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REPUBBLICA
CECA, INCONTRO CON LE AUTORITA' CIVILI (26
SETTEMBRE 2009) |
Radio
Vaticana, 27 settembre 2009
Benedetto
XVI alle autorità ceche e al corpo diplomatico: solo la
verità garantisce la libertà e lo sviluppo umano
integrale
Un'appassionata
riflessione sul senso della verità e della libertà: è
quella che Benedetto XVI ha svolto ieri nell’incontro
con le autorità politiche ceche e con il corpo
diplomatico, nella Sala Spagnola del Castello di Praga. Il
discorso del Papa è stato preceduto da una breve
esecuzione dell’Orchestra Filarmonica ceca, che – ha
detto Benedetto XVI – “ha espresso in maniera
eloquente sia le radici della cultura ceca che il
rilevante contributo offerto da questa nazione alla
cultura europea”. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Per quale scopo si vive in libertà? Quali sono i
suoi autentici tratti distintivi?”. Benedetto XVI è
partito da questi due interrogativi fondamentali per
riflettere sul “corretto uso della libertà”:
“True freedom presupposes the search for truth…”
“La vera libertà – ha detto il Papa – presuppone
la ricerca della verità, del vero bene, e pertanto trova
il proprio compimento precisamente nel conoscere e fare ciò
che è retto e giusto”. Ed ha aggiunto: “La verità,
in altre parole, è la norma guida per la libertà e la
bontà ne è la perfezione”. Per questo, ha
sottolineato, “l’alta responsabilità di tener desta
la sensibilità per il vero ed il bene ricade su chiunque
eserciti il ruolo di guida” in campo religioso, politico
o culturale:
“Jointly we must engage in the struggle for
freedom…”
“Insieme – è stata l’esortazione del Pontefice
– dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e
nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme,
mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente”.
Per i cristiani, ha rammentato, “la verità ha un nome:
Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo”. Quindi, ha
ribadito che la fede cristiana, il patrimonio dei suoi
valori spirituali e culturali, ha dato forma all’identità
della nazione ceca e “l’ha anche dotata della
prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione
al cuore dell’Europa”. Il Papa non ha mancato di
ricordare che la Repubblica Ceca porta ancora “le
cicatrici dei tragici avvenimenti causati
dall’incomprensione, dalla guerra e dalla
persecuzione”. E tuttavia, ha osservato, “le sue
radici cristiane hanno favorito la crescita di un
considerevole spirito di perdono e riconciliazione” che
ha permesso al popolo ceco di ritrovare la libertà e una
rinnovata speranza e proprio di questo spirito ha bisogno
l’Europa di oggi:
“Europe is more than a continent. It’s a
home!...”
“L’Europa – ha affermato Papa Benedetto – è più
che un continente. E’ una casa! E la libertà trova il
suo significato più profondo proprio nell’essere una
patria spirituale”. Ha così rimarcato
“l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la
formazione della coscienza di ogni generazione e per la
promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di
ogni persona” che chiama l’Europa “casa”. E ha
reso atto a quanti in Europa “cercano di applicare la
propria fede, in modo rispettoso ma determinato,
nell’arena pubblica”. Quindi, rivolgendosi
direttamente alle autorità presenti all’incontro le ha
esortate ad essere fedeli “alla verità che, sola – ha
detto – è la garanzia della libertà e dello sviluppo
umano integrale”. Il coraggio di “presentare
chiaramente la verità – ha soggiunto – è un servizio
a tutti i membri della società”, e non bisogna far sì
che l’attenzione alla verità universale sia eclissata
da interessi particolaristici. Ciò, infatti, condurrebbe
a nuovi casi di discriminazione che proprio quei gruppi di
interesse dichiarano di voler superare:
“Indeed, far from threatening the tolerance of
differences…”
“In effetti – ha rilevato – la ricerca della
verità, lungi dal minacciare la tolleranza delle
differenze o il pluralismo culturale, rende il consenso
possibile e permette al dibattito pubblico di mantenersi
logico, onesto e responsabile, assicurando quell’unità
che le vaghe nozioni di integrazione semplicemente non
sono in grado di realizzare”. Quindi, parlando dei
magnifici gioielli architettonici che adornano Praga, ha
detto che la bellezza delle sue chiese, del castello, dei
ponti “non possono che orientare a Dio le nostre menti.
La loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio”. Ed
ha osservato: “Come sarebbe tragico se si ammirassero
tali esempi di bellezza, ignorando però il trascendente
che essi indicano”. “La ragione – ha detto – non
finisce con ciò che l’occhio vede, anzi essa è
attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui noi
profondamente aneliamo”: lo Spirito della Creazione. Di
qui, la preoccupazione del Papa per l’allarmante
“scissione dell’unità di bontà, verità e
bellezza”:
“Veritas vincit. This is the motto that the flag…”
“Veritas vincit. Questo – ha affermato il Papa –
è il motto della bandiera del Presidente della Republica
Ceca: alla fine davvero la verità vince, non con la
forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza
eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo
sincero che sa guardare, al di là dell’interesse
personale, alle necessità del bene comune”:
“History has amply shown that truth can be
betrayed…”
“La storia – è stato l’avvertimento del Papa -
ha ampiamente dimostrato che la verità può essere
tradita e manipolata a servizio di false ideologie,
dell’oppressione e dell'ingiustizia”. Ma, ha aggiunto,
le sfide che deve affrontare la famiglia umana ci chiamano
a guardare oltre a questi pericoli. “Alla fine – ha
detto il Papa – cosa è più disumano e distruttivo del
cinismo che vorrebbe negare la grandezza della nostra
ricerca per la verità, e del relativismo che corrode i
valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo
unito e fraterno?” Noi, però, ha concluso “dobbiamo
riacquistare fiducia nella nobiltà e grandezza dello
spirito umano per la sua capacità di raggiungere la verità,
e lasciare che quella fiducia ci guidi nel paziente lavoro
della politica e della diplomazia”.
INCONTRO CON LE
AUTORITÀ E CIVILI
E IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
Castello di
Praga - Sala Spagnola
Sabato, 26 settembre
2009
Eccellenze,
Signore e Signori,
vi sono
grato per l'opportunità che mi viene data di incontrare,
in questo straordinario contesto, le autorità politiche e
civili della Repubblica Ceca ed i membri della comunità
diplomatica. Ringrazio vivamente il Signor Presidente
Klaus per le gentili parole di saluto che ha pronunciato
in vostro nome. Esprimo inoltre il mio apprezzamento
all'Orchestra Filarmonica Ceca per l’esecuzione musicale
che ha aperto il nostro incontro, e che ha espresso in
maniera eloquente sia le radici della cultura ceca che il
rilevante contributo offerto da questa Nazione alla
cultura europea.
La mia visita
pastorale alla Repubblica Ceca coincide col ventesimo
anniversario della caduta dei regimi totalitari in Europa
Centrale ed Orientale, e della “Rivoluzione di
Velluto” che ripristinò la democrazia in questa
nazione. L'euforia che ne seguì fu espressa in termini di
libertà. A due decenni di distanza dai profondi
cambiamenti politici che trasformarono questo continente,
il processo di risanamento e ricostruzione continua, ora
all'interno del più ampio contesto dell’unificazione
europea e di un mondo sempre più globalizzato. Le
aspirazioni dei cittadini e le aspettative riposte nei
governi reclamavano nuovi modelli nella vita pubblica e di
solidarietà tra nazioni e popoli, senza i quali il futuro
di giustizia, di pace e di prosperità, a lungo atteso,
sarebbe rimasto senza risposta. Tali desideri continuano
ad evolversi. Oggi, specialmente fra i giovani, emerge di
nuovo la domanda sulla natura della libertà conquistata.
Per quale scopo si vive in libertà? Quali sono i suoi
autentici tratti distintivi?
