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ROSARIO
NEL I ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNI PAOLO
II (2/04/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
3 aprile 2006
Alle
ore 21.00, Benedetto XVI si è unito, dalla finestra del suo
studio privato, alla recita del Santo Rosario. Il servizio
di Giancarlo La Vella:
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(Canto)
“2
aprile 2005 – 2 aprile 2006”, Piazza San Pietro come
un anno fa. Circa 80 mila fedeli sono tornati in preghiera
a rendere omaggio a Giovanni Paolo II ad un anno dalla sua
morte. Particolarmente toccante il momento in cui si è
aperta la finestra dello studio privato del Pontefice e
Benedetto XVI ha partecipato alla preghiera del Rosario,
al termine della quale, alle 21.37 in punto, ora della
morte di Giovanni Paolo II, ha ricordato l’amato
Pontefice scomparso:
“E’
passato già un anno dalla morte del Servo di Dio Giovanni
Paolo II… Egli continua ad essere presente nella nostra
mente e nel nostro cuore; continua a comunicarci il suo
amore per Dio e il suo amore per l’uomo; continua a
suscitare in tutti, specie nei giovani, l’entusiasmo del
bene e il coraggio di seguire Gesù e i suoi
insegnamenti”.
Dopo
aver parlato della vita e della testimonianza evangelica
del suo grande predecessore, che si può riassumere – ha
detto Benedetto XVI – con le seguenti parole, “fedeltà
totale a Dio e dedizione senza riserve alla propria
missione di Pastore della Chiesa universale”, il Papa ha
ricordato il difficile
periodo della malattia:
“La
sua malattia affrontata con coraggio ha reso tutti più
attenti al dolore umano, ad ogni dolore fisico e
spirituale; ha dato alla sofferenza dignità e valore,
testimoniando che l'uomo non vale per la sua efficienza,
per il suo apparire, ma per se stesso, perché creato e
amato da Dio. Con le parole e i gesti il caro Giovanni
Paolo II non si è stancato di indicare al mondo che se
l'uomo si lascia abbracciare da Cristo, non mortifica la
ricchezza della sua umanità; se a Lui aderisce con tutto
il cuore, non gli viene a mancare qualcosa. Al contrario,
l'incontro con Cristo rende la nostra vita più
appassionante. Proprio perché si è avvicinato sempre più
a Dio nella preghiera, nella contemplazione, nell'amore
per la Verità e la Bellezza, il nostro amato Papa ha
potuto farsi compagno di viaggio di ognuno di noi e
parlare con autorevolezza anche a quanti sono lontani
dalla fede cristiana”.
In
questo anniversario – ha detto ancora Benedetto XVI,
rievocando le parole di Papa Wojtyla – siamo invitati ad
accogliere nuovamente l’eredità spirituale che egli ci
ha lasciato:
“Siamo
incoraggiati a non aver paura di seguire Cristo, per
recare a tutti l'annuncio del Vangelo, che è fermento di
una umanità più fraterna e solidale. Giovanni Paolo II
ci aiuti dal cielo a proseguire il nostro cammino,
restando docili discepoli di Gesù per essere, come egli
stesso amava ripetere ai giovani, ‘sentinelle del
mattino’ in questo inizio del terzo millennio
cristiano”.
Poi,
il saluto al cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo
metropolita di Cracovia, e ai fedeli polacchi
videocollegati con Piazza San Pietro: “E’ vivo in noi
il ricordo di Giovanni Paolo II e non si spegne il senso
della sua spirituale presenza – ha detto il Pontefice
–. La memoria del particolare amore che nutriva per i
suoi connazionali sempre sia per voi la luce sulla via
verso Cristo”. Emozionata e commossa la grata risposta
del porporato che per 40 anni è stato al fianco di Karol
Wojtyla:
“Giovanni
Paolo II ci sorride dal Cielo e ci affida a Dio buon
pastore delle anime e del mondo. Grazie”.
