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REPUBBLICA
CECA, INCONTRO CON IL MONDO ACCADEMICO (27
SETTEMBRE 2009) |
Radio
Vaticana, 28 settembre 2009
Il
Papa nell’incontro con il mondo accademico: le università
promuovano la ricerca della verità e non cedano alle mode
e al relativismo
Non
separare la ragione dalla ricerca della verità: è
l’esortazione che Benedetto XVI ha rivolto ieri
pomeriggio ai rappresentanti del mondo accademico ceco,
incontrati nel Castello di Praga. Il Papa ha esortato le
università a non cedere alle mode e al relativismo e a
promuovere la piena comprensione della relazione tra fede
e ragione. L’indirizzo d’omaggio al Pontefice è stato
rivolto dal prof. Václav Hampl rettore dell’Università
Carlo di Praga, l’ateneo più antico dell’Europa
centrale. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Veritas liberabit vos!”,“La verità vi farà
liberi”: Benedetto XVI ha scelto questo passo del
Vangelo di Giovanni per suggellare sul Libro d’oro
dell’Università Carlo di Praga il suo incontro con il
mondo accademico ceco. E proprio la verità è stato il
tema dominante dell’intervento del Papa, che ha subito
ricordato come proprio nelle università siano nati i
movimenti di riforma che vent’anni fa portarono al
crollo del comunismo nella terra ceca. Benedetto XVI ha
ricordato che quando era professore teneva particolarmente
al “diritto della libertà accademica e alla
responsabilità per l’uso autentico della ragione”. Ed
ha ribadito: “La libertà che è alla base
dell’esercizio della ragione” ha “uno scopo preciso:
essa è diretta alla ricerca della verità, e come tale
esprime una dimensione propria del Cristianesimo, che non
per nulla ha portato alla nascita dell’università”:
“The yearning for freedom and truth…”
“L’anelito per la libertà e la verità - ha detto
il Papa - è parte inalienabile della nostra comune umanità.
Esso non può mai essere eliminato e, come la storia ha
dimostrato, può essere negato solo mettendo in pericolo
l’umanità stessa”. Di qui l’esortazione a
valorizzare la missione dell’università di
“illuminare le menti e i cuori dei giovani” di oggi.
L’istruzione, ha rilevato il Pontefice, “non consiste
nel mero accumulo di conoscenze e di abilità”, ma
piuttosto in una “formazione umana” finalizzata ad una
“vita virtuosa”. C’è bisogno, ha esortato Benedetto
XVI, di riguadagnare “l’idea di una formazione
integrale basata sull’unità della conoscenza radicata
nella verità”:
“It serves to counteract the tendency, so evident…”
“Ciò - ha affermato - può contrastare la tendenza,
così evidente nella società contemporanea, verso la
frammentazione del sapere”. Ed ha aggiunto: “Con la
massiccia crescita dell’informazione e della tecnologia
nasce la tentazione di separare la ragione dalla ricerca
della verità. La ragione però - è stato il suo monito -
una volta separata dal fondamentale orientamento umano
verso la verità, comincia a perdere la propria
direzione”. Benedetto XVI ha messo in guardia da
“quanti danno in maniera indiscriminata uguale valore
praticamente a tutto”, giacché “il relativismo che ne
deriva genera un camuffamento, dietro cui possono
nascondersi nuove minacce all'autonomia delle istituzioni
accademiche”:
“While the period of interference from political…”
“Se per un verso è passato il periodo di ingerenza
derivante dal totalitarismo politico - ha constatato il
Pontefice - non è forse vero, dall’altro, che di
frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione e la
ricerca accademica sono costretti - in maniera sottile e a
volte nemmeno tanto sottile - a piegarsi alle pressioni di
gruppi di interesse ideologici e al richiamo di obiettivi
utilitaristici a breve termine o solo pragmatici?” Cosa
potrà accadere, si è chiesto ancora il Papa, “se la
nostra cultura dovesse costruire se stessa solamente su
argomenti alla moda, con scarso riferimento ad una
tradizione intellettuale storica genuina o sulle
convinzioni che vengono promosse facendo molto rumore e
che sono fortemente finanziate?” Le nostre società, ha
detto, “non diventeranno più ragionevoli o tolleranti o
duttili, ma saranno piuttosto più fragili e meno
inclusive, e dovranno faticare sempre di più per
riconoscere quello che è vero, nobile e buono”.
Riprendendo così la Fides et Ratio di Giovanni
Paolo II, Benedetto XVI ha ribadito che è necessaria una
più piena “comprensione della relazione tra fede e
ragione” e ciò nonostante “vi siano ancora quelli che
vorrebbero disgiungere l’una dall’altra:
“An understanding of reason that is deaf to the
divine…”
“Una comprensione della ragione sorda al divino, che
relega le religioni nel regno delle subculture - ha
affermato - è incapace di entrare in quel dialogo delle
culture di cui il nostro mondo ha così urgente
bisogno”. Questa fiducia “nella capacità umana di
cercare la verità, di trovare la verità e di vivere
secondo la verità portò alla fondazione delle grandi
università europee”. Proprio questa fiducia, ha
concluso il Papa, dobbiamo riaffermare oggi “per donare
al mondo intellettuale il coraggio necessario per lo
sviluppo di un futuro di autentico benessere, un futuro
veramente degno dell’uomo”.
