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SANTA
MESSA A PRAGA (28
SETTEMBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 28 settembre 2009
Benedetto
XVI ai giovani nella Messa di Praga per la festa di S.
Venceslao: la vera felicità è in Cristo, il potere del
mondo è triste ed effimero
Un’altra
stupenda giornata di sole ha accompagnato questa mattina
la Messa presieduta dal Papa a Stará Boleslav, nei pressi
di Praga, luogo del martirio di San Venceslao, re boemo
del decimo secolo e Patrono principale della Repubblica
Ceca. Oggi ricorre la sua memoria liturgica e qui è festa
nazionale. Benedetto XVI, prima della celebrazione che si
è svolta su una spianata di fronte a 45 mila persone, ha
venerato le reliquie del Santo nella Basilica a lui
dedicata. Poi ha sottolineato che il potere del mondo è
effimero e procura solo tristezza: solo Cristo dona la
vera felicità che rimane per sempre. Da Praga, il
servizio del nostro inviato, Sergio Centofanti:
Una sorta di Gmg dell’Europa centro-orientale: così
si è presentata la Messa a Stará Boleslav. Decine di
migliaia i giovani giunti da tutta la Cechia e poi da
Slovacchia, Polonia, Germania e Austria. In tanti hanno
vegliato tutta la notte, con canti, adorazione eucaristica
e confessioni. Come a Brno, la Messa è stata vissuta con
grande intensità. Nonostante le migliaia di persone
presenti è stato grande il raccoglimento e la
compostezza: tanti e lunghi i momenti di silenzio
profondo, una forte esperienza di preghiera e di unità.
Il Papa ha invitato tutti a imitare San Venceslao che ha
dato la vita per seguire “sempre e fedelmente Cristo”.
Poi si è chiesto se ai nostri giorni la santità sia
ancora attuale o se forse non sono più ricercati successo
e gloria umana. Obiettivi di scarsa durata come mostra la
storia - ha detto - che ha visto cadere, anche in questa
terra, non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze
quasi irraggiungibili. “All’improvviso si sono
ritrovati privi del loro potere”:
“Chi ha negato e continua a negare Dio e, di
conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita
facile e conseguire un successo materiale. Ma basta
scrostare la superficie per costatare che, in queste
persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi
conserva nel cuore il santo ‘timore di Dio’ ha fiducia
anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire
un mondo più giusto e fraterno”.
Oggi - ha detto il Papa - c’è bisogno di persone che
siano “credenti” e “credibili”, pronte a pagare di
persona per diffondere gli ideali cristiani che
professano. E’ la via “stretta” della santità
indicata da Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a
me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”:
“Certamente è un linguaggio duro, difficile da
accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei
Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se
ci si fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio
incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè
coerente con i principi e la fede che professa. Non basta
infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo
realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il
suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma
lascia trasparire Dio”.
Questa è la lezione di vita di San Venceslao, un
sovrano che ebbe il coraggio di anteporre il Regno dei
cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si
staccò mai da Gesù Cristo: costruì chiese, aiutò i
poveri, difese le vedove, non tollerava l’ingiustizia.
Cioè, era scomodo. Alla fine perdonò il fratello prima
che questi lo facesse uccidere per salire sul suo trono:
“Venceslao è morto martire per Cristo. E’
interessante notare che il fratello Boleslao riuscì,
uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la
corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi
successori non portava il suo nome. Porta invece il nome
di Venceslao, a testimonianza che ‘il trono del re che
giudica i poveri nella verità resterà saldo in eterno’”.
Il Papa esorta a camminare come San Venceslao “con
passo spedito verso la santità”. Un percorso
“certamente difficile - ha aggiunto - poiché la fede è
sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia
attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso,
perché si sperimenta la forza del suo amore”.
