DISCORSO
AI SEMINARISTI (29 NOVEMBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 29 novembre 2008
Benedetto
XVI ai seminaristi: spargete a larghe mani la Parola in un
mondo che ritiene ininfluente la presenza di Dio
Il
compito dei sacerdoti del terzo millennio è di offrire
agli uomini che ritengono che Dio sia “ininfluente”
nella quotidianità e nella storia la speranza che viene
“dall’immutabile Parola di vita eterna che è
Cristo”. E’ il mandato che Benedetto XVI ha affidato
al folto gruppo di seminaristi e dei loro formatori
ricevuti questa mattina in udienza in Vaticano. Davanti al
Papa, erano presenti giovani provenienti dalle Marche,
dalla Puglia, dall’Abruzzo e dal Molise, nel centenario
di fondazione dei loro Seminari regionali. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
La contemporaneità ha in larga parte smarrito la
strada per il cielo. Domina - è il pensiero del Papa - un
razionalismo chiuso in se stesso e il concetto di fede per
molti si è spostato dai beni immateriali dei valori al più
tangibile “bene” prodotto dai saperi scientifici. Il
resto è soggettivo e spesso rischia, come la religione,
di essere considerato “non essenziale” per la vita.
Spetta soprattutto ai sacerdoti, e a chi si prepara a
diventarlo, di impedire che l’anelito umano di Dio sia
soffocato. Guardando le centinaia di seminaristi seduti di
fronte a lui nella Sala Clementina, Benedetto XVI ha
ripetuto il ruolo e la missione che spetta, nella Chiesa e
nella società, a chi ha scelto di diventare ministro del
Vangelo. Il Sinodo sulla Parola di Dio, concluso un mese
fa, ha ricordato che “tra i compiti prioritari del
presbitero c’è quello di spargere a larghe mani nel
campo del mondo la Parola di Dio”. Ma, si è chiesto il
Papa, “l’uomo contemporaneo sente ancora bisogno di
Cristo e del suo messaggio di salvezza?”:
“Nell’attuale contesto sociale, una certa
cultura pare mostrarci il volto di una umanità
autosufficiente, desiderosa di realizzare i propri
progetti da sola, che sceglie di essere unica artefice dei
propri destini, e che, di conseguenza, ritiene ininfluente
la presenza di Dio e perciò la esclude di fatto dalle sue
scelte e decisioni. In un clima segnato talora da un
razionalismo chiuso in sé stesso, che considera quello
delle scienze pratiche l'unico modello di conoscenza, il
resto diventa tutto soggettivo e di conseguenza anche
l’esperienza religiosa rischia di essere vista come una
scelta soggettiva, non essenziale e determinante per la
vita”.
Per queste ed altre ragioni, ha riconosciuto Benedetto
XVI, oggi “è diventato sicuramente più difficile”
credere, accogliere la Verità di Cristo, spendere la
propria esistenza per il Vangelo. Tuttavia, ha osservato,
“come la cronaca quotidianamente registra, l’uomo
contemporaneo appare spesso smarrito e preoccupato per il
suo futuro, in cerca di certezze e desideroso di punti di
riferimento sicuri”:
“L’uomo del terzo millennio, come del resto in
ogni epoca, ha bisogno di Dio e lo cerca talora anche
senza rendersene conto. Compito dei cristiani, in modo
speciale, dei sacerdoti è raccogliere quest’anelito
profondo del cuore umano ed offrire a tutti, con mezzi e
modi rispondenti alle esigenze dei tempi, l’immutabile
Parola di vita eterna che è Cristo, Speranza del
mondo”.
Da qui, ha proseguito il Papa, risulta chiara
l’importanza degli anni di seminario, durante i quali -
ha detto - il futuro sacerdote deve ricercare un
“rapporto personale con Gesù”. Un modello?
