|
PRANZO
CON I PADRI SINODALI (24 OTTOBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 25 ottobre 2009
|
Sul
tema della riconciliazione trovato il giusto
equilibrio tra la dimensione politica e quella
spirituale: così il Papa ieri in occasione del
pranzo con i padri sinodali
A
conclusione della diciannovesima congregazione
generale, Benedetto XVI ha pranzato ieri con i
padri sinodali nell’atrio del’Aula Paolo VI.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Benedetto XVI ha riconosciuto il buon lavoro
del sinodo per il Continente africano ed espresso
la propria gratitudine:
"Cari fratelli e sorelle, è adesso
l’ora di dire grazie. Grazie anzitutto al
Signore che ci ha convocato, ci ha riunito, ci ha
aiutato ad ascoltare la sua Parola, la voce dello
Spirito Santo, e così ha dato anche la possibilità
di trovare la strada dell’unità nella
molteplicità delle esperienze, l’unità della
fede e la comunione nel Signore. Perciò
l’espressione 'Chiesa-Famiglia di Dio' non è più
solo un concetto, un’idea, ma è un’esperienza
viva di queste settimane: siamo stati realmente
riuniti, qui, come Famiglia di Dio".
Il Papa ha sottolineato che sul tema
“Riconciliazione, giustizia e pace” è stato
trovato il giusto equilibrio evitando il rischio
della politicizzazione e dell’isolamento nella
dimensione spirituale. Il tema – ha aggiunto -
ha posto una sfida non facile:
"Il tema 'Riconciliazione, giustizia e
pace' implica certamente una forte dimensione
politica, anche se è evidente che
riconciliazione, giustizia e pace non sono
possibili senza una profonda purificazione del
cuore, senza un rinnovamento del pensiero, una metànoia,
senza una novità che deve risultare proprio
dall’incontro con Dio. Ma anche se questa
dimensione spirituale è profonda e fondamentale,
pure la dimensione politica è molto reale, perché
senza realizzazioni politiche, queste novità
dello Spirito comunemente non si realizzano. Perciò
la tentazione poteva essere di politicizzare il
tema, di parlare meno da pastori e più da
politici, con una competenza, così, che non è la
nostra".
L’altro pericolo – ha spiegato il Santo
Padre - è stato quello di “ritirarsi in un
mondo puramente spirituale, in un mondo astratto e
bello, ma non realistico”:
“Il discorso di un pastore, invece, deve
essere realistico, deve toccare la realtà, ma
nella prospettiva di Dio e della sua Parola.
Quindi questa mediazione comporta, da una parte
essere realmente legati alla realtà, attenti a
parlare di quanto c’è, e dall’altra non
cadere in soluzioni tecnicamente politiche; ciò
vuol dire indicare una parola concreta, ma
spirituale. Era questo il grande problema del
Sinodo e mi sembra che, grazie a Dio, siamo
riusciti a risolverlo, e per me questo è anche
motivo di gratitudine perché facilita molto
l’elaborazione del documento post-sinodale”.
Il Sinodo – ha concluso il Papa - finisce e
non finisce, non solo perché i lavori proseguono
con l’Esortazione Post-Sinodale:
"Synodos
vuol dire cammino comune. Rimaniamo nel comune
cammino col Signore, andiamo avanti al Signore per
preparargli le strade, per aiutarlo, aprirgli le
porte del mondo perché possa creare il suo Regno
tra di noi".
|

PAROLE DEL
SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle,
è adesso
l’ora di dire grazie. Grazie anzitutto al Signore che ci
ha convocato, ci ha riunito, ci ha aiutato ad ascoltare la
sua Parola, la voce dello Spirito Santo, e così ha dato
anche la possibilità di trovare la strada dell’unità
nella molteplicità delle esperienze, l’unità della
fede e la comunione nel Signore. Perciò l’espressione
"Chiesa-Famiglia di Dio" non è più solo un
concetto, un’idea, ma è un’esperienza viva di queste
settimane: siamo stati realmente riuniti, qui, come
Famiglia di Dio. Abbiamo fatto anche, con l’aiuto del
Signore, un buon lavoro.
Il tema,
di per sé, era una sfida non facile, con due pericoli,
direi. Il tema "Riconciliazione, giustizia e
pace" implica certamente una forte dimensione
politica, anche se è evidente che riconciliazione,
giustizia e pace non sono possibili senza una profonda
purificazione del cuore, senza un rinnovamento del
pensiero, una metanoia, senza una novità che deve
risultare proprio dall’incontro con Dio. Ma anche se
questa dimensione spirituale è profonda e fondamentale,
pure la dimensione politica è molto reale, perché senza
realizzazioni politiche, queste novità dello Spirito
comunemente non si realizzano. Perciò la tentazione
poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da
pastori e più da politici, con una competenza, così, che
non è la nostra.
L’altro
pericolo è stato - proprio per fuggire da questa
tentazione - quello di ritirarsi in un mondo puramente
spirituale, in un mondo astratto e bello, ma non
realistico. Il discorso di un pastore, invece, deve essere
realistico, deve toccare la realtà, ma nella prospettiva
di Dio e della sua Parola. Quindi questa mediazione
comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà,
attenti a parlare di quanto c’è, e dall’altra non
cadere in soluzioni tecnicamente politiche; ciò vuol dire
indicare una parola concreta, ma spirituale. Era questo il
grande problema del Sinodo e mi sembra che, grazie a Dio,
siamo riusciti a risolverlo, e per me questo è anche
motivo di gratitudine perché facilita molto
l’elaborazione del documento post-sinodale.
Vorrei
adesso ritornare ai ringraziamenti. Ringrazio soprattutto
i presidenti delegati, che hanno moderato, con grande
"sovranità" e anche con allegria, le sedute del
Sinodo. Ringrazio i relatori: abbiamo visto anche adesso e
toccato – per così dire – con mano, che essi hanno
portato il più grande peso del lavoro, hanno lavorato di
notte e anche di domenica, hanno lavorato durante il
pranzo e adesso meritano realmente un grande applauso da
parte nostra.
Posso qui
comunicare che ho deciso di nominare il cardinale Turkson
nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia
e della Pace, successore del cardinale Martino. Grazie,
Eminenza, per aver accettato; siamo contenti di averla fra
poco tra noi. Grazie poi a tutti i Padri, ai delegati
fraterni, agli uditori, agli esperti e grazie soprattutto
ai traduttori perché hanno una parte nella trama di
"creare Pentecoste". Pentecoste vuol dire
capirsi reciprocamente; senza traduttore questo ponte di
comprensione mancherebbe. Grazie! E grazie soprattutto
anche al Segretario generale, al suo team, che ci
ha guidato e ha organizzato silenziosamente tutto molto
bene.
Il Sinodo
finisce e non finisce, non solo perché i lavori vanno
avanti con l’Esortazione Post-Sinodale: Synodos
vuol dire cammino comune. Rimaniamo nel comune cammino col
Signore, andiamo avanti al Signore per preparargli le
strade, per aiutarlo, aprirgli le porte del mondo perché
possa creare il suo Regno tra di noi. In questo senso la
mia Benedizione per voi tutti. Recitiamo adesso la
preghiera di ringraziamento per il pranzo.
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
----------------------------------------------------------
|
|