DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Reverendo
Monsignore,
Illustri
Signori, gentili Signore!
Sono
lieto di rivolgerVi una speciale parola di saluto e di
apprezzamento per il lavoro che svolgete in un campo di
grande interesse per la vita della Chiesa. Mi congratulo
col vostro Presidente e con ciascuno di voi per il cammino
fatto in questi anni.
Come voi
ben sapete, fu Leone XIII che, di fronte a una
storiografia orientata dallo spirito del suo tempo e
ostile alla Chiesa, pronunciò la nota frase: "Non
abbiamo paura della pubblicità dei documenti" e rese
accessibile alla ricerca l'archivio della Santa Sede. Al
contempo, creò quella commissione di Cardinali per la
promozione degli studi storici, che voi, professoresse e
professori, potete considerare come antenata del Pontifico
Comitato di Scienze Storiche, di cui siete membri. Leone
XIII era convinto del fatto che lo studio e la descrizione
della storia autentica della Chiesa non potessero che
rivelarsi favorevoli ad essa.
Da allora
il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento.
Non si tratta più solo di affrontare una storiografia
ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la
storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria,
dovendo lottare per la propria esistenza in una società
plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe
queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo
per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e
successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del
secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi
settori della società. Il passato appare, così, solo
come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro
risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata
ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del
fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.
Tipico di
questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si
traduce nell’emarginazione delle scienze storiche. Dove
sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e
l’insegnamento della storia all'università e nelle
scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò
produce una società che, dimentica del proprio passato e
quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso
l’esperienza, non è più in grado di progettare
un’armonica convivenza e un comune impegno nella
realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si
presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione
ideologica.
Il
pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa
dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea,
soprattutto quando le ricerche in questo settore sono
condizionate da una metodologia ispirata al positivismo e
alla sociologia. Vengono ignorati, altresì, importanti
ambiti della realtà storica, perfino intere epoche. Ad
esempio, in molti piani di studio l’insegnamento della
storia inizia solamente a partire dagli eventi della
Rivoluzione Francese. Prodotto inevitabile di tale
sviluppo è una società ignara del proprio passato e
quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda la
gravità di una simile conseguenza: come la perdita della
memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità,
in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società
nel suo complesso.
E’
evidente come tale oblío storico comporti un pericolo per
l’integrità della natura umana in tutte le sue
dimensioni. La Chiesa, chiamata da Dio Creatore ad
adempiere al dovere di difendere l’uomo e la sua umanità,
ha a cuore una cultura storica autentica, un effettivo
progresso delle scienze storiche. La ricerca storica ad
alto livello rientra infatti anche in senso più stretto
nello specifico interesse della Chiesa. Pur quando non
riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi
storica concorre comunque alla descrizione di quello
spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua
missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e
l’azione ecclesiali sono sempre state determinate,
facilitate o rese più difficili dai diversi contesti
storici. La Chiesa non è di questo mondo ma vive in esso
e per esso.
Se ora
prendiamo in considerazione la storia ecclesiastica dal
punto di vista teologico, rileviamo un altro aspetto
importante. Suo compito essenziale si rivela infatti la
complessa missione di indagare e chiarire quel processo di
ricezione e di trasmissione, di paralépsis e di paràdosis,
attraverso il quale si è sostanziata, nel corso dei
secoli, la ragione d’essere della Chiesa. E’ indubbio
infatti che la Chiesa possa trarre ispirazione nelle sue
scelte attingendo al suo plurisecolare tesoro di
esperienze e di memorie.
Desidero
dunque, illustri Membri del Pontificio Comitato di Scienze
Storiche, incoraggiarVi di tutto cuore a impegnarVi come
avete finora fatto al servizio della Santa Sede per il
raggiungimento di questi obiettivi, mantenendo il Vostro
diuturno e meritorio impegno nella ricerca e
nell’insegnamento. Mi auguro che, in sinergia con
l’attività di altri, seri e autorevoli colleghi,
possiate riuscire a perseguire con efficacia i pur ardui
obiettivi che Vi siete proposti e a operare per una sempre
più autentica scienza storica.
Con
questi sentimenti ed assicurando un ricordo per Voi e per
il Vostro delicato impegno nella mia preghiera, a tutti
imparto una speciale Benedizione Apostolica.
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