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DISCORSO AL COMITATO DI SCIENZE STORICHE (7 MARZO 2008)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 7 marzo 2008

Il Papa al Pontificio Comitato di Scienze storiche: una società che baratta la necessità di studiare il passato con le chimere del positivismo è più fragile e condizionata dalle ideologie

Indagare la storia per costruire società che, coscienti del loro passato, hanno acquisito “criteri” per “progettare un’armonica convivenza” per il presente e per il futuro. Nel ricevere in udienza il Pontificio Comitato di Scienze storiche, Benedetto XVI ha sviluppato una riflessione sull’importanza della storiografia, tanto più importante - ha rilevato - nella nostra epoca “plasmata dal materialismo e del postivismo”, e dunque sempre meno interessata agli avvenimenti che l’hanno preceduta. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Nelle società in cui si è troppo soggetti al fascino delle scoperte della scienza e dei progressi della tecnologia la memoria storica tende a sbiadire, perché il “qui e ora” del più recente successo medico o tecnico illudono che un certo “paradiso in terra” sia a portata di mano, mentre ciò che è stato - e l’esperienza che ne deriva - finiscono relegati in un “oblio” polveroso, ma anche pericoloso. Con un intervento stringente, Benedetto XVI ha espresso alcune sue convinzioni sull’importanza delle scienze storiche, che indagano non solo il passato dell’umanità ma anche quello della Chiesa e della sua missione nelle varie epoche.

 
Il Papa ha ribadito la lungimiranza del suo predecessore, Leone XII, che per opporre un contraltare a certa storiografia antiecclesiale istituì una commissione di studio alla quale in sostanza l’attuale Pontificio Comitato delle Scienze storiche può far risalire le proprie origini. Da allora, ha notato Benedetto XVI, “il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento. Non si tratta più - ha osservato - solo di affrontare una storiografia ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria, dovendo lottare - ha rilevato - per la propria esistenza in una società plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi settori della società. Il passato - è stata la riflessione di Benedetto XVI - appare, così, solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace”.

 
Inoltre, il disinteresse per la storia genera trascuratezza nell’analisi degli avvenimenti passati, che arriva a ignorare - ha stigmatizzato il Papa - “perfino intere epoche”, cosicché si hanno piani di studio per i quali, ha proseguito, “la storia inizia solamente a partire dagli avvenimenti della Rivoluzione francese”. Tutto questo “oblio storico” però ha un prezzo, secondo Benedetto XVI, per il quale “prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda - ha soggiunto - la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso”. Infine, Benedetto XVI ha terminato il suo discorso ricordando l’interesse per una “cultura storica autentica” sempre nutrito dalla Chiesa, che ha permesso e consente anche di chiarirne la “complessa missione” attraverso i secoli: “Pur quando non riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi storica - ha asserito il Pontefice - concorre comunque alla descrizione di quello spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e l’azione ecclesiali sono sempre state determinate, facilitate o rese più difficili dai diversi contesti storici. La Chiesa - ha concluso il Papa - non è di questo mondo ma vive in esso e per esso”.

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Reverendo Monsignore,

Illustri Signori, gentili Signore!

Sono lieto di rivolgerVi una speciale parola di saluto e di apprezzamento per il lavoro che svolgete in un campo di grande interesse per la vita della Chiesa. Mi congratulo col vostro Presidente e con ciascuno di voi per il cammino fatto in questi anni.

Come voi ben sapete, fu Leone XIII che, di fronte a una storiografia orientata dallo spirito del suo tempo e ostile alla Chiesa, pronunciò la nota frase: "Non abbiamo paura della pubblicità dei documenti" e rese accessibile alla ricerca l'archivio della Santa Sede. Al contempo, creò quella commissione di Cardinali per la promozione degli studi storici, che voi, professoresse e professori, potete considerare come antenata del Pontifico Comitato di Scienze Storiche, di cui siete membri. Leone XIII era convinto del fatto che lo studio e la descrizione della storia autentica della Chiesa non potessero che rivelarsi favorevoli ad essa.

Da allora il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento. Non si tratta più solo di affrontare una storiografia ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria, dovendo lottare per la propria esistenza in una società plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi settori della società. Il passato appare, così, solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.

Tipico di questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si traduce nell’emarginazione delle scienze storiche. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l’insegnamento della storia all'università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l’esperienza, non è più in grado di progettare un’armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica.

Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea, soprattutto quando le ricerche in questo settore sono condizionate da una metodologia ispirata al positivismo e alla sociologia. Vengono ignorati, altresì, importanti ambiti della realtà storica, perfino intere epoche. Ad esempio, in molti piani di studio l’insegnamento della storia inizia solamente a partire dagli eventi della Rivoluzione Francese. Prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso.

E’ evidente come tale oblío storico comporti un pericolo per l’integrità della natura umana in tutte le sue dimensioni. La Chiesa, chiamata da Dio Creatore ad adempiere al dovere di difendere l’uomo e la sua umanità, ha a cuore una cultura storica autentica, un effettivo progresso delle scienze storiche. La ricerca storica ad alto livello rientra infatti anche in senso più stretto nello specifico interesse della Chiesa. Pur quando non riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi storica concorre comunque alla descrizione di quello spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e l’azione ecclesiali sono sempre state determinate, facilitate o rese più difficili dai diversi contesti storici. La Chiesa non è di questo mondo ma vive in esso e per esso.

Se ora prendiamo in considerazione la storia ecclesiastica dal punto di vista teologico, rileviamo un altro aspetto importante. Suo compito essenziale si rivela infatti la complessa missione di indagare e chiarire quel processo di ricezione e di trasmissione, di paralépsis e di paràdosis, attraverso il quale si è sostanziata, nel corso dei secoli, la ragione d’essere della Chiesa. E’ indubbio infatti che la Chiesa possa trarre ispirazione nelle sue scelte attingendo al suo plurisecolare tesoro di esperienze e di memorie.

Desidero dunque, illustri Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, incoraggiarVi di tutto cuore a impegnarVi come avete finora fatto al servizio della Santa Sede per il raggiungimento di questi obiettivi, mantenendo il Vostro diuturno e meritorio impegno nella ricerca e nell’insegnamento. Mi auguro che, in sinergia con l’attività di altri, seri e autorevoli colleghi, possiate riuscire a perseguire con efficacia i pur ardui obiettivi che Vi siete proposti e a operare per una sempre più autentica scienza storica.

Con questi sentimenti ed assicurando un ricordo per Voi e per il Vostro delicato impegno nella mia preghiera, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.

© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana


 

 

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