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VIAGGIO
APOSTOLICO NEL REGNO UNITO (16-19 SETTEMBRE 2010) |
Sir
18 settembre 2010
LONDRA,
VEGLIA AD HYDE PARK PER BEATIFICAZIONE DI NEWMAN;
BENEDETTO XVI: IL PREZZO DA PAGARE PER LA FEDELTA' AL
VANGELO
Una
serata di “immensa gioia spirituale”. È quella
vissuta da Benedetto XVI
nell’Hyde Park, uno dei più ampi parchi del
centro di Londra. Durante la veglia di preghiera per la
beatificazione del card. John Henry Newman, il Papa ha
ricordato l’“influsso importante nella mia vita e
nel mio pensiero” del cardinale inglese, “come lo è
stato per moltissime persone al di là di queste
isole”. Secondo il suo stesso racconto, Newman “ha
ripercorso il cammino della sua intera vita alla luce di
una potente esperienza di conversione, che ebbe quando
era giovane” e alla fine della sua esistenza
“avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta
contro la tendenza crescente a considerare la religione
come un fatto puramente privato e soggettivo, una
questione di opinione personale”. In questo senso, ha
precisato il Pontefice, “quando un relativismo
intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti
stessi della nostra società, Newman ci rammenta che,
quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di
Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per
trovare in essa la nostra definitiva libertà e
l’adempimento delle più profonde aspirazioni
umane”. Senza dimenticare che “la passione per la
verità, per l’onestà intellettuale e per la
conversione genuina comportano un grande prezzo da
pagare”.
“Il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è
tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati
– ha aggiunto il Santo Padre -, ma spesso implica
l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o
fatti segno di parodia”. Tuttavia, “Newman ci
insegna che se abbiamo accolto la verità di Cristo e
abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può
essere separazione tra ciò che crediamo ed il modo in
cui viviamo la nostra esistenza”. Dalla lezione del
card. Newman si evince che “la verità non viene
trasmessa semplicemente mediante un insegnamento
formale, pur importante che sia, ma anche mediante la
testimonianza di vite vissute integralmente, fedelmente
e santamente; coloro che vivono della e nella verità
riconoscono istintivamente ciò che è falso e, proprio
perché falso, è nemico della bellezza e della bontà
che accompagna lo splendore della verità, ‘veritatis
splendor’”. Il teologo e filosofo inglese, ha
spiegato il Papa, ha insegnato che “la ‘luce
gentile’ della fede ci conduce a renderci conto della
verità su noi stessi, sulla nostra dignità di figli di
Dio, e sul sublime destino che ci attende in cielo”.
Il Pontefice ha poi affermato: “Nessuno che guardi
realisticamente al nostro mondo d’oggi può pensare
che i cristiani possano continuare a far le cose di ogni
giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è
sopraggiunta nella società, o semplicemente confidando
che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli
cristiani possa continuare ad ispirare e plasmare il
futuro della nostra società”.
Ciascuno di noi, ha proseguito il Papa, “secondo il
proprio stato di vita, è chiamato ad operare per la
diffusione del Regno di Dio impregnando la vita
temporale dei valori del Vangelo” e “ciascuno di noi
ha una missione, ciascuno è chiamato a cambiare il
mondo, ad operare per una cultura della vita, una
cultura forgiata dall’amore e dal rispetto per la
dignità di ogni persona umana”. Benedetto XVI ha
quindi rivolto una “parola speciale” ai molti
giovani presenti, rammentando che “solo Gesù conosce
quale ‘specifico servizio’ ha in mente per voi”;
per questo, “siate aperti alla sua voce che risuona
nel profondo del vostro cuore: anche ora il suo cuore
parla al vostro cuore”. Dopo aver ricordato tutto ciò
di cui ha bisogno Cristo per realizzare l’uomo e
servire la Chiesa, il Santo Padre ha concluso invitando
i giovani ad unirsi a lui nella Gmg di Madrid 2011:
“Chiedete a Dio cosa ha in mente per voi! Chiedetegli
la generosità di dirgli di sì! Non abbiate paura di
donarvi interamente a Gesù. Vi darà la grazia
necessaria per adempiere alla vostra vocazione”. (Sir)
VEGLIA DI
PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DEL
CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Hyde Park -
London
Sabato, 18 settembre 2010
Cari
Fratelli e Sorelle in Cristo,
questa è
una serata di gioia, di immensa gioia spirituale per tutti
noi. Siamo qui riuniti in questa veglia di preghiera per
prepararci alla Messa di domani, durante la quale un
grande figlio di questa Nazione, il Cardinale John Henry
Newman, sarà dichiarato Beato. Quante persone, in
Inghilterra e in tutto il mondo, hanno atteso questo
momento! Anche per me personalmente è una grande gioia
condividere questa esperienza con voi. Come sapete, Newman
ha avuto da tanto tempo un influsso importante nella mia
vita e nel mio pensiero, come lo è stato per moltissime
persone al di là di queste isole. Il dramma della vita di
Newman ci invita ad esaminare le nostre vite, a vederle
nel contesto del vasto orizzonte del piano di Dio, e a
crescere in comunione con la Chiesa di ogni tempo e di
ogni luogo: la Chiesa degli Apostoli, la Chiesa dei
martiri, la Chiesa dei santi, la Chiesa che Newman amò ed
alla cui missione consacrò la propria intera esistenza.
