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Radio
Vaticana, 19 giugno 2011
Benedetto
XVI, nella Repubblica di San Marino, chiede di tornare
alla fede di fronte a modelli edonistici che ottenebrano
la mente. All’Angelus sollecita condizioni degne per
tutti i rifugiati
Benedetto
XVI oggi in visita nella diocesi di San Marino-Montefeltro.
Per la seconda volta - a quasi 30 anni dallo storico
viaggio di Giovanni Paolo II - un Papa è giunto nella più
antica Repubblica del mondo, accolto dalle autorità
ecclesiali e civili e con tanta gioia da migliaia di
fedeli, 22 mila, arrivati anche dalle regioni vicine,
raccolti nello Stadio di Serravalle per la Santa Messa e
l’Angelus. 25 i cardinali e i vescovi e più di 200 i
sacerdoti concelebranti. Tornate alla fede, la vostra vera
ricchezza - ha detto il Santo Padre ai sanmarinesi - di
fronte “a modelli edonistici che ottenebrano la mente e
rischiano di annullare ogni moralità”. Il Papa ha poi
chiesto all’Angelus di garantire in tutto il mondo
“degne condizioni di vita ai rifugiati”. La parola al
nostro inviato, Salvatore Sabatino:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(applausi e canti)
Un suono di campane diffuso da tutte le chiese della
Repubblica. Così, in un clima di grande festa, è stato
accolto Benedetto XVI questa mattina a San Marino. Era
atteso davvero da tutti, da tanto tempo; ed oggi i fedeli
di questa diocesi hanno voluto abbracciarlo attraverso una
straordinaria partecipazione popolare: circa 22mila le
persone presenti nello Stadio di Serravalle. E’ la più
antica repubblica del mondo, San Marino; un piccolo Stato
che affonda le sue gloriose radici nella cristianità. Lo
ricorda lo stesso vescovo della diocesi di San
Marino-Montefeltro, mons. Luigi Negri, che
nell’indirizzo di saluto, all’inizio della Messa,
parla di questa Chiesa particolare, che vive da oltre 1700
anni, nata dall'evangelizzazione che due Santi, Marino e
Leone provenienti dalla Croazia, hanno iniziato fra questi
monti. Proprio a questa evangelizzazione si deve, poi, la
nascita anche di quella straordinaria esperienza di società,
che caratterizza la storia della Repubblica del Titano.
(applausi)
Una Chiesa, questa, che ha vissuto una singolarissima
predilezione verso la Madre del Signore, e la cui fede è
stata, lungo i secoli, la grande ricchezza di questa
popolazione. Fino a quando, però, non si è estesa su di
essa l'ala fredda e nera della cultura del sospetto. E
cosi – afferma mons. Negri – queste popolazioni hanno
visto perduta o fortemente ridotta la forza della fede.
Ecco, dunque, l’importanza dell’impegno della Chiesa,
che sta cercando di recuperare l’identità di questo
popolo cristiano:
Ella, Santità, saprà accogliere questo tentativo che
stiamo vivendo, correggerne le eventuali difficoltà, saprà
confermarci nella nostra identità e nell'impeto
missionario che solo può dare un contributo alla ripresa
della vita sociale. Santità attendiamo con gratitudine e
commozione la sua parola chiarificatrice, correttiva e
confortatrice. Ma soprattutto Santità ci aiuti a crescere
nella fede. Abbia compassione di noi e ci benedica. (applausi)
Un appello al quale il Pontefice risponde durante
l’omelia, assicurando la sua vicinanza a tutta la
comunità, e a cui unisce l’incoraggiamento a
perseverare nella testimonianza dei valori umani e
cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella
storia di questo territorio e della sua popolazione.
Ricorda, il Pontefice, la Festa della Santissima Trinità,
che si celebra oggi. La liturgia di oggi - spiega - attira
la nostra attenzione sulla realtà di amore che è
contenuta in questo primo e supremo mistero della nostra
fede. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno,
perché Dio è amore: il Padre dà tutto al Figlio; il
Figlio riceve tutto dal Padre con riconoscenza; e lo
Spirito Santo è come il frutto di questo amore reciproco
del Padre e del Figlio.
I testi della Santa Messa di oggi parlano di Dio e
perciò parlano di amore: non si soffermano tanto sul
Mistero delle tre Persone, ma sull’amore che ne
costituisce la sostanza e l’unità e trinità nello
stesso momento.
