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UDIENZA
AI MEMBRI DEL SINODO PATRIARCALE ARMENO |
Radio Vaticana,
20 marzo 2006
LA
FEDELTA’ ALLA SEDE DI PIETRO, PIU’ FORTE DELLA
PERSECUZIONE, E LA VOLONTA’ DI DIALOGO TRA LE CHIESE
CRISTIANE SORELLE: QUESTI I MERITI DELLA CHIESA
ARMENO-CATTOLICA SECONDO BENEDETTO XVI, CHE NE HA RICEVUTO
IL PATRIARCA NERSES BEDROS XIX E I MEMBRI DEL SINODO
Seicentomila
fedeli sparsi soprattutto nell’Europa orientale, un
clero di 120 sacerdoti coadiuvati da una novantina di
religiose. Sono le cifre attuali della Chiesa armena
cattolica, che oggi ha concluso con l’udienza in
Vaticano del Patriarca Nerses Bedros XIX
Tarmouni una settimana di incontri a Roma: prima
del Consiglio permanente del Sinodo e poi del Sinodo
ordinario, i cui membri sono stati ricevuti anch’essi
questa mattina dal Papa. Il servizio di Alessandro De
Carolis.
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Nel
ventesimo secolo, la storia l’ha resa, a lungo, una
Chiesa di martiri, vittima del “grande male”. Dalla
radice di quelle sofferenze, l’alba del terzo millennio
cristiano la vede crescere in un clima di ritrovata
fraternità tra le sue varie “anime”: un segno di
quella “piena unità” molte volte auspicata dai Papi.
Tra questi due aspetti principali, Benedetto XVI ha
condensato le sofferte vicende dell’“antica e
nobile” Chiesa armena, di quella cattolica ma anche di
quella “apostolica”, quest’ultima separatasi da
Bisanzio e Roma nel Concilio ecumenico di Calcedonia del
451, ma tutte espressione spirituale di un popolo capace
di una fede quasi bimillenaria. Al Patriarca Nerses Bedros
XIX e al Sinodo armeno-cattolico Benedetto XVI ha
anzitutto espresso “profonda riconoscenza” per il
“forte attaccamento” dimostrato verso la Sede di
Pietro nel corso dei secoli. Un attaccamento che,
soprattutto agli inizi del Novecento, si è trasformato in
una coerenza pagata fino al sacrificio estremo:
“La Chiesa
armena, che fa riferimento al Patriarcato di Cilicia, è
certamente partecipe a pieno titolo delle vicende storiche
vissute dal popolo armeno lungo i secoli e, in
particolare, delle sofferenze che esso ha patito in nome
della fede cristiana negli anni della terribile
persecuzione che resta nella storia col nome tristemente
significativo di metz
yeghèrn, il
grande male”.
Pur
costretti dalla diaspora a frammentarsi in molte aree
dell’est Europa e del Medio Oriente, gli armeni
cattolici – ha riconosciuto il Papa – “si sono
sempre sforzati di integrarsi con la loro operosità e la
loro dignità nelle società in cui si sono venuti a
trovare, continuano a testimoniare anche oggi la loro
fedeltà al Vangelo”, grazie anche al ruolo unificatore
svolto dal Patriarcato che ha sede in Libano. Ma di
cammino verso l’unità il Papa ha voluto parlare anche
in merito al “dialogo cordiale e fruttuoso” che gli
armeni cattolici intrattengono, specialmente negli ultimi
decenni, con la Chiesa armena apostolica e le altre
denominazioni che “riconoscono in San Gregorio
l’Illuminatore il comune padre fondatore”. Nel
ricordare le celebrazioni del 2001, quando anche Giovanni
Paolo II rese onore ai 1700 anni dell’evangelizzazione
della Chiesa armena, Benedetto XVI ha affermato:
“Incoraggio
questa ritrovata fraternità e collaborazione, auspicando
che da essa scaturiscano nuove iniziative per un percorso
comune verso la piena unità. E se gli avvenimenti storici
hanno visto la frammentazione della Chiesa armena, la
Divina Provvidenza farà sì che un giorno essa torni ad
essere unita con una sua Gerarchia in fraterna sintonia
interna e in piena comunione con il vescovo di Roma (…)
L’amore del Signore per la Chiesa pellegrina nel tempo
saprà offrire ai cristiani – è la nostra fiduciosa
speranza – i mezzi necessari per realizzare il suo
pressante desiderio: ut
unum sint”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Beatitudine,
venerati fratelli nell'Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Con gioia
vi saluto e vi do il mio cordiale benvenuto! Siete giunti
a Roma da diverse parti del mondo, recando con voi la
consapevolezza di appartenere ad una Chiesa antica e
nobile, che con i suoi tesori spirituali contribuisce ad
arricchire la bellezza della Sposa di Cristo. Grazie,
Beatitudine, per le fervide espressioni di comunione che
mi ha rivolto anche a nome del Sinodo dei Vescovi della
Chiesa armeno-cattolica e di tutti i presenti. Ella ha
voluto ricordare i tanti segni di benevolenza e di
sollecitudine che i miei Predecessori hanno manifestato
verso la vostra antica e veneranda Chiesa. Occorre al
tempo stesso riconoscere il forte attaccamento, talvolta
sino al martirio, che la vostra Comunità ha sempre
dimostrato verso la Sede di Pietro in un reciproco e
fecondo rapporto di fede e di affetto. Anche per questo
desidero manifestare la mia profonda riconoscenza.