Ringrazio
l’Arcivescovo Peter Smith per le gentili parole di
benvenuto pronunciate a vostro nome, e sono
particolarmente lieto di vedere molti giovani presenti a
questa veglia. Questa sera, nel contesto della preghiera
comune, desidero riflettere con voi su alcuni aspetti
della vita di Newman, che considero importanti per le
nostre vite di credenti e per la vita della Chiesa oggi.
Permettetemi
di cominciare ricordando che Newman, secondo il suo stesso
racconto, ha ripercorso il cammino della sua intera vita
alla luce di una potente esperienza di conversione, che
ebbe quando era giovane. Fu un’esperienza immediata
della verità della Parola di Dio, dell’oggettiva realtà
della rivelazione cristiana quale era stata trasmessa
nella Chiesa. Tale esperienza, al contempo religiosa e
intellettuale, avrebbe ispirato la sua vocazione ad essere
ministro del Vangelo, il suo discernimento della sorgente
di insegnamento autorevole nella Chiesa di Dio ed il suo
zelo per il rinnovamento della vita ecclesiale nella
fedeltà alla tradizione apostolica. Alla fine della vita,
Newman avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta
contro la tendenza crescente a considerare la religione
come un fatto puramente privato e soggettivo, una
questione di opinione personale. Qui vi è la prima
lezione che possiamo apprendere dalla sua vita: ai nostri
giorni, quando un relativismo intellettuale e morale
minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra
società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne
creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati
creati per conoscere la verità, per trovare in essa la
nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più
profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati
pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso “la via,
la verità e la vita” (Gv 14,6).
L’esistenza
di Newman, inoltre, ci insegna che la passione per la
verità, per l’onestà intellettuale e per la
conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare.
La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta
per noi stessi; esige la testimonianza, ha bisogno di
essere udita, ed in fondo la sua potenza di convincere
viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai
ragionamenti nei quali può essere adagiata. Non lontano
da qui, a Tyburn, un gran numero di nostri fratelli e
sorelle morirono per la fede; la testimonianza della loro
fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole
ispirate che molti di loro dissero prima di abbandonare
ogni cosa al Signore. Nella nostra epoca, il prezzo da
pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di
essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica
l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o
fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può
esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo
quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità
ultima come individui, e quale fondamento di una società
giusta e umana.
Infine,
Newman ci insegna che se abbiamo accolto la verità di
Cristo e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi
può essere separazione tra ciò che crediamo ed il modo
in cui viviamo la nostra esistenza. Ogni nostro pensiero,
parola e azione devono essere rivolti alla gloria di Dio e
alla diffusione del suo Regno. Newman comprese questo e fu
il grande campione dell’ufficio profetico del laicato
cristiano. Vide chiaramente che non dobbiamo tanto
accettare la verità come un atto puramente intellettuale,
quanto piuttosto accoglierla mediante una dinamica
spirituale che penetra sino alle più intime fibre del
nostro essere. La verità non viene trasmessa
semplicemente mediante un insegnamento formale, pur
importante che sia, ma anche mediante la testimonianza di
vite vissute integralmente, fedelmente e santamente;
coloro che vivono della e nella verità riconoscono
istintivamente ciò che è falso e, proprio perché falso,
è nemico della bellezza e della bontà che accompagna lo
splendore della verità, veritatis splendor.
La prima
lettura di stasera è la magnifica preghiera con la quale
san Paolo chiede che ci sia dato di conoscere “l’amore
di Cristo che supera ogni conoscenza” (cfr Ef
3,14-21). L’Apostolo prega affinché Cristo dimori nei
nostri cuori mediante la fede (cfr Ef 3,17) e perché
possiamo giungere a “comprendere con tutti i santi quale
sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità”
di quell’amore. Mediante la fede giungiamo a vedere la
parola di Dio come una lampada per i nostri passi e luce
del nostro cammino (cfr Sal 119, 105). Come
innumerevoli santi che lo precedettero sulla via del
discepolato cristiano, Newman insegnò che la “luce
gentile” della fede ci conduce a renderci conto della
verità su noi stessi, sulla nostra dignità di figli di
Dio, e sul sublime destino che ci attende in cielo.
