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DISCORSO A SEI NUOVI AMBASCIATORI (14 DICEMBRE 2006)

Fonte, Radio Vaticana, 14 dicembre 2006

PACE E GIUSTIZIA PER IL MONDO INTERO: L’HA INVOCATA IL PAPA RICEVENDO OGGI SEI NUOVI AMBASCIATORI PRESSO LA SANTA SEDE  

Un nuovo appello di pace alla fine di un anno insanguinato da tante guerre. Lo ha lanciato il Papa ricevendo oggi i nuovi ambasciatori di Siria, Danimarca, Kirghizistan, Mozambico, Uganda e Lesotho, per la presentazione delle Lettere Credenziali. Ce ne parla Sergio Centofanti.  

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Il Papa invoca pace e giustizia per il mondo intero. Anche quest’anno – sottolinea - “numerosi conflitti” hanno sconvolto i vari continenti mentre “i focolai di tensione … non cessano di svilupparsi a detrimento delle popolazioni locali causando un gran numero di vittime innocenti”. E’ una situazione – afferma Benedetto XVI – “che rischia di mettere in pericolo la sopravvivenza di alcune popolazioni e fa pesare sui più poveri il fardello della sofferenza e della mancanza dei beni più essenziali”. Il Papa invita i responsabili delle nazioni a “mettersi sempre più in ascolto dei loro popoli”, a porre al centro della loro azione il servizio al bene comune, seguendo politiche di solidarietà, di equa distribuzione delle ricchezze e di lotta alla corruzione. Le ingiustizie – infatti – causano conflitti e violenze. Il Pontefice esorta i responsabili alla “indispensabile virtù” del “coraggio” per “non lasciarsi guidare da ideologie faziose, né da gruppi di pressione, e nemmeno dal desiderio di potere”. 

Rivolgendosi in particolare all’ambasciatore siriano, Makram Obeid, ha ricordato i suoi ripetuti appelli “per una cessazione delle violenze in Libano, Terra Santa e Iraq” che minacciano “la pace e la stabilità dell’intero Medio Oriente”.  Benedetto XVI, insieme a tutta la comunità mondiale, guarda “con grande tristezza al ciclo di morte e distruzione” che coinvolge tanti innocenti, vittime di assassinii e rapimenti e ribadisce che una soluzione è possibile solo “nel quadro del diritto internazionale attraverso l’attuazione delle risoluzioni ONU”. E a questo proposito ha riaffermato che “le varie nazioni mediorientali dovrebbero essere sostenute nelle loro aspirazioni a vivere in pace entro confini sicuri internazionalmente riconosciuti”. La guerra – ha quindi aggiunto – non è un mezzo per risolvere i contrasti internazionali, anzi “conduce a nuovi e ancora più complessi conflitti”, come appunto insegnano il Medio Oriente e “la piaga del terrorismo” che ha fatto crescere “la paura e l’insicurezza” in molte regioni del mondo.  

Il Papa esorta anche al dialogo interreligioso, in particolare tra musulmani e cristiani, dialogo che in Siria è molto sviluppato. Benedetto XVI ha espresso quindi il suo apprezzamento per il riconoscimento dello stato giuridico delle Chiese cattoliche presenti in Siria, “in accordo con le norme del diritto canonico”, e ha auspicato che la questione delle proprietà della Chiesa assorbite dallo Stato possa essere discussa “con apertura, onestà e reciproco rispetto”.  

L’impegno a promuovere la pace nel mondo è ritornato nel discorso al nuovo ambasciatore danese, Lars Møller: il Papa ha lodato il contributo della Danimarca alla diffusione della giustizia e della riconciliazione nei vari continenti. Nello stesso tempo ha auspicato che la società danese possa costruire il proprio futuro a partire dalle proprie radici cristiane. “Una sana democrazia – ha sottolineato il Pontefice – richiede una solida base etica e il rispetto per la struttura morale della libertà”: e a questo proposito ha ribadito “il ruolo fondamentale e la missione della famiglia fondata sul matrimonio, l’educazione dei figli, il rispetto per il dono di Dio della vita dal concepimento fino alla morte naturale e alla cura responsabile dell’ambiente”.  

