VISITA
AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE (20 FEBBRAIO 2009)
|
Radio
Vaticana 21 febbraio 2009
Nel
servizio si realizza la vera libertà: così il Papa in
visita al Seminario Romano Maggiore
La
libertà è porsi al servizio dell’altro: così il Papa,
ieri pomeriggio, in visita al Pontificio Seminario Romano
Maggiore. Benedetto XVI si è recato presso l’Istituto
alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia,
Patrona del Seminario. Nella Cappella Maggiore
dell’Istituto, il Papa ha quindi tenuto una lectio
divina per i seminaristi sulla Lettera di San Paolo ai
Galati. Il servizio di Isabella Piro:
(musica)
“Siete stati chiamati alla libertà”, ricorda il
Papa ai seminaristi, quella libertà che è stata “il
grande sogno dell’umanità”, soprattutto in epoca
moderna. Ma la libertà, continua il Pontefice, non
significa vivere secondo il proprio io assoluto:
"L’io assoluto dipendente da nessuno e da
niente sembra essere realmente, finalmente, la libertà:
se io non dipendo da nessuno, posso fare quanto voglio. Ma
proprio questa assolutizzazione dell’io è carne, cioè
è degradazione dell’uomo e non arriva alla libertà: il
libertinismo non è libertà, ma è il fallimento della
libertà".
Ma allora che cos’è la libertà? Come possiamo
essere liberi? La risposta, afferma il Papa, si trova
proprio negli scritti di San Paolo:
"Paolo osa un paradosso forte: 'mediante la
carità, siete al servizio'; cioè la libertà si realizza
paradossalmente nel servire, diventiamo liberi se
diventiamo servi gli uni degli altri. E così Paolo mette
tutto il problema della libertà alla luce della verità
dell’uomo. (…) La nostra verità è che, innanzitutto,
siamo creature, creature di Dio e viviamo nella relazione
con il Creatore. Siamo esseri relazionali. E solo
accettando questa nostra relazionalità, entriamo nella
verità, altrimenti cadiamo nella menzogna e nella
menzogna, alla fine, ci distruggiamo".
In quanto creature di Dio, continua Benedetto XVI,
dipendiamo da Lui, ma in una dipendenza che non è
tirannia, bensì amore. Dipendenza “è libertà, perché
così siamo nella carità del Creatore”. Poi, Benedetto
XVI sottolinea che questa “relazionalità creaturale”
implica anche “un secondo tipo di relazione”, ovvero
quella della famiglia umana, del rapporto dell’uno con
l’altro:
"Libertà umana è, da una parte, essere nella
gioia e nello spazio ampio dell’amore di Dio, ma implica
anche essere uno con l’altro e uno per l’altro. Non
c’è libertà contro l’altro. Se io mi assolutizzo,
divento nemico dell’altro, non possiamo più convivere e
tutta la vita diventa crudeltà, diventa fallimento. Solo
libertà condivisa è libertà umana, nell’essere
insieme possiamo entrare nella sinfonia della libertà".
Come trovare, allora, la misura della condivisione
della libertà? Basta guardare all’ordine del Creatore
nella nostra natura, afferma Benedetto XVI, “l’ordine
della verità che dà ad ognuno il suo posto”, così che
“ordine e diritto possono essere strumenti di libertà
contro la schiavitù dell’egoismo”. In quest’ottica,
le parole di Sant’Agostino “Ama e fa’ ciò che
vuoi” diventano vere se si è davvero in comunione con
Cristo, se identifichiamo la nostra volontà con quella
divina. Solo così possiamo fare realmente ciò che
vogliamo, dice Benedetto XVI, perché vogliamo con Cristo,
nella verità e con la verità. Poi, il Pontefice ritorna
su un punto della Lettera ai Galati, in cui Paolo fa
riferimento alla situazione disgregata di quella comunità
cristiana, che “non era più sulla strada della
comunione con Cristo, ma delle legge esteriore della
carne”. In essa sorgevano, allora, delle polemiche,
quelle che nascono là “dove la fede degenera in
intellettualismo e l’umiltà viene sostituita
dall’arroganza dell’essere migliori dell’altro”.
Una realtà riscontrabile anche oggi:
"Vediamo bene che anche oggi ci sono cose
simili, dove - invece di inserirci nella comunione con
Cristo, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa – ognuno
vuol essere superiore all’altro e con arroganza
intellettuale fa pensare che lui sarebbe il migliore. E
così nascono le polemiche che sono distruttive: è una
caricatura della Chiesa che dovrebbe essere un’anima
sola ed un cuore solo".
Fondamentale, allora, conclude il Papa, trarre
insegnamento dagli scritti paolini:
"In questo avvertimento di San Paolo dobbiamo
anche oggi fare un esame di coscienza: non pensare di
essere superiori all’altro, ma trovarci nell’umiltà
di Cristo, trovarci nell’umiltà della Madonna, entrare
nell’obbedienza della fede. E proprio così si apre
realmente il grande spazio della verità e della libertà
nell’amore".
Al termine della lectio divina, il Santo Padre
Benedetto XVI si è fermato a cena con la comunità del
Seminario Romano Maggiore. A tutti i presenti, il Papa ha
espresso la propria gratitudine e la propria gioia per la
visita. Quindi ha aggiunto:
Nel colloquio adesso a tavola, ho imparato di più
della storia del Laterano, cominciando da Costantino,
Sisto V, Benedetto XIV, Papa Lambertini. Così ho visto
tutti i problemi della storia e la sempre nuova rinascita
della Chiesa a Roma E ho capito che nella discontinuità
degli eventi esteriori c’è la grande continuità
dell’unità della Chiesa in tutti i tempi. E anche sulla
composizione del Seminario ho capito che è espressione
della cattolicità della nostra Chiesa. Da tutti i
continenti siamo una Chiesa e abbiamo in comune il futuro.
Speriamo soltanto che crescano ancora le vocazioni perché
abbiamo bisogno, di lavoratori nella vigna del Signore.
|
|