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CANONIZZAZIONE
DI 5 NUOVI SANTI (11
OTTOBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 11 ottobre 2009
Festa
oggi nella Chiesa universale arricchita di cinque nuovi
santi, proclamati da Benedetto XVI: il dono della santità
chiede di vivere controcorrente secondo il Vangelo
Giornata
di festa oggi per la Chiesa universale arricchita di
cinque nuovi santi, proclamati stamane dal Papa, che ha
presieduto nella Basilica di San Pietro, affollata di
pellegrini di tutto il mondo, la solenne Messa per la
canonizzazione dei beati Sigismondo Felice Feliński,
Francesco Coll y Guitart, Damiano de Veuster, Rafael Arnáiz
Barón, Giovanna Maria Della Croce. Chi accetta “il dono
della santità” - ha sottolineato il Papa - sceglie di
andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo.
All’Angelus Benedetto XVI ha pregato perché il mondo
non assista più alla tragedia di un attacco nucleare. Il
servizio di Roberta Gisotti.
‘Vieni e seguimi!’ è l’invito di Gesù. “Ecco
la vocazione cristiana - ha spiegato Benedetto XVI - che
scaturisce da una proposta di amore del Signore, e che può
realizzarsi solo grazie a una nostra risposta di amore”.
“I santi accolgono quest'invito esigente, e si
mettono con umile docilità alla sequela di Cristo
crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella logica
della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel
non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere
di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo”.
E, così hanno fatto i cinque santi proclamati oggi.
Sigismondo Felice Feliński, fondatore della
Congregazione delle Francescane della Famiglia di Maria,
“testimone della fede e della carità pastorale – ha
ricordato il Santo Padre – in tempi molto difficili per
la nazione e la Chiesa in Polonia”, esiliato nel 1863
dopo l’annessione russa, per vent’anni in Siberia,
“senza poter fare più ritorno nella sua diocesi”.
Incrollabile la sua fiducia nella Divina Provvidenza,
sempre invocando Dio di proteggerci non dalle tribolazioni
e preoccupazioni di questo mondo ma di moltiplicare
l’amore dei nostri cuori.
“Dziś jego ufne i pełne miłości
oddanie Bogu...
Oggi il suo donarsi a Dio e agli uomini, pieno di
fiducia e di amore, - ha sottolineato il Papa - diventa un
fulgido esempio per tutta la Chiesa.”
Così anche il sacerdote spagnolo Francesco Coll Y
Guitart, fondatore nel 1856 della Congregazione delle
Suore Domenicane dell’Annunciazione della Beata Maria
Vergine, “per dare ai bambini e ai giovani
un’educazione integrale”, patì anch’egli le leggi
antiecclesiastiche dell’epoca nel suo Paese che lo
costrinsero a lasciare il convento, pure restando fedele
ai suoi voti per tutta la vita.
“Su pasión fue predicar, en gran parte de manera
itinerante...
La sua passione – ha rammentato il Papa - fu
predicare, in gran parte in modo itinerante e seguendo la
forma della ‘missione popolare’, con il fine di
annunciare e ravvivare nel popolo e nei cittadini della
Catalogna la Parola di Dio, aiutando cosi la gente
all’incontro profondo con Lui”.
Missionario belga tra gli esclusi nelle isole Hawaii,
fu invece Damiano de Veuster, religioso della
Congregazione dei sacri Cuori di Gesù e Maria, vissuto
anch’egli nella seconda metà dell’Ottocento.
“Non senza paura e ripugnanza, - ha detto Benedetto
XVI - fece la scelta di andare nell’Isola di Molokai al
servizio dei lebbrosi che si trovavano là, abbandonati da
tutti; così si espose alla malattia della quale essi
soffrivano. Con loro si sentì a casa”.
"Il nous invite à ouvrir les yeux sur les lèpres
…
Egli ci invita ad aprire gli occhi sulle lebbre che
sfigurano l’umanità dei nostri fratelli, e ci chiedono
ancora oggi più che la nostra generosità, la carità
della nostra presenza servile.”
