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VESCOVI DI LIBERIA, GAMBIA E SIERRA LEONE (29 APRILE 2010) |
Radio
Vaticana, 29 aprile 2010
Benedetto
XVI: fallimentare un'economia senza etica né rispetto
della persona. La solidarietà metro di valutazione di un
sistema sociale
◊ Il
crollo della finanza mondiale ha dimostrato che un sistema
economico senza regole etiche, che promuovano uno sviluppo
integrale della persona e non solo il profitto, è
destinato a fallire. E’ stata questa una delle
considerazioni principali di Benedetto XVI all’udienza
concessa stamattina ai partecipanti alla plenaria della
Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Agli esperti
riuniti in Vaticano fino al 4 maggio per discutere sul
tema “La crisi in un’economia globale. Riprogettare il
nostro cammino”, il Papa ha detto che la solidarietà
fra le generazioni deve essere riconosciuta “come un
criterio etico fondamentale per giudicare qualsiasi
sistema sociale”. Il servizio di Alessandro De
Carolis
E’ tra le macerie di una città crollata che è
possibile ricercare il tracciato delle nuove vie lungo le
quali ricomincerà a scorrere la vita. E’ in sostanza
questo che il Papa dice alla cinquantina di accademici
vaticani, guidati dal loro presidente, la prof.ssa Mary
Ann Glendon che nella tarda mattinata si sono riuniti per
ascoltarlo nella Sala del Concistoro in Vaticano. La città
distrutta è in questo caso quella della finanza,
rivelatasi, spesso con esiti drammatici, un colosso
globale dai piedi d’argilla. Una debolezza stigmatizzata
da Benedetto XVI sin dalle prime parole del suo
intervento:
“The worldwide financial break down…
Il crollo finanziario mondiale, come sappiamo, ha
dimostrato la fragilità del sistema economico attuale e
le istituzioni ad essa collegate. Esso ha inoltre
dimostrato l'errore del presupposto in base al quale il
mercato è in grado di regolare se stesso, al di là
dell'intervento pubblico e dell’apporto di norme etiche
interne”.
Contro questa visione che, ha osservato il Papa, deriva
da un concetto “impoverito” della vita economica –
considerata “una sorta di meccanismo di
auto-calibrazione guidato da interessi personali e di
profitto” – Benedetto XVI ha opposto i valori della
Dottrina sociale della Chiesa, condensati nel magistero
della Caritas in veritate:
“Rather than a spiral of production…
Piuttosto che una spirale di produzione e di consumo
mirata a bisogni umani definiti, la vita economica deve
essere correttamente vista come un esercizio di
responsabilità umana, intrinsecamente orientata verso la
promozione della dignità della persona, il perseguimento
del bene comune e lo sviluppo integrale - politico,
culturale e spirituale - di individui, famiglie e società”.
“Riprogettare il cammino”, ha proseguito il
Pontefice, vuol dire dunque ripensare quegli “standard
globali” e gli obiettivi “che guidano e orientano la
vita economica”. La Chiesa, ha ribadito, “afferma
l'esistenza di una legge naturale universale”, i cui
principi sono stati inscritti da Dio nella creazione.
Principi, ha aggiunto, che sono “accessibili alla
ragione umana e, come tali, devono essere adottati come
base per le scelte pratiche”:
“As a part of the great heritage of human wisdom…
Come parte del grande patrimonio della sapienza
umana, la legge morale naturale, di cui la Chiesa si è
appropriata, purificandola e sviluppandola alla luce della
Rivelazione cristiana, serve come un faro guida gli sforzi
degli individui e delle comunità a perseguire il bene ed
evitare il male, mentre orienta il loro impegno a
costruire una società autenticamente giusta e umana”.
Tra i principi “indispensabili a plasmare un simile
approccio integrale etico per la vita economica” devono
esserci – ha affermato Benedetto XVI – la
“promozione del bene comune, radicata nel rispetto della
dignità della persona umana” in tutti i settori di
produzione e di commercio, e nelle istituzioni politiche e
sociali”, con una “comune” responsabilità “verso
le nuove generazioni”:
“Intergenerational solidarity must henceforth…
La solidarietà fra le generazioni d’ora in poi
deve essere riconosciuta come un criterio etico
fondamentale per giudicare qualsiasi sistema sociale.