E per evidenziare l’amore di Dio, Benedetto XVI
ricorda, poi, il brano tratto dal Libro dell’Esodo, in
cui si racconta che si è appena concluso il patto di
alleanza presso il monte Sinai, e già il popolo manca di
fedeltà a Dio. L’assenza di Mosè si prolunga e il
popolo chiede ad Aronne di fare un Dio che sia visibile,
accessibile, manovrabile, alla portata dell’uomo. Aronne
acconsente e prepara un vitello d’oro. Scendendo dal
Sinai, Mosè vede ciò che è accaduto e spezza le tavole
dell’alleanza su cui erano scritte le “Dieci
Parole”, il contenuto concreto del patto con Dio. Tutto
sembra perduto, eppure, nonostante questo gravissimo
peccato, Dio, per intercessione di Mosè, decide di
perdonare; invita Mosè a risalire sul monte per ricevere
di nuovo la sua legge, i Dieci Comandamenti. Mosè chiede
allora a Dio di rivelarsi. Ma Dio non mostra il volto,
rivela piuttosto il suo essere pieno di bontà, dicendo:
«Il Signore, Il Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Questa
auto-definizione di Dio – sottolinea il Papa –
manifesta il suo amore misericordioso: un amore che vince
il peccato, lo copre, lo elimina.
Noi abbiamo un Dio che rinuncia a distruggere il
peccatore e che vuole manifestare il suo amore in maniera
ancora più profonda e sorprendente proprio davanti al
peccatore per offrire sempre la possibilità della
conversione e del perdono.
Il Vangelo completa questa rivelazione – sottolinea
poi Benedetto XVI – perché indica fino a che punto Dio
ha mostrato la sua misericordia. L’evangelista Giovanni
riferisce l’espressione di Gesù: «Dio ha tanto amato
il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
Una frase dalla quale emerge che nel mondo c’è il male,
c’è egoismo, c’è cattiveria e Dio potrebbe venire
per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per
castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece –
afferma Benedetto XVI – egli mostra di amare il mondo,
di amare l’uomo, nonostante il suo peccato, e invia ciò
che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito,
facendone dono al mondo. Ed è sulla croce che l’amore
misericordioso di Dio giunge al culmine. Nel mistero della
croce, sono presenti le tre Persone divine: il Padre, che
dona il suo Figlio unigenito per la salvezza del mondo; il
Figlio, che compie fino in fondo il disegno del Padre; lo
Spirito Santo – effuso da Gesù al momento della morte
– che viene a renderci partecipi della vita divina, a
trasformare la nostra esistenza, perché sia animata
dall’amore divino.
Benedetto XVI, quindi, torna poi a tracciare l’antico
percorso di fede che caratterizza questa diocesi:
La ricchezza di questo popolo, la vostra ricchezza,
cari Sammarinesi, è stata ed è la fede, e che questa
fede ha creato una civiltà veramente unica. Accanto alla
fede, occorre poi ricordare l’assoluta fedeltà al
Vescovo di Roma, al quale questa Chiesa ha sempre guardato
con devozione ed affetto; come pure l’attenzione
dimostrata verso la grande tradizione della Chiesa
orientale e la profonda devozione verso la Vergine Maria.
La vostra missione – aggiunge il Papa – si trova a
dover confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni
culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno
determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità,
costumi e sensibilità.
Anche qui, infatti, come altrove, non mancano
difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli
edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di
annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di
ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma
il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la
sua cultura e la sua capacità di manipolazione
scientifica, tecnologica e sociale della realtà.
Fa poi cenno, il Pontefice, alla crisi di non poche
famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e
spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata
da molti educatori nell’ottenere continuità formativa
nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima
fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità
lavorativa.
Esorto tutti i fedeli ad essere come fermento nel
mondo, mostrandovi sia nel Montefeltro che a San Marino
cristiani presenti, intraprendenti e coerenti.
Rivolgendosi, inoltre, ai sacerdoti, religiosi e
religiose, il Papa auspica che vivano sempre nella più
cordiale e fattiva comunione ecclesiale, aiutando ed
ascoltando il pastore diocesano. Anche presso di voi –
sottolinea il Santo Padre – si avverte l’urgenza di
una ripresa delle vocazioni sacerdotali e di speciale
consacrazione: faccio appello alle famiglie ed ai giovani,
perché aprano l’animo ad una pronta risposta alla
chiamata del Signore. Ai laici, invece, giunge l’appello
del Papa, affinché si impegnino attivamente nella Comunità
così che, accanto ai peculiari compiti civici, politici,
sociali e culturali, possano trovare tempo e disponibilità
per la vita pastorale. Ai Sammarinesi tutti, invece un
appello importante:
Cari Sammarinesi, rimanete saldamente fedeli al
patrimonio costruito nei secoli sull’impulso dei vostri
grandi Patroni, Marino e Leone.
