|
SECONDI
VESPRI NELLA BASILICA SAN PAOLO FUORI LE MURA |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 25 gennaio 2008
"Non
esiste un ecumenismo genuino che non affondi le sue radici
nella preghiera": così il Papa durante i Secondi
Vespri nella Basilica di San Paolo
“Non
esiste un ecumenismo genuino che non affondi le sue radici
nella preghiera”: così Benedetto XVI, durante i Secondi
Vespri presieduti oggi pomeriggio nella Basilica di San
Paolo fuori le mura, a conclusione della Settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani. Al centro
dell’omelia, anche il ricordo dell’Apostolo Paolo,
“scelto da Dio per essere il suo testimone davanti a
tutti gli uomini” e di cui proprio oggi ricorre la
Solennità della conversione. Tra i presenti, il card.
Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell’Unità dei Cristiani, e il dott. Samuel
Kobìa, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle
Chiese di Ginevra. Il servizio di Isabella Piro:
Tre
lunghi applausi hanno scandito l’ingresso di Benedetto
XVI nella Basilica di San Paolo, affollata di fedeli e
illuminata dall’oro dei mosaici. Di Saulo di Tarso, il
Papa ha ricordato la “completa trasformazione, una vera
e propria conversione spirituale” che lo ha reso in un
istante “cieco brancolante nel buio, ma con nel cuore
una grande luce” che lo avrebbe portato ad essere un
ardente apostolo del Vangelo. San Paolo, però, ha
aggiunto il Santo Padre, era consapevole che solo la
grazia divina aveva potuto realizzare una simile
conversione. Un insegnamento che ancora oggi assume un
significato del tutto particolare:
“A conclusione della Settimana di Preghiera per
l’Unità dei Cristiani, siamo ancor più coscienti di
quanto l’opera della ricomposizione dell’unità, che
richiede ogni nostra energia e sforzo, sia comunque
infinitamente superiore alle nostre possibilità. L’unità
con Dio e con i nostri fratelli e sorelle è un dono che
viene dall’Alto, che scaturisce dalla comunione
d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo e che in essa
si accresce e si perfeziona. Non è in nostro potere
decidere quando o come questa unità si realizzerà
pienamente. Solo Dio potrà farlo! Come San Paolo, anche
noi riponiamo la nostra speranza e fiducia “nella grazia
di Dio che è con noi”.
Ed attuale è anche, ha continuato Benedetto XVI,
l’invito rivolto da San Paolo ai Tessalonicesi, quel
“Pregate continuamente” scelto come tema della
Settimana di preghiera di quest’anno. Cosa diventerebbe
il movimento ecumenico, chiede infatti il Papa, senza la
preghiera? Dove troverebbe lo “slancio supplementare”
di fede, carità e speranza? Di qui, l’esortazione a
desiderare costantemente l’unità dei cristiani:
“Il nostro desiderio di unità non dovrebbe
limitarsi ad occasioni sporadiche, ma divenire parte
integrante di tutta la nostra vita di preghiera. Sono
stati uomini e donne formati nella Parola di Dio e nella
preghiera gli artigiani della riconciliazione e
dell’unità in ogni fase della storia. È il cammino
della preghiera che ha aperto la strada al movimento
ecumenico, così come lo conosciamo oggi”.
“Non esiste un ecumenismo genuino che non affondi le
sue radici nella preghiera”, ha continuato il Santo
Padre che è poi tornato con la memoria alle
figure-simbolo della Settimana di preghiera, come Papa
Leone XIII che già nel 1895 raccomandava l’introduzione
di una novena di preghiera per l’unità dei cristiani, o
ancora Padre Paul Wattson che cent’anni fa ideò
l’Ottavario per l’unità della Chiesa. Un appuntamento
ripreso e attualizzato poi nel XX sec. dall’Abbé Paul
Couturier di Lione.
“Rendiamo grazie a Dio per il grande movimento di
preghiera che, da cento anni, accompagna e sostiene i
credenti in Cristo nella loro ricerca di unità. La barca
dell’ecumenismo non sarebbe mai uscita dal porto se non
fosse stata mossa da quest’ampia corrente di preghiera e
spinta dal soffio dello Spirito Santo”.
La conversione, la croce e la preghiera: sono questi i
tre elementi, ha proseguito Benedetto XVI citando Giovanni
Paolo II, su cui si costruisce la ricerca dell’unità.
Elementi che fondarono anche la vita e la testimonianza di
Suor Maria Gabriella dell’Unità, religiosa trappista
beatificata da Papa Wojtyla il 25 gennaio 1983 e che
“non esitò a dedicare la sua giovane esistenza a questa
grande causa”.
“L’ecumenismo ha un forte bisogno, oggi come
ieri, del grande “monastero invisibile” di cui parlava
l’Abbé Paul Couturier, di quella vasta comunità di
cristiani di tutte le tradizioni che, senza clamore,
pregano ed offrono la loro vita affinché si realizzi
l’unità”.
Il
Santo Padre ha infine ricordato, per il prossimo 28
giugno, l’apertura dell’Anno Paolino, dedicato
all’apostolo di Tarso e la suo “instancabile fervore
nel costruire il Corpo di Cristo nell’unità”.
|
|