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DISCORSO
MEMBRI DEL MOVIMENTO RETROUVAILLE (26 SETTEMBRE 2008)
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Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 26 settembre 2008
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Il
Papa incoraggia le coppie in difficoltà: con
l'aiuto di Dio e dei fratelli potete ritrovare
l'amore vivendo la crisi come passaggio di
crescita
Con
l’aiuto di Dio e dei fratelli le coppie in
difficoltà possono vivere la propria crisi come
passaggio di crescita e superarla facendo
rinascere l’amore: è quanto ha detto stamani il
Papa incontrando l’associazione Retrouvaille, in
occasione dell’incontro mondiale del movimento.
Si tratta di un’associazione nata 31 anni fa in
Canada e presente da 7 anni anche in Italia: è
costituita da famiglie che hanno superato crisi
difficili e ora, a loro volta, aiutano le coppie
in difficoltà. Il servizio di Sergio
Centofanti.
Chi è in crisi non disperi. Il Papa lancia
questo messaggio di speranza alle coppie in
difficoltà: ma è fondamentale lasciarsi aiutare
da Dio e dai fratelli. Benedetto XVI elogia
l’azione di Retrouvaille che, come dice la
parola, aiuta i coniugi a “ritrovarsi”: in
questa vostra attività – afferma – vedo il
“dito di Dio”, l’azione dello Spirito Santo
di fronte all’emergenza delle separazioni e dei
divorzi. Il Papa analizza quindi la crisi
coniugale che – spiega – è una “realtà a
due facce”:
“Da una parte si presenta, specialmente
nella sua fase acuta e più dolorosa, come un
fallimento, come la prova che il sogno è finito o
si è trasformato in un incubo e, purtroppo ‘non
c’è più niente da fare’. Questa è la faccia
negativa. Ma c’è un’altra faccia, a noi
spesso sconosciuta, ma che Dio vede. Ogni crisi,
infatti – ce lo insegna la natura – è
passaggio ad una nuova fase di vita”.
“Se però nelle creature inferiori questo
avviene automaticamente – ha proseguito -
nell’uomo implica la libertà, la volontà e,
dunque, una 'speranza più grande' della
disperazione”:
“Nei momenti più bui, la speranza i
coniugi l’hanno smarrita; allora c’è bisogno
di altri che la custodiscono, di un ‘noi’, di
una compagnia di veri amici che, nel massimo
rispetto, ma anche con sincera volontà di bene,
siano pronti a condividere un po’ della propria
speranza con chi l’ha perduta. Non in modo
sentimentale o velleitario, ma organizzato e
realistico. Voi diventate così, nel momento della
rottura, la possibilità concreta per la coppia di
avere un riferimento positivo, a cui affidarsi
nella disperazione. In effetti, quando il rapporto
degenera, i coniugi piombano nella solitudine, sia
individuale che di coppia. Perdono l’orizzonte
della comunione con Dio, con gli altri e con la
Chiesa”.
L’aiuto dei fratelli diventa dunque
“l’appiglio per non smarrirsi del tutto, e per
risalire gradualmente la china”. La crisi viene
vissuta “come passaggio di crescita” come si
può comprendere dalle nozze di Cana: non c’è
più vino, cioè nella coppia, “finisce
l’amore, si esaurisce la gioia e cala
bruscamente l’entusiasmo del matrimonio”. Ma
Gesù, su invito di Maria, trasforma l’acqua in
vino, e un vino migliore del precedente. “Ogni
Matrimonio cristiano – afferma il Papa - anche
il più misero e vacillante … può dunque
trovare nell’umiltà il coraggio di chiedere
aiuto al Signore”:
“Quando una coppia in difficoltà o –
come dimostra la vostra esperienza – persino già
separata, si affida a Maria e si rivolge a Colui
che ha fatto dei due ‘una sola carne’, può
essere certa che quella crisi diventerà, con
l’aiuto del Signore, un passaggio di crescita, e
che l’amore ne uscirà purificato, maturato,
rafforzato. Questo può farlo solo Dio, che vuole
servirsi dei suoi discepoli come di validi
collaboratori, per accostare le coppie,
ascoltarle, aiutarle a riscoprire il tesoro
nascosto del matrimonio, il fuoco rimasto sepolto
sotto la cenere. E’ Lui che ravviva e torna a
far ardere la fiamma; non certo allo stesso modo
dell’innamoramento, bensì in maniera diversa,
più intensa e profonda: sempre però la stessa
fiamma”.