Particolare attrattiva per “i giovani che non si
accontentano con poco, quando aspirano alla piena verità
e alla più indicibile allegria, che si raggiunge con
l’amore di Dio, riveste la figura di Fratel Rafael Arnáiz
Barón, oblato dell’Ordine cistercense, vissuto nel
secolo scorso. Giovane esuberante e intelligente, di
famiglia benestante, che scelse la vita monastica lottando
contro il diabete fino alla morte a soli 27 anni.
“Vida de amor... He aquí la única razón de
vivir…
Una vita di amore… è l’unica ragione di
vivere”, diceva Fratel Rafael, e insistendo
“Dall’amore di Dio tutto deriva”.
Ultima dei cinque beati canonizzati, Giovanna Maria
Della Croce, nata nel 1792 nella Bretagna francese,
fondatrice delle Piccole Sorelle dei Poveri, dedicate al
servizio delle persone anziane più povere.
“Son charisme est toujours d’actualité, alors
que tant de personnes âgées souffrent…
Il suo carisma - ha detto Benedetto XVI - è
tutt’oggi d’attualità, allorchè tante persone
anziane soffrono di molteolici povertà e di solitudine, a
volte perfino abbandonati dalle loro famiglie".
Infine l’auspicio di Benedetto XVI che gli esempi
luminosi di questi cinque santi possano guidare la nostra
esistenza, perché diventi « un cantico di lode
all’amore di Dio ».
Al termine della celebreazione eucaristica, prima della
recita dell’Angelus, il Papa si è rivolto alle migliaia
di fedeli nella piazza, ha ricordato la prossima Giornata
mondiale del rifiuto della miseria, ed ha salutato in
particolare il gruppo di sopravvissuti all’attacco
nucleare di Hiroshima e Nagasaki.
"I pray that the world may never again …
Prego – ha detto - che il mondo mai più possa
essere testimone di tale massiva distruzione di innocenti
vite umane".
"La Vergine Maria - ha concluso Benedetto XVI - è
la stella che orienta ogni itinerario di santità".
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica
Vaticana
Domenica, 11 ottobre 2009
Immagini
della celebrazione
Cari
fratelli e sorelle!
“Che
cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.
Con questa domanda ha inizio il breve dialogo, che abbiamo
ascoltato nella pagina evangelica, tra un tale, altrove
identificato come il giovane ricco, e Gesù (cfr Mc
10,17-30). Non abbiamo molti dettagli circa questo anonimo
personaggio; dai pochi tratti riusciamo tuttavia a
percepire il suo sincero desiderio di giungere alla vita
eterna conducendo un’onesta e virtuosa esistenza
terrena. Conosce infatti i comandamenti e li osserva
fedelmente sin dalla giovinezza. Eppure tutto questo, che
è certo importante, non basta, - dice Gesù - manca una
cosa soltanto, ma qualcosa di essenziale. Vedendolo allora
ben disposto, il divino Maestro lo fissa con amore e gli
propone il salto di qualità, lo chiama all'eroismo della
santità, gli chiede di abbandonare tutto per seguirlo:
“Vendi quello che hai e dallo ai poveri... e vieni e
seguimi!” (v. 21).
“Vieni
e seguimi!”. Ecco la vocazione cristiana che scaturisce
da una proposta di amore del Signore, e che può
realizzarsi solo grazie a una nostra risposta di amore.
Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro
vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia
senza riserve in Dio. I santi accolgono quest'invito
esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di
Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella
logica della fede talora umanamente incomprensibile,
consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma
nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo
il Vangelo. Così hanno fatto i cinque santi che oggi, con
grande gioia, vengono posti alla venerazione della Chiesa
universale: Zygmunt
Szczęsny Feliński, Francisco Coll y Guitart,
Jozef Damiaan de Veuster, Rafael Arnáiz Barón e Marie de
la Croix (Jeanne) Jugan. In essi contempliamo
realizzate le parole dell’apostolo Pietro: “Ecco, noi
abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (v. 28) e
la consolante assicurazione di Gesù: “non c'è nessuno
che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o
padre o figli o campi per causa mia e per causa del
Vangelo , che non riceva già ora... cento volte tanto...
insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che
verrà” (vv. 29-30)
Zygmunt
Szczęsny Feliński, arcybiskup Warszawy, założyciel
zgromadzenia Franciszkanek Rodziny Maryi, był wielkim
świadkiem wiary i duszpasterskiej miłości w
czasach bardzo trudnych dla narodu i Kościoła w
Polsce. Gorliwie dbał o duchowy wzrost wiernych i
pomagał ubogim i sierotom. W Akademii Duchownej w
Petersburgu starał się o solidną formację
przyszłych kapłanów. Jako arcybiskup warszawski
zapalał wszystkich do wewnętrznej odnowy. Przed
wybuchem powstania styczniowego ostrzegał przed
niepotrzebnym rozlewem krwi. Jednak, gdy powstanie się
rozpoczęło i gdy nastąpiły represje,
odważnie stanął w obronie uciśnionych.
Z rozkazu cara rosyjskiego spędził dwadzieścia
lat na wygnaniu w Jarosławiu nad Wołgą.
Nigdy już nie mógł powrócić do swojej
diecezji. W każdej sytuacji zachował niewzruszoną
ufność w Bożą Opatrzność i
tak się modlił: „O Boże, nie od udręczeń
i trosk tego świata nas ochraniaj... pomnażaj
tylko miłość w sercach naszych i daj, abyśmy
przy najgłębszej pokorze zachowali nieograniczoną
ufność w pomoc i miłosierdzie Twoje”. Dziś
jego ufne i pełne miłości oddanie Bogu i
ludziom staje się świetlanym wzorem dla całego
Kościoła.
[Zygmunt
Szczęsny Feliński, Arcivescovo di Varsavia,
fondatore della congregazione delle Francescane della
Famiglia di Maria, è stato un grande testimone della fede
e della carità pastorale in tempi molto difficili per la
nazione e per la Chiesa in Polonia. Si preoccupò con zelo
della crescita spirituale dei fedeli, aiutava i poveri e
gli orfani. All’Accademia Ecclesiastica di San
Pietroburgo curò una solida formazione dei sacerdoti.
Come Arcivescovo di Varsavia infiammò tutti verso un
rinnovamento interiore. Prima dell’insurrezione del
gennaio 1863 contro l’annessione russa mise in guardia
il popolo dall’inutile spargimento del sangue. Quando
però scoppiò la sommossa e ci furono le repressioni,
coraggiosamente difese gli oppressi. Per ordine dello zar
russo passò vent’anni in esilio a Jaroslaw sul Volga,
senza poter fare mai più ritorno nella sua diocesi. In
ogni situazione conservò incrollabile la fiducia nella
Divina Provvidenza, e così pregava: “Oh, Dio,
proteggici non dalle tribolazioni e dalle preoccupazioni
di questo mondo… solo moltiplica l’amore nei nostri
cuori e fa che con la più profonda umiltà manteniamo
l’infinita fiducia nel Tuo aiuto e nella Tua
misericordia…”. Oggi il suo donarsi a Dio e agli
uomini, pieno di fiducia e di amore, diventa un fulgido
esempio per tutta la Chiesa.]
San Pablo
nos recuerda en la segunda lectura que «la Palabra de
Dios es viva y eficaz» (Hb 4,12). En ella, el
Padre, que está en el cielo, conversa amorosamente con
sus hijos de todos los tiempos (cf. Dei Verbum,
21), dándoles a conocer su infinito amor y, de este modo,
alentarlos, consolarlos y ofrecerles su designio de
salvación para la humanidad y para cada persona.
