DISCORSO
AGLI SCIENZIATI (21 FEBBRAIO 2009)
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Vaticana 21 febbraio 2009
Benedetto
XVI agli scienziati: no all'eugenetica che seleziona la
perfezione fisica e scarta la vita debole o malata. L'uomo
è più del suo patrimonio genetico
Per
il fatto di essere venuto alla vita, ogni essere umano
possiede pari dignità. Una dignità che supera la singola
somma dei suoi fattori genetici. Dunque, commette un
"attentato contro l'umanità" una scienza che
discrimini le persone sulla base della loro efficienza
fisica o bellezza, o che arrivi a sopprimere l’inizio di
una vita perché debole o malata. Con un incisivo
intervento, Benedetto XVI si è rivolto questa mattina ai
genetisti e agli scienziati che hanno partecipato, ieri e
oggi, alla 15.ma Assemblea della Pontificia Accademia per
la Vita, dedicata in particolare ai rischi
dell’eugenetica. Il servizio di Alessandro De Carolis:
“La generazione di un uomo non potrà mai essere
ridotta a una mera riproduzione di un nuovo individuo
della specie umana, così come avviene con un qualunque
animale. Ogni apparire nel mondo di una persona è sempre
una nuova creazione”. Benedetto XVI ha ricordato con
queste parole un confine che talvolta l’esuberanza
dell’ingegneria genetica fatica a rispettare, pur
riconoscendo che il progresso delle scienze biologiche ha
prodotto conoscenze tali da consentire non solo “una più
efficace e precoce diagnosi delle malattie genetiche”,
ma anche l’individuazione di “terapie destinate ad
alleviare le sofferenze dei malati e, in alcuni casi,
perfino a restituire loro la speranza di riacquistare la
salute”. Tuttavia, il lato in ombra della medaglia è
rappresentato, ha detto il Pontefice, dai “rischi
dell’eugenetica”, ovvero della selezione della razza,
una pratica - ha stigmatizzato - che ha già visto “nel
passato porre in essere forme inaudite di autentica
discriminazione e violenza”:
“Nonostante questo, appaiono ancora ai giorni
nostri manifestazioni preoccupanti di questa pratica
odiosa, che si presenta con tratti diversi. Certo, non
vengono riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in
passato hanno umiliato l'uomo e provocato sofferenze
immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a
giustificare una diversa considerazione della vita e della
dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul
diritto individuale”.
In altre parole, ha proseguito Benedetto XVI:
“Si tende, quindi, a privilegiare le capacità
operative, l'efficienza, la perfezione e la bellezza
fisica a detrimento di altre dimensioni dell'esistenza non
ritenute degne. Viene così indebolito il rispetto che è
dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un
difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che
potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono
penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è
giudicata come non degna di essere vissuta”.
Al contrario, ha affermato Benedetto XVI, ogni essere
umano “è molto di più di una singolare combinazione di
informazioni genetiche che gli vengono trasmesse dai
genitori”. E, dunque, ogni “discriminazione esercitata
da qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o
etnie sulla base di differenze riconducibili a reali o
presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera
umanità”.
“Ciò che si deve ribadire con forza è l'uguale
dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di
essere venuto alla vita. Lo sviluppo biologico, psichico,
culturale o lo stato di salute non possono mai diventare
un elemento discriminante. È necessario, al contrario,
consolidare la cultura dell'accoglienza e dell'amore che
testimoniano concretamente la solidarietà verso chi
soffre, abbattendo le barriere che spesso la società
erige discriminando chi è disabile e affetto da
patologie, o peggio giungendo alla selezione ed al rifiuto
della vita in nome di un ideale astratto di salute e di
perfezione fisica”.