(applausi + canti)
All’Angelus, recitato sempre nello Stadio di
Serravalle, Benedetto XVI ricorda la beatificazione, oggi
a Dax, in Francia, di Suor Marguerite Rutan, Figlia della
Carità, che nella seconda metà del diciottesimo secolo
lavorò con grande impegno nell’Ospedale di Dax, ma che
nelle tragiche persecuzioni seguite alla Rivoluzione, fu
condannata a morte per la sua fede cattolica e la fedeltà
alla Chiesa. Il Papa, infine, ricorda che domani ricorre
la Giornata Mondiale del Rifugiato e che quest’anno si
celebra il sessantesimo anniversario dell’adozione della
Convenzione internazionale che tutela quanti sono
perseguitati e costretti a fuggire dai propri Paesi.
Invito quindi le Autorità civili ed ogni persona di
buona volontà a garantire accoglienza e degne condizioni
di vita ai rifugiati, in attesa che possano ritornare in
Patria liberamente e in sicurezza.
(canti + applausi)
Densa di appuntamenti proseguirà nel pomeriggio la
visita di Benedetto XVI nella diocesi di San
Marino-Montefeltro, che in parte versa in territorio
italiano. Dopo il pranzo nella Casa San Giuseppe, a
Valdragone, dove incontrerà gli organizzatori locali
della visita e i membri della Fondazione internazionale
Giovanni Paolo II, il Papa raggiungerà alle 16.30 la
piazza della Repubblica di San Marino, dove sarà accolto
dai Capitani reggenti, per poi entrare con loro nel
Palazzo pubblico, dove lo attenderanno i membri del
Governo, del Congresso ed una rappresentanza del Corpo
diplomatico. Quindi alle 18 raggiungerà la Basilica di
San Marino, per poi trasferirsi in elicottero a Pennabilli,
dove visiterà la cattedrale e incontrerà i giovani della
diocesi nella piazza Vittorio Emanuele. Infine il congedo
e il rientro in Vaticano previsto alle 21.
CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Stadio di
Serravalle - Repubblica di San Marino
Domenica, 19 giugno 2011
Solennità della Santissima Trinità
Cari fratelli e sorelle!
E’ grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il
pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia e potervi
indirizzare, cari Sammarinesi, il mio più cordiale
saluto. Rivolgo uno speciale pensiero ai Capitani Reggenti
ed alle altre Autorità politiche e civili, presenti a
questa celebrazione eucaristica; saluto con affetto il
vostro Vescovo, Mons. Luigi Negri, che ringrazio per le
cortesi parole rivoltemi, e, con lui, tutti i sacerdoti e
fedeli della diocesi di San Marino-Montefeltro; saluto
ciascuno di voi e vi esprimo la mia viva riconoscenza per
la cordialità e l’affetto con cui mi avete accolto.
Sono venuto per condividere con voi gioie e speranze,
fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa Comunità
diocesana. So che anche qui non mancano difficoltà,
problemi e preoccupazioni. A tutti voglio assicurare la
mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera, a cui
unisco l’incoraggiamento a perseverare nella
testimonianza dei valori umani e cristiani, così
profondamente radicati nella fede e nella storia di questo
territorio e della sua popolazione, con la sua fede
granitica della quale ha parlato Sua Eccellenza.
Celebriamo oggi la festa della Santissima Trinità: Dio
Padre e Figlio e Spirito Santo, festa di Dio, del centro
della nostra fede. Quando si pensa alla Trinità, per lo
più viene in mente l’aspetto del mistero: sono Tre e
sono Uno, un solo Dio in tre Persone. In realtà Dio non
può essere altro che un mistero per noi nella sua
grandezza, e tuttavia Egli si è rivelato: possiamo
conoscerlo nel suo Figlio, e così anche conoscere il
Padre e lo Spirito Santo La liturgia di oggi, invece,
attira la nostra attenzione non tanto sul mistero, ma
sulla realtà di amore che è contenuta in questo primo e
supremo mistero della nostra fede. Il Padre, il Figlio e
lo Spirito Santo sono uno, perché amore e l’amore è la
forza vivificante assoluta, l’unità creata dall’amore
è più unità di un’unità puramente fisica. Il Padre dà
tutto al Figlio; il Figlio riceve tutto dal Padre con
riconoscenza; e lo Spirito Santo è come il frutto di
questo amore reciproco del Padre e del Figlio. I testi
della Santa Messa di oggi parlano di Dio e perciò parlano
di amore; non si soffermano tanto sul mistero delle tre
Persone, ma sull’amore che ne costituisce la sostanza e
l’unità e trinità nello stesso momento.
