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UDIENZA AI RELIGIOSI DELLA DIOCESI DI ROMA (10 DICEMBRE 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 3 dicembre 2005

FEDELTA’ A DIO, AI RISPETTIVI CARISMI MA ANCHE CORAGGIO E CREATIVITA’ NELLA MISSIONE: L’ESORTAZIONE DI BENEDETTO XVI AI RELIGIOSI DELLA DIOCESI DI ROMA, RICEVUTI IN AULA PAOLO VI 

Una persona che “vive nel tempo”, ma con il “cuore proiettato oltre il tempo” e rivolto all’uomo contemporaneo, spesso troppo distratto dal mondo per cogliere la voce del divino. E’ questo il ritratto che Benedetto XVI ha fatto degli uomini e delle donne consacrati, durante l’udienza concessa, in Aula Paolo VI, a migliaia di religiosi e religiose della diocesi di Roma. Guidati dal cardinale vicario Camillo Ruini, i religiosi hanno atteso il Papa meditando e recitando il Rosario per poi esplodere in una calorosa ovazione all’ingresso del Pontefice. Il servizio di Alessandro De Carolis. 

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(musica)        

Poveri, casti e obbedienti perché il mondo ha bisogno di riscoprirsi dai suoi eccessi sobrio, puro e docile a Dio. Non ha dubbi Benedetto XVI sul valore che la testimonianza religiosa può assumere nella Chiesa e nella società di oggi. Una testimonianza - ha affermato il Papa davanti alle migliaia di religiosi, comprese alcune suore di clausura, che hanno affollato festosamente l’Aula Paolo VI - che deve lasciare nella vita quotidiana il segno del coraggio e dell’amore per Dio, vissuto con la misura biblica che chiede “tutto il cuore”, “tutta l’anima” e “tutte le forze” e che viene, ha precisato Benedetto XVI, “prima di ogni altra persona e cosa”, giacché è questo il connotato che da sempre distingue la vita religiosa: la “sete di Dio”: 

“Non abbiate paura di presentarvi, anche visibilmente, come persone consacrate, e cercate in ogni modo di manifestare la vostra appartenenza a Cristo, il tesoro nascosto per il quale avete lasciato tutto. Fate vostro il ben noto motto programmatico di San Benedetto: “Niente sia anteposto all'amore di Cristo”. 

         Per il loro servizio svolto in un contesto sociale e culturale “complesso” come quello capitolino, Benedetto XVI ha definito i religiosi della diocesi romana “una preziosa presenza”, riconoscendo le molte “sfide” e le “difficoltà” che oggi si incontrano sul fronte della missione. Il Papa ha invitato a più riprese i consacrati alla “fedeltà” ai rispettivi carismi, ribadendo i perni sui quali deve ruotare la quotidianità di un consacrato: “fedeltà alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio”, al” servizio degli uomini e delle donne del nostro tempo”, “all'insegnamento della Chiesa, a partire da quello sulla vita consacrata”, ai “sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia, che ci sostengono nelle situazioni difficili della vita”.  

“Parte costitutiva della vostra missione è poi la vita comunitaria. Impegnandovi a realizzare comunità fraterne, voi mostrate che grazie al Vangelo anche i rapporti umani possono cambiare, che l’amore non è un'utopia, ma anzi il segreto per costruire un mondo più fraterno”.  

         Quarant’anni fa, ha ricordato Benedetto XVI, il Concilio Vaticano II parlò nel Decreto Perfectae caritatis dei consacrati come di un “richiamo di quella mirabile unione” tra la Chiesa e Cristo. Il Papa ha ripreso quell’affermazione, esortando i religiosi ad una vita in grado di affrontare con “coraggio e creatività le sfide del tempo presente”. Un passaggio, questo, più volte interrotto da applausi scroscianti:  

“Di fronte all'avanzata dell'edonismo, a voi è richiesta la coraggiosa testimonianza della castità, come espressione di un cuore che conosce la bellezza e il prezzo dell'amore di Dio. Di fronte alla sete di denaro, la vostra vita sobria e pronta al servizio dei più bisognosi ricorda che Dio è la ricchezza vera che non perisce. Di fronte all'individualismo e al relativismo, che inducono le persone ad essere unica norma a se stesse, la vostra vita fraterna, capace di lasciarsi coordinare e quindi capace di obbedienza, conferma che voi ponete in Dio la vostra realizzazione”.        

