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INTERVISTA
SULL'AEREO DIRETTO IN REPUBBLICA CECA (26
SETTEMBRE 2009) |
Radio
Vaticana 26 settembre 2009
Crisi
economica, contributo dei cattolici nella società e 20.mo
della fine del comunismo tra i temi affrontati da
Benedetto XVI nella conferenza stampa sul volo papale
Prima
della partenza alla volta di Praga, il Papa è stato
salutato all’aeroporto di Ciampino dal premier italiano,
Silvio Berlusconi, appena rientrato in Italia dal G20 di
Pittsburgh. Il premier era giunto a Ciampino prima
dell’arrivo del Papa. Berlusconi ha conversato
brevemente con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio
Bertone, e con le altre personalità del seguito tra cui
il sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Fernando
Filoni, il cardinale vicario Agostino Vallini e il nunzio
in Italia, mons. Giuseppe Bertello. Era anche presente il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni
Letta. Quindi, all’arrivo del Papa, il premier italiano
lo ha salutato ed ha scambiato brevemente alcune parole
con il Santo Padre, parlando di temi internazionali, in
particolare del G20 e lo ha poi accompagnato alla scaletta
dell’aereo. E’ quanto rende noto il direttore della
Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. E
proprio padre Lombardi, raggiunto telefonicamente a Praga
da Alessandro Gisotti ci riferisce sulla conferenza
stampa tenuta da Benedetto XVI sul volo papale:
Il Papa ha spiegato come la Repubblica Ceca sia
la terra in cui si sono incontrate nel corso dei secoli
prima la cultura slava con quella latina – ai tempi di
Cirillo e Metodio – poi la cultura slava e quella
germanofona ai tempi del Medioevo, del Rinascimento; e
poi, in un tempo più vicino a noi, come sia stata la
terra in cui si è vissuto con grande intensità il
passaggio dai regimi comunisti alla libertà.
“La Repubblica Ceca ha sofferto di una dittatura
comunista particolarmente rigorosa ma anche avuto una
resistenza sia cattolica, sia laica, di grandissimo
livello. Penso ai testi di Vaclav Havel che realmente
hanno dato all’Europa un messaggio di cosa sia la libertà
e come dobbiamo vivere e lavorare nella libertà”.
La terra ceca è quindi una terra che è stata luogo di
tensioni, anche di confronti, ma pure – ha messo in
rilievo il Papa – una terra-ponte in cui si sono vissuti
grandi incontri a livello culturale, e quindi è una terra
feconda, anche per guardare avanti nel cammino del
continente europeo.
“La Chiesa (…) può contribuire in diversi
settori. Direi che il primo è proprio il dialogo
intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno
bisogno l’uno dell’altro: l’agnostico non può
essere contento di non sapere se Dio esiste o no ma deve
essere in ricerca e sentire la grande eredità della fede;
il cattolico non può accontentarsi di avere la fede ma
deve essere alla ricerca di Dio, ancor di più, e nel
dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più
profondo”.
Qui il Papa è stato molto efficace nel parlare della
Chiesa come di una minoranza che può essere
“creativa”. Le minoranze, se sono creative, danno un
contributo determinante al cammino della cultura e dei
popoli. Rispondendo a proposito dell’eco della Enciclica
“Caritas in veritate”, il Papa ha detto che il
bilancio del dibattito su questa Enciclica è molto
positivo.
“L’etica non è una cosa esteriore
all’economia (…) ma l’etica è un principio
interiore dell’economia che non funziona se non tiene
conto dei valori umani della solidarietà, della
responsabilità. (…) E’ questa la grande sfida del
momento e spero di aver contribuito a questa sfida con
l’Enciclica”.
C’è stata anche una domanda di carattere più
personale, a proposito del piccolo incidente che il Papa
ha avuto nel corso dell’estate.
“Vedete che la mano destra è in funzione e
l’essenziale posso farlo: posso mangiare, e soprattutto
posso scrivere. Il mio pensiero si sviluppa soprattutto
scrivendo così per me è stata realmente una pena e anche
una scuola di pazienza non poter scrivere per sei
settimane”.
A questo ha dovuto rinunciare, ma ha utilizzato il
tempo per leggere, per riflettere e adesso anche questa
tappa è stata superata. Il Papa ha parlato anche del suo
lavoro per la seconda parte del libro su Gesù, dicendo
che spera che nonostante il ritardo dovuto, appunto,
all’incidente di quest’estate, nella primavera
prossima possa essere concluso.
