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MESSAGGIO PER SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI

Radio Vaticana, 19 ottobre 2007

Solidarietà, difesa della vita e della famiglia, il dramma del precariato: i temi al centro del messaggio del Papa alla Settimana Sociale dei cattolici italiani

Un forte appello ai laici cattolici perché si impegnino "con generosità e coraggio" nella costruzione di una società giusta e solidale: lo ha lanciato Benedetto XVI nel suo messaggio per la 45.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani apertasi ieri a Pistoia nel centenario dell’iniziativa. Al centro dei lavori il tema del bene comune. Il Papa indica le emergenze del nostro tempo: la difesa della vita e della famiglia, la tutela del lavoro con la denuncia del dramma del precariato. Il servizio di Sergio Centofanti.

Il Papa sottolinea i rischi di “un uso generico e talvolta improprio del termine bene comune” che – afferma – “non consiste nella semplice somma dei beni particolari” ma è “di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo”. Così – rileva il Pontefice – “in passato, e ancor più oggi in tempo di globalizzazione, il bene comune va … considerato e promosso anche nel contesto delle relazioni internazionali” nella consapevolezza che “il bene di ciascuna persona risulta naturalmente interconnesso con il bene dell’intera umanità”.
 
Si tratta di assumere il sistema dell’interdipendenza “come categoria morale” e la solidarietà “come atteggiamento morale e sociale”. La solidarietà – leggiamo nel messaggio - “non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.

 
Benedetto XVI evidenzia quindi le “emergenze etiche e sociali” che sono “in grado di minare la … stabilità e di compromettere seriamente il … futuro” della società del nostro tempo. “Particolarmente attuale – sottolinea - è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. Il Papa ribadisce ancora una volta che “non si tratta di valori e principi solo ‘cattolici’, ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. Ci sono poi i problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani: “Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia – scrive - lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”.
Occorre reagire a queste sfide – esorta Benedetto XVI - “non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo”.
 
Il messaggio affronta poi la questione “dei rapporti tra religione e politica. La novità sostanziale portata da Gesù – si legge nel testo - è che Egli ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, nel pieno rispetto della distinzione e dell’autonomia che esiste tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La Chiesa, dunque, se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall’altra non può esimersi dall’interessarsi del bene dell’intera comunità civile, in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale”. L'azione della Chiesa è volta quindi a risvegliare quelle “forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo”.
 
Il Papa ribadisce infine “che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici” e a questo compito i laici cattolici “debbono dedicarsi con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo”. 

 

 

 

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