Al termine del suo discorso, Benedetto XVI, avvicinatosi alla platea, è stato salutato da canti, acclamazioni e un fitto sventolio di fazzoletti dei circa settemila presenti: una folla eppure una minima parte di coloro – tra le 23 mila religiose, i 4.500 religiosi e le contemplative dei 30 monasteri della diocesi romana – che oggi avrebbero voluto esprimere personalmente il proprio amore al Papa. 

(applausi)

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Prima dell’incontro con Benedetto XVI, Alessandro Gisotti ha raccolto, in Aula Paolo VI, alcune testimonianze tra i religiosi e le religiose che hanno partecipato all’evento. Ascoltiamo: 

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R. – Sono Maria Carla Frison, canossiana. Questo è un incontro che abbiamo veramente atteso. Papa Benedetto XVI ha un’unzione tutta particolare. Lo sentiamo molto vicino a noi religiosi proprio per questa sua attenzione a quello che lo Spirito dice alla Chiesa. 

R. – Mi chiamo Italina, faccio parte della Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, nata a Brescia. 

D. – Che cosa significa oggi essere qui? Soprattutto cosa significa per la vostra missione?  

R. – Vuol dire essere in perfetta comunione con la Chiesa e con quella che è la nostra missione in questa Chiesa. Ci dice che vogliamo essere testimoni di Cristo nella Chiesa. 

R. – Mi chiamo padre Giovannino Tolu, sono il Maestro generale dei Mercedari. Questo incontro con il Santo Padre ci riempie di gioia! 

D. – Quest’incontro che avviene, tra l’altro, a un paio di giorni, dal quarantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II... 

R. –  Mi riempie di gioia perché io quest’anno compio 40 anni di sacerdozio! Quindi ho vissuto, da studente, nei primi anni di sacerdozio, il clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II. Ho conosciuto il Beato Giovanni XXIII… 

D. –   E Benedetto XVI, dall’inizio del suo Pontificato, come Giovanni Paolo II dice che il Concilio Vaticano II è la “bussola per la Chiesa nell’oceano del terzo millennio”... 

R. – Ovviamente noi siamo con il Santo Padre perché davvero indica dei punti fermi sia per la vita della Chiesa che per la vita religiosa e sacerdotale. In mezzo a questo grande disordine, a questa confusione che, alcune volte, tocca da vicino anche a noi purtroppo, perché vivendo nel mondo ci lasciamo toccare, servono questi punti fermi come il Concilio, questa bussola è molto importante.  

R. – Mi chiamo Philippe, sono monaco benedettino. Credo che per il mondo attuale, la vita monastica e religiosa possa offrire una parola di speranza per il mondo di oggi. Sappiamo che San Benedetto ha portato la sua soluzione in un’epoca veramente di crisi perché è nato quattro anni dopo la caduta dell’impero romano! 

D. – Per un benedettino è anche particolarmente significativo avere un Pontefice che si chiama Benedetto… 

R. –  Certo che è significativo conoscendo i suoi pensieri per cui la Chiesa ha una parola da dare al mondo in pieno cambiamento culturale. L’ha detto anche il primo aprile scorso a Subiaco, quando era ancora cardinale. Questo me lo ricordo bene perché il nostro abate presidente ha partecipato a questo incontro a Subiaco ed è stato un momento davvero forte.

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LE PAROLE DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

Signor Cardinale,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,

cari fratelli e care sorelle!

E’ una grande gioia per me incontrarvi quest’oggi nel clima spirituale dell’Avvento, mentre ci prepariamo al Santo Natale. Saluto con affetto ciascuno di voi, religiosi e religiose, membri di Istituti secolari e di nuove forme di vita consacrata, presenti nella Diocesi di Roma, dove svolgete un servizio quanto mai apprezzato, ben inserendovi nelle varie realtà sociali e pastorali. Un pensiero particolare rivolgo a quanti vivono nei monasteri di vita contemplativa e che sono a noi spiritualmente uniti, come pure alle persone di vita consacrata provenienti dall’Africa, dall’America Latina e dell’Asia che studiano a Roma o qui trascorrono un tratto della loro esistenza, partecipando essi pure attivamente alla missione della Chiesa che è nella Città.

Un saluto fraterno rivolgo al Cardinale Camillo Ruini, che ringrazio per le parole rivoltemi a nome di tutti. Da sempre i consacrati e le consacrate costituiscono nella Chiesa di Roma una preziosa presenza, anche perché offrono una peculiare testimonianza dell’unità e dell’universalità del Popolo di Dio. Vi ringrazio per il lavoro che svolgete nella vigna del Signore, per l’impegno che ponete nell’affrontare le sfide che l’odierna cultura pone all’evangelizzazione in una metropoli ormai cosmopolita com’è la nostra.