Queste realtà indicano l'urgenza di rafforzare le
procedure di governance dell'economia globale,
anche se nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Alla fine, però, tutte le decisioni economiche e
politiche devono essere dirette verso la ‘carità nella
verità’, in quanto custodisce la verità e incanala la
potenza liberatrice della carità in mezzo alle vicende
umane contingente e alle strutture”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA
XVI SESSIONE PLENARIA DELLA
PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI
Sala del
Concistoro
Venerdì, 30 aprile 2010
Cari
membri dell'Accademia,
sono
lieto di salutarvi all'inizio della vostra XVI Sessione
Plenaria, dedicata a un'analisi della crisi economica
globale alla luce dei principi etici consacrati nella
dottrina sociale della Chiesa. Ringrazio la Presidente,
professoressa Mary Ann Glendon, per le cordiali parole di
saluto e offro i miei ferventi e buoni auspici per la
fecondità delle vostre deliberazioni.
Come
sappiamo, la crisi finanziaria mondiale ha dimostrato la
fragilità dell'attuale sistema economico e delle
istituzioni a esso collegate. Ha anche mostrato l'erroneità
dell'idea secondo la quale il mercato sarebbe in grado di
autoregolarsi, indipendentemente dall'intervento pubblico
e dal sostegno dei criteri morali interiorizzati.
Quest'idea si basa sulla nozione impoverita della vita
economica come una sorta di meccanismo che si autocalibra
guidato dal proprio interesse e dalla ricerca del
profitto. Essa trascura la natura essenzialmente etica
dell'economia come attività di e per gli
esseri umani. Piuttosto che una spirale di produzione e
consumo in vista di necessità umane definite in modo
molto limitato, la vita economica dovrebbe essere
considerata in maniera adeguata come un esercizio di
responsabilità umana, intrinsecamente orientato alla
promozione della dignità della persona, alla ricerca del
bene comune e allo sviluppo integrale, politico, culturale
e spirituale, di individui, famiglie e società. Un
apprezzamento di questa dimensione umana più piena esige,
a sua volta, proprio il tipo di ricerca e di riflessione
interdisciplinari che questa sessione dell'Accademia ha
ora intrapreso.
Nella mia
Enciclica Caritas
in veritate, ho osservato che "la crisi ci
obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove
regole e a trovare nuove forme di impegno" (n.
21). Di certo, riprogettare il cammino significa anche
guardare ai criteri generali e obiettivi con cui giudicare
le strutture, le istituzioni e le decisioni concrete che
guidano e orientano la vita economica. La Chiesa, fondata
sulla sua fede in Dio Creatore, afferma l'esistenza di una
legge naturale universale che è la fonte definitiva di
questi criteri (cfr. Ibidem n.
59). Tuttavia, è anche convinta del fatto che i
principi di questo ordine etico, iscritti nella creazione
stessa, sono accessibili alla ragione umana e, in quanto
tali, devono essere adottati come base per scelte
concrete. Come parte della grande eredità della saggezza
umana, la legge morale naturale, che la Chiesa ha assunto,
purificato e sviluppato alla luce della Rivelazione
cristiana, è un faro che guida gli sforzi di individui e
comunità nel cercare il bene ed evitare il male, mentre
si impegnano per l'edificazione di una società
autenticamente giusta e umana.
Fra i
principi indispensabili che plasmano questo approccio
etico integrale alla vita economica deve essere presente
la promozione del bene comune, basata sul rispetto per la
dignità della persona umana e riconosciuta come scopo
primario dei sistemi di produzione e di commercio, delle
istituzioni politiche e del benessere sociale. Al giorno
d'oggi, l'interesse per il bene comune ha assunto una
dimensione marcatamente globale. È anche divenuto sempre
più evidente che il bene comune implica la responsabilità
per le generazioni future. Di conseguenza la solidarietà
intergenerazionale deve essere riconosciuta come criterio
fondamentale per giudicare qualsiasi sistema sociale.
Queste realtà evidenziano l'urgenza di rafforzare le
procedure di governo dell'economia globale, sempre con il
dovuto rispetto per il principio di sussidiarietà. Alla
fine, comunque, tutte le decisioni e le politiche
economiche devono essere orientate alla "carità
nella verità", perché la verità preserva e
incanala la forza liberatrice della carità nelle
strutture e negli eventi umani sempre contingenti. Perché
"senza la verità, senza fiducia e senza amore per il
vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e
l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di
logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società"
(Caritas
in veritate, n. 5).
Con
queste considerazioni, cari amici, esprimo ancora una
volta la mia fiducia nel fatto che questa Sessione
Plenaria contribuirà a un discernimento più profondo
delle gravi sfide sociali ed economiche del nostro mondo e
contribuirà a indicare la strada per affrontare tali
sfide con spirito di saggezza, giustizia e umanità
autentica. Assicuro ancora una volta le mie preghiere per
la vostra importante opera e su di voi e sui vostri cari
invoco di cuore le benedizioni divine di gioia e di pace.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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