Nell’Anno paolino, Benedetto XVI ha indicato ai
seminaristi un testimone per eccellenza, l’Apostolo
delle genti:
“La conversione non ha eliminato quanto c'era di
bene e di vero nella sua vita, ma gli ha permesso di
interpretare in modo nuovo la saggezza e la verità della
legge e dei profeti e di divenire così capace di
dialogare con tutti, seguendo l’esempio del divino
Maestro. Ad imitazione di san Paolo, cari Seminaristi, non
stancatevi di incontrare Cristo nell’ascolto, nella
lettura e nello studio della Sacra Scrittura, nella
preghiera e nella meditazione personale, nella liturgia e
in ogni altra attività quotidiana”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLE COMUNITÀ DEI PONTIFICI SEMINARI REGIONALI
MARCHIGIANO, PUGLIESE E ABRUZZESE-MOLISANO
Sala Clementina
Sabato, 29 novembre 2008
Cari
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari amici dei Seminari Regionali Marchigiano, Pugliese e
Abruzzese-Molisano!
Sono
particolarmente lieto di accogliervi in occasione del
centenario di fondazione dei vostri rispettivi Seminari
Regionali, sorti a seguito dell’incoraggiamento del Papa
san Pio X, che sollecitò i Vescovi italiani, specialmente
del centro-sud della Penisola, ad accordarsi per
concentrare i Seminari, al fine di provvedere più
efficacemente alla formazione degli aspiranti al
sacerdozio. Vi saluto tutti con affetto, ad iniziare dagli
Arcivescovi Mons. Edoardo Menichelli, Mons. Carlo Ghidelli
e Mons. Francesco Cacucci, che ringrazio per le parole con
le quali hanno voluto interpretare i comuni sentimenti.
Saluto i rettori, i formatori, i professori e gli alunni e
quanti quotidianamente vivono e lavorano in queste vostre
istituzioni. In così significativa ricorrenza desidero
unirmi a voi nel rendere lode al Signore, che in questo
secolo ha accompagnato con la sua grazia la vita di tanti
sacerdoti, formati in tali importanti realtà educative.
Molti di loro sono impegnati oggi nelle varie
articolazioni delle vostre Chiese locali, nella missione ad
gentes e in altri servizi alla Chiesa universale;
alcuni sono stati chiamati a ricoprire incarichi di alta
responsabilità ecclesiale.
Vorrei
rivolgermi ora particolarmente a voi, cari Seminaristi,
che vi state preparando per essere operai nella vigna del
Signore. Come ha ricordato anche la recente Assemblea del
Sinodo dei Vescovi, tra i compiti prioritari del
presbitero c’è quello di spargere a larghe mani nel
campo del mondo la Parola di Dio che, come il seme della
parabola evangelica, sembra in realtà assai piccolo, ma,
una volta germinato, diventa un grande arbusto e porta
abbondanti frutti (cfr Mt 13, 31-32). La Parola di
Dio che voi sarete chiamati a seminare a larghe mani e che
porta in sé la vita eterna, è Cristo stesso, il solo che
possa cambiare il cuore umano e rinnovare il mondo. Ma
potremmo domandarci: l’uomo contemporaneo sente ancora
bisogno di Cristo e del suo messaggio di salvezza?
Nell’attuale
contesto sociale, una certa cultura pare mostrarci il
volto di una umanità autosufficiente, desiderosa di
realizzare i propri progetti da sola, che sceglie di
essere unica artefice dei propri destini, e che, di
conseguenza, ritiene ininfluente la presenza di Dio e
perciò la esclude di fatto dalle sue scelte e decisioni.