INCONTRO CON IL
MONDO ACCADEMICO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
Salone di
Vladislav del Castello di Praga
Domenica, 27 settembre
2009
Signor
Presidente,
Illustri Rettori e Professori,
Cari Studenti ed Amici,
L’incontro
di questa sera mi offre la gradita opportunità di
manifestare la mia stima per il ruolo indispensabile che
svolgono nella società le università e gli istituti di
studi accademici. Ringrazio lo studente che mi ha
gentilmente salutato in vostro nome, i membri del coro
universitario per la loro ottima interpretazione e
l’illustre Rettore dell’Università Carlo, il
Professor Václav Hampl, per le sue profonde parole. Il
mondo accademico, sostenendo i valori culturali e
spirituali della società e insieme offrendo ad essi il
proprio contributo, svolge il prezioso servizio di
arricchire il patrimonio intellettuale della nazione e di
fortificare le fondamenta del suo futuro sviluppo. I
grandi cambiamenti che venti anni fa trasformarono la
società ceca furono causati, non da ultimo, dai movimenti
di riforma che si originarono nelle università e nei
circoli studenteschi. Quella ricerca di libertà ha
continuato a guidare il lavoro degli studiosi: la loro diakonia
alla verità è indispensabile al benessere di qualsiasi
nazione.
Chi vi
parla è stato un professore, attento al diritto della
libertà accademica e alla responsabilità per l'uso
autentico della ragione, ed ora è il Papa che, nel suo
ruolo di Pastore, è riconosciuto come voce autorevole per
la riflessione etica dell’umanità. Se è vero che
alcuni ritengono che le domande sollevate dalla religione,
dalla fede e dall’etica non abbiano posto nell’ambito
della ragione pubblica, tale visione non è per nulla
evidente. La libertà che è alla base dell'esercizio
della ragione – in una università come nella Chiesa –
ha uno scopo preciso: essa è diretta alla ricerca della
verità, e come tale esprime una dimensione propria del
Cristianesimo, che non per nulla ha portato alla nascita
dell'università. In verità, la sete di conoscenza
dell’uomo spinge ogni generazione ad ampliare il
concetto di ragione e ad abbeverarsi alle fonti della
fede. È stata proprio la ricca eredità della sapienza
classica, assimilata e posta a servizio del Vangelo, che i
primi missionari cristiani hanno portato in queste terre e
stabilita come fondamento di un’unità spirituale e
culturale che dura fino ad oggi. La medesima convinzione
condusse il mio predecessore, Papa Clemente VI, ad
istituire nel 1347 questa famosa Università Carlo,
che continua ad offrire un importante contributo al più
vasto mondo accademico, religioso e culturale europeo.
L’autonomia
propria di una università, anzi di qualsiasi istituzione
scolastica, trova significato nella capacità di rendersi
responsabile di fronte alla verità. Ciononostante,
quell'autonomia può essere resa vana in diversi modi. La
grande tradizione formativa, aperta al trascendente, che
è all’origine delle università in tutta Europa, è
stata sistematicamente sovvertita, qui in questa terra e
altrove, dalla riduttiva ideologia del materialismo, dalla
repressione della religione e dall’oppressione dello
spirito umano. Nel 1989, tuttavia, il mondo è stato
testimone in maniera drammatica del rovesciamento di una
ideologia totalitaria fallita e del trionfo dello spirito
umano.
L’anelito
per la libertà e la verità è parte inalienabile della
nostra comune umanità. Esso non può mai essere eliminato
e, come la storia ha dimostrato, può essere negato solo
mettendo in pericolo l’umanità stessa. È a questo
anelito che cercano di rispondere la fede religiosa, le
varie arti, la filosofia, la teologia e le altre
discipline scientifiche, ciascuna col proprio metodo, sia
sul piano di un’attenta riflessione che su quello di una
buona prassi.
Illustri
Rettori e Professori, assieme alla vostra ricerca c’è
un ulteriore essenziale aspetto della missione
dell'università in cui siete impegnati, vale a dire la
responsabilità di illuminare le menti e i cuori dei
giovani e delle giovani di oggi. Questo grave compito non
è certamente nuovo. Sin dai tempi di Platone,
l’istruzione non consiste nel mero accumulo di
conoscenze o di abilità, bensì in una paideia,
una formazione umana nelle ricchezze di una tradizione
intellettuale finalizzata ad una vita virtuosa. Se è vero
che le grandi università, che nel medioevo nascevano in
tutta Europa, tendevano con fiducia all'ideale della
sintesi di ogni sapere, ciò era sempre a servizio di
un’autentica humanitas, ossia di una perfezione
dell'individuo all'interno dell'unità di una società
bene ordinata. Allo stesso modo oggi: una volta che la
comprensione della pienezza e unità della verità viene
risvegliata nei giovani, essi provano il piacere di
scoprire che la domanda su ciò che essi possono conoscere
dispiega loro l’orizzonte della grande avventura su come
debbano essere e cosa debbano compiere.