La Chiesa
armena, che fa riferimento al Patriarcato di Cilicia, è
certamente partecipe a pieno titolo delle vicende storiche
vissute dal Popolo armeno lungo i secoli e, in
particolare, delle sofferenze che esso ha patito in nome
della fede cristiana negli anni della terribile
persecuzione che resta nella storia col nome tristemente
significativo di metz yeghèrn, il grande male.
Come non ricordare in proposito i tanti inviti rivolti da
Leone XIII ai cattolici perché soccorressero l'indigenza
e le sofferenze delle popolazioni armene? Né si possono
dimenticare, come Ella opportunamente ha sottolineato, i
decisi interventi di Papa Benedetto XV quando, con
profonda emozione, deplorava: "Miserrima
Armeniorum gens prope ad interitum adducitur" (AAS
VII, 1915, 510). Gli Armeni, che si sono sempre sforzati
di integrarsi con la loro operosità e la loro dignità
nelle società in cui si sono venuti a trovare, continuano
a testimoniare anche oggi la loro fedeltà al Vangelo. In
realtà, la Comunità armeno-cattolica è sparsa in molti
Paesi, pure al di fuori del territorio patriarcale. In
considerazione di ciò, la Sede Apostolica ha costituito
dove era necessario Eparchie o Ordinariati per la loro
cura pastorale. In Medio Oriente, in Cilicia e,
successivamente, in Libano, la Provvidenza ha collocato il
Patriarcato degli armeno-cattolici: ad esso, tutti i
fedeli armeno-cattolici guardano come a saldo punto di
riferimento spirituale per la loro secolare tradizione
culturale e liturgica.
Osserviamo,
poi, come diverse Chiese, che riconoscono in san Gregorio
l'Illuminatore il comune padre fondatore, sono fra loro
divise, anche se negli ultimi decenni tutte hanno ripreso
un dialogo cordiale e fruttuoso, al fine di riscoprire le
comuni radici. Incoraggio questa ritrovata fraternità e
collaborazione, auspicando che da essa scaturiscano nuove
iniziative per un percorso comune verso la piena unità. E
se gli avvenimenti storici hanno visto la frammentazione
della Chiesa armena, la Divina Provvidenza farà sì che
un giorno essa torni ad essere unita con una sua Gerarchia
in fraterna sintonia interna e in piena comunione con il
Vescovo di Roma. Di questa auspicata unità è stato un
segno confortante la celebrazione dei 1700 anni di
fondazione della Chiesa armena, con la partecipazione
dell’amato mio Predecessore Giovanni Paolo II. L’amore
del Signore per la Chiesa pellegrina nel tempo saprà
offrire ai cristiani – è la nostra fiduciosa speranza
– i mezzi necessari per realizzare il suo pressante
desiderio: "ut unum sint". Vogliamo
essere tutti strumenti a disposizione di Cristo; Egli, che
è Via, Verità e Vita, ci conceda di perseverare con ogni
nostra forza, perché vi sia quanto prima un solo gregge
sotto un solo Pastore.
Cari
fratelli e sorelle, con questi sentimenti invoco su di
voi, sulle vostre comunità e sul Popolo armeno la celeste
intercessione di Maria Santissima che, come amava dire san
Nerses Shnorali, è "luogo del Verbo incircoscritto,
terra da ogni parte sigillata, in cui dimorò la Luce,
aurora del Sole di giustizia". Vi sostenga, inoltre,
la protezione di san Gregorio l'Illuminatore e dei Santi e
dei Martiri che nel corso dei secoli hanno reso
testimonianza al Vangelo. Vi accompagni infine la
Benedizione, che di cuore imparto a voi e al vostro
Popolo, quale segno del costante affetto del Successore di
Pietro per tutti gli Armeni.
©
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