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VIAGGIO
IN SPAGNA, INCONTRO CON I GIORNALISTI SULL'AEREO |
Radio Vaticana,
6 novembre 2010
Il
colloquio con i giornalisti. Il Papa: promuovere
l'incontro, non lo scontro, tra fede e laicità
◊
Un anticipo, come di consueto, dei temi portanti che
caratterizzeranno questa visita apostolica in Spagna
Benedetto XVI lo aveva offerto sull’aereo papale,
intrattenendosi durante il volo con i giornalisti presenti
a bordo. In particolare, il Papa ha auspicato l’incontro
e non lo scontro tra fede e laicità, una questione - ha
spiegato - nella quale la cultura spagnola riveste un
ruolo centrale. Il Pontefice ha poi confidato la sua
esperienza di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela
e ha dato una sua lettura dell’opera di Antoni Gaudí,
l’architetto della Basilica della Sagrada Familia di
Barcellona. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Una delle risposte più attese dai giornalisti
riguardava la nascita del dicastero per la Nuova
Evangelizzazione e se la Spagna fosse, in qualche modo,
una prima destinataria, per così dire, delle attenzioni
del nuovo organismo vaticano. Benedetto XVI ha
riconosciuto con schiettezza che la Spagna era "il
Paese originario della fede" ma è anche il Paese
dove si sono sviluppati "una laicità, un
anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo".
Tuttavia, ha affermato, l’orizzonte del dicastero è più
ampio:
“Con questo dicastero ho pensato di per sé al
mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà
di pensare nei concetti della Scrittura, della teologia,
è universale (… ) Ma è ugualmente vero che in Spagna
è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un
secolarismo forte e aggressivo".
Il Papa ha tuttavia auspicato l’incontro e non lo
scontro tra fede e laicità e in questo incontro la
cultura spagnola può rivestire un ruolo centrale. Sulla
stessa scia, una domanda ha affrontato il rapporto tra
fede, arte e bellezza. “Voi sapete che io insisto molto
sulla relazione tra fede e ragione”, ha ricordato
Benedetto XVI ai giornalisti. E tuttavia, ha aggiunto...
“ ...la verità, scopo e vita della ragione, si
esprime nella bellezza e diventa se stessa nella bellezza
(...) E quindi dove c’è la verità deve nascere la
bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo
corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione
tra verità e bellezza è inscindibile e perciò abbiamo
bisogno della bellezza (…) Perciò il dialogo o
l’incontro, direi, tra arte fede è inscritto nella più
profonda essenza della fede, dobbiamo fare di tutto perché
anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudí
nella continuità e nella novità, e perché l’arte non
perda il contatto con la fede”.
Arte, fede e bellezza furono i punti di riferimento di
Antoni Gaudí, al cui genio si deve la Basilica della
Sagrada Familia di Barcellona, che il Papa si appresta a
consacrare. E in questa sia pur incompiuta creazione, ha
osservato il Pontefice, brillano in particolare tre
elementi. Il primo, ha osservato, riguarda “la sintesi
tra continuità e novità, tradizione e creatività”,
che vide l’architetto catalano “inserirsi nella grande
tradizione delle cattedrali” con una visione totalmente
nuova”. Secondo, Gaudí – ha detto il Pontefice –
studiò e offrì con le sue geometrie “una sintesi tra
senso del creato, scrittura e adorazione”, un messaggio
che il Papa ha definito “molto importante per
l’oggi”. Terzo punto, infine, la devozione alla
Famiglia di Nazareth, che ha la sua radice storica
nell’Ottocento:
“Proprio questa devozione di ieri, si potrebbe
dire, è di grandissima attualità perché il problema
della famiglia, del rinnovamento della famiglia come
cellula fondamentale della società è il grande tema di
oggi e ci indica dove possiamo andare sia nella
costruzione della società sia nella unità tra fede e
vita, tra religione e società. Famiglia è il tema
fondamentale che si esprime qui, dicendo che Dio stesso si
è fatto figlio nella famiglia e ci chiama a costruire e
vivere la famiglia”.
Benedetto XVI si è poi soffermato sul senso del
pellegrinaggio. “Essere in cammino – ha detto, citando
tutte le città nelle quali ha risieduto nel corso degli
anni – è già inscritto nella mia biografia”. Ma è
nell’“essenza” stessa della fede, ha affermato,
l’“essere pellegrino”. Bisogna talvolta, ha
invitato, “uscire dalla quotidianità, dal mondo
dell’utile, dell’utilitarismo (…) per essere
veramente in cammino verso la trascendenza”:
“Così è anche il pellegrinaggio sempre: non solo
un uscire da se stesso verso il più grande ma anche un
andare insieme (...) Basta dire che il cammino di San
Giacomo è un elemento nella formazione dell’unità
spirituale del Continente europeo; qui i pellegrini ...
hanno trovato l’identità comune europea, e anche oggi
rinasce questo movimento, questi sogno di essere in
movimento, spiritualmente e fisicamente, di trovarsi
l’un l’altro e di trovare così silenzio, libertà,
rinnovamento, e di trovare Dio”.
