Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


AGLI ASTRONAUTI DELLA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE
 

Pace, ambiente, Dio: storica diretta audio-video tra il Papa e gli astronauti della Stazione spaziale internazionale

Una bellissima occasione d’incontro e di dialogo: così il Papa ha definito la straordinaria diretta audio-video con la Stazione spaziale internazionale (Iss), che si è svolta per 20 minuti a partire dalle 13.11. Nella Stazione si trovano 12 astronauti, di cui tre hanno dovuto curare la gestione della Stazione stessa, mentre gli altri hanno dialogato con Benedetto XVI. Nella missione in corso viene installato nella Stazione uno strumento che è stato sviluppato da 600 scienziati nel mondo, l’"Alpha Magnetic Spectrometer", per studiare la presenza di antimateria nell’Universo, la sua composizione e la sua origine. L’appuntamento straordinario è stato trasmesso dai media vaticani anche in streaming e sulla rete della Nasa, tramite la Nasa-tv. Il servizio di Fausta Speranza:

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

(parole di apertura collegamento con la stazione spaziale)

Siamo al centro di un’operazione scientifico-tecnologica, ma a prevalere è l’emozione fin dai primi istanti. Parole dalla Stazione spaziale e parole dalla Sala Foconi, in Vaticano, dove il Papa è seduto davanti alla tv, stabiliscono lo straordinario contatto. Parlano il direttore dell’Agenzia Spaziale europea, il tedesco Thomas Reiter, e quello dell’Agenzia spaziale italiana, Enrico Saggese. Poi, il russo capo della Missione, Dimitri Kontradieff, che dice: “benvenuto a bordo Sua Santità”. Il Papa ascolta informazioni sulla posizione della Stazione in cui sono, su movimenti e finalità della missione. E quando prende la parola, subito parla di “occasione straordinaria” e va al cuore di tutti i possibili discorsi:

“Humanity is experiencing a period of extremely rapid progress in the fields of scientific knowledge and technical applications…”

L’umanità - dice - sta attraversando un periodo di progresso estremamente rapido nel campo delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche. “In un certo senso voi astronauti - osserva - rappresentate la sperimentazione del futuro, l’andare oltre i limiti che viviamo ora nel quotidiano”. Parole di “apprezzamento e ammirazione” e poi di “sentito incoraggiamento”. E poi parole che indicano la finalità che ogni conoscenza e scienza deve proporsi: “Essere a disposizione di tutta l’umanità e del bene comune”.

Ma il Papa che parla nello Spazio e che ribadisce che l’uomo deve essere al centro di tutto, è anche il Papa che candidamente dice: “Vi chiamo perché sono curioso di sapere da voi esperienze e riflessioni”. E’ il Papa che sceglie di non fare solo un discorso, ma di fare domande:

“…how science can contribute to the cause of peace?”…

Come può la scienza contribuire alla causa della pace? Benedetto XVI fa la sua domanda riflettendo su quanto debba sembrare assurdo, vedendo la terra da così lontano, pensare che gli uomini si uccidano gli uni gli altri. E, a questo proposito, la prima notazione personale: ricorda che la moglie di uno degli astronauti, lo statunitense Mark Kelly, è stata vittima di un attacco e spera che le sue condizioni migliorino. L’astronauta stesso risponde:

“We fly over most of the world and you don’t see borders, but at the same time we realize that people fight with each other and there is a lot of violence in this world and it’s really an unfortunate thing.”

“Non vediamo confini da qui, ma sappiamo che ci sono le guerre in Medio Oriente e le difficoltà in Nord Africa. Molte delle guerre sono per l’energia e noi qui viviamo una situazione, invece, in cui l’energia non manca. Dobbiamo capire come evitare le guerre”.

Il Papa, oltre a sentire gli astronauti, li vede sullo schermo. Mentre gli astronauti lo sentono solo, non hanno video. Contribuisce a creare l’emozione di una situazione così particolare il ritardo di circa 5 secondi sul suono.

Benedetto XVI ricorda che ci sono seri rischi per l’ambiente e per la sopravvivenza del Pianeta e delle future generazioni e chiede se - vista dallo spazio - la nostra terra fa più pensare ai possibili danni.

“We can see how indescribably beautiful the planet that we have been given is; but on the other hand, we can really clearly see how fragile it is”.

Risponde Ron Garan che dice che si vede con evidenza, da laggiù, la bellezza della terra, ma anche la fragilità, per esempio in particolare nell’atmosfera. E dunque si capisce che tutti, ma proprio tutti, dobbiamo collaborare per il bene del Pianeta.

Poi una domanda precisa sulla responsabilità di chi, tornando da una missione spaziale, viene visto come eroe e parla a tutti e – sottolinea Benedetto XVI – in particolare ai giovani così influenzati da esperienze simili e scoperte:

“If we look up, we can see the rest of the universe, and the rest of the Universe is out there for us to go explore”.

