|
DISCORSO
AI MEMBRI DELL'ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI
(4 MAGGIO 2009) |
Radio
Vaticana, 4 maggio 2009
Diritto
alla vita e libertà religiosa al centro dei diritti
umani. Vergognosa tragedia la fame nel mondo: così il
Papa all'Accademia delle Scienze Sociali
La
Chiesa promuove i diritti di tutti gli esseri umani a
partire dal diritto alla vita e alla libertà di coscienza
e di religione: è questo in sintesi quanto ha detto
stamani il Papa ricevendo in Vaticano i partecipanti alla
plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali
che si sta svolgendo sul tema “La Dottrina Sociale
cattolica ed i Diritti umani”. Benedetto XVI ha quindi
nuovamente denunciato la “vergognosa tragedia” della
fame nel mondo, sottolineando il fatto che la
"questione centrale" della dignità della
persona e dei diritti umani sia un punto d'incontro tra la
dottrina della Chiesa e la società contemporanea".
Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa ricorda una “regola d'oro” per orientarci
nel campo dei diritti umani. Si trova nel Vangelo: “Ciò
che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a
loro”. I diritti umani riguardano tutti e non solo
alcuni perché “sono inerenti alla natura stessa
dell’uomo, che è creato a immagine e somiglianza di
Dio”.
Nel corso della storia – ha proseguito il Pontefice
– l’umanità ha preso sempre più “consapevolezza
dei diritti umani e della loro universalità”. Così
l’era moderna, attingendo al messaggio cristiano sul
libero rapporto di amore tra Dio e ogni uomo, ha
sviluppato il principio del diritto universale alla libertà.
Allo stesso tempo, dobbiamo sempre ricordare – ha
sottolineato il Papa - che "la stessa libertà ha
bisogno di essere liberata. Ed è Cristo che la libera”
(Veritatis splendor, 86).
Nel secolo scorso – ha rilevato – “dopo le grandi
sofferenze causate da due guerre mondiali e indicibili
crimini perpetrati dalle ideologie totalitarie, la comunità
internazionale ha acquisito un nuovo sistema di diritto
internazionale basato sui diritti umani”, agendo in
conformità con il messaggio di Benedetto XV che aveva
invitato i belligeranti della Prima guerra mondiale a
"trasformare la forza materiale delle armi nella
forza morale del diritto" (Nota per i Capi dei popoli
belligeranti del primo agosto 1917). “I diritti umani
sono diventati così il punto di riferimento di un ethos
universale condiviso - almeno a livello di aspirazione -
per la maggior parte del genere umano”.
“The Second Vatican Council, in the Declaration
Dignitatis Humanae…”
“Il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione
Dignitatis Humanae - ha aggiunto - così come i miei
predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, hanno
sottolineato con forza che il diritto alla vita e il
diritto alla libertà di coscienza e di religione sono al
centro di tali diritti”. Benedetto XVI ribadisce che
“questi diritti umani non sono verità di fede in senso
stretto”, anche se sono presenti nel messaggio di
Cristo, che "svela l'uomo a se stesso" (Gaudium
et spes, 22). “Essi ricevono ulteriore conferma dalla
fede” ma in realtà possono essere compresi dalla stessa
ragione umana e da tutti gli uomini di buona volontà
indipendentemente dal loro credo. In tutti gli uomini
infatti è presente un “logos” che permette loro di
distinguere non solo tra vero e falso, ma anche tra bene e
male, giustizia e ingiustizia. “Questa capacità di
discernere – ha affermato il Papa - rende ogni uomo
capace di cogliere la ‘legge naturale’, che non è
altro che una partecipazione alla legge eterna”. “La
legge naturale – ha spiegato - è una guida universale
riconoscibile da tutti, sulla base della quale tutte le
persone possono capirsi e amarsi reciprocamente. I diritti
dell'uomo, quindi, in ultima analisi, sono radicati in una
partecipazione di Dio, che ha creato ogni persona umana,
con l'intelligenza e la libertà. Se questa solida base
etica e politica viene ignorata – sottolinea Benedetto
XVI - i diritti umani rimangono fragili, in quanto sono
privati del loro stabile fondamento”.