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO LA SPAGNA
Volo Papale
Sabato, 6 novembre 2010
P.
Lombardi. Santità, benvenuto per questo abituale
incontro con i colleghi giornalisti all’inizio di questo
bel viaggio. E’ un viaggio breve, ma un viaggio che
suscita molto interesse. Posso dire che secondo le
informazioni dei giorni scorsi, in Spagna ci sono più di
3.000 giornalisti accreditati per seguire, tra Santiago e
Barcellona, di oltre 300 testate diverse. Quindi, c’è
veramente molto interesse. E qui, nel volo, con lei,
abbiamo 61 giornalisti, 61 colleghi, e c’è una grossa
rappresentanza spagnola, naturalmente: otto sono i
colleghi spagnoli accreditati a Roma, che viaggiano con
Lei, e otto sono i colleghi spagnoli venuti apposta dalla
Spagna per fare tutto il viaggio, compreso questo volo,
con Lei. Voglio segnalare la presenza della televisione di
Galizia, della televisione di Catalogna che garantiranno
la copertura completa degli eventi di questo viaggio,
anche con il loro lavoro, e ne siamo molto grati.
Allora,
come al solito, Le propongo alcune domande che sono state
formulate dai colleghi in questi giorni e che poi abbiamo
scelto con un criterio di interesse comune per illuminare
il significato di questo viaggio. Partiamo naturalmente da
Santiago:
Santità,
nel messaggio per il recente Congresso dei Santuari che si
svolgeva proprio a Santiago de Compostela, Lei ha detto di
vivere il suo pontificato “con i sentimenti del
pellegrino”. Anche nel Suo stemma, c’è la conchiglia
del pellegrino. Vuole dirci qualcosa sulla prospettiva del
pellegrinaggio, anche nella Sua vita personale e nella Sua
spiritualità, e sui sentimenti con cui si reca come
pellegrino a Santiago?
Il
Santo Padre. Buongiorno! Potrei dire che l’essere in
cammino è già iscritto nella mia biografia – Marktl,
Tittmoning, Aschau, Traunstein, München, Freising, Bonn,
Münster, Tübingen, Regensburg, München, Roma – ma
forse questa è una cosa esteriore. Tuttavia, mi ha fatto
pensare all’instabilità di questa vita, l’essere in
cammino … Naturalmente, contro il pellegrinaggio uno
potrebbe dire: Dio è dappertutto, non c’è bisogno di
andare in un altro luogo. Ma è anche vero che la fede,
secondo la sua essenza, è un “essere pellegrino”.
La
Lettera agli Ebrei dimostra che cosa sia fede nella figura
di Abramo, che esce dalla sua terra e rimane un pellegrino
verso il futuro per tutta la sua vita; e questo movimento
abramico rimane nell’atto della fede, è un essere
pellegrino soprattutto interiormente, ma deve anche
esprimersi esteriormente. Qualche volta, uscire dalla
quotidianità, dal mondo dell’utile,
dell’utilitarismo, uscire solo per essere realmente in
cammino verso la trascendenza; trascendere se stesso,
trascendere la quotidianità e così trovare anche una
nuova libertà, un tempo di ripensamento interiore, di
identificazione di se stesso, di vedere l’altro, Dio, e
così è anche il pellegrinaggio, sempre: non solo un
uscire da se stesso verso il più grande, ma anche un
andare insieme. Il pellegrinaggio riunisce: andiamo
insieme verso l’altro e così ci troviamo
reciprocamente. Basta dire che i cammini di San Giacomo
sono un elemento nella formazione dell’unità spirituale
del Continente europeo. Qui, peregrinando, si sono
trovati, hanno trovato l’identità comune europea, e
anche oggi rinasce questo movimento, questo bisogno di
essere in movimento spiritualmente e fisicamente, di
trovarsi l’un l’altro e di trovare così silenzio,
libertà, rinnovamento, e trovare Dio.
P.
Lombardi. Grazie, Santità. E adesso spostiamo lo
sguardo verso Barcellona. Quale significato può avere la
consacrazione di un tempio come la Sagrada Familia
all’inizio del secolo XXI? E c’è qualche aspetto
specifico della visione di Gaudí che L’ha colpita in
particolare?
