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“Cari romani, adesso sono il vostro vescovo e così voglio cercare con tutto il cuore di essere il vostro vescovo, il vescovo di Roma. E tutti noi vogliamo cercare di essere sempre più cattolici, sempre più fratelli e sorelle nella grande famiglia di Dio, quella famiglia in cui non esistono stranieri”.
Con un pizzico d’emozione ha salutato così Benedetto XVI i fedeli della sua diocesi. Dalla cattedra di San Giovanni in Laterano, come vescovo di Roma, ieri pomeriggio, ha voluto sottolineare qual è il compito del successore di Pietro spiegando che il seggio di ogni cattedrale è simbolo della potestà di insegnamento, una potestà di obbedienza e servizio attraverso la quale la Parola di Dio indica la strada.
Al vescovo di Roma Benedetto XVI hanno prestato obbedienza, come rappresentanza della diocesi, dodici persone tra cui presbiteri, diaconi, religiosi e laici, poi la liturgia della Parola al termine della quale il Papa ha voluto ricordare il significato della festa dell’Ascensione celebrata oggi.
“L’ascensione del Signore significa che Cristo non si è allontanato da noi, ma che adesso grazie al suo essere con il Padre è vicino ad ognuno di noi per sempre. Ognuno di noi può dargli del ‘tu’. Ognuno può chiamarlo. Possiamo allontanarci noi da lui interiormente. Possiamo vivere voltandogli le spalle, ma Egli ci aspetta sempre ed è sempre vicino a noi”.
Il vescovo di Roma siede sulla sua Cattedra per dare testimonianza a Cristo, ha detto poi il Santo Padre, a lui spetta il ministero dell’interpretazione della Sacra Scrittura, parte essenziale del mandato conferito dal Signore a Pietro, la cui comprensione cresce sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.
“Dove la Sacra Scrittura viene staccata dalla voce vivente della Chiesa, cade in preda alle dispute degli esperti, ma la scienza da sola non può fornirci un’interpretazione definitiva e vincolante, non è in grado di darci nell’interpretazione quella certezza con cui possiamo vivere e per cui possiamo morire”.
Spaventa tanti uomini dentro e fuori la Chiesa questa potestà di insegnamento, ha proseguito Benedetto XVI, molti si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero.
“Non è così. La potestà di insegnare nella Chiesa comporta un impegno al servizio dell’obbedienza alla fede”.
E al termine della celebrazione una preghiera per il popolo di Roma: il Santo Padre si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove ha reso omaggio all’Icona di Maria Salus Populi dinanzi alla quale i romani, per tradizione, pregano la Madre della Salvezza.
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Fonte: Radio Vaticana, 8 maggio 2005