Consciente de ello, San
Francisco Coll se dedicó con ahínco a propagarla,
cumpliendo así fielmente su vocación en la Orden de
Predicadores, en la que profesó. Su pasión fue predicar,
en gran parte de manera itinerante y siguiendo la forma de
«misiones populares», con el fin de anunciar y reavivar
por pueblos y ciudades de Cataluña la Palabra de Dios,
ayudando así a las gentes al encuentro profundo con Él.
Un encuentro que lleva a la conversión del corazón, a
recibir con gozo la gracia divina y a mantener un diálogo
constante con Nuestro Señor mediante la oración. Por eso,
su actividad evangelizadora incluía una gran entrega al
sacramento de la Reconciliación, un énfasis destacado en
la Eucaristía y una insistencia constante en la oración.
Francisco
Coll llegaba al corazón de los demás porque trasmitía
lo que él mismo vivía con pasión en su interior, lo
que ardía en su corazón: el amor de Cristo, su entrega a
Él. Para que la semilla de la Palabra de Dios encontrara
buena tierra, Francisco fundó la congregación de las
Hermanas Dominicas de la Anunciata, con el fin de dar una
educación integral a niños y jóvenes, de modo que
pudieran ir descubriendo la riqueza insondable que es
Cristo, ese amigo fiel que nunca nos abandona ni se cansa
de estar a nuestro lado, animando nuestra esperanza con su
Palabra de vida.
[San
Paolo nella seconda lettura ci ricorda che "la Parola
di Dio è viva, efficace" (Eb 4, 12). In essa,
il Padre, che è in cielo, conversa amorevolmente con i
suoi figli in ogni tempo (cfr. Dei
Verbum, n. 22), facendo conoscere loro il suo
infinito amore e, in tal modo, incoraggiarli, consolarli e
offrire loro il suo disegno di salvezza per l'umanità e
per ogni persona. Consapevole di ciò, san
Francisco Coll si dedicò con impegno a diffonderla,
compiendo così fedelmente la sua vocazione nell'Ordine
dei Predicatori, nel quale emise la professione. La sua
passione fu predicare, in gran parte in modo itinerante e
seguendo la forma delle "missioni popolari", al
fine di annunciare e di ravvivare nei paesi e nelle città
della Catalogna la Parola di Dio, guidando così le
persone all'incontro profondo con Lui. Un incontro che
porta alla conversione del cuore, a ricevere con gioia la
grazia divina e a mantenere un dialogo costante con Nostro
Signore mediante la preghiera. Per questo, la sua attività
evangelizzatrice includeva una grande dedizione al
sacramento della Riconciliazione, un'enfasi particolare
sull'Eucarestia e un'insistenza costante sulla preghiera. Francisco
Coll giungeva al cuore degli altri perché trasmetteva
quello che egli stesso viveva con passione nel suo intimo,
quello che ardeva nel suo cuore: l'amore a Cristo,
il suo dono di sé a Lui. Affinché il seme della Parola
di Dio trovasse un terreno buono, Francisco fondò la
congregazione delle Suore Domenicane dell'Annunciazione,
al fine di offrire un'educazione integrale ai bambini e ai
giovani, di modo che potessero scoprire la ricchezza
insondabile che è Cristo, questo amico fedele che non ci
abbandona mai e non si stanca di stare al nostro fianco,
animando la nostra speranza con la sua Parola di vita].