Il
Santo Padre. In realtà, questa cattedrale è anche un
segno proprio per il nostro tempo. Trovo nella visione di
Gaudí soprattutto tre elementi.
Il primo,
questa sintesi tra continuità e novità, tradizione e
creatività. Gaudí ha avuto questo coraggio di inserirsi
nella grande tradizione delle cattedrali, di osare di
nuovo, nel suo secolo - con una visione totalmente nuova -
questa realtà: la cattedrale luogo dell’incontro tra
Dio e l’uomo, in una grande solennità; e questo
coraggio di rimanere nella tradizione, ma con un creatività
nuova, che rinnova la tradizione e dimostra così l’unità
della storia e il progresso della storia, è una cosa
bella.
Secondo.
Gaudí voleva questo trinomio: libro della Natura, libro
della Scrittura, libro della Liturgia. E questa sintesi
proprio oggi è di grande importanza. Nella liturgia, la
Scrittura diventa presente, diventa realtà oggi: non è
più una Scrittura di duemila anni fa, ma va celebrata,
realizzata. E nella celebrazione della Scrittura parla la
creazione, parla il creato e trova la sua vera risposta,
perché, come ci dice san Paolo, la creatura soffre, e,
invece di essere distrutta, disprezzata, aspetta i figli
di Dio, cioè quelli che la vedono nella luce di Dio. E
così - penso - questa sintesi tra senso del creato,
Scrittura e adorazione è proprio un messaggio molto
importante per l’oggi.
E, infine
- terzo punto - questa cattedrale è nata da una devozione
tipica dell’Ottocento: san Giuseppe, la Sacra Famiglia
di Nazareth, il mistero di Nazareth. Ma proprio questa
devozione di ieri, si potrebbe dire, è di grandissima
attualità, perché il problema della famiglia, del
rinnovamento della famiglia come cellula fondamentale
della società, è il grande tema di oggi e ci indica dove
possiamo andare sia nella costruzione della società sia
nella unità tra fede e vita, tra religione e società.
Famiglia è il tema fondamentale che si esprime qui,
dicendo che Dio stesso si è fatto figlio in una famiglia
e ci chiama a costruire e vivere la famiglia.
P.
Lombardi. Gaudí e la Sagrada Familia rappresentano
con particolare efficacia il binomio fede-arte. Come può
la fede ritrovare oggi il suo posto nel mondo dell’arte
e della cultura? E’ questo uno dei temi importanti del
Suo pontificato?
Il
Santo Padre. E’ così. Voi sapete che io insisto
molto sulla relazione tra fede e ragione, che la fede, e
la fede cristiana, ha la sua identità solo
nell’apertura alla ragione, e che la ragione diventa se
stessa se si trascende verso la fede. Ma ugualmente
importante è la relazione tra fede e arte, perché la
verità, scopo, meta della ragione, si esprime nella
bellezza e diventa se stessa nella bellezza, si prova come
verità. Quindi dove c’è la verità deve nascere la
bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo
corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione
tra verità e bellezza è inscindibile e perciò abbiamo
bisogno della bellezza. Nella Chiesa, dall’inizio, anche
nella grande modestia e povertà del tempo delle
persecuzioni, l’arte, la pittura, l’esprimersi della
salvezza di Dio nelle immagini del mondo, il canto, e poi
anche l’edificio, tutto questo è costitutivo per la
Chiesa e rimane costitutivo per sempre. Così la Chiesa è
stata madre delle arti per secoli e secoli: il grande
tesoro dell’arte occidentale - sia musica, sia
architettura, sia pittura - è nato dalla fede
all’interno della Chiesa. Oggi c’è un certo
“dissenso”, ma questo fa male sia all’arte, sia alla
fede: l’arte che perdesse la radice della trascendenza,
non andrebbe più verso Dio, sarebbe un’arte dimezzata,
perderebbe la radice viva; e una fede che avesse l’arte
solo nel passato, non sarebbe più fede nel presente; ed
oggi deve esprimersi di nuovo come verità, che è sempre
presente. Perciò il dialogo o l’incontro, direi
l’insieme, tra arte e fede è inscritto nella più
profonda essenza della fede; dobbiamo fare di tutto perché
anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudí,
nella continuità e nella novità, e che l’arte non
perda il contatto con la fede.
P.
Lombardi. In questi mesi si sta avviando il nuovo
Dicastero per la “nuova evangelizzazione”. E molti si
sono domandati se proprio la Spagna, con gli sviluppi
della secolarizzazione e della diminuzione rapida della
pratica religiosa, sia uno dei Paesi a cui Lei ha pensato
come obiettivo per questo nuovo Dicastero, o addirittura
se non ne sia l’obiettivo principale. Questa è la
nostra domanda.