In questo quadro, ha incalzato il Papa, non c’è
spazio per quel, ha rilevato, “diffuso riduzionismo
genetico”, che è “incline a identificare la persona
esclusivamente con il riferimento all'informazione
genetica e alle sue interazioni con l'ambiente” e che si
ha soprattutto quando le varie scienze, invece di
collaborare, si isolano “pretendendo di avere l’ultima
parola sull’uomo”. Il quale, ha concluso, “sarà
sempre più grande di tutto ciò che forma il suo
corpo”, perché porta con sé la forza del pensiero, che
è sempre tesa alla verità su di sé e sul mondo”:
“Ritornano, cariche di significato, le parole di
un grande pensatore che fu anche valente scienziato,
Blaise Pascal: “L'uomo non è che un giunco, il più
debole nella natura, ma è un giunco pensante. Non occorre
che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore,
una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma
quand'anche l'universo intero lo schiacciasse, l'uomo
sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide,
perché egli sa di morire e conosce la superiorità che
l'universo ha su di lui; l'universo invece non ne sa
nulla”.
DISCORSO
DEL PAPA
Signori
Cardinali,
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri
Accademici,
Gentili
Signori e Signore!
Mi è
particolarmente gradito potervi ricevere in occasione
della XV Assemblea ordinaria della Pontificia Accademia
per la Vita. Nel 1994 il mio Venerato Predecessore Papa
Giovanni Paolo II la istituiva sotto la presidenza di uno
scienziato, il professor Jerôme Lejeune, interpretando
con lungimiranza il delicato compito che avrebbe dovuto
svolgere nel corso degli anni. Ringrazio il Presidente,
Mons. Rino Fisichella, per le parole con le quali ha
voluto introdurre questo incontro, confermando il grande
impegno dell'Accademia a favore della promozione e difesa
della vita umana.
Da
quando, nella metà dell'Ottocento, l'abate agostiniano
Gregorio Mendel, scopri le leggi dell'ereditarietà dei
caratteri, tanto da essere considerato il fondatore della
genetica, questa scienza ha compiuto realmente passi da
gigante nella comprensione di quel linguaggio che sta alla
base dell'informazione biologica e che determina lo
sviluppo di un essere vivente. È per questo motivo che la
genetica moderna occupa un posto di particolare rilievo
all'interno delle discipline biologiche che hanno
contribuito al prodigioso sviluppo delle conoscenze
sull'architettura invisibile del corpo umano e i processi
cellulari e molecolari che presiedono alle sue molteplici
attività. La scienza è giunta oggi a svelare sia
differenti meccanismi reconditi della fisiologia umana sia
processi che sono legati alla comparsa di alcuni difetti
ereditabili dai genitori come pure processi che rendono
talune persone maggiormente esposte al rischio di
contrarre una malattia. Queste conoscenze, frutto
dell'ingegno e della fatica di innumerevoli studiosi,
consentono di giungere più facilmente non solo a una più
efficace e precoce diagnosi delle malattie genetiche, ma
anche a produrre terapie destinate ad alleviare le
sofferenze dei malati e, in alcuni casi, perfino a
restituire loro la speranza di riacquistare la salute. Da
quando, inoltre, è disponibile la sequenza dell'intero
genoma umano anche le differenze tra un soggetto ed un
altro e tra le diverse popolazioni umane sono diventate
oggetto di indagini genetiche che lasciano intravedere la
possibilità di nuove conquiste.
L'ambito
della ricerca rimane anche oggi molto aperto e ogni giorno
vengono dischiusi nuovi orizzonti ancora in larga parte
inesplorati. La fatica del ricercatore in questi ambiti
così enigmatici e preziosi richiede un particolare
sostegno; per questo la collaborazione tra le differenti
scienze è un supporto che non può mai mancare per
approdare a risultati che siano efficaci e nello stesso
tempo produttori di autentico progresso per l'umanità
intera. Questa complementarità permette di evitare il
rischio di un diffuso riduzionismo genetico, incline a
identificare la persona esclusivamente con il riferimento
all'informazione genetica e alle sue interazioni con
l'ambiente. È necessario ribadire che l'uomo sarà sempre
più grande di tutto ciò che forma il suo corpo; egli,
infatti, porta con sé la forza del pensiero, che è
sempre tesa alla verità su di sé e sul mondo. Ritornano,
cariche di significato, le parole di un grande pensatore
che fu anche valente scienziato, Blaise Pascal:
"L'uomo non è che un giunco, il più debole nella
natura, ma è un giunco pensante. Non occorre che
l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una
goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma
quand'anche l'universo intero lo schiacciasse, l'uomo
sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide,
perché egli sa di morire e conosce la superiorità che
l'universo ha su di lui; l'universo invece non ne sa
nulla" (Pensieri, 347).