Il primo brano che abbiamo ascoltato è tratto dal
Libro dell’Esodo - su di esso mi sono soffermato in
una recente Catechesi del mercoledì - ed è
sorprendente che la rivelazione dell’amore di Dio
avvenga dopo un gravissimo peccato del popolo. Si è
appena concluso il patto di alleanza presso il monte
Sinai, e già il popolo manca di fedeltà. L’assenza di
Mosè si prolunga e il popolo dice: «Ma dov’è rimasto
questo Mosé, dov’è il suo Dio?», e chiede ad Aronne
di fargli un dio che sia visibile, accessibile,
manovrabile, alla portata dell’uomo, invece di questo
misterioso Dio invisibile, lontano. Aronne acconsente e
prepara un vitello d’oro. Scendendo dal Sinai, Mosè
vede ciò che è accaduto e spezza le tavole
dell’alleanza, che è già spezzata, rotta, due pietre
su cui erano scritte le “Dieci Parole”, il contenuto
concreto del patto con Dio. Tutto sembra perduto,
l’amicizia subito, fin dall’inizio, già spezzata.
Eppure, nonostante questo gravissimo peccato del popolo,
Dio, per intercessione di Mosè, decide di perdonare ed
invita Mosè a risalire sul monte per ricevere di nuovo la
sua legge, i dieci Comandamenti e rinnovare il patto. Mosè
chiede allora a Dio di rivelarsi, di fargli vedere il suo
volto. Ma Dio non mostra il volto, rivela piuttosto il suo
essere pieno di bontà con queste parole: «Il Signore, Il
Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e
ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,8). E questo
è il Volto di Dio. Questa auto-definizione di Dio
manifesta il suo amore misericordioso: un amore che vince
il peccato, lo copre, lo elimina. E possiamo essere sempre
sicuri di questa bontà che non ci lascia. Non ci può
essere rivelazione più chiara. Noi abbiamo un Dio che
rinuncia a distruggere il peccatore e che vuole
manifestare il suo amore in maniera ancora più profonda e
sorprendente proprio davanti al peccatore per offrire
sempre la possibilità della conversione e del perdono.
Il Vangelo completa questa rivelazione, che ascoltiamo
nella prima lettura, perché indica fino a che punto Dio
ha mostrato la sua misericordia. L’evangelista Giovanni
riferisce questa espressione di Gesù: «Dio ha tanto
amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita
eterna» (3,16). Nel mondo c’è il male, c’è egoismo,
c’è cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare
questo mondo, per distruggere il male, per castigare
coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di
amare il mondo, di amare l’uomo, nonostante il suo
peccato, e invia ciò che ha di più prezioso: il suo
Figlio unigenito. E non solo Lo invia, ma ne fa dono al
mondo. Gesù è il Figlio di Dio che è nato per noi, che
è vissuto per noi, che ha guarito i malati, perdonato i
peccati, accolto tutti. Rispondendo all’amore che viene
dal Padre, il Figlio ha dato la sua stessa vita per noi:
sulla croce l’amore misericordioso di Dio giunge al
culmine. Ed è sulla croce che il Figlio di Dio ci ottiene
la partecipazione alla vita eterna, che ci viene
comunicata con il dono dello Spirito Santo. Così, nel
mistero della croce, sono presenti le tre Persone divine:
il Padre, che dona il suo Figlio unigenito per la salvezza
del mondo; il Figlio, che compie fino in fondo il disegno
del Padre; lo Spirito Santo - effuso da Gesù al momento
della morte - che viene a renderci partecipi della vita
divina, a trasformare la nostra esistenza, perché sia
animata dall’amore divino.