Il
Santo Padre. Con questo Dicastero ho pensato di per sé
al mondo intero perché la novità del pensiero, la
difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura, della
teologia, è universale, ma c’è naturalmente un centro
e questo è il mondo occidentale con il suo secolarismo,
la sua laicità, e la continuità della fede che deve
cercare di rinnovarsi per essere fede oggi e per
rispondere alla sfida della laicità. Nell’Occidente
tutti i grandi Paesi hanno il loro proprio modo di vivere
questo problema: abbiamo avuto ad esempio i viaggi in
Francia, nella Repubblica Ceca, nel Regno Unito, dove
dappertutto è presente in modo specifico per ciascuna
nazione, per ciascuna storia, lo stesso problema, e questo
vale anche in modo forte per la Spagna. La Spagna è
stata, da sempre, un Paese “originario” della fede;
pensiamo che la rinascita del cattolicesimo nell’epoca
moderna avviene soprattutto grazie alla Spagna; figure
come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila e
san Giovanni d’Avila, sono figure che hanno realmente
rinnovato il cattolicesimo, hanno formato la fisionomia
del cattolicesimo moderno. Ma è ugualmente vero che in
Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un
secolarismo forte e aggressivo, come abbiamo visto proprio
negli anni Trenta, e questa disputa, più questo scontro
tra fede e modernità, ambedue molto vivaci, si realizza
anche oggi di nuovo in Spagna: perciò per il futuro della
fede e dell’incontro - non lo scontro, ma l’incontro
tra fede e laicità - ha un punto centrale anche proprio
nella cultura spagnola. In questo senso, ho pensato a
tutti i grandi Paesi dell’Occidente, ma soprattutto
anche alla Spagna.
P.
Lombardi. Con il viaggio a Madrid dell’anno
prossimo per la Giornata Mondiale della Gioventù, Lei avrà
fatto tre viaggi in Spagna, cosa che non avviene per
nessun altro Paese. Come mai questo privilegio? E’ un
segno di amore o di particolare preoccupazione?
Il
Santo Padre. Naturalmente è un segno di amore. Si
potrebbe dire che è per caso che vengo tre volte in
Spagna. La prima, il grande incontro internazionale delle
famiglie, a Valencia: come potrebbe essere assente il
Papa, se le famiglie del mondo si incontrano? Il prossimo
anno la Gmg, l’incontro della gioventù del mondo a
Madrid, e il Papa non può essere assente in questa
occasione. E, infine, abbiamo l’Anno Santo di San
Giacomo, abbiamo la consacrazione, dopo più di cento anni
di lavoro, della cattedrale della Sagrada Familia di
Barcellona, come potrebbe non venire il Papa? Di per sé,
quindi, le occasioni sono le sfide, quasi una necessità
di andarci, ma il fatto che proprio in Spagna si
concentrino tante occasioni, mostra anche che è realmente
un Paese pieno di dinamismo, pieno di forza della fede, e
la fede risponde alle sfide che sono ugualmente presenti
in Spagna; perciò diciamo: il caso ha fatto sì che
venga, ma questo caso dimostra una realtà più profonda,
la forza della fede e la forza della sfida per la fede.
P.
Lombardi. Grazie, Santità. E ora se vuole dire
qualche altra cosa per concludere questo nostro incontro.
C’è qualche messaggio particolare che Lei spera di dare
alla Spagna e al mondo di oggi con questo viaggio?
Il
Santo Padre. Io direi che questo viaggio ha due temi.
Ha il tema del pellegrinaggio, dell’essere in cammino, e
ha il tema della bellezza, della espressione della verità
nella bellezza, della continuità tra tradizione e
rinnovamento. Io penso che questi due temi del viaggio
siano anche un messaggio: essere in cammino, non perdere
il cammino della fede, cercare la bellezza della fede, la
novità e la tradizione della fede che sa esprimersi e sa
incontrarsi con la bellezza moderna, con il mondo di oggi.
Grazie.
P.
Lombardi. Grazie a Lei, Santità, di avere passato
questo tempo con noi e di averci dato anche queste
risposte così belle. Credo che questo viaggio sia in
particolare un bel viaggio per i temi che affronta, per le
circostanze che andremo a vivere insieme e credo che tutti
noi che siamo qui presenti come comunicatori cercheremo di
accompagnare e collaborare nel modo migliore perché Lei
possa dare il Suo messaggio di gioia e di speranza.
Grazie, Santità!
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