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Radio Vaticana 7
novembre 2010
Da
Santiago de Compostela, l'invito di Benedetto XVI:
l'Europa si apra a Dio "senza paura"
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Il nome di Dio torni a “risuonare gioiosamente
sotto i cieli dell’Europa”. Da Santiago di
Compostela è questo il messaggio che Benedetto XVI
ha lanciato alla Spagna e al Vecchio continente
nella Messa celebrata ieri pomeriggio nella Plaza
del Obradoiro, all’esterno del grande Santuario
dedicato all’Apostolo Giacomo. Oltre settemila
persone hanno partecipato alla cerimonia, presieduta
dal Papa, in occasione dell’Anno giubilare
compostelano. La cronaca nel servizio di Alessandro
De Carolis:
L’Europa, cuore di un cristianesimo che non
palpita quasi più, torni ad aprirsi a Dio
"senza paura”. Sul “camino” di Santiago,
Benedetto XVI vive la semplicità interiore
dell’essere un pellegrino e la responsabilità
pubblica di pastore universale, che da un crocevia
dello spirito come Compostela ricorda agli europei,
una volta ancora, che la radice della loro civiltà
è intessuta fin nelle fibre più profonde di Cristo
e del suo Vangelo.
(musica)
Davanti ai principi delle Asturie e alle autorità
civili nazionali, regionali e locali, salutate in
idioma galiziano, oltre che ai vertici della Chiesa
locale, il Papa presiede la Messa giubilare
dell’Anno compostelano con un’idea ben chiara:
rinsaldare nei cuori di chi crede la convinzione che
essere discepoli di Cristo significa dare una
testimonianza sociale e culturale dove, a differenza
di certa mentalità, il servizio ai fratelli “non
si misura – dice – in base ai criteri mondani
dell’immediato, del materiale e dell’apparente,
ma perché rende presente l’amore di Dio per tutti
gli uomini”. Un amore manifestato
“concretamente” nella storia dalla venuta di
Cristo e oggi troppo spesso rinnegato:
“Es una tragedia qu en Europa...
È una tragedia che in Europa, soprattutto nel
XIX secolo, si affermasse e diffondesse la
convinzione che Dio è l’antagonista dell’uomo e
il nemico della sua liberà (…) come Dio avrebbe
creato tutte le cose se non le avesse amate, Lui che
nella sua infinita pienezza non ha bisogno di nulla?
Come si sarebbe rivelato agli uomini se non avesse
voluto proteggerli?”.
Dio, incalza, “è l’origine del nostro essere
e il fondamento e culmine della nostra libertà, non
il suo oppositore”. E, allora, “com’è
possibile – si chiede in un crescendo di
considerazioni – che si neghi a Dio, sole delle
intelligenze, forza delle volontà e calamita dei
nostri cuori, il diritto di proporre questa luce che
dissipa ogni tenebra?”:
“Por eso, es necesario que Dios...
Perciò, è necessario che Dio torni a
risuonare gioiosamente sotto i cieli dell’Europa;
che questa parola santa non si pronunci mai invano;
che non venga stravolta facendola servire a fini che
non le sono propri. Occorre che venga proferita
santamente. È necessario che la percepiamo così
nella vita di ogni giorno, nel silenzio del lavoro,
nell’amore fraterno e nelle difficoltà che gli
anni portano con sé. L’Europa deve aprirsi a Dio,
uscire all’incontro con Lui senza paura”.
Benedetto XVI – che dopo l’omelia si è
chinato come tutti al passaggio del grande
botafumeiro, il monumentale incensiere d’argento,
pesante 70 chili, che con un sistema di corde e
carrucole viene fatto oscillare vorticosamente sulle
teste dei fedeli in occasione delle messe solenni e
durante l'Anno Santo Compostelano – ha fatto un
ulteriore appello alle coscienze degli europei:
“No se puede dar culto a Dios...
Non si può dar culto a Dio senza proteggere
l’uomo suo figlio e non si serve l’uomo senza
chiedersi chi è suo Padre e rispondere alla domanda
su di lui. L’Europa della scienza e delle
tecnologie, l’Europa della civilizzazione e della
cultura, deve essere allo stesso tempo l’Europa
aperta alla trascendenza e alla fraternità con
altri continenti, al Dio vivo e vero a partire
dall’uomo vivo e vero. Questo è ciò che la
Chiesa desidera apportare all’Europa: avere cura
di Dio e avere cura dell’uomo, a partire dalla
comprensione che di entrambi ci viene offerta in Gesù
Cristo”.