Ogni
generazione ha il compito di impegnarsi da capo
nell’ardua ricerca di come ordinare rettamente le realtà
umane, sforzandosi di comprendere il corretto uso della
libertà (cfr Spe
salvi, 25). Il dovere di rafforzare le
"strutture di libertà" è fondamentale, ma non
è mai sufficiente: le aspirazioni umane si elevano al di
là di se stessi, al di là di ciò che qualsiasi autorità
politica od economica possa offrire, verso quella speranza
luminosa (cfr ibid.,
35), che trova origine al di là di noi stessi e
tuttavia si manifesta al nostro interno come verità,
bellezza e bontà. La libertà cerca uno scopo e per
questo richiede una convinzione. La vera libertà
presuppone la ricerca della verità – del vero bene –
e pertanto trova il proprio compimento precisamente nel
conoscere e fare ciò che è retto e giusto. La verità,
in altre parole, è la norma-guida per la libertà e la
bontà ne è la perfezione. Aristotele definì il bene
come "ciò a cui tutte le cose tendono", e
giunse a suggerire che "benché sia degno il
conseguire il fine anche soltanto per un uomo, tuttavia è
più bello e più divino conseguirlo per una nazione o per
una polis" (Etica Nicomachea, 1; cfr Caritas
in veritate, 2). In verità, l’alta
responsabilità di tener desta la sensibilità per il vero
ed il bene ricade su chiunque eserciti il ruolo di guida:
in campo religioso, politico o culturale, ciascuno secondo
il modo a lui proprio. Insieme dobbiamo impegnarci nella
lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le
due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme
periscono miseramente (cfr Fides
et ratio, 90).
Per i
Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un
volto: Gesù Cristo. La fede cristiana, dal tempo dei
Santi Cirillo e Metodio e dei primi missionari, ha avuto
in realtà un ruolo decisivo nel plasmare l’eredità
spirituale e culturale di questo Paese. Deve essere lo
stesso nel presente e per il futuro. Il ricco patrimonio
di valori spirituali e culturali, che si esprimono gli uni
attraverso gli altri, non solo ha dato forma all’identità
di questa nazione, ma l’ha anche dotata della
prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione
al cuore dell’Europa. Per secoli questa terra è stata
un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e culture
diverse. Come ben sappiamo, essa ha conosciuto capitoli
dolorosi e porta le cicatrici dei tragici avvenimenti
causati dall’incomprensione, dalla guerra e dalla
persecuzione. E tuttavia è anche vero che le sue radici
cristiane hanno favorito la crescita di un considerevole
spirito di perdono, di riconciliazione e di
collaborazione, che ha reso la gente di queste terre
capace di ritrovare la libertà e di inaugurare una nuova
era, una nuova sintesi, una rinnovata speranza. Non è
proprio di questo spirito che ha bisogno l’Europa di
oggi?
L’Europa
è più che un continente. Essa è una casa! E la libertà
trova il suo significato più profondo proprio
nell’essere una patria spirituale. Nel pieno rispetto
della distinzione tra la sfera politica e quella religiosa
– distinzione che garantisce la libertà dei cittadini
di esprimere il proprio credo religioso e di vivere in
sintonia con esso – desidero rimarcare
l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la
formazione della coscienza di ogni generazione e per la
promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di
ogni persona che chiama questo continente “casa”!
In questo
spirito, rendo atto alla voce di quanti oggi, in questo
Paese e in Europa, cercano di applicare la propria fede,
in modo rispettoso ma determinato, nell’arena pubblica,
nell’aspettativa che le norme sociali e le linee
politiche siano ispirate al desiderio di vivere secondo la
verità che rende libero ogni uomo e donna (cfr Caritas
in veritate, 9).
La fedeltà
ai popoli che voi servite e rappresentate richiede la
fedeltà alla verità che, sola, è la garanzia della
libertà e dello sviluppo umano integrale (cfr ibid.,
9). In effetti, il coraggio di presentare chiaramente
la verità è un servizio a tutti i membri della società:
esso infatti getta luce sul cammino del progresso umano,
ne indica i fondamenti etici e morali e garantisce che le
direttive politiche si ispirino al tesoro della saggezza
umana. L’attenzione alla verità universale non dovrebbe
mai venire eclissata da interessi particolaristici, per
quanto importanti essi possano essere, perché ciò
condurrebbe unicamente a nuovi casi di frammentazione
sociale o di discriminazione, che proprio quei gruppi di
interesse o di pressione dichiarano di voler superare. In
effetti, la ricerca della verità, lungi dal minacciare la
tolleranza delle differenze o il pluralismo culturale,
rende il consenso possibile e permette al dibattito
pubblico di mantenersi logico, onesto e responsabile,
assicurando quell'unità che le vaghe nozioni di
integrazione semplicemente non sono in grado di
realizzare.
Sono
fiducioso che, alla luce della tradizione ecclesiale circa
la dimensione materiale, intellettuale e spirituale delle
opere di carità, i membri della comunità cattolica,
assieme a quelli di altre Chiese, comunità ecclesiali e
religioni, continueranno a perseguire, in questa nazione e
altrove, obiettivi di sviluppo che possiedano un valore più
umano ed umanizzante (cfr ibid.,
9).
