Fu
essenzialmente un principe rinascimentale; è il Sisto
da cui prende il nome la Cappella
Sistina, dove la squadra di artisti che che egli
mise assieme, introdusse il primo Rinascimento
a Roma
grazie a questo capolavoro (il soffitto di Michelangelo
venne aggiunto successivamente).
Biografia
Nacque
nella Repubblica
di Genova da una famiglia modesta o ad Albissola
o a Celle
Ligure, vicino Savona.
Entrò nell'Ordine
Francescano, e le sue qualità intellettuali si
rivelarono mentre studiava filosofia
e teologia
all'Università
di Pavia. Si dedicò all'insegnamento in molte
eminenti università italiane. Venne nominato ministro
generale dei Francescani nel 1464.
Nel 1467
venne fatto Cardinale
da Papa
Paolo II.
Pontificato
A
seguito della sua elezione, dopo alcune inefficaci
sortite contro i Turchi a Smirne
(dove l'energia spesa nella raccolta di fondi ebbe più
successo dei tentativi poco convinti di prendere
d'assalto la città) e alcuni tentativi di unificazione
con la Chiesa
Ortodossa, egli si rivolse alle questioni legate al
potere temporale e a considerazioni dinastiche. Sisto
continuò lo sterile dibattito con Luigi
XI di Francia, che continuò a difendere la Sanzione
pragmatica di Bourges (1438), la quale forniva il
consenso reale ai decreti papali prima che questi
venissero promulgati in Francia
e formava l'inamovibile chiave
di volta dell'indipendenza della chiesa
gallicana. Allo stesso tempo Luigi manovrava per
rimpiazzare Ferdinando
I di Napoli con un principe francese, cosa che il
Papa, abile stratega, non poteva permettere.
Come
diversi altri Papi, Sisto fece uso del nepotismo.
Nell'affresco
del pictor papalis Melozzo
da Forlì che compare qui sotto, egli è affiancato
dai suoi nipoti delle famiglie Della
Rovere e Riario,
dei quali vennero nominati cardinali il protonotario
apostolico Raffaele
Riario (alla sua destra) e Giuliano della Rovere, il
futuro Papa
Giulio II (pontefice dal 1503
al 1513)
che gli sta di fronte; si diedero alla carriera
politica, invece, Girolamo
Riario, per il quale Sisto IV volle il dominio di Imola
e di Forlì,
e Giovanni
della Rovere, posti dietro l'inginocchiato
Bartolomeo Platina, autore della prima storia umanista
dei Papi.
Durante
l'ingrandimento territoriale dello Stato
Pontificio, il nipote Cardinal Raffaele Riario, per
il quale venne costruito il Palazzo
della Cancelleria, fu uno dei capi della congiura
dei Pazzi, che mirava ad assassinare Lorenzo
de' Medici e suo fratello per sostituirli a Firenze
con quel Girolamo Riario che già governava Forlì
e Imola.
L'Arcivescovo di Pisa Francesco
Salviati, uno dei principali organizzatori del
piano, venne impiccato sulle mura del fiorentino Palazzo
della Signoria, e Sisto replicò con un interdizione
e due anni di guerra contro Firenze. Egli inoltre
incoraggiò i Veneziani ad attaccare Ferrara,
che desiderava ottenere per un altro nipote. I principi
italiani, contrariati, si allearono per costringere
Sisto a fare la pace, un atto che infastidì Sisto
immensamente.
Come
principe temporale, che costruì solide fortezze nello Stato
Pontificio, Sisto si impegnò in modo abbastanza
scandaloso nell'aggressione del Ducato
di Ferrara da parte dei Veneziani, che egli incitò
all'attacco nel 1482. Il loro assalto combinato venne
bloccato da un'alleanza tra gli Sforza
di Milano,
i Medici
di Firenze, e il re di Napoli,
suo alleato ereditario e di solito braccio forte del
papato. Per essersi rifiutata di desistere dalle ostilità
che egli stesso aveva istigato (e per essere una
pericolosa rivale alle ambizioni papali sulle Marche),
Sisto pose Venezia
sotto interdizione fino al 1483.
Sisto
acconsentì all'Inquisizione
spagnola, emanò una bolla nel 1478 che istituiva un
inquisitore a Siviglia,
sotto pressione politica di Ferdinando
II di Aragona, che minacciava di ritirare l'appoggio
militare del suo Regno
di Sicilia. Sisto discusse su
protocollo e prerogative della giurisdizione, fu
scontento degli eccessi dell'inquisizione e prese misure
per condannare gli abusi più plateali nel 1482. Nelle
questioni ecclesiastiche, Sisto IV istituì la festa (8
dicembre) dell'Immacolata
concezione della Vergine Maria e annullò
formalmente (1478) i decreti riformisti del Concilio
di Costanza.
Come
patrono civico di Roma, Sisto merita ammirazione. La cappella
Sistina fu voluta da Sisto, così come il Ponte
Sisto che doveva facilitarne l'integrazione con la
parte più vecchia della città. Nel rione di Borgo
aprí una nuova strada (la Via Sistina, l'odierno
Borgo Sant'Angelo) per facilitare l'accesso a San
Pietro. Egli fece anche ricostruire San Vitale nel 1475
e rifondò, arricchì ed ampliò la Biblioteca
Apostolica Vaticana. Sancì il primo tentativo di
riorganizzazione del Calendario
Giuliano da parte di Regiomontano
e chiamò a Roma Josquin
des Prez per la sua musica. Il suo monumento
funerario in bronzo,
nella Basilica
di San Pietro, che sembra un gigantesco cofanetto di
oreficeria, è di Antonio
Pollaiuolo.
Contro
Sisto IV furono scritte diverse pasquinate, tra cui la
piu velenosa è questa:
«Sisto,
sei morto alfine: ingiusto, infido, giace, chi
la pace odiò tanto in sempiterna pace.
Sisto,
sei morto alfine: e Roma ecco in letizia, che
te regnante, fame soffrì, stragi e nequizia.
Sisto, sei morto alfine: tu di discordia
eterno motor fin contro Dio,
scendi nel cupo inferno
Sisto, sei morto alfine: in ogni inganno
destro, in frodi, in tradimenti altissimo
maestro.
Sisto, sei morto alfine: orgia di sozzi pianti
ti dan ruffian, cinedi, meretrici e baccanti.
Sisto, sei morto alfine: obbobrio e vitupero
del papato, sei morto alfine, Sisto, è vero?
Sisto,
sei morto alfine: su, su, gettate a brani le
scellerate membra in pasto ai lupi e ai cani!»
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