Radio
Vaticana, 21 febbraio 2007
Una
efficace testimonianza cristiana può svilupparsi
nella tensione armonica fra solitudine e comunione. E’
uno degli insegnamenti di San Pier Damiani,
dottore della Chiesa di cui oggi ricorre la memoria
liturgica, che Benedetto XVI ha voluto ricordare in una
Lettera. Nell’anno in cui si celebrano i mille anni
dalla nascita del Santo, il Papa ha indirizzato una
missiva alla Congregazione camaldolese dell’Ordine di
San Benedetto, la famiglia religiosa nata
sull’esperienza di San Romualdo di cui Pier Damiani
è stato biografo. Ieri pomeriggio la Lettera è stata
resa nota dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Il servizio di Tiziana Campisi:
“La
mia grammatica è Cristo” soleva ripetere San Pier Damiani,
personalità poliedrica, come lo ha definito Benedetto XVI,
monaco, consigliere dei Papi e uomo dal grande zelo per la
santità della Chiesa. Nella Lettera scritta ai
camaldolesi e presentata ieri pomeriggio a Roma, al
Monastero di San Gregorio al Celio, il Papa sottolinea il
forte richiamo dell’eremita al primato di Cristo. E’
stato uno scrittore fecondo Pier Damiani,
“con la penna e la parola … – ricorda Benedetto XVI
- ai … confratelli eremiti domandava il coraggio di una
donazione radicale al Signore e dagli ecclesiastici di
alto rango esigeva un evangelico distacco da onori e
privilegi nel compimento delle loro funzioni
ecclesiali”, mentre “ai sacerdoti ricordava l’ideale
altissimo della loro missione da esercitare coltivando la
purezza dei costumi e una reale povertà personale”.
“Fu l’anima della riforma gregoriana, che segnò il
passaggio dal primo al secondo millennio, e della quale
San Gregorio VII rappresenta il cuore e il motore - si
legge nella Lettera del Papa - si trattò in concreto di
attuare scelte di ordine istituzionale e di carattere
teologico, disciplinare e spirituale, che permisero nel
secondo millennio, una più grande “libertas
ecclesiae”, recuperando il
respiro della grande teologia con riferimento ai Padri
della Chiesa”. Una riforma, quella di cui Pier Damiani
è stato propulsore, ancora valida per la Chiesa di oggi,
ha detto il cardinale Tarcisio Bertone
intervenuto alla presentazione del quarto volume
dell’Opera Omnia di Pier Damiani
pubblicata da Città Nuova che raccoglie “Poesie e
preghiere”:
R.
- Penso che sia proponibile. C'è questo dinamismo tra
solitudine e comunione, tra preghiera e azione ecclesiale,
tra monachesimo - sappiamo la forza trainante del
monachesimo, anche oggi, di certi monaci, pensiamo a
un'eremita come Charles de Foucauld
- e azione pastorale propriamente detta. Quindi mi sembra
che San Pier Damiani conservi
dei tratti, dei tesori, che sono molto produttivi,
fecondi, anche per la Chiesa del terzo millennio.
Ma
come leggere nel nostro tempo la “libertas
ecclesiae” di cui è stato
propugnatore San Pier Damiani?
Ancora il cardinale Bertone:
R.
- Il passaggio dal primo al secondo millennio sappiamo che
è stato un passaggio difficile per la Chiesa, pensiamo
alla nomina dei vescovi, la famosa lotta delle investiture
di Gregorio VII che ha dato il sangue per la libertas
ecclesiae, per liberare la
Chiesa dalla prepotenza degli imperatori e dall'ingerenza
del potere civile, proprio nella vita interna della
Chiesa. Sappiamo che oggi la libertas
ecclesiae si inserisce nel
contesto più ampio della libertà religiosa, che vale non
solo per la Chiesa come tale - certo in questi giorni si
parla molto della libertà della Chiesa, dei vescovi, del
loro poter parlare, esprimere il pensiero della Chiesa -
ma che vale per tutti, per gli individui e per ogni
confessione religiosa, per ogni minoranza religiosa.
Abbiamo parlato anche nel colloquio di lunedì scorso con
gli esponenti della politica italiana della necessità di
tutelare, di salvaguardare le minoranze cristiane,
specialmente nei Paesi del Medio Oriente, in modo che non
fuggano, che non siano schiacciate in qualche nuovo
ghetto.
E
sugli spunti che nel giorno delle Ceneri offre la memoria
liturgica di San Pier Damiani
questa la risposta del porporato:
R.