Jozef
De Veuster, die de naam Damiaan verkreeg in de
Congregatie van de Heilige Harten van Jezus en Maria,
verliet zijn geboorteland Vlaanderen toen hij drie en
twintig (23) jaar oud was, in achttienhonderd drie en
zestig (1863), en wel om het Evangelie te verkondigen aan
de andere kant van de wereld in de Hawaï-eilanden. Zijn
missieactiviteit, die hem zoveel vreugde heeft verschaft,
gaat zijn hoogtepunt vinden in de naastenliefde. Niet
zonder vrees en weerzin, heeft hij ervoor gekozen naar het
eiland Molokaï te gaan ten dienste van de melaatsen die
zich daar bevinden, door iedereen verlaten; zo stelt hij
zich bloot aan de ziekte waaronder ze lijden. Hij voelt
zich bij hen thuis. De dienaar van het Woord is een
lijdende dienaar geworden, melaats met de melaatsen
gedurende de laatste vier jaar van zijn leven. Um Christus
nachzufolgen, hat Pater Damian nicht nur seine Heimat
verlassen, sondern auch seine eigene Gesundheit aufs Spiel
gesezt: deshalb hat er - nach dem Wort, das Jesus uns
heute im Evangelium verkündet - das ewige Leben bekommen
(vgl. Mk 10,30). En ce 20ème
anniversaire de la canonisation d’un autre saint belge,
le Frère Mutien-Marie, l’Eglise en Belgique est unie
une nouvelle fois pour rendre grâce à Dieu pour l’un
de ses fils reconnu comme un authentique serviteur de Dieu.
Nous nous souvenons devant cette noble figure que c’est
la charité qui fait l’unité : elle l’enfante et la
rend désirable. À la suite de saint Paul, saint
Damien nous entraîne à choisir les bons combats (cf.
1 Tim 1, 18), non pas ceux qui portent la division,
mais ceux qui rassemblent. Il nous invite à ouvrir les
yeux sur les lèpres qui défigurent l’humanité de nos
frères et appellent encore aujourd’hui, plus que notre
générosité, la charité de notre présence servante.
[Jozef
De Veuster, che nella Congregazione dei Sacri Cuori di
Gesù e di Maria ha ricevuto il nome di Damiaan, quando
aveva ventitré (23) anni, nel 1863, lasciò il suo Paese
natale, le Fiandre, per annunciare il Vangelo all'altra
parte del mondo, nelle Isole Hawaii. La sua attività
missionaria, che gli ha dato tanta gioia, raggiunge il suo
culmine nella carità. Non senza paura e ripugnanza, fece
la scelta di andare nell'Isola di Molokai al servizio dei
lebbrosi che si trovavano là, abbandonati da tutti; così
si espose alla malattia della quale essi soffrivano. Con
loro si sentì a casa. Il servitore della Parola divenne
così un servitore sofferente, lebbroso con i lebbrosi,
durante gli ultimi quattro anni della sua vita.
Per seguire Cristo, il Padre Damiano non ha solo lasciato
la sua patria, ma ha anche messo in gioco la sua salute:
perciò egli - come dice la parola di Gesù che ci è
stata annunciata nel Vangelo di oggi - ha ricevuto la vita
eterna (cfr. Mc 10, 30)
In questo ventesimo anniversario della canonizzazione di
un altro santo belga, Fratel Mutien-Marie, la Chiesa in
Belgio è riunita ancora una volta per rendere grazie a
Dio per uno dei suoi figli, riconosciuto come un autentico
servitore di Dio. Dinanzi a questa nobile figura
ricordiamo che è la carità che fa l'unità: la genera e
la rende desiderabile. Seguendo san Paolo, san
Damiaan ci porta a scegliere le buone battaglie (cfr. 1
Tm 1, 18), non quelle che portano alla divisione, ma
quelle che riuniscono. Ci invita ad aprire gli occhi sulle
lebbre che sfigurano l'umanità dei nostri fratelli e
chiedono, ancora oggi, più che la nostra generosità, la
carità della nostra presenza di servitori.]