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO VERSO LA REPUBBLICA CECA
Volo Papale
Sabato, 26 settembre 2009
Padre
Lombardi: Santità, siamo molto grati che anche
questa volta Lei voglia darci qualche minuto e qualche
risposta alle domande che abbiamo raccolto in preparazione
a questo viaggio, e ci dia così anche occasione di
augurarLe buon viaggio.
La
prima domanda: come Lei ha detto all’Angelus
di domenica scorsa, la Repubblica Ceca si trova non
solo geograficamente, ma anche storicamente nel cuore
dell’Europa. Vuole spiegarci meglio questo
“storicamente” e dirci come e perché pensa che questa
visita possa essere significativa per il continente nel
suo insieme, nel suo cammino culturale, spirituale ed
eventualmente anche politico, di costruzione dell’Unione
Europea?
R. –
In tutti i secoli, la Repubblica Ceca, il territorio della
Repubblica Ceca è stato luogo di incontro di culture.
Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia,
abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio,
che da Bisanzio portano la cultura bizantina, ma creano
una cultura slava, con i caratteri cirillici e con una
liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia,
sono le diocesi confinanti di Regensburg e Passau che
portano il Vangelo in lingua latina, e, nella connessione
con la cultura romano-latina, si incontrano così le due
culture. Ogni incontro è difficile, ma anche fecondo. Si
potrebbe facilmente mostrare con questo esempio. Faccio un
grande salto: nel XIV secolo è Carlo IV che crea qui, a
Praga, la prima università nel Centro Europa.
L’università di per sé è un luogo di incontro di
culture; in questo caso, diventa inoltre un luogo di
incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo
e nei tempi della Riforma, proprio in questo territorio,
gli incontri e gli scontri diventano decisi e forti, lo
sappiamo tutti. Faccio ora un salto al nostro presente:
nel secolo scorso, la Repubblica Ceca ha sofferto sotto
una dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma ha
anche avuto una resistenza sia cattolica, sia laica di
grandissimo livello. Penso ai testi di Vaclav Havel, del
cardinale Vlk, a personalità come il cardinale Tomášek,
che realmente hanno dato all’Europa un messaggio di che
cosa sia la libertà e di come dobbiamo vivere e lavorare
nella libertà. E penso che da questo incontro di culture
nei secoli, e proprio da questa ultima fase di
riflessione, non solo, di sofferenza per un concetto nuovo
di libertà e di società libera, escano per noi tanti
messaggi importanti, che possono e devono essere fecondi
per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo essere molto
attenti proprio al messaggio di questo Paese.
D.
– Siamo a vent’anni dalla caduta dei regimi comunisti
nell’Est europeo; Giovanni
Paolo II, visitando diversi Paesi reduci dal
comunismo, li incoraggiava ad usare con responsabilità la
libertà recuperata. Qual è oggi il suo messaggio per i
popoli dell’Europa orientale in questa nuova fase
storica?
R.
– Come ho detto, questi Paesi hanno sofferto
particolarmente sotto la dittatura, ma nella sofferenza
sono anche maturati concetti di libertà che sono attuali
e che adesso devono essere ancora ulteriormente elaborati
e realizzati. Penso, per esempio, ad un testo di Vaclav
Havel che dice: “La dittatura è basata sulla menzogna e
se la menzogna venisse superata, se nessuno mente più e
se viene alla luce la verità, c’è anche la libertà”.
E così ha elaborato questo nesso tra verità e libertà,
dove libertà non è libertinismo, arbitrarietà, ma è
connessa e condizionata dai grandi valori della verità e
dell’amore e della solidarietà e del bene in generale.
Così, penso che questi concetti, queste idee maturate nel
tempo della dittatura non debbano andare persi: ora
dobbiamo proprio ritornare ad essi! E nella libertà
spesso un po’ vuota e senza valori, di nuovo riconoscere
che libertà e valori, libertà e bene, libertà e verità
vanno insieme: altrimenti si distrugge anche la libertà.
Questo mi sembra il messaggio che viene da questi Paesi e
che dev’essere attualizzato in questo momento.
D.