Al termine della Messa il Papa si è rivolto ai
tantissimi giovani presenti alla Messa. “Con voi - ha
detto - anche il Papa si sente giovane!”. Ha parlato
delle loro aspirazioni alla felicità che spesso la società
dei consumi “sfrutta in modo falso e alienante”. E non
sono pochi - ha notato - quanti “si lasciano attrarre da
illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi
poi in una triste solitudine”. Invita a guardare
all’esperienza di Sant’Agostino che cercava la felicità
e l’ha trovata in Cristo: in realtà, ha poi capito che
è Gesù che ci cerca e bussa alla nostra porta per
renderci felici:
“La fede cristiana è questo: l’incontro con
Cristo, Persona viva che dà alla vita un nuovo orizzonte
e con ciò la direzione decisiva. E quando il cuore di un
giovane si apre ai suoi divini disegni, non fa troppa
fatica a riconoscere e seguire la sua voce. Il Signore
infatti chiama ciascuno per nome e ad ognuno vuole
affidare una specifica missione nella Chiesa e nella
società.”
Il Papa esorta i giovani a costruire famiglie
cristiane, famiglie sante. E nell’occasione di
quest’Anno Sacerdotale, lancia un appello a essere
disponibili alla chiamata di Gesù al sacerdozio o alla
vita consacrata. “La Chiesa - ha detto - ha bisogno di
numerosi e santi sacerdoti e di persone totalmente
consacrate al servizio di Cristo, Speranza del mondo”:
“La speranza! Questa parola, su cui torno spesso,
si coniuga bene con giovinezza. Voi, cari giovani, siete
la speranza della Chiesa! Essa attende che voi vi facciate
messaggeri della speranza, com’è avvenuto l’anno
scorso, in Australia, per la Giornata Mondiale della
Gioventù”.
Quindi ha ribadito il suo invito a partecipare in tanti
alla prossima Gmg di Madrid, nell’agosto 2011. I
giovani, da parte loro, hanno donato al Papa un album di
foto che racconta la loro vita e - come impegno di
solidarietà - oltre 11.000 euro per l’Africa: una
colletta che non si fermerà. Benedetto XVI infine affida
tutti alla protezione di Maria, in questo luogo dove si
custodisce il Palladio della Boemia, un’immagine di
Bronzo della Madonna che la tradizione vuole donata da San
Metodio a Santa Ludmilla e da questa al nipote San
Venceslao: è Maria che protegge vincendo il male con il
bene.
OMELIA
DEL SANTO PADRE
Spianata sulla
Via di Melnik a Stará Boleslavo
Lunedì, 28 settembre 2009
Signori
Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,
cari giovani,
con
grande gioia vi incontro questa mattina, mentre si va
concludendo il mio viaggio
apostolico nell’amata Repubblica Ceca. A tutti
rivolgo il mio cordiale saluto, in modo particolare al
Cardinale Arcivescovo, al quale sono grato per le parole
che mi ha indirizzato a nome vostro, all’inizio della
celebrazione eucaristica. Il mio saluto si estende agli
altri Cardinali, ai Vescovi, ai sacerdoti e alle persone
consacrate, ai rappresentanti dei movimenti e delle
associazioni laicali e specialmente ai giovani. Saluto con
deferenza il Signor Presidente della Repubblica, al quale
presento un cordiale augurio in occasione della sua festa
onomastica; augurio che mi piace indirizzare a coloro che
portano il nome di Venceslao, e all’intero popolo ceco
nel giorno della sua festa nazionale.
Questa
mattina ci riunisce attorno all’altare il ricordo
glorioso del martire san Venceslao, del quale ho potuto
venerare la reliquia, prima della Santa Messa, nella
Basilica a lui dedicata. Egli ha versato il sangue sulla
vostra Terra e la sua aquila da voi scelta come stemma
dell’odierna visita – lo ha ricordato poco fa il
vostro Cardinale Arcivescovo - costituisce l’emblema
storico della nobile Nazione ceca. Questo grande Santo,
che voi amate chiamare “eterno” Principe dei Cechi, ci
invita a seguire sempre e fedelmente Cristo, ci invita ad
essere santi. Egli stesso è modello di santità per
tutti, specialmente per quanti guidano le sorti delle
comunità e dei popoli. Ma ci chiediamo: ai nostri giorni
la santità è ancora attuale? O non è piuttosto un tema
poco attraente ed importante? Non si ricercano oggi più
il successo e la gloria degli uomini? Quanto dura, però,
e quanto vale il successo terreno?