- San Pier Damiani ci invita a
coltivare la solitudine anche nel tumulto dei rumori del
nostro tempo, dei rumori delle nostre città, ma a non
staccarci dalla città. Quindi ci invita anche a coltivare
l'amore per le città, verso le attività cui siamo
chiamati. San Pier Damiani
partiva dalla solitudine, che pure amava, tanto è vero
che ha rinunciato perfino al cardinalato per tornare alla
vita eremitica. Però partiva dalla sua solitudine per
mediare in tutte le controversie. Quindi la sua figura ci
invita anche oggi a mediare, a non coltivare
contrapposizioni, ma a mediare intelligentemente e
sapientemente.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE ALL’ORDINE DEI CAMALDOLESI IN OCCASIONE
DELLA FESTA DI SAN PIER DAMIANI
Al Reverendo
Padre
GUIDO
INNOCENZO GARGANO
Superiore
del Monastero di San Gregorio al Celio
L'odierna
festa di san Pier Damiani mi offre la gradita occasione di
indirizzare un cordiale saluto a tutti i membri del
benemerito Ordine dei Camaldolesi, corne pure a coloro che
con ammirazione si ispirano alla figura e all'opera di
questo grande testimone del Vangelo, che fu uno dei
protagonisti della storia ecclesiastica medievale e lo
scrittore senza dubbio più fecondo del secolo XI. La
ricorrenza millenaria della sua nascita costituisce
un'occasione quanto mai opportuna per approfondire gli
aspetti caratterizzanti della sua poliedrica personalità
di studioso, di eremita, di uomo di Chiesa, ma soprattutto
di innamorato di Cristo. Nella sua esistenza san Pier
Damiani mostra una felice sintesi fra la vita eremitica e
l'attività pastorale. Come eremita incarna quella
radicalità evangelica e quell'amore senza riserve per
Cristo, tanto felicemente espressi nella Regola di San
Benedetto: "Nulla, assolutamente nulla, anteporre
all'amore di Cristo". Come uomo di Chiesa, operò con
lungimirante saggezza compiendo, quando necessario, anche
scelte ardite e coraggiose. Nella tensione fra la vita
eremitica e gli impegni ecclesiali, è racchiusa l'intera
sua vicenda umana e spirituale.
San Pier
Damiani fu anzitutto un eremita, anzi l'ultimo
teorizzatore della vita eremitica nella Chiesa latina, nel
momento stesso in cui si consumava lo scisma tra Oriente e
Occidente. Nell'interessante sua opera intitolata Vita
Beati Romualdi, egli ci ha lasciato uno dei frutti più
significativi dell'esperienza monastica della Chiesa
indivisa. Per lui la vita eremitica costituisce un forte
richiamo per tutti i cristiani al primato di Cristo e alla
sua signoria. E' un invito a scoprire l'amore che Cristo,
a partire dal suo rapporto con il Padre, ha per la Chiesa;
amore che a sua volta l'eremita deve nutrire con, per e
in Cristo, nei confronti dell'intero Popolo di Dio.
Avverti cosi forte la presenza della Chiesa universale
nella vita eremitica da scrivere nel trattato
ecclesiologico, intitolato Dominus vobiscum, che la
Chiesa è al tempo stesso una in tutti e tutta in ciascuno
dei suoi membri.
Questo
grande Santo eremita fu anche eminente uomo di Chiesa, che
si rese disponibile a muoversi dall'eremo per recarsi
dovunque si rendesse necessaria la sua presenza per
mediare fra contendenti, fossero essi ecclesiastici,
monaci o semplici fedeli. Pur radicalmente concentrato sull'unum
necessarium, non si sottraeva alle esigenze pratiche
che l'amore per la Chiesa gli imponeva. Era spinto dal
desiderio che la comunità ecclesiale si mostrasse sempre
come sposa santa e immacolata, pronta per il suo celeste
Sposo, ed esprimeva con vivace ars oratoria il suo
zelo sincero e disinteressato per la santità della
Chiesa. Dopo ogni missione ecclesiastica rientrava però
nella pace dell'eremo di Fonte Avellana e, libero da ogni
ambizione, giunse persino a rinunziare definitivamente
alla dignità cardinalizia per non allontanarsi dalla
solitudine eremitica, cella della sua esistenza nascosta
in Cristo.
San Pier
Damiani fu, infine, l'anima della "Riforma
gregoriana", che segnò il passaggio dal primo al
secondo millennio, e della quale san Gregorio VII
rappresenta il cuore e il motore. Si trattò, in concreto,
di attuare scelte di ordine istituzionale e di carattere
teologico, disciplinare e spirituale, che permisero nel
secondo millennio una più grande libertas Ecclesiae, recuperando
il respiro della grande teologia con riferimento ai Padri
della Chiesa e, in particolare, a sant'Agostino, san
Girolamo e san Gregorio Magno. Con la penna e la parola
egli si rivolgeva a tutti: ai suoi confratelli eremiti
domandava il coraggio d'una donazione radicale al Signore
che si avvicinasse il più possibile al martirio; dal
Papa, dai Vescovi e dagli ecclesiastici di alto rango
esigeva un evangelico distacco da onori e privilegi nel
compimento delle loro funzioni ecclesiali; ai sacerdoti
ricordava l'ideale altissimo della loro missione, da
esercitare coltivando la purezza dei costumi e una reale
povertà personale.
In
un'epoca segnata da particolarismi e incertezze, perché
orfana di principi unificanti, Pier Damiani, consapevole
dei propri limiti - amava definirsi peccator monachus -
trasmise ai suoi contemporanei la consapevolezza che
solo attraverso una costante tensione armonica tra due
poli fondamentali della vita - la solitudine e la
comunione - può svilupparsi un'efficace testimonianza
cristiana. Non è forse valido anche per il nostro tempo
questo insegnamento? Formulo volentieri l'auspicio che la
celebrazione del Millenario della sua nascita contribuisca
non solo a riscoprirne l'attualità e la profondità del
pensiero e dell'azione, ma sia anche occasione propizia
per un rinnovamento spirituale personale e comunitario,
ripartendo costantemente da Gesù Cristo, "Io stesso
ieri, oggi, sempre" (Eb
13,8).
Assicuro
un ricordo nella preghiera per Lei e per tutti i monaci
Camaldolesi, ai quali invio una speciale Benedizione
Apostolica, estendendola volentieri a quanti ne
condividono la spiritualità.
Dal
Vaticano, 20 Febbraio 2007