All’ambasciatore del Kirghizistan, Maratbek Bakiev, il Papa ha quindi rivolto il proprio apprezzamento per i passi compiuti in questo Paese “verso la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini e la promozione dei metodi democratici” e ha auspicato che “questo processo non si fermi ma sia piuttosto rafforzato”. “Il popolo del Kirghizistan – ha sottolineato il Pontefice – conosce bene l’importanza della libertà religiosa e comprende che se la dimensione spirituale della persona è repressa o perfino negata, l’anima di una nazione è schiacciata”. Infine il Papa ha ricordato che la piccolissima minoranza cattolica in questo Paese a maggioranza musulmana testimonia la sua fede operando in modo concreto a favore dei più poveri.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE

Excellences,

C’est avec joie que je vous accueille pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays: le Danemark, le Kirghizstan, le Mozambique, l’Ouganda, la Syrie et le Lesotho. En vous remerciant des paroles courtoises que vous m’avez adressées de la part de vos Chefs d’État, je vous saurais gré de leur transmettre en retour mes salutations cordiales et mes souhaits déférents pour leurs personnes et pour leur haute mission au service de leur nation. Par votre intermédiaire, je voudrais aussi saluer toutes les Autorités civiles et religieuses de vos pays, ainsi que tous vos compatriotes, avec une pensée particulière pour les communautés catholiques, qui œuvrent au milieu de leurs frères et en collaboration avec eux.

L’année qui se termine a vu de nombreux conflits dans les différents Continents. En tant que diplomates, vous êtes sans aucun doute préoccupés par les situations et les foyers de tension qui ne cessent de se développer, au détriment des populations locales, faisant un grand nombre de victimes innocentes. Pour sa part, le Saint-Siège partage aussi une telle inquiétude, qui risque de mettre en danger la survie de certaines populations et fait peser sur les plus pauvres le fardeau de la souffrance et du manque des biens les plus essentiels.

Pour endiguer de tels phénomènes, les Autorités et toutes les personnes qui ont des responsabilités dans la société civile doivent se mettre toujours davantage à l’écoute de leur peuple, cherchant les solutions les plus appropriées pour répondre aux situations de détresse et de pauvreté, et pour un partage le plus équitable possible, au sein de chaque nation comme au niveau de la communauté internationale.

Il est en effet du devoir des Responsables de la société de ne pas créer ni d’entretenir dans un pays ou dans une région des situations d’insatisfactions graves, sur le plan politique, économique ou social, qui laisseraient penser aux personnes qu’elles sont mises à l’écart de la société, des lieux de décision et de gestion, et qu’elles n’ont pas le droit de bénéficier des fruits du produit national. De telles injustices ne peuvent qu’être source de désordres et engendrer une sorte d’escalade de la violence. La recherche de la paix, de la justice et de la bonne entente entre tous doit être un des objectifs prioritaires, exigeant des personnes qui exercent des responsabilités d’être attentif aux réalités concrètes du pays, s’attachant à supprimer tout ce qui s’oppose à l’équité et à la solidarité, notamment la corruption et le manque de partage des ressources.

Cela suppose donc que les personnes qui détiennent une autorité dans la Nation aient le souci constant de considérer leur engagement politique et social comme un service des personnes et non comme la recherche de bénéfices pour un petit nombre, au détriment du bien commun. Je sais qu’il faut un certain courage pour maintenir le cap au milieu des difficultés, en ayant comme objectif le bien des individus et de la communauté nationale. Cependant, dans la vie publique, le courage est une vertu indispensable pour ne pas se laisser guider par des idéologies partisanes, ni par des groupes de pression, ni encore par le désir du pouvoir. Comme le rappelle la Doctrine sociale de l’Église, le bien des personnes et des peuples doit toujours rester le critère primordial des décisions dans la vie sociale.

Alors que vous commencez votre mission auprès du Saint-Siège, je tiens à vous adresser, Madame et Messieurs les Ambassadeurs, mes vœux les plus cordiaux pour le succès de votre travail. Que le Très-Haut vous accompagne, vous-mêmes, vos proches, vos collaborateurs et tous les habitants de vos pays, et qu’il comble chacun de l’abondance de ses bénédictions.

 

 

   

 

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