– Santità, la Repubblica Ceca è un Paese molto
secolarizzato in cui la Chiesa cattolica è una minoranza.
In tale situazione, come può contribuire la Chiesa
effettivamente al bene comune del Paese?
R.
– Direi che normalmente sono le minoranze creative che
determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa
cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha
un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma
sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve
attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico,
nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di
pace. Così, può contribuire in diversi settori. Direi
che il primo è proprio il dialogo intellettuale tra
agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno dell’altro:
l’agnostico non può essere contento di non sapere se
Dio esiste o no, ma deve essere in ricerca e sentire la
grande eredità della fede; il cattolico non può
accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla
ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli
altri ri-imparare Dio in modo più profondo. Questo è il
primo livello: il grande dialogo intellettuale, etico ed
umano. Poi, nel settore educativo, la Chiesa ha molto da
fare e da dare, per quanto riguarda la formazione. In
Italia parliamo del problema dell’emergenza educativa.
E’ un problema comune a tutto l’Occidente: qui la
Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire
per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore è
la “Caritas”. La Chiesa ha sempre avuto questo
come segno della sua identità: quello di venire in aiuto
ai poveri, di essere strumento della carità. La Caritas
nella Repubblica Ceca fa moltissimo nelle diverse comunità,
nelle situazioni di bisogno, e offre molto anche
all’umanità sofferente nei diversi continenti, dando
così un esempio di responsabilità per gli altri, di
solidarietà internazionale, che è anche condizione della
pace.
D.
– Santità, la sua ultima Enciclica “Caritas
in veritate” ha avuto un’ampia eco nel mondo.
Come valuta questa eco? Ne è soddisfatto? Pensa che
effettivamente la crisi mondiale recente sia
un’occasione in cui l’umanità sia divenuta più
disponibile a riflettere sull’importanza dei valori
morali e spirituali, per fronteggiare i grandi problemi
del suo futuro? E la Chiesa, continuerà ad offrire
orientamenti in questa direzione?
R.
– Sono molto contento per questa grande discussione. Era
proprio questo lo scopo: incentivare e motivare una
discussione su questi problemi, non lasciare andare le
cose come sono, ma trovare nuovi modelli per una economia
responsabile, sia nei singoli Paesi, sia per la totalità
dell’umanità unificata. Mi sembra realmente visibile,
oggi, che l’etica non è qualcosa di esteriore
all’economia, la quale come una tecnica potrebbe
funzionare da sé, ma è un principio interiore
dell’economia, la quale non funziona se non tiene conto
dei valori umani della solidarietà, delle responsabilità
reciproche e se non integra l’etica nella costruzione
dell’economia stessa: è la grande sfida di questo
momento. Spero, con l’Enciclica,
di aver contribuito a questa sfida. Il dibattito in corso
mi sembra incoraggiante. Certamente vogliamo continuare a
rispondere alle sfide del momento e ad aiutare affinché
il senso della responsabilità sia più forte della volontà
del profitto, che la responsabilità nei riguardi degli
altri sia più forte dell’egoismo; in questo senso,
vogliamo contribuire ad un’economia umana anche in
futuro.
D.
– E per concludere, una domanda un po’ più personale:
nel corso dell’estate, vi è stato il piccolo incidente
al polso. Lo considera ora pienamente superato? Ha potuto
riprendere pienamente la sua attività e ha potuto anche
lavorare alla seconda parte del suo libro su Gesù, come
desiderava?
R.
– Non è ancora pienamente superato, ma vedete che la
mano destra è in funzione e l’essenziale posso farlo:
posso mangiare e, soprattutto, posso scrivere. Il mio
pensiero si sviluppa soprattutto scrivendo; così per me
è stata veramente una pena, una scuola di pazienza, non
poter scrivere per sei settimane. Tuttavia, ho potuto
lavorare, leggere, fare altre cose e sono anche andato un
po’ avanti con il libro. Ma ho ancora molto da fare.
Penso che, con la bibliografia e tutto quello che segue
ancora, “Deo adiuvante”, potrebbe essere
terminato nella prossima primavera. Ma questa è una
speranza!
Padre
Lombardi: Grazie mille, Santità, e ancora una
volta i migliori auguri per questo viaggio che è breve,
ma molto intenso e, come Lei ci ha spiegato, è anche
molto significativo.
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