Deve
essere riguadagnata l’idea di una formazione integrale,
basata sull’unità della conoscenza radicata nella verità.
Ciò può contrastare la tendenza, così evidente nella
società contemporanea, verso la frammentazione del
sapere. Con la massiccia crescita dell’informazione e
della tecnologia nasce la tentazione di separare la
ragione dalla ricerca della verità. La ragione però, una
volta separata dal fondamentale orientamento umano verso
la verità, comincia a perdere la propria direzione. Essa
finisce per inaridire o sotto la parvenza di modestia,
quando si accontenta di ciò che è puramente parziale o
provvisorio, oppure sotto l’apparenza di certezza,
quando impone la resa alle richieste di quanti danno in
maniera indiscriminata uguale valore praticamente a tutto.
Il relativismo che ne deriva genera un camuffamento,
dietro cui possono nascondersi nuove minacce all'autonomia
delle istituzioni accademiche.
Se per un
verso è passato il periodo di ingerenza derivante dal
totalitarismo politico, non è forse vero, dall’altro,
che di frequente oggi nel mondo l'esercizio della ragione
e la ricerca accademica sono costretti – in maniera
sottile e a volte nemmeno tanto sottile – a piegarsi
alle pressioni di gruppi di interesse ideologici e al
richiamo di obiettivi utilitaristici a breve termine o
solo pragmatici? Cosa potrà accadere se la nostra cultura
dovesse costruire se stessa solamente su argomenti alla
moda, con scarso riferimento ad una tradizione
intellettuale storica genuina o sulle convinzioni che
vengono promosse facendo molto rumore e che sono
fortemente finanziate? Cosa potrà accadere se,
nell’ansia di mantenere una secolarizzazione radicale,
finisse per separarsi dalle radici che le danno vita? Le
nostre società non diventeranno più ragionevoli o
tolleranti o duttili, ma saranno piuttosto più fragili e
meno inclusive, e dovranno faticare sempre di più per
riconoscere quello che è vero, nobile e buono.
Cari
amici, desidero incoraggiarvi in tutto quello che fate per
andare incontro all’idealismo e alla generosità dei
giovani di oggi, non solo con programmi di studio che li
aiutino ad eccellere, ma anche mediante l’esperienza di
ideali condivisi e di aiuto reciproco nella grande impresa
dell’apprendere. Le abilità di analisi e quelle
richieste per formulare un’ipotesi scientifica, unite
alla prudente arte del discernimento, offrono un antidoto
efficace agli atteggiamenti di ripiegamento su se stessi,
di disimpegno e persino di alienazione che talvolta si
trovano nelle nostre società del benessere e che possono
colpire soprattutto i giovani.
In questo
contesto di una visione eminentemente umanistica della
missione dell’università, vorrei accennare brevemente
al superamento di quella frattura tra scienza e religione
che fu una preoccupazione centrale del mio predecessore,
il Papa Giovanni
Paolo II.
Egli,
come sapete, ha promosso una più piena comprensione della
relazione tra fede e ragione, intese come le due ali con
le quali lo spirito umano è innalzato alla contemplazione
della verità (cfr Fides
et ratio, Proemio) L’una sostiene l'altra ed
ognuna ha il suo proprio ambito di azione (cfr ibid.,
17), nonostante vi siano ancora quelli che vorrebbero
disgiungere l’una dall’altra. Coloro che propongono
questa esclusione positivistica del divino
dall'universalità della ragione non solo negano quella
che è una delle più profonde convinzioni dei credenti:
essi finiscono per contrastare proprio quel dialogo delle
culture che loro stessi propongono. Una comprensione della
ragione sorda al divino, che relega le religioni nel regno
delle subculture, è incapace di entrare in quel dialogo
delle culture di cui il nostro mondo ha così urgente
bisogno. Alla fine, la "fedeltà all’uomo esige la
fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà"
(Caritas
in veritate, 9). Questa fiducia nella capacità
umana di cercare la verità, di trovare la verità e di
vivere secondo la verità portò alla fondazione delle
grandi università europee. Certamente noi dobbiamo
riaffermare questo oggi per donare al mondo intellettuale
il coraggio necessario per lo sviluppo di un futuro di
autentico benessere, un futuro veramente degno
dell’uomo.
Con
queste riflessioni, cari amici, formulo nella preghiera i
migliori auspici per il vostro impegnativo lavoro. Prego
affinché esso sia sempre ispirato e diretto da una
sapienza umana che ricerca sinceramente la verità che ci
rende liberi (cfr 8,28). Su di voi e sulle vostre famiglie
invoco la benedizione della gioia e della pace di Dio.
©
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