Il secolo
passato – e questa vostra Terra ne è stata testimone -
ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad
altezze quasi irraggiungibili. All’improvviso si sono
ritrovati privi del loro potere. Chi ha negato e continua
a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo,
sembra avere vita facile e conseguire un successo
materiale. Ma basta scrostare la superficie per costatare
che, in queste persone, c’è tristezza e
insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo
“timore di Dio” ha fiducia anche nell’uomo e spende
la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e
fraterno. C’è oggi bisogno di persone che siano
“credenti” e “credibili”, pronte a diffondere in
ogni ambito della società quei principi e ideali
cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa è la
santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che
spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e
coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico,
bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la
volontà divina.
Nella
pagina evangelica abbiamo ascoltato, al riguardo, parole
assai chiare: “Quale vantaggio – afferma Gesù - avrà
un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la
propria vita?” (Mt 16,26). Ci stimola così a
considerare che il valore autentico dell’esistenza umana
non è commisurato solo su beni terreni e interessi
passeggeri, perché non sono le realtà materiali ad
appagare la sete profonda di senso e di felicità che c’è
nel cuore di ogni persona. Per questo Gesù non esita a
proporre ai suoi discepoli la via “stretta” della
santità: “Chi perderà la propria vita per causa mia,
la troverà” (v. 25). E con decisione ci ripete questa
mattina: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi
se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (v. 24).
Certamente è un linguaggio duro, difficile da accettare e
mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle
Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si fida e
ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si
dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i
principi e la fede che professa. Non basta infatti
apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente. E
buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la
luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia
trasparire Dio.
Questa è
la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio
di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere
terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù
Cristo, il quale patì per noi, lasciandoci un esempio,
perché ne seguiamo le orme, come scrive san Pietro nella
seconda lettura poc’anzi proclamata. Quale docile
discepolo del Signore, il giovane sovrano Venceslao si
mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva
impartito la santa nonna, la martire Ludmilla. Seguendoli,
ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza
pacifica all’interno della Patria e con i Paesi
confinanti, si adoperò per propagare la fede cristiana,
chiamando sacerdoti e costruendo chiese. Nella prima
“narrazione” paleoslava si legge che “soccorreva i
ministri di Dio e abbellì anche molte chiese” e che
“beneficava i poveri, vestiva gli ignudi, dava da
mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio
come vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesse
ingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o
ricchi che fossero”. Imparò dal Signore ad essere
“misericordioso e pietoso” (Salmo respon.) ed
animato da spirito evangelico giunse a perdonare persino
il fratello, che aveva attentato alla sua vita.
Giustamente, pertanto, lo invocate come “Erede” della
vostra Nazione, e, in un canto a voi ben noto, gli
domandate di non permettere che essa perisca.
Venceslao
è morto martire per Cristo. E’ interessante notare che
il fratello Boleslao riuscì, uccidendolo, ad impadronirsi
del trono di Praga, ma la corona che in seguito si
imponevano sulla testa i suoi successori non portava il
suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a
testimonianza che “il trono del re che giudica i poveri
nella verità resterà saldo in eterno” (cfr l’odierno
Ufficio delle letture). Questo fatto viene
giudicato come un meraviglioso intervento di Dio, che non
abbandona i suoi fedeli: “l’innocente vinto vinse il
crudele vincitore similmente a Cristo sulla croce” (cfr La
leggenda di san Venceslao), ed il sangue del martire
non ha chiamato odio e vendetta, bensì perdono e pace.
Cari
fratelli e sorelle, ringraziamo insieme, in questa
Eucaristia, il Signore per aver donato alla vostra Patria
e alla Chiesa questo Santo sovrano. Preghiamo al tempo
stesso perché, come lui, anche noi camminiamo con passo
spedito verso la santità. E’ certamente difficile,
poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma
quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il
cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del
suo amore. Ci ottenga questa grazia l’intercessione di
san Venceslao e degli altri Santi protettori delle Terre
Ceche. Ci protegga e ci assista sempre Maria, Regina della
pace e Madre dell’Amore. Amen!
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