Cari
amici, la nostra presenza in questa magnifica capitale,
spesso denominata “il cuore d'Europa”, ci stimola a
chiederci in cosa consista questo “cuore”. È vero che
non c’è una risposta facile a tale domanda, tuttavia un
indizio è costituito sicuramente dai gioielli
architettonici che adornano questa città. La stupefacente
bellezza delle sue chiese, del castello, delle piazze e
dei ponti non possono che orientare a Dio le nostre menti.
La loro bellezza esprime fede; sono epifanie di Dio che
giustamente ci permettono di considerare le grandi
meraviglie alle quali noi creature possiamo aspirare
quando diamo espressione alla dimensione estetica e
conoscitiva del nostro essere più profondo. Come sarebbe
tragico se si ammirassero tali esempi di bellezza,
ignorando però il mistero trascendente che essi indicano.
L'incontro creativo della tradizione classica e del
Vangelo ha dato vita ad una visione dell’uomo e della
società sensibile alla presenza di Dio fra noi. Tale
visione, nel plasmare il patrimonio culturale di questo
continente, ha chiaramente posto in luce che la ragione
non finisce con ciò che l'occhio vede, anzi essa è
attratta da ciò che sta al di là, ciò a cui noi
profondamente aneliamo: lo Spirito, potremmo dire, della
Creazione.
Nel
contesto dell’attuale crocevia di civiltà, così spesso
marcato da un’allarmante scissione dell’unità di bontà,
verità e bellezza, e dalla conseguente difficoltà di
trovare un consenso sui valori comuni, ogni sforzo per
l’umano progresso deve trarre ispirazione da quella
vivente eredità. L’Europa, fedele alle sue radici
cristiane, ha una particolare vocazione a sostenere questa
visione trascendente nelle sue iniziative al servizio del
bene comune di individui, comunità e nazioni. Di
particolare importanza è il compito urgente di
incoraggiare i giovani europei mediante una formazione che
rispetti ed alimenti la capacità, donata loro da Dio, di
trascendere proprio quei limiti che talvolta si presume
che debbano intrappolarli. Negli sport, nelle arti
creative e nella ricerca accademica, i giovani trovano
volentieri l'opportunità di eccellere. Non è ugualmente
vero che, se confrontati con alti ideali, essi aspireranno
anche alla virtù morale e ad una vita basata sull’amore
e sulla bontà? Incoraggio vivamente quei genitori e
responsabili delle comunità che si attendono dalle
autorità la promozione di valori capaci di integrare la
dimensione intellettuale, umana e spirituale in una solida
formazione, degna delle aspirazioni dei nostri giovani.
“Veritas
vincit”. Questo è il motto della bandiera del
Presidente della Repubblica Ceca: alla fine, davvero la
verità vince, non con la forza, ma grazie alla
persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e donne
di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al
di là dell’interesse personale, alle necessità del
bene comune. La sete di verità, bontà, bellezza,
impressa in tutti gli uomini e donne dal Creatore, è
intesa a condurre insieme le persone nella ricerca della
giustizia, della libertà e della pace. La storia ha
ampiamente dimostrato che la verità può essere tradita e
manipolata a servizio di false ideologie,
dell’oppressione e dell'ingiustizia. Tuttavia, le sfide
che deve affrontare la famiglia umana non ci chiamano
forse a guardare oltre a quei pericoli? Alla fine, cosa è
più disumano e distruttivo del cinismo che vorrebbe
negare la grandezza della nostra ricerca per la verità, e
del relativismo che corrode i valori stessi che sostengono
la costruzione di un mondo unito e fraterno? Noi, al
contrario, dobbiamo riacquistare fiducia nella nobiltà e
grandezza dello spirito umano per la sua capacità di
raggiungere la verità, e lasciare che quella fiducia ci
guidi nel paziente lavoro della politica e della
diplomazia.
Signore e
Signori, con questi sentimenti esprimo nella preghiera
l’augurio che il vostro servizio sia ispirato e
sostenuto dalla luce di quella verità che è il riflesso
della eterna Sapienza di Dio Creatore. Su di Voi e sulle
Vostre famiglie, invoco di cuore l’abbondanza delle
benedizioni divine.
©
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