Ma aiutare le coppie in crisi – sottolinea
Benedetto XVI - è oggi un servizio “contro
corrente”:
“Oggi, infatti, quando una coppia entra in
crisi, trova tante persone pronte a consigliare la
separazione. Pure ai coniugi sposati nel nome del
Signore si propone con facilità il divorzio,
dimenticando che l’uomo non può separare ciò
che Dio ha unito (cfr Mt 19,6; Mc 10,9)”.
Il
Papa, infine, affida alla Santa Famiglia di
Nazaret tutte le coppie in difficoltà e in
particolare i casi più difficili. |

DISCORSO DEL SANTO PADRE
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
fratelli e sorelle!
Vi
accolgo con gioia quest’oggi, in occasione
dell’incontro mondiale del movimento Retrouvaille. Saluto
tutti voi, coniugi e presbiteri, con i responsabili
internazionali di questa associazione, che da più di 30
anni opera con grande dedizione al servizio delle coppie
in difficoltà. Saluto in particolare il Card. Ennio
Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la
Famiglia, e lo ringrazio per le sue cortesi espressioni,
come pure per avermi illustrato le finalità del vostro
movimento.
Mi ha
colpito, cari amici, la vostra esperienza, che vi pone a
contatto con famiglie segnate dalla crisi del matrimonio.
Riflettendo sulla vostra attività, ancora una volta ho
riconosciuto il "dito" di Dio, cioè l’azione
dello Spirito Santo, che suscita nella Chiesa risposte
adeguate ai bisogni e alle emergenze di ogni epoca.
Certamente, ai nostri giorni, un’emergenza molto sentita
è quella delle separazioni e dei divorzi. Provvidenziale
fu pertanto l’intuizione dei coniugi canadesi Guy e
Jeannine Beland, nel 1977, di aiutare le coppie in grave
crisi ad affrontarla attraverso un programma specifico,
che punta sulla ricostruzione delle loro relazioni, non in
alternativa alle terapie psicologiche, ma con un percorso
distinto e complementare. Voi infatti non siete dei
professionisti; siete sposi che spesso hanno vissuto in
prima persona le medesime difficoltà, le hanno superate
con la grazia di Dio e il sostegno di Retrouvaille
e hanno avvertito il desiderio e la gioia di mettere, a
loro volta, la propria esperienza al servizio di altri.
Tra voi ci sono diversi sacerdoti che accompagnano gli
sposi nel loro cammino, spezzando per loro la Parola e il
Pane della vita. "Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date" (Mt 10,8): è a queste
parole di Gesù, rivolte ai suoi discepoli, che
costantemente fate riferimento.
Come la
vostra esperienza dimostra, la crisi coniugale –
parliamo qui di crisi serie e gravi – costituisce una
realtà a due facce. Da una parte si presenta,
specialmente nella sua fase acuta e più dolorosa, come un
fallimento, come la prova che il sogno è finito o si è
trasformato in un incubo e, purtroppo "non c’è più
niente da fare". Questa è la faccia negativa. Ma
c’è un’altra faccia, a noi spesso sconosciuta, ma che
Dio vede. Ogni crisi, infatti – ce lo insegna la natura
– è passaggio ad una nuova fase di vita. Se però nelle
creature inferiori questo avviene automaticamente,
nell’uomo implica la libertà, la volontà e, dunque,
una "speranza più grande" della disperazione.
Nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno
smarrita; allora c’è bisogno di altri che la
custodiscono, di un "noi", di una compagnia di
veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera
volontà di bene, siano pronti a condividere un po’
della propria speranza con chi l’ha perduta. Non in modo
sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico.
Voi diventate così, nel momento della rottura, la
possibilità concreta per la coppia di avere un
riferimento positivo, a cui affidarsi nella disperazione.
In effetti, quando il rapporto degenera, i coniugi
piombano nella solitudine, sia individuale che di coppia.
Perdono l’orizzonte della comunione con Dio, con gli
altri e con la Chiesa. Allora, i vostri incontri offrono
l’"appiglio" per non smarrirsi del tutto, e
per risalire gradualmente la china. Mi piace pensare a voi
come a custodi di una speranza più grande per gli sposi
che l’hanno perduta.
La crisi,
dunque, come passaggio di crescita. In questa prospettiva
si può leggere il racconto delle nozze di Cana (Gv
2, 1- 11). La Vergine Maria si accorge che gli sposi
"non hanno più vino" e lo dice a Gesù. Questa
mancanza del vino fa pensare al momento in cui, nella vita
della coppia, finisce l’amore, si esaurisce la gioia e
cala bruscamente l’entusiasmo del matrimonio. Dopo che
Gesù ebbe trasformato l’acqua in vino, fecero i
complimenti allo sposo perché – dicevano – aveva
conservato fino a quel momento "il vino buono".
Ciò significa che il vino di Gesù era migliore del
precedente. Sappiamo che questo "vino buono" è
simbolo della salvezza, della nuova alleanza nuziale che
Gesù è venuto a realizzare con l’umanità. Ma proprio
di questa è sacramento ogni Matrimonio cristiano, anche
il più misero e vacillante, e può dunque trovare
nell’umiltà il coraggio di chiedere aiuto al Signore.
Quando una coppia in difficoltà o – come dimostra la
vostra esperienza – persino già separata, si affida a
Maria e si rivolge a Colui che ha fatto dei due "una
sola carne", può essere certa che quella crisi
diventerà, con l’aiuto del Signore, un passaggio di
crescita, e che l’amore ne uscirà purificato, maturato,
rafforzato. Questo può farlo solo Dio, che vuole servirsi
dei suoi discepoli come di validi collaboratori, per
accostare le coppie, ascoltarle, aiutarle a riscoprire il
tesoro nascosto del matrimonio, il fuoco rimasto sepolto
sotto la cenere. E’ Lui che ravviva e torna a far ardere
la fiamma; non certo allo stesso modo
dell’innamoramento, bensì in maniera diversa, più
intensa e profonda: sempre però la stessa fiamma.
Cari
amici, che avete scelto di mettervi al servizio degli
altri in un campo così delicato, vi assicuro la mia
preghiera perché questo vostro impegno non diventi mera
attività, ma rimanga sempre, nel fondo, testimonianza
dell’amore di Dio. Il vostro è un servizio "contro
corrente". Oggi, infatti, quando una coppia entra in
crisi, trova tante persone pronte a consigliare la
separazione. Pure ai coniugi sposati nel nome del Signore
si propone con facilità il divorzio, dimenticando che
l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito (cfr Mt
19,6; Mc 10,9). Per svolgere questa vostra missione
anche voi avete bisogno di alimentare continuamente la
vostra vita spirituale, di mettere amore in ciò che fate
perché, a contatto con realtà difficili, la vostra
speranza non si esaurisca o non si riduca a una formula.
Vi aiuti in tale delicata opera apostolica la Santa
Famiglia di Nazaret, alla quale affido il vostro servizio,
e specialmente i casi più difficili. Vi sia accanto Maria,
Regina della famiglia, mentre di cuore imparto la
Apostolica Benedizione a voi e a tutti gli aderenti al
movimento Retrouvaille.
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