Permettendo a questa luce della fede di risplendere nei
nostri cuori e abbandonandoci ad essa mediante la
quotidiana unione al Signore nella preghiera e nella
partecipazione ai sacramenti della Chiesa, datori di vita,
diventiamo noi stessi luce per quanti ci stanno attorno;
esercitiamo il nostro “ufficio profetico”; spesso,
senza saperlo, attiriamo le persone più vicino al Signore
ed alla sua verità. Senza la vita di preghiera, senza
l’interiore trasformazione che avviene mediante la
grazia dei sacramenti, non possiamo – con le parole di
Newman – “irradiare Cristo”; diveniamo semplicemente
un altro “cembalo squillante” (1Cor 13,1) in un
mondo già pieno di crescente rumore e confusione, pieno
di false vie che conducono solo a profondo dolore del
cuore e ad illusione.
Una delle
più amate meditazioni del Cardinale contiene queste
parole: “Dio mi ha creato per offrire a lui un certo
specifico servizio. Mi ha affidato un certo lavoro che non
ha affidato ad altri” (Meditations on Christian
Doctrine). Vediamo qui il preciso realismo cristiano
di Newman, il punto nel quale la fede e la vita
inevitabilmente si incrociano. La fede è destinata a
portare frutto nella trasformazione del nostro mondo
mediante la potenza dello Spirito Santo che opera nella
vita e nell’attività dei credenti. Nessuno che guardi
realisticamente al nostro mondo d’oggi può pensare che
i cristiani possano continuare a far le cose di ogni
giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è
sopraggiunta nella società, o semplicemente confidando
che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli
cristiani possa continuare ad ispirare e plasmare il
futuro della nostra società. Sappiamo che in tempi di
crisi e di ribellioni Dio ha fatto sorgere grandi santi e
profeti per il rinnovamento della Chiesa e della società
cristiana; noi abbiamo fiducia nella sua provvidenza e
preghiamo per la sua continua guida. Ma ciascuno di noi,
secondo il proprio stato di vita, è chiamato ad operare
per la diffusione del Regno di Dio impregnando la vita
temporale dei valori del Vangelo. Ciascuno di noi ha una
missione, ciascuno è chiamato a cambiare il mondo, ad
operare per una cultura della vita, una cultura forgiata
dall’amore e dal rispetto per la dignità di ogni
persona umana. Come il Signore ci insegna nel Vangelo
appena ascoltato, la nostra luce deve risplendere al
cospetto di tutti, così che, vedendo le nostre opere
buone, possano dar gloria al nostro Padre celeste (cfr Mt
5,16).
Qui
desidero dire una parola speciale ai molti giovani
presenti. Cari giovani amici: solo Gesù conosce quale
“specifico servizio” ha in mente per voi. Siate aperti
alla sua voce che risuona nel profondo del vostro cuore:
anche ora il suo cuore parla al vostro cuore. Cristo ha
bisogno di famiglie che ricordano al mondo la dignità
dell’amore umano e la bellezza della vita familiare.
Egli ha bisogno di uomini e donne che dedichino la loro
vita al nobile compito dell’educazione, prendendosi cura
dei giovani e formandoli secondo le vie del Vangelo. Ha
bisogno di quanti consacreranno la propria vita al
perseguimento della carità perfetta, seguendolo in castità,
povertà e obbedienza, e servendoLo nel più piccolo dei
nostri fratelli e sorelle. Ha bisogno dell’amore potente
dei religiosi contemplativi che sorreggono la
testimonianza e l’attività della Chiesa mediante la
loro continua orazione. Ed ha bisogno di sacerdoti, buoni
e santi sacerdoti, uomini disposti a perdere la propria
vita per il proprio gregge. Chiedete a Dio cosa ha in
mente per voi! Chiedetegli la generosità di dirgli di sì!
Non abbiate paura di donarvi interamente a Gesù. Vi darà
la grazia necessaria per adempiere alla vostra vocazione.
Permettetemi di concludere queste poche parole invitandovi
ad unirvi a me il prossimo anno a Madrid per la Giornata
Mondiale della Gioventù. Si tratta sempre di una
splendida occasione per crescere nell’amore per Cristo
ed essere incoraggiati nella vostra gioiosa vita di fede
assieme a migliaia di altri giovani. Spero di vedere là
molti di voi!
Ed ora,
cari amici, continuiamo questa veglia di preghiera
preparandoci ad incontrare Cristo, presente fra noi nel
Santissimo Sacramento dell’Altare. Insieme, nel silenzio
della nostra comune adorazione, apriamo le menti ed i
cuori alla sua presenza, al suo amore, alla potenza
convincente della sua verità. In modo speciale,
ringraziamolo per la continua testimonianza a quella verità,
offerta dal Cardinale John Henry Newman. Confidando nelle
sue preghiere, chiediamo a Dio di illuminare i nostri
passi e quelli della società britannica, con la luce
gentile della sua verità, del suo amore, della sua pace.
Amen.
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