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Radio
Vaticana 26 settembre 2009
Giornata
storica a Brno. Il Papa: Cristo, unica speranza certa.
Senza Dio, l'umanità su vie assurde
150mila
fedeli hanno partecipato questa mattina alla Messa
presieduta da Benedetto XVI sulla spianata accanto
all’aeroporto di Brno, capoluogo della Moravia: presenti
anche migliaia di pellegrini provenienti da Slovacchia,
Polonia, Germania, Ungheria e Austria. Si tratta del più
grande incontro religioso della storia della Repubblica
Ceca. E’ la prima volta che un Papa viene in questa città.
Nell’omelia Benedetto XVI ha invitato a riscoprire la
salvezza operata da Gesù, unica speranza dell’umanità.
La storia insegna – ha detto – a quali assurdità
giunge l’uomo quando esclude Dio. Alla Messa erano
presenti una cinquantina di cardinali e vescovi e il capo
dello Stato ceco Václav Klaus con la consorte. Da Praga,
il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti:
Una Messa intensa a Brno. Grande partecipazione.
All’inizio un sacerdote ha spiegato che era desiderio
del Papa vivere il rito in silenzioso raccoglimento, senza
applausi e sventolii di bandiere. Un’esortazione accolta
molto positivamente dai fedeli obbligati durante il regime
comunista a manifestazioni di plauso forzatamente
entusiastiche. Vicino all’altare, la celebre Madonna
Lignea con Bambino del Santuario di Turany, la cosiddetta
Madre delle Spine, consolatrice di quanti sono nel dolore.
Il Papa ricorda che Gesù è venuto per annunciare
liberazione e gioia a tutti gli afflitti e ai poveri: Lui
è “l'unica speranza ‘certa’ e ‘affidabile’”
di cui hanno bisogno questa terra, l’Europa e l’umanità
intera:
“L'esperienza della storia mostra a quali assurdità
giunge l'uomo quando esclude Dio dall'orizzonte delle sue
scelte e delle sue azioni, e come non è facile costruire
una società ispirata ai valori del bene, della giustizia
e della fraternità, perché l'essere umano è libero e la
sua libertà permane fragile. La libertà va allora
costantemente riconquistata per il bene e la non facile
ricerca dei ‘retti ordinamenti per le cose umane’ è
un compito che appartiene a tutte le generazioni”.
La vera speranza – ha aggiunto – si è realizzata
con la morte e risurrezione di Gesù che ci ha liberati
dalla schiavitù dell'egoismo e del male. Ma oggi la
cultura attuale rappresenta spesso “una sfida radicale
per la fede e, quindi, anche per la speranza”:
“In effetti, sia la fede che la speranza,
nell'epoca moderna, hanno subito come uno
‘spostamento’, perché sono state relegate sul piano
privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e
pubblica si è affermata la fiducia nel progresso
scientifico ed economico (cfr Spe salvi, 17). Conosciamo
tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità
di bene insieme a prospettive negative”.
“Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle
strutture sociali - ha spiegato il Papa - sono importanti
e certamente necessari, ma non bastano a garantire il
benessere morale della società”:
“L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle
oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più
profondamente, dai mali che affliggono lo spirito. E chi
può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il
suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù
Cristo? La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui,
Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in
abbondanza (cfr Gv 10,10), quella vita che ogni persona,
talora persino inconsapevolmente, anela a possedere”.
Il Papa ha ricordato che “tanti hanno sofferto per
mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la
speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità
all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione
generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità”:
“E pure nell'attuale società, dove tante forme di
povertà nascono dall'isolamento, dal non essere amati,
dal rifiuto di Dio e da un'originaria tragica chiusura
dell'uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure
di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in
questo nostro mondo che è alienato ‘quando si affida a
progetti solo umani’ (cfr Caritas in veritate, 53), solo
Cristo può essere la nostra certa speranza. Questo è
l'annuncio che noi cristiani siamo chiamati a diffondere
ogni giorno, con la nostra testimonianza”.