“Human reason must undergo constant purification by
faith…”
Tuttavia – ha aggiunto – “la ragione umana deve
essere sottoposta a costante purificazione da parte della
fede” perché corre sempre il pericolo di “una certa
cecità etica, derivante dal disordine delle passioni e
del peccato”. D'altro canto, poiché “i diritti umani
devono essere sempre e di nuovo fatti propri da ogni
generazione e ogni individuo”, e poiché “la libertà
umana è sempre fragile”, l’uomo “ha bisogno della
speranza e dell'amore incondizionato che può essere solo
trovato in Dio” e che porta a partecipare agli altri la
giustizia e la generosità di Dio. In questa prospettiva
il Papa richiama la gravità dei problemi sociali
manifestatisi con la globalizzazione e l'attuale crisi
economica: tra questi “il flagrante contrasto tra la
parità di attribuzione dei diritti e la disparità di
accesso ai mezzi per raggiungere tali diritti”.
“It is a shameful tragedy that one-fifth of humanity
still goes hungry…”
“Per i cristiani che chiedono costantemente a Dio
‘dacci oggi il nostro pane quotidiano’ - ha affermato
Benedetto XVI - è una vergognosa tragedia che un quinto
dell'umanità soffra ancora la fame. Garantire un adeguato
approvvigionamento di cibo, come la protezione delle
risorse vitali come l'acqua e l’energia richiede a tutti
i leader internazionali” la disponibilità “ad operare
in buona fede, nel rispetto della legge naturale per
promuovere la solidarietà e la sussidiarietà con le
regioni e i popoli più deboli del pianeta, come la
strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze
sociali tra i paesi e le società ed aumentare la
sicurezza globale”. Si tratta – ha concluso il Papa
– di difendere “questi diritti umani non negoziabili
che sono fondati sulla legge divina”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI
Sala del
Concistoro
Lunedì, 4 maggio 2009
Cari
Fratelli nell'Episcopato e nel sacerdozio,
Signore e Signori,
che siete
qui riuniti, in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia
Accademia delle Scienze Sociali, sono lieto di avere
quest'occasione per incontrarvi e incoraggiarvi nella
vostra missione di promuovere la dottrina sociale della
Chiesa, estendendola alle aree del diritto, dell'economia
e della politica e delle varie altre scienze sociali.
Ringraziando la professoressa Mary Ann Glendon per le sue
cordiali parole di saluto, vi assicuro delle mie preghiere
affinché il frutto delle vostre deliberazioni continui a
testimoniare la pertinenza duratura della dottrina sociale
della Chiesa in un mondo in rapido mutamento.
Dopo aver
studiato il lavoro, la democrazia, la globalizzazione, la
solidarietà e la sussidiarietà in relazione alla
dottrina sociale della Chiesa, la vostra accademia ha
scelto di tornare alla questione centrale della dignità
della persona umana e dei diritti umani, un punto di
incontro fra la dottrina della Chiesa e la società
contemporanea.
Le grandi
religioni e filosofie del mondo hanno illuminato alcuni
aspetti di questi diritti umani, esposti brevemente nella
"regola d'oro" nel Vangelo: "E come volete
che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a
loro" (Lc 6, 31; cfr. Mt 7, 12). La
Chiesa ha sempre affermato che i diritti fondamentali, al
di là delle loro differenti formulazioni e dei differenti
gradi di importanza che possono avere nei vari contesti
culturali, devono essere sostenuti e riconosciuti
universalmente perché sono inerenti alla natura stessa
dell'uomo che è creato a immagine e somiglianza di Dio.
Se tutti gli esseri umani sono creati a immagine e
somiglianza di Dio, allora condividono una natura comune
che li unisce gli uni agli altri e richiede rispetto
universale. La Chiesa, assimilando la dottrina di Cristo,
considera la persona "la più degna della
natura" (San Tommaso d'Aquino, De potentia, 9,
3) e insegna che l'ordine etico e politico che governa i
rapporti fra le persone ha origine nella struttura stessa
dell'essere dell'uomo. La scoperta dell'America e il
conseguente dibattito antropologico nell'Europa dei secoli
sedicesimo e diciassettesimo hanno portato a una maggiore
consapevolezza dei diritti umani in quanto tali e della
loro universalità (ius gentium). Il periodo
moderno ha contribuito a forgiare l'idea che il messaggio
di Cristo, poiché proclama che Dio ama ogni uomo e ogni
donna e che ogni essere umano è chiamato ad amare Dio
liberamente, dimostra che ognuno, indipendentemente dalla
sua condizione sociale e culturale, per natura merita
libertà. Al contempo, dobbiamo sempre ricordare che
"la libertà, quindi, ha bisogno di essere liberata.
Cristo ne è il liberatore" (Veritatis
splendor, n. 86).