Cari fratelli e sorelle! La fede nel Dio trinitario ha
caratterizzato anche questa Chiesa di San
Marino-Montefeltro, nel corso della sua storia antica e
gloriosa. L’evangelizzazione di questa terra è
attribuita ai Santi scalpellini Marino e Leone, i quali
alla metà del III secolo dopo Cristo sarebbero approdati
a Rimini dalla Dalmazia. Per la loro santità di vita
sarebbero stati consacrati l’uno sacerdote e l’altro
diacono dal Vescovo Gaudenzio e da lui inviati
nell’entroterra, l’uno sul monte Feretro, che poi
prese il nome di San Leo, e l’altro sul monte Titano,
che poi prese il nome di San Marino. Al di là delle
questioni storiche – che non è nostro compito
approfondire – interessa affermare come Marino e Leone
portarono nel contesto di questa realtà locale, con la
fede nel Dio rivelatosi in Gesù Cristo, prospettive e
valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di
una civiltà incentrate sulla persona umana, immagine di
Dio e perciò portatore di diritti precedenti ogni
legislazione umana. La varietà delle diverse etnie –
romani, goti e poi longobardi – che entravano in
contatto tra loro, qualche volta anche in modo molto
conflittuale, trovarono nel comune riferimento alla fede
un fattore potente di edificazione etica, culturale,
sociale e, in qualche modo, politica. Era evidente ai loro
occhi che non poteva ritenersi compiuto un progetto di
civilizzazione fino a che tutti i componenti del popolo
non fossero diventati una comunità cristiana vivente e
ben strutturata e edificata sulla fede nel Dio Trinitario.
A ragione, dunque, si può dire che la ricchezza di questo
popolo, la vostra ricchezza, cari Sammarinesi, è stata ed
è la fede, e che questa fede ha creato una civiltà
veramente unica. Accanto alla fede, occorre poi ricordare
l’assoluta fedeltà al Vescovo di Roma, al quale questa
Chiesa ha sempre guardato con devozione ed affetto; come
pure l’attenzione dimostrata verso la grande tradizione
della Chiesa orientale e la profonda devozione verso la
Vergine Maria.
Voi siete giustamente fieri e riconoscenti di quanto lo
Spirito Santo ha operato attraverso i secoli nella vostra
Chiesa. Ma voi sapete anche che il modo migliore di
apprezzare un’eredità è quello di coltivarla e di
arricchirla. In realtà, voi siete chiamati a sviluppare
questo prezioso deposito in un momento tra i più decisivi
della storia. Oggi, la vostra missione si trova a dover
confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni
culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno
determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità,
costumi e sensibilità. Anche qui, infatti, come altrove,
non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a
modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di
annullare ogni moralità. Si è insinuata la tentazione di
ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma
il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la
sua cultura e la sua capacità di manipolazione
scientifica, tecnologica e sociale della realtà. Così,
anche in queste terre, si è iniziato a sostituire la fede
e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si
rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere
la grande promessa del vero, del bene, del bello e del
giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con
l’esperienza della fede. Non vanno, poi, dimenticate la
crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa
fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure
la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere
continuità formativa nei giovani, condizionati da
molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo
sociale e della possibilità lavorativa.
Cari amici! Conosco bene l’impegno di ogni componente
di questa Chiesa particolare nel promuovere la vita
cristiana nei suoi vari aspetti. Esorto tutti i fedeli ad
essere come fermento nel mondo, mostrandovi sia nel
Montefeltro che a San Marino cristiani presenti,
intraprendenti e coerenti. I Sacerdoti, i Religiosi e le
Religiose vivano sempre nella più cordiale e fattiva
comunione ecclesiale, aiutando ed ascoltando il Pastore
diocesano. Anche presso di voi si avverte l’urgenza di
una ripresa delle vocazioni sacerdotali e di speciale
consacrazione: faccio appello alle famiglie ed ai giovani,
perché aprano l’animo ad una pronta risposta alla
chiamata del Signore. Non ci si pente mai ad essere
generosi con Dio! A voi laici, raccomando di impegnarvi
attivamente nella Comunità, così che, accanto ai vostri
peculiari compiti civici, politici, sociali e culturali,
possiate trovare tempo e disponibilità per la vita della
fede, la vita pastorale. Cari Sammarinesi! Rimanete
saldamente fedeli al patrimonio costruito nei secoli
sull’impulso dei vostri grandi Patroni, Marino e Leone.
Invoco la benedizione di Dio sul vostro cammino di oggi e
di domani e tutti vi raccomando «alla grazia del Signore
Gesù Cristo, all’amore di Dio e alla comunione dello
Spirito Santo» (2Cor 13,11). Amen!
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