A la
figura del joven que presenta a Jesús sus deseos de ser
algo más que un buen cumplidor de los deberes que impone
la ley, volviendo al Evangelio de hoy, hace de contraluz
el Hermano
Rafael, hoy canonizado, fallecido a los veintisiete años
como Oblato en la Trapa de San Isidro de Dueñas. También
él era de familia acomodada y, como él mismo dice, de
“alma un poco soñadora”, pero cuyos sueños no se
desvanecen ante el apego a los bienes materiales y a otras
metas que la vida del mundo propone a veces con gran
insistencia. Él dijo sí a la propuesta de seguir a Jesús,
de manera inmediata y decidida, sin límites ni
condiciones. De este modo, inició un camino que, desde
aquel momento en que se dio cuenta en el Monasterio de que
“no sabía rezar”, le llevó en pocos años a las
cumbres de la vida espiritual, que él relata con gran
llaneza y naturalidad en numerosos escritos. El Hermano
Rafael, aún cercano a nosotros, nos sigue ofreciendo con
su ejemplo y sus obras un recorrido atractivo,
especialmente para los jóvenes que no se conforman con
poco, sino que aspiran a la plena verdad, a la más
indecible alegría, que se alcanzan por el amor de Dios.
“Vida de amor... He aquí la única razón de vivir”,
dice el nuevo Santo. E insiste: “Del amor de Dios sale
todo”. Que el Señor escuche benigno una de las últimas
plegarias de San
Rafael Arnáiz, cuando le entregaba toda su vida,
suplicando: “Tómame a mí y date Tú al mundo”. Que
se dé para reanimar la vida interior de los cristianos de
hoy. Que se dé para que sus Hermanos de la Trapa y los
centros monásticos sigan siendo ese faro que hace
descubrir el íntimo anhelo de Dios que Él ha puesto en
cada corazón humano.
[Alla
figura del giovane che esprime a Gesù il suo desiderio di
fare qualcosa di più di adempiere semplicemente ai doveri
che la legge impone, tornando al Vangelo di oggi, fa dà
contrappunto fratel
Rafael, oggi canonizzato, morto a ventisette anni come
oblato nella trappa di San Isidro de Deuñas. Anche lui
apparteneva a una famiglia agiata e, come egli stesso
dice, era di "animo un po' sognatore", ma i suoi
sogni non svaniscono dinanzi all'attaccamento ai beni
materiali e ad altre mete che la vita del mondo a volte
propone con grande insistenza. Disse sì alla proposta di
seguire Gesù, in maniera immediata e decisa, senza limiti
né condizioni. In tal modo, iniziò un cammino che, dal
momento in cui nel monastero si rese conto che "non
sapeva pregare", lo condusse in pochi anni sulla
vetta della vita spirituale, che descrive con grande
semplicità e naturalezza in numerosi scritti. Fratel
Rafael, ancora vicino a noi, continua a offrirci con il
suo esempio e con le sue opere un percorso attraente,
soprattutto per i giovani che non si accontentano di poco,
ma aspirano alla piena verità, alla più indicibile
gioia, che si raggiungono solo attraverso l'amore di Dio.
"Vita di amore... Ecco l'unica ragione per
vivere", dice il nuovo santo. E insiste:
"Dall'amore di Dio viene tutto". Che il Signore
ascolti benigno una delle ultime preghiere di san
Rafael Arnáiz, quando, nel donargli tutta la sua
vita, lo supplicava: "Prendi me e donati Tu al
mondo". Che si doni per ravvivare la vita interiore
dei cristiani di oggi! Che si doni affinché i suoi
fratelli della trappa e i centri monastici continuino a
essere quel faro che fa scoprire l'intimo anelito di Dio
che Egli ha posto in ogni cuore umano].