In un clima segnato talora da un razionalismo chiuso in sé
stesso, che considera quello delle scienze pratiche
l'unico modello di conoscenza, il resto diventa tutto
soggettivo e di conseguenza anche l’esperienza religiosa
rischia di essere vista come una scelta soggettiva, non
essenziale e determinante per la vita. Certamente oggi,
per queste ed altre ragioni, è diventato sicuramente più
difficile credere, sempre più difficile accogliere la
Verità che è Cristo, sempre più difficile spendere la
propria esistenza per la causa del Vangelo. Tuttavia, come
la cronaca quotidianamente registra, l’uomo
contemporaneo appare spesso smarrito e preoccupato per il
suo futuro, in cerca di certezze e desideroso di punti di
riferimento sicuri. L’uomo del terzo millennio, come del
resto in ogni epoca, ha bisogno di Dio e lo cerca talora
anche senza rendersene conto. Compito dei cristiani, in
modo speciale, dei sacerdoti è raccogliere quest’anelito
profondo del cuore umano ed offrire a tutti, con mezzi e
modi rispondenti alle esigenze dei tempi, l’immutabile e
perciò sempre viva e attuale Parola di vita eterna che è
Cristo, Speranza del mondo.
In vista
di questa importante missione, che sarete chiamati a
svolgere nella Chiesa, assumono grande valore gli anni di
seminario, tempo destinato alla formazione e al
discernimento; anni nei quali al primo posto deve esserci
la costante ricerca di un rapporto personale con Gesù,
una esperienza intima del suo amore, che si acquisisce
attraverso la preghiera innanzitutto e il contatto con la
Sacre Scritture, lette, interpretate e meditate nella fede
della comunità ecclesiale. In questo Anno Paolino come
non proporvi l’apostolo Paolo, quale modello a cui
ispirarvi per la vostra preparazione al ministero
apostolico? L’esperienza straordinaria sulla via di
Damasco lo trasformò, da persecutore dei cristiani, in
testimone della risurrezione del Signore, pronto a dare la
vita per il Vangelo. Egli era un fedele osservante di
tutte le prescrizioni della Torah e delle tradizioni
ebraiche, ma, dopo aver incontrato Gesù, "queste
cose che per me erano guadagni – scrive nella Lettera
ai Filippesi – io le ho considerate una perdita a
motivo di Cristo". "Per lui – aggiunge – ho
lasciato perdere tutte queste cose e le considero
spazzatura per guadagnare Cristo ed essere trovato in
lui" (cfr 3,7-9). La conversione non ha eliminato
quanto c'era di bene e di vero nella sua vita, ma gli ha
permesso di interpretare in modo nuovo la saggezza e la
verità della legge e dei profeti e di divenire così
capace di dialogare con tutti, seguendo l’esempio del
divino Maestro.
Ad
imitazione di san Paolo, cari Seminaristi, non stancatevi
di incontrare Cristo nell’ascolto, nella lettura e nello
studio della Sacra Scrittura, nella preghiera e nella
meditazione personale, nella liturgia e in ogni altra
attività quotidiana. Importante è, al riguardo, il
vostro ruolo, cari responsabili della formazione, chiamati
ad essere per i vostri allievi testimoni ancor prima che
maestri di vita evangelica. I Seminari Regionali, per le
loro tipiche caratteristiche, possono essere luoghi
privilegiati per formare i seminaristi alla spiritualità
diocesana, iscrivendo con saggezza ed equilibrio tale
formazione nel più ampio contesto ecclesiale e regionale.
Le vostre istituzioni siano pure "case" di
accoglienza vocazionale per imprimere ancor maggiore
impulso alla pastorale vocazionale, curando specialmente
il mondo giovanile ed educando i giovani ai grandi ideali
evangelici e missionari.
Cari
amici, mentre vi ringrazio per la vostra visita, invoco su
ciascuno di voi la materna protezione della Vergine Madre
di Cristo, che la liturgia dell’Avvento ci presenta come
modello di chi veglia nell’attesa del ritorno glorioso
del suo divin Figlio. A Lei affidatevi con fiducia,
ricorrete sovente alla sua intercessione, perché vi aiuti
a restare desti e vigilanti. Da parte mia vi assicuro il
mio affetto e la mia preghiera quotidiana, mentre di cuore
tutti vi benedico.
©
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