Un messaggio già accennato al suo arrivo in
Spagna e suggellato da un pensiero sul significato
dell’andare in pellegrinaggio, alla ricerca della
propria anima, che lungo i sentieri di Santiago
conta milioni di adulti, giovani e anziani:
“El cansancio del andar...
La stanchezza dell’andare, la varietà dei
paesaggi, l’incontro con persone di altra
nazionalità, li aprono a ciò che di più profondo
e comune ci unisce agli uomini: esseri in ricerca,
esseri che hanno bisogno di verità e di bellezza,
di un’esperienza di grazia, di carità e di pace,
di perdono e di redenzione (...) Chi compie il
pellegrinaggio a Santiago, in fondo, lo fa per
incontrarsi soprattutto con Dio, che, riflesso nella
maestà di Cristo, lo accoglie e benedice
nell’arrivare al Portico della Gloria”.
(musica)
Dopo la Messa a Santiago, Benedetto XVI ha
lasciato la Galizia per la Catalogna atterrando in
serata a Barcellona per la seconda tappa di questo
18.mo viaggio apostolico. Il Papa ha trovato al suo
arrivo folla e un’atmosfera festosa, che gli hanno
fatto ala fino all’arcivescovado, da dove il Papa
ha vissuto un fuori programma, affacciandosi da una
delle finestre per benedire le persone che
continuavano a incitarlo con affetto.
(saluto del Papa - applausi)
SANTA
MESSA IN OCCASIONE
DELL'ANNO SANTO COMPOSTELANO
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Plaza
del Obradoiro a Santiago de Compostela
Sabato, 6 novembre 2010
Amatissimi
fratelli in Gesù Cristo.
Rendo
grazie a Dio per il dono di poter essere qui, in
questa splendida piazza ricolma di arte, cultura e
significato spirituale. In questo Anno Santo, giungo
come pellegrino tra i pellegrini, accompagnando
tanti che vengono fin qui assetati della fede in
Cristo risorto. Fede annunciata e trasmessa
fedelmente dagli Apostoli, come san Giacomo il
Maggiore, che si venera a Compostela da tempo
immemorabile.
Sono
grato per le gentili parole di benvenuto di
Monsignor Julián Barrio Barrio, Arcivescovo di
questa Chiesa particolare, e per la cortese presenza
delle Loro Altezze Reali i Principi delle Asturie,
dei Signori Cardinali, così come dei numerosi
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio. Il mio
saluto cordiale giunga anche ai Parlamentari
Europei, membri dell’intergruppo “Camino de
Santiago”, come pure alle Autorità Nazionali,
Regionali e Locali che hanno voluto essere presenti
a questa celebrazione. Tutto ciò è segno di
deferenza verso il Successore di Pietro e anche del
profondo sentimento che san Giacomo di Compostela
risveglia in Galizia e negli altri luoghi della
Spagna, la quale riconosce l’Apostolo come suo
Patrono e protettore. Un caloroso saluto anche alle
persone consacrate, seminaristi e fedeli che
partecipano a questa Eucaristia e, con un’emozione
particolare, ai pellegrini, costruttori del genuino
spirito giacobeo, senza il quale si capirebbe poco o
nulla di quello che qui si svolge.
Una
frase della prima lettura afferma con ammirevole
semplicità: “Con grande forza gli apostoli davano
testimonianza della risurrezione del Signore Gesù”
(At 4,33). In effetti, al punto di partenza
di tutto ciò che il cristianesimo è stato e
continua ad essere non si trova un’iniziativa o un
progetto umano, ma Dio, che dichiara Gesù giusto e
santo di fronte alla sentenza del tribunale umano
che lo condannò come blasfemo e sovversivo; Dio,
che ha strappato Gesù Cristo dalla morte; Dio, che
farà giustizia a tutti quelli che sono
ingiustamente gli umiliati della storia.
“Di
questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo,
che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono” (At
5,32), dicono gli apostoli. Così infatti essi
diedero testimonianza della vita, morte e
resurrezione di Cristo Gesù, che conobbero mentre
predicava e compiva miracoli. A noi, cari fratelli,
spetta oggi seguire l’esempio degli apostoli,
conoscendo il Signore ogni giorno di più e dando
una testimonianza chiara e valida del suo Vangelo.