Par son
œuvre admirable au service des personnes âgées les plus
démunies, Sainte
Marie de la Croix est aussi comme un phare pour guider
nos sociétés qui ont toujours à redécouvrir la place
et l’apport unique de cette période de la vie. Née en
1792 à Cancale, en Bretagne, Jeanne
Jugan a eu le souci de la dignité de ses frères et
de ses sœurs en humanité, que l’âge a rendus vulnérables,
reconnaissant en eux la personne même du Christ. « Regardez
le pauvre avec compassion, disait-elle, et Jésus vous
regardera avec bonté, à votre dernier jour ». Ce
regard de compassion sur les personnes âgées, puisé
dans sa profonde communion avec Dieu, Jeanne
Jugan l’a porté à travers son service joyeux et désintéressé,
exercé avec douceur et humilité du cœur, se voulant
elle-même pauvre parmi les pauvres. Jeanne a vécu le
mystère d’amour en acceptant, en paix, l’obscurité
et le dépouillement jusqu’à sa mort. Son charisme est
toujours d’actualité, alors que tant de personnes âgées
souffrent de multiples pauvretés et de solitude, étant
parfois même abandonnées de leurs familles. L’esprit
d’hospitalité et d’amour fraternel, fondé sur une
confiance illimitée dans la Providence, dont Jeanne
Jugan trouvait la source dans les Béatitudes, a
illuminé toute son existence. Cet élan évangélique se
poursuit aujourd’hui à travers le monde dans la Congrégation
des Petites Sœurs des Pauvres, qu’elle a fondée et qui
témoigne à sa suite de la miséricorde de Dieu et de
l’amour compatissant du Cœur de Jésus pour les plus
petits. Que sainte Jeanne Jugan soit pour les personnes âgées
une source vive d’espérance et pour les personnes qui
se mettent généreusement à leur service un puissant
stimulant afin de poursuivre et de développer son œuvre !
[Con la
sua ammirevole opera al servizio delle persone anziane e
più bisognose, Santa
Marie de la Croix è a sua volta un faro che guida le
nostre società, che devono sempre riscoprire il posto e
il contributo unico di questo periodo della vita. Nata nel
1792 a Cancale, in Bretagna, Jeanne
Jugan si preoccupò della dignità dei suoi fratelli e
delle sue sorelle in umanità che l'età rendeva
vulnerabili, riconoscendo in essi la persona stessa di
Cristo. "Guardate il povero con compassione",
diceva, "e Gesù vi guarderà con bontà, nel vostro
ultimo giorno". Questo sguardo compassionevole verso
le persone anziane, che veniva dalla sua profonda
comunione con Dio, Jeanne
Jugan l'ha mostrato nel suo servizio gioioso e
disinteressato, esercitato con dolcezza e umiltà di
cuore, volendo essere essa stessa povera fa i poveri.
Jeanne ha vissuto il mistero di amore accettando, in pace,
l'oscurità e la spoliazione fino alla sua morte. Il suo
carisma è sempre attuale, poiché tante persone anziane
soffrono di molteplici povertà e di solitudine, venendo a
volte persino abbandonate dalle loro famiglie. Lo spirito
di ospitalità e di amore fraterno, fondato su una fiducia
illimitata nella Provvidenza, la cui sorgente Jeanne
Jugan trovava nelle Beatitudini, ha illuminato tutta
la sua esistenza. Questo slancio evangelico continua oggi
in tutto il mondo nella Congregazione delle Piccole
Sorelle dei Poveri, che fondò e che, sul suo esempio,
rende testimonianza della misericordia di Dio e dell'amore
compassionevole del Cuore di Gesù per i più piccoli. Che
Santa Jeanne Jugan sia per le persone anziane una fonte
viva di speranza e per le persone che si mettono
generosamente al loro servizio un potente stimolo al fine
di proseguire e di sviluppare la sua opera!].
Cari
fratelli e sorelle, rendiamo grazie al Signore per il dono
della santità, che quest'oggi rifulge nella Chiesa con
singolare bellezza. Mentre con affetto saluto ciascuno di
voi - Cardinali, Vescovi, Autorità civili e militari,
sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici di varie
nazionalità che prendete parte a questa solenne
celebrazione eucaristica, - vorrei rivolgere a tutti
l'invito a lasciarsi attrarre dagli esempi luminosi di
questi Santi, a lasciarsi guidare dai loro insegnamenti
perché tutta la nostra esistenza diventi un cantico di
lode all'amore di Dio. Ci ottenga questa grazia la loro
celeste intercessione e soprattutto la materna protezione
di Maria, Regina dei Santi e Madre dell'umanità. Amen.
©
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