Il complesso contesto sociale e culturale della nostra Città nel quale vi trovate ad agire domanda da parte vostra, oltre una costante attenzione alle problematiche locali, una coraggiosa fedeltà al carisma che vi contraddistingue. Sin dalle origini, in effetti, la vita consacrata si è caratterizzata per la sua sete di Dio: quaerere Deum. Vostro primo e supremo anelito sia, pertanto, testimoniare che Dio va ascoltato e amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, prima di ogni altra persona e cosa. Non abbiate paura di presentarvi, anche visibilmente, come persone consacrate, e cercate in ogni modo di manifestare la vostra appartenenza a Cristo, il tesoro nascosto per il quale avete lasciato tutto. Fate vostro il ben noto motto programmatico di San Benedetto: "Niente sia anteposto all'amore di Cristo".

Certo, tante sono le sfide e le difficoltà che voi oggi incontrate, impegnati come siete su vari fronti. Nelle vostre residenze e nelle opere apostoliche voi siete ben inseriti nei programmi della Diocesi collaborando nei vari rami dell’azione pastorale, grazie anche al collegamento che svolgono gli organismi di rappresentanza della vita consacrata come la Conferenza Italiana Superiori Maggiori e l’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia, il Gruppo Istituti Secolari e l’Ordo Virginum. Proseguite su questo cammino rinsaldando la vostra fedeltà agli impegni assunti, al carisma di ogni vostro Istituto e agli orientamenti della Chiesa locale. Tale fedeltà, lo sapete, è possibile quando ci si mantiene fermi nelle piccole, ma insostituibili fedeltà quotidiane: anzitutto fedeltà alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio; fedeltà al servizio degli uomini e delle donne del nostro tempo, secondo il proprio carisma; fedeltà all'insegnamento della Chiesa, a partire da quello sulla vita consacrata; fedeltà ai sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia, che ci sostengono nelle situazioni difficili della vita.

Parte costitutiva della vostra missione è poi la vita comunitaria. Impegnandovi a realizzare comunità fraterne, voi mostrate che grazie al Vangelo anche i rapporti umani possono cambiare, che l’amore non è un'utopia, ma anzi il segreto per costruire un mondo più fraterno. Il Libro degli Atti degli Apostoli, dopo la descrizione della fraternità realizzata nella comunità dei cristiani, rileva, quasi come logica conseguenza, che "la Parola si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli" (At 6,7). La diffusione della Parola è la benedizione che il Padrone della messe dà alla comunità che prende sul serio l'impegno di far crescere la carità nella fraternità.

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa ha bisogno della vostra testimonianza, ha bisogno di una vita consacrata che affronti con coraggio e creatività le sfide del tempo presente. Di fronte all'avanzata dell'edonismo, a voi è richiesta la coraggiosa testimonianza della castità, come espressione di un cuore che conosce la bellezza e il prezzo dell'amore di Dio. Di fronte alla sete di denaro, la vostra vita sobria e pronta al servizio dei più bisognosi ricorda che Dio è la ricchezza vera che non perisce. Di fronte all'individualismo e al relativismo, che inducono le persone ad essere unica norma a se stesse, la vostra vita fraterna, capace di lasciarsi coordinare e quindi capace di obbedienza, conferma che voi ponete in Dio la vostra realizzazione. Come non auspicare che la cultura dei consigli evangelici, che è la cultura delle Beatitudini, possa crescere nella Chiesa, per sostenere la vita e la testimonianza del popolo cristiano?

Il Decreto conciliare Perfectae caritatis, di cui commemoriamo quest'anno il quarantesimo anniversario di promulgazione, afferma che le persone consacrate "davanti a tutti i fedeli sono un richiamo di quella mirabile unione operata da Dio e che si manifesterà nel secolo futuro, mediante la quale la Chiesa ha Cristo come unico suo Sposo" (n. 12). La persona consacrata vive nel tempo, ma il suo cuore è proiettato oltre il tempo e all’uomo contemporaneo spesso assorbito dalle cose del mondo testimonia che il suo vero destino è Dio stesso.

Grazie, cari fratelli e sorelle, per il servizio che rendete al Vangelo, per il vostro amore ai poveri e ai sofferenti, per il vostro sforzo nel campo dell'educazione e della cultura, per l'incessante preghiera che si innalza dai monasteri, per la multiforme attività che voi svolgete. La Vergine Santa, modello di vita consacrata, vi accompagni e vi sostenga perché possiate essere per tutti "segno profetico" del regno dei cieli. Io vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e di cuore tutti vi benedico.

 

 

 

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