A metà
dello scorso secolo, dopo la grande sofferenza causata da
due terribili guerre mondiali e da crimini inenarrabili
perpetrati da ideologie totalitarie, la comunità
internazionale ha acquisito un nuovo sistema di diritto
internazionale basato sui diritti umani. In questo, sembra
aver agito in conformità al messaggio del mio
predecessore Benedetto
XV, quando esortò i belligeranti della prima guerra
mondiale a "trasformare la forza materiale delle armi
nella forza morale del diritto" ("Nota ai capi
dei popoli belligeranti", 1 agosto 1917).
I diritti
umani sono divenuti il punto di riferimento di un ethos
universale condiviso, almeno a livello di aspirazione,
dalla maggior parte dell'umanità. Questi diritti sono
stati ratificati da quasi tutti gli Stati del mondo. Il Vaticano
II, nella dichiarazione Dignitatis
humanae, e i miei predecessori Paolo
VI e Giovanni
Paolo II, hanno fatto riferimento con vigore ai
diritti di libertà di coscienza e di religione che devono
essere al centro di quei diritti che scaturiscono dalla
natura umana stessa.
In senso stretto, questi diritti umani non sono verità di
fede, sebbene si possano scoprire, e di fatto acquistano
piena luce, nel messaggio di Cristo che "rivela
l'uomo all'uomo stesso" (Gaudium
et spes, n. 22). Essi ricevono ulteriore conferma
dalla fede. Tuttavia non si può negare che, vivendo e
agendo nel mondo fisico come esseri spirituali, uomini e
donne constatano la presenza pervasiva di un logos che
permette loro di distinguere non solo fra vero e falso, ma
anche fra buono e cattivo, migliore e peggiore, giustizia
e ingiustizia. Quest'abilità di discernere, questo
intervento radicale, rende ogni persona in grado di
cogliere la "legge naturale", che non è altro
che una partecipazione alla legge eterna: "unde...
lex universalis nihil aliud est quam participatio legis
aeternae in rationali creatura" (San Tommaso d'Aquino,
ST I-II, 91, 2). La legge naturale è una guida
riconoscibile da tutti, sulla base della quale tutti
possono reciprocamente comprendersi e amarsi. I diritti
umani, quindi, sono definitivamente radicati in una
partecipazione di Dio, che ha creato ogni persona umana
con intelligenza e libertà. Se si ignora questa solida
base etica e politica, i diritti umani restano fragili
perché privi del loro saldo fondamento.
L'azione
della Chiesa nella promozione dei diritti umani è dunque
sostenuta dalla riflessione razionale, in modo tale che
questi diritti si possano presentare a tutte le persone di
buona volontà, indipendentemente dalla loro affiliazione
religiosa. Ciononostante, come ho osservato nelle mie
encicliche, la ragione umana deve subire una
purificazione costante da parte della fede, da un lato
perché corre sempre il pericolo di una certa cecità
etica provocata da passioni disordinate e dal peccato,
dall'altro perché, dovendo ogni generazione e ogni
individuo riappropriarsi dei diritti umani ed essendo la
libertà umana, che procede per libere scelte, sempre
fragile, la persona umana ha bisogno della speranza e
dell'amore incondizionati che si possono trovare solo in
Dio e che portano alla partecipazione alla giustizia e
alla generosità di Dio verso altri (cfr. Deus
caritas est, n. 18; e Spe
salvi, n. 24)
Questa
prospettiva richiama l'attenzione su alcuni dei più gravi
problemi sociali degli ultimi decenni, come la crescente
consapevolezza, sorta in parte con la globalizzazione e
con l'attuale crisi economica, di un contrasto stridente
fra l'attribuzione uguale di diritti e l'accesso
diseguale ai mezzi per ottenerli. Per i cristiani che
regolarmente chiedono a Dio "donaci ogni giorno il
nostro pane quotidiano", è una tragedia vergognosa
che un quinto dell'umanità soffra ancora la fame. Per
garantire una scorta di cibo adeguata e la protezione di
risorse vitali quali acqua ed energia, tutti i
responsabili internazionali devono collaborare dimostrando
una disponibilità a lavorare in buona fede, rispettando
il diritto naturale e promuovendo la solidarietà e la
sussidiarietà con le regioni e le popolazioni più povere
del pianeta come la strategia più efficace per eliminare
le ineguaglianze sociali fra Paesi e società e per
aumentare la sicurezza globale.
Cari
amici, cari accademici, esortandovi nella vostra ricerca e
nelle vostre deliberazioni a essere testimoni credibili e
coerenti della difesa e della promozione di questi diritti
umani non negoziabili che si fondano sulla legge divina,
vi imparto di cuore la mia benedizione apostolica.
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
|
|