(Canto)
E
ieri, come un anno fa, sono stati soprattutto loro, i
giovani di tante GMG, le sentinelle del mattino, che con
canti e preghiere sono tornati in Piazza San Pietro, quasi
accogliendo ancora una volta il messaggio che il Papa
morente rivolse loro: “Vi ho chiamati, siete venuti qui
e vi ringrazio”. Comunque, tante e forti le emozioni con
cui giovani e meno giovani hanno vissuto questo primo
anniversario della morte di Giovanni Paolo II:
R.
– Vogliamo condividere ancora la gioia di questo
“Santo” che ci ha fatto vedere come accettare la vita
e continuamente cercare quello che Dio vuole da noi.
R.
– Noi facciamo riferimento a lui per tante cose. Gli
abbiamo affidato il battesimo di un nostro nipote, che i
genitori non volevano battezzare. Siamo andati alla sua
tomba e poi lo hanno fatto battezzare.
R.
– Un anno dopo cosa mi rimane? Mi rimane il ricordo di
quei giorni che sono stati intensi. Un anno fa ero qui a
vegliare per lui due notti, fino alla notte in cui è
venuta a mancare, per me personalmente, ma anche per il
mondo intero, una persona grande.
R.
– Noi saremo sempre pronti a rispondere a qualsiasi
chiamata o per voce sua o per voce di chi sarà quando sarà.
Sempre pronti.
(Canto)
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Ha
partecipato alla veglia mariana anche il vescovo Rino
Fisichella, rettore della Pontificia Università
Lateranense. Fabio Colagrande lo ha intervistato:
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D.
– Mons. Fisichella, le chiedo subito di raccontarci le
sue sensazioni durante questa serata di preghiera e di
riflessione, ma anche una serata vissuta in un clima di
gioia, nonostante il ricordo di un avvenimento triste,
come la morte di Giovanni Paolo II …
R.
– Senza dubbio direi che tutti questi sentimenti sono
veri e penso che fossero presenti non soltanto nel mio
cuore ma nel cuore di tutte le migliaia e migliaia di
persone che riempivano la piazza fino a Via della
Conciliazione. Direi che c’è stato veramente il ricordo
di quello che era un anno fa il silenzio della preghiera,
soprattutto per ricordare la grandezza di Giovanni Paolo
II. C’è stata però anche la grande gioia di vedere che
c’è una continuità nel servizio di Pietro e nel
servizio che il Successore di Pietro compie. Sembrava
quasi che il tempo non fosse mai passato. D’altra parte,
il Papa ieri ha detto due parole molto importanti. Ha
detto che tutto il Pontificato di Giovanni Paolo II si
raccoglie nella parola “fedeltà” e nella parola
“dedizione”: la fedeltà a Dio e la dedizione
all’uomo. Sembrava di rileggere le pagine della prima
Enciclica di Giovanni Paolo II, la Redemptor
Hominis, quando scriveva: “Dobbiamo essere capaci di
portare Cristo a tutti”, e soprattutto diceva: “La
Chiesa, in questo cammino verso l’uomo, non può essere
fermata da nessuno”.
D.
– Descrivendo la vita di Giovanni Paolo II, Benedetto
XVI ha detto che Papa Wojtyla ha dato dignità alla
sofferenza …
R.
– E’ vero. E’ vero e soprattutto in un periodo come
il nostro in cui si vuole mettere in un angolo la
malattia, la sofferenza, e soprattutto c’è il rifiuto
di doverla accettare nella propria vita perché ha in sé
una componente di assurdità, di contraddizione. L’uomo
non è fatto per la sofferenza, l’uomo è fatto per la
gioia. Però, in tutto questo certamente il Papa ci ha
fatto capire una cosa importante: che l’uomo vale per
quello che è, non per quello che prova, non per le
situazioni in cui si viene a incontrare. Queste sono
importanti perché lo provocano a dare un senso alla
propria vita.
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