Il Papa all’Angelus saluta i tanti pellegrini
provenienti dai Paesi vicini: in molti hanno vegliato in
preghiera durante la notte in attesa della Messa di questa
mattina. Tutti affida a Maria perché ravvivi nei credenti
una fede talora sopita dai ritmi della vita moderna:
l’invito finale è a non restare indifferenti nei
confronti di quanti cercano la verità, l’amore e la
vita vera. A loro – ha concluso – mostriamo la via
verso Gesù che “dona la vita in abbondanza”.
SANTA MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE
Aeroporto Tuřany
di Brno
Domenica, 27 settembre 2009
Cari
fratelli e sorelle!
"Venite
a me voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò
ristoro" (Mt 11,28). Gesù invita ogni suo
discepolo a sostare con Lui, a trovare in Lui conforto,
sostegno e ristoro. L'invito lo rivolge in particolare
alla nostra Assemblea liturgica, che vede raccolta
idealmente, con il Successore di Pietro, l'intera vostra
Comunità ecclesiale. A tutti e a ciascuno va il mio
saluto: in primo luogo al Vescovo di Brno - al quale sono
grato anche per le cordiali parole che mi ha rivolto
all'inizio della Messa – ai Signori Cardinali e agli
altri Vescovi presenti. Saluto i sacerdoti, i diaconi, i
seminaristi, i religiosi e le religiose, i catechisti e
gli operatori pastorali, i giovani e le numerose famiglie.
Rivolgo un deferente pensiero alle Autorità civili e
militari, in modo speciale al Presidente della Repubblica
con la gentile consorte, al Sindaco della Città di Brno e
al Presidente della Regione della Moravia del Sud, terra
ricca di storia, di attività culturali, di industrie e di
commercio. Vorrei inoltre salutare con affetto i
pellegrini provenienti da tutta la regione della Moravia e
dalle diocesi della Slovacchia, della Polonia,
dell'Austria e della Germania.
Cari
amici, per il carattere che riveste l'odierna Assemblea
liturgica, ho condiviso volentieri la scelta, a cui ha
accennato il vostro Vescovo, di intonare le letture
bibliche della Santa Messa al tema della speranza: l'ho
condivisa pensando sia al popolo di questo caro Paese, sia
all'Europa e all'umanità intera, che è assetata di
qualcosa su cui poggiare saldamente il proprio avvenire.
Nella mia seconda Enciclica - la Spe
salvi -, ho sottolineato che l'unica
speranza "certa" e "affidabile" (cfr n.
1) si fonda su Dio. L'esperienza della storia mostra a
quali assurdità giunge l'uomo quando esclude Dio
dall'orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come
non è facile costruire una società ispirata ai valori
del bene, della giustizia e della fraternità, perché
l'essere umano è libero e la sua libertà permane
fragile. La libertà va allora costantemente riconquistata
per il bene e la non facile ricerca dei "retti
ordinamenti per le cose umane" è un compito che
appartiene a tutte le generazioni (cfr ibid.,
24-25).
Ecco perché, cari amici, noi siamo qui prima di tutto in
ascolto, in ascolto di una parola che ci indichi la strada
che conduce alla speranza; anzi, siamo in ascolto della
Parola che sola può darci speranza solida, perché è
Parola di Dio.
Nella
prima Lettura (Is 61,1-3a), il Profeta si presenta
investito della missione di annunciare a tutti gli
afflitti e i poveri la liberazione, la consolazione, la
gioia. Questo testo Gesù l'ha ripreso e l'ha fatto
proprio nella sua predicazione. Anzi, ha detto
esplicitamente che la promessa del profeta si è compiuta
in Lui (cfr Lc 4,16-21). Si è completamente
realizzata quando, morendo in croce e risorgendo da morte,
ci ha liberati dalla schiavitù dell'egoismo e del male,
del peccato e della morte. E questo è l'annuncio di
salvezza, antico e sempre nuovo, che la Chiesa proclama di
generazione in generazione: Cristo crocifisso e risorto,
Speranza dell'umanità!