Ogni
essere umano, dunque, è molto di più di una singolare
combinazione di informazioni genetiche che gli vengono
trasmesse dai genitori. La generazione di uomo non potrà
mai essere ridotta a una mera riproduzione di un nuovo
individuo della specie umana, così come avviene con un
qualunque animale. Ogni apparire nel mondo di una persona
è sempre una nuova creazione. Lo ricorda con profonda
sapienza la parola del Salmo: "Sei tu che hai creato
le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre...
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato
nel segreto" (139,13.15). Se si vuole entrare nel
mistero della vita umana, quindi, è necessario che
nessuna scienza si isoli, pretendendo di possedere
l'ultima parola. Si deve condividere, invece, la comune
vocazione per giungere alla verità pur nella differenza
delle metodologie e dei contenuti propri a ogni scienza.
Il vostro
convegno, comunque, non analizza solamente le grandi sfide
che la genetica è tenuta ad affrontare; ma si estende
pure ai rischi dell'eugenetica, pratica non certamente
nuova e che ha visto nel passato porre in essere forme
inaudite di autentica discriminazione e violenza. La
disapprovazione per l'eugenetica utilizzata con la
violenza da un regime di stato, oppure frutto dell'odio
verso una stirpe o una popolazione, è talmente radicata
nelle coscienze che ha trovato espressione formale nella Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo. Nonostante questo,
appaiono ancora ai giorni nostri manifestazioni
preoccupanti di questa pratica odiosa, che si presenta con
tratti diversi. Certo, non vengono riproposte ideologie
eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato
l'uomo e provocato sofferenze immani, ma si insinua una
nuova mentalità che tende a giustificare una diversa
considerazione della vita e della dignità personale
fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale.
Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative,
l'efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a
detrimento di altre dimensioni dell'esistenza non ritenute
degne. Viene così indebolito il rispetto che è dovuto a
ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo
sviluppo o di una malattia genetica che potrà
manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati
fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata
come non degna di essere vissuta.
È
necessario ribadire che ogni discriminazione esercitata da
qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o etnie
sulla base di differenze riconducibili a reali o presunti
fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità.
Ciò che si deve ribadire con forza è l'uguale dignità
di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto
alla vita. Lo sviluppo biologico, psichico, culturale o lo
stato di salute non possono mai diventare un elemento
discriminante. È necessario, al contrario, consolidare la
cultura dell'accoglienza e dell'amore che testimoniano
concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo
le barriere che spesso la società erige discriminando chi
è disabile e affetto da patologie, o peggio giungendo
alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un
ideale astratto di salute e di perfezione fisica. Se
l'uomo viene ridotto ad oggetto di manipolazione
sperimentale fin dai primi stadi del suo sviluppo, ciò
significa che le biotecnologie mediche si arrendono
all'arbitrio del più forte. La fiducia nella scienza non
può far dimenticare il primato dell'etica quando in gioco
vi è la vita umana.
Confido
che le vostre ricerche in questo settore, cari amici,
possano continuare con il dovuto impegno scientifico e
l'attenzione che l'istanza etica richiede su problematiche
così importanti e determinanti per il coerente sviluppo
dell’esistenza personale. È questo l’auspicio con cui
desidero concludere questo incontro. Nell’invocare sul
vostro lavoro copiosi lumi celesti, imparto a voi tutti
con affetto una speciale Benedizione Apostolica.
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