Non vi è maggior tesoro che possiamo offrire ai
nostri contemporanei. Così imiteremo anche san
Paolo che, in mezzo a tante tribolazioni, naufragi e
solitudini, proclamava esultante: “Noi […]
abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché
appaia che questa straordinaria potenza appartiene a
Dio, e non viene da noi” (2Cor 4,7).
Insieme
a queste parole dell’Apostolo dei gentili, vi sono
le parole stesse del Vangelo che abbiamo appena
ascoltato, e che invitano a vivere secondo l’umiltà
di Cristo, il quale, seguendo in tutto la volontà
del Padre, è venuto per servire, “e dare la
propria vita in riscatto per molti” (Mt 20,
28). Per i discepoli che vogliono seguire e imitare
Cristo, servire il fratello non è più una mera
opzione, ma parte essenziale del proprio essere. Un
servizio che non si misura in base ai criteri
mondani dell’immediato, del materiale e
dell’apparente, ma perché rende presente
l’amore di Dio per tutti gli uomini e in tutte le
loro dimensioni, e dà testimonianza di Lui, anche
con i gesti più semplici. Nel proporre questo nuovo
modo di relazionarsi nella comunità, basato sulla
logica dell’amore e del servizio, Gesù si rivolge
anche ai “capi dei popoli”, perché dove non vi
è impegno per gli altri sorgono forme di prepotenza
e sfruttamento che non lasciano spazio a
un’autentica promozione umana integrale. E vorrei
che questo messaggio giungesse soprattutto ai
giovani: proprio a voi, questo contenuto essenziale
del Vangelo indica la via perché, rinunciando a un
modo di pensare egoistico, di breve portata, come
tante volte vi si propone, e assumendo quello di Gesù,
possiate realizzarvi pienamente ed essere seme di
speranza.
Questo
è ciò che ci ricorda anche la celebrazione di
questo Anno Santo Compostelano. E questo è quello
che nel segreto del cuore, sapendolo esplicitamente
o sentendolo senza saperlo esprimere a parole,
vivono tanti pellegrini che camminano fino a
Santiago di Compostela per abbracciare l’Apostolo.
La stanchezza dell’andare, la varietà dei
paesaggi, l’incontro con persone di altra
nazionalità, li aprono a ciò che di più profondo
e comune ci unisce agli uomini: esseri in ricerca,
esseri che hanno bisogno di verità e di bellezza,
di un’esperienza di grazia, di carità e di pace,
di perdono e di redenzione. E nel più nascosto di
tutti questi uomini risuona la presenza di Dio e
l’azione dello Spirito Santo. Sì, ogni uomo che
fa silenzio dentro di sé e prende le distanze dalle
brame, desideri e faccende immediati, l’uomo che
prega, Dio lo illumina affinché lo incontri e
riconosca Cristo. Chi compie il pellegrinaggio a
Santiago, in fondo, lo fa per incontrarsi
soprattutto con Dio, che, riflesso nella maestà di
Cristo, lo accoglie e benedice nell’arrivare al
Portico della Gloria.
Da
qui, come messaggero del Vangelo che Pietro e
Giacomo firmarono con il proprio sangue, desidero
volgere lo sguardo all’Europa che andò in
pellegrinaggio a Compostela. Quali sono le sue
grandi necessità, timori e speranze? Qual è il
contributo specifico e fondamentale della Chiesa a
questa Europa, che ha percorso nell’ultimo mezzo
secolo un cammino verso nuove configurazioni e
progetti? Il suo apporto è centrato in una realtà
così semplice e decisiva come questa: che Dio
esiste e che è Lui che ci ha dato la vita. Solo Lui
è assoluto, amore fedele e immutabile, meta
infinita che traspare dietro tutti i beni, verità e
bellezze meravigliose di questo mondo; meravigliose
ma insufficienti per il cuore dell’uomo. Lo
comprese bene santa Teresa di Gesù quando scrisse:
“Solo Dio basta”.
È
una tragedia che in Europa, soprattutto nel XIX
secolo, si affermasse e diffondesse la convinzione
che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico
della sua liberà. Con questo si voleva mettere in
ombra la vera fede biblica in Dio, che mandò nel
mondo suo Figlio Gesù Cristo perché nessuno muoia,
ma tutti abbiano la vita eterna (cfr Gv
3,16).