Questa
parola di salvezza risuona con forza anche oggi, nella
nostra Assemblea liturgica. Gesù si rivolge con amore a
voi, figli e figlie di questa terra benedetta, nella quale
è stato sparso da oltre un millennio il seme del Vangelo.
Il vostro Paese, come altre nazioni, sta vivendo una
condizione culturale che rappresenta spesso una sfida
radicale per la fede e, quindi, anche per la speranza. In
effetti, sia la fede che la speranza, nell'epoca moderna,
hanno subito come uno "spostamento", perché
sono state relegate sul piano privato e ultraterreno,
mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la
fiducia nel progresso scientifico ed economico (cfr Spe
salvi, 17). Conosciamo tutti che questo
progresso è ambiguo: apre possibilità di bene insieme a
prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il
miglioramento delle strutture sociali sono importanti e
certamente necessari, ma non bastano a garantire il
benessere morale della società (cfr ibid.,
24). L'uomo ha bisogno di essere liberato dalle
oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più
profondamente, dai mali che affliggono lo spirito. E chi
può salvarlo se non Dio, che è Amore e ha rivelato il
suo volto di Padre onnipotente e misericordioso in Gesù
Cristo? La nostra salda speranza è dunque Cristo: in Lui,
Dio ci ha amato fino all'estremo e ci ha dato la vita in
abbondanza (cfr Gv 10,10), quella vita che ogni
persona, talora persino inconsapevolmente, anela a
possedere.
"Venite
a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò
ristoro". Queste parole di Gesù, scritte a grandi
lettere sopra la porta della vostra Cattedrale di Brno,
Egli le indirizza ora a ciascuno di noi ed aggiunge:
"Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e
troverete ristoro per la vostra vita" (Mt 11,29-30).
Possiamo restare indifferenti dinanzi al suo amore? Qui,
come altrove, nei secoli passati tanti hanno sofferto per
mantenersi fedeli al Vangelo e non hanno perso la
speranza; tanti si sono sacrificati per ridare dignità
all'uomo e libertà ai popoli, trovando nell'adesione
generosa a Cristo la forza per costruire una nuova umanità.
E pure nell'attuale società, dove tante forme di povertà
nascono dall'isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto
di Dio e da un'originaria tragica chiusura dell'uomo che
pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo
un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro
mondo che è alienato "quando si affida a progetti
solo umani" (cfr Caritas
in veritate, 53), solo Cristo può essere
la nostra certa speranza. Questo è l'annuncio che noi
cristiani siamo chiamati a diffondere ogni giorno, con la
nostra testimonianza.
Annunciatelo
voi, cari sacerdoti, restando intimamente uniti a Gesù ed
esercitando con entusiasmo il vostro ministero, certi che
nulla può mancare a chi si fida di Lui. Testimoniate
Cristo voi, cari religiosi e religiose, con la gioiosa e
coerente pratica dei consigli evangelici, indicando quale
è la nostra vera patria: il Cielo. E voi, cari fedeli
laici giovani ed adulti, voi, care famiglie, poggiate
sulla fede in Cristo i vostri progetti familiari, di
lavoro, della scuola, e le attività di ogni ambito della
società. Gesù mai abbandona i suoi amici. Egli assicura
il suo aiuto, perché nulla è possibile fare senza di
Lui, ma, al tempo stesso, chiede ad ognuno di impegnarsi
personalmente per diffondere il suo universale messaggio
di amore e di pace. Vi sia di incoraggiamento l’esempio
dei santi Cirillo e Metodio, Patroni principali della
Moravia, che hanno evangelizzato i popoli slavi, e dei
santi Pietro e Paolo, ai quali è dedicata la vostra
Cattedrale. Guardate alla testimonianza luminosa di santa
Zdislava, madre di famiglia, ricca di opere di religione e
di misericordia; di san
Giovanni Sarkander, sacerdote e martire; di san
Clemente Maria Hofbauer, sacerdote e religioso, nato in
questa Diocesi, e canonizzato 100 anni fa e della beata
Restituta Kafkova, religiosa nata a Brno e uccisa dai
nazisti a Vienna. Vi accompagni e protegga la Madonna,
Madre di Cristo, nostra Speranza. Amen!
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