e le donne del Galles. Che la
luce di Cristo continui a guidare i loro passi e plasmare
la vita e la cultura della nazione.
Purtroppo
non mi è stato possibile recarmi in Galles durante questa
visita. Ma spero che questa splendida statua, che ora
ritorna al Santuario Nazionale di Nostra Signora di
Cardigan, sarà un ricordo permanente del profondo amore
del Papa per il popolo del Galles e della sua costante
vicinanza sia nella preghiera, che nella comunione della
Chiesa.
Bendith
Duw ar bobol Cymru! Dio benedica il popolo del Galles!
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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