L’autore
sacro afferma perentorio davanti a un paganesimo per
il quale Dio è invidioso dell’uomo o lo
disprezza: come Dio avrebbe creato tutte le cose se
non le avesse amate, Lui che nella sua infinita
pienezza non ha bisogno di nulla? (cfr Sap
11,24-26). Come si sarebbe rivelato agli uomini se
non avesse voluto proteggerli? Dio è l’origine
del nostro essere e il fondamento e culmine della
nostra libertà, non il suo oppositore. Come
l’uomo mortale si può fondare su se stesso e come
l’uomo peccatore si può riconciliare con se
stesso? Come è possibile che si sia fatto pubblico
silenzio sulla realtà prima ed essenziale della
vita umana? Come ciò che è più determinante in
essa può essere rinchiuso nella mera intimità o
relegato nella penombra? Noi uomini non possiamo
vivere nelle tenebre, senza vedere la luce del sole.
E, allora, com’è possibile che si neghi a Dio,
sole delle intelligenze, forza delle volontà e
calamita dei nostri cuori, il diritto di proporre
questa luce che dissipa ogni tenebra? Perciò, è
necessario che Dio torni a risuonare gioiosamente
sotto i cieli dell’Europa; che questa parola santa
non si pronunci mai invano; che non venga stravolta
facendola servire a fini che non le sono propri.
Occorre che venga proferita santamente. È
necessario che la percepiamo così nella vita di
ogni giorno, nel silenzio del lavoro, nell’amore
fraterno e nelle difficoltà che gli anni portano
con sé.
L’Europa
deve aprirsi a Dio, uscire all’incontro con Lui
senza paura, lavorare con la sua grazia per quella
dignità dell’uomo che avevano scoperto le
migliori tradizioni: oltre a quella biblica,
fondamentale a tale riguardo, quelle dell’epoca
classica, medievale e moderna, dalle quali nacquero
le grandi creazioni filosofiche e letterarie,
culturali e sociali dell’Europa.
Questo
Dio e questo uomo sono quelli che si sono
manifestati concretamente e storicamente in Cristo.
Cristo che possiamo trovare nei cammini che
conducono a Compostela, dato che in essi vi è una
croce che accoglie e orienta ai crocicchi. Questa
croce, segno supremo dell’amore portato fino
all’estremo, e perciò dono e perdono allo stesso
tempo, dev’essere la nostra stella polare nella
notte del tempo. Croce e amore, croce e luce sono
stati sinonimi nella nostra storia, perché Cristo
si lasciò inchiodare in essa per darci la suprema
testimonianza del suo amore, per invitarci al
perdono e alla riconciliazione, per insegnarci a
vincere il male con il bene. Non smettete di
imparare le lezioni di questo Cristo dei crocicchi
dei cammini e della vita, in lui ci viene incontro
Dio come amico, padre e guida. O Croce benedetta,
brilla sempre nelle terre dell’Europa!
Lasciate
che proclami da qui la gloria dell’uomo, che
avverta delle minacce alla sua dignità per la
privazione dei suoi valori e ricchezze originari,
l’emarginazione o la morte inflitte ai più deboli
e poveri. Non si può dar culto a Dio senza
proteggere l’uomo suo figlio e non si serve
l’uomo senza chiedersi chi è suo Padre e
rispondere alla domanda su di lui. L’Europa della
scienza e delle tecnologie, l’Europa della
civilizzazione e della cultura, deve essere allo
stesso tempo l’Europa aperta alla trascendenza e
alla fraternità con altri continenti, al Dio vivo e
vero a partire dall’uomo vivo e vero. Questo è ciò
che la Chiesa desidera apportare all’Europa: avere
cura di Dio e avere cura dell’uomo, a partire
dalla comprensione che di entrambi ci viene offerta
in Gesù Cristo.
Cari
amici, eleviamo uno sguardo di speranza a tutto ciò
che Dio ci ha promesso e ci offre. Che Egli ci doni
la sua forza, rinvigorisca quest’Arcidiocesi
compostelana, vivifichi la fede dei suoi figli e li
aiuti a mantenersi fedeli alla loro vocazione di
seminare e dare vigore al Vangelo, anche in altre
terre. Che san Giacomo, l’amico del Signore,
ottenga abbondanti benedizioni per la Galizia, per
le altre genti della Spagna, dell’Europa e di
tanti altri luoghi al di là dei mari, dove
l’Apostolo è segno di identità cristiana e
promotore dell’annuncio di Cristo. Amen!
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