Mike Finchke risponde che c’è un universo da esplorare e che da lì è ancora più evidente che si deve farlo insieme, perché insieme si vive il Pianeta che ospita l’umanità.

Benedetto XVI ricorda l’impegno attuale per “nuove istallazioni e lo studio delle radiazioni che giungono dagli spazi più lontani” e ricorda di aver consegnato all’astronauta Roberto Vittori la medaglia d’argento raffigurante la creazione dell’uomo di Michelangelo da portare in questa importante missione. E la medaglia viene mostrata con simpatia, viene fatta aleggiare nella Stazione in assenza di gravità, e c’è un entusiasmo quasi giovanile durante il collegamento!

Sappiamo che la medaglia sarà riportata a Benedetto XVI.

Poi c’è la domanda delicata su Dio, che Benedetto XVI pone in modo estremamente delicato. Nel mezzo del vostro lavoro nello spazio - dice - vi fermate a riflettere sul mistero e vi capita di dire una preghiera al Creatore? O è più facile riflettere su tutto ciò una volta tornati sulla terra?

“Our planet, the blue planet, is beautiful. Blue is the colour of our planet, blue is the colour of the sky, blue is also the colour of the Italian Air Force, the organization that gave me the opportunity to then join the Italian Space Agency and the European Space Agency”.

Risponde Roberto Vittori: parla della bellezza del cielo e dell’universo, ma anche del blu che è il colore del cielo e dell’Aeronautica Italiana.

Poi parla a titolo personale:
“I do pray for me,…”“Io - dice - in questo contesto prego”.

Poi un pensiero alla personale esperienza di uno dei due astronauti italiani, Paolo Nespoli, che al suo ritorno non troverà più in vita sua madre:

“Caro Paolo, so che nei giorni scorsi la tua mamma ti ha lasciato e quando fra pochi giorni tornerai a casa non la troverai più ad aspettarti. Tutti ti siamo stati vicini, anche io ho pregato per lei… Come hai vissuto questo tempo di dolore? Nella vostra Stazione vi sentite lontani e isolati e soffrite un senso di separazione o vi sentite uniti fra voi, inseriti in una comunità che vi accompagna con attenzione e affetto?”.

Nespoli risponde al Papa che i compagni a bordo e le persone a casa hanno assicurato vicinanza:

“Santo Padre, ho sentito le sue preghiere, le vostre preghiere arrivare fin quassù. E’ vero, siamo fuori da questo mondo, orbitiamo attorno alla terra e abbiamo un punto di vantaggio per guardare la terra e per sentire tutto quello che ci sta attorno. Ringrazio anche l’Agenzia Spaziale Europea, l’Agenzia Spaziale Americana che hanno messo a disposizione le risorse affinché io abbia potuto parlare con lei negli ultimi momenti”.

In questo straordinario e finora unico collegamento del Papa con una Stazione spaziale in orbita, Benedetto XVI esprime con tutta l’altezza del suo magistero riflessioni fondamentali, ma si lascia anche percepire nella sua semplice dimensione di uomo, che incontra altri uomini nell’immensità dello Spazio e che fa domande a chi la scienza ha portato a 400 Km al di sopra della terra. Insieme con la medaglia, i capelli lunghi dell’unica donna a bordo e un oggetto di metallo che lasciano volteggiare in assenza di gravità, anche alcuni degli stessi astronauti si lasciano andare verso l’alto, in assenza di gravità. Sono il segno simpatico di una situazione eccezionale, che strappa al Papa un bel sorriso.

“You have helped me and many other people to reflect together on important issues that regard the future of humanity”.

Nel suo saluto finale dice con toccante semplicità: “Avete aiutato il Papa così come hanno aiutato tutti gli altri a riflettere su importanti questioni che riguardano il futuro dell’umanità”. E assicurando pensieri e preghiere a tutti i partecipanti alla missione, ci sentiamo di dire che Benedetto XVI benedice l’umanità e il suo futuro, con parole che oggi arrivano in modo particolarissimo dal cuore del Papa fino ai satelliti in orbita negli spazi infiniti.

(sonoro chiusura collegamento)

A conclusione del collegamento, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha incontrato i giornalisti proprio in Sala Stampa insieme con il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, il direttore dell’Agenzia Europea Spaziale, Thomas Reiter, il generale di Squadra Aerea, Giuseppe Bernardis, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronatica Militare, presenti nella Sala vaticana Foconi da dove il Papa ha vissuto il collegamento. Tutti hanno espresso emozione e hanno avuto parole di ringraziamento per Benedetto XVI spiegando di aver invitato il Papa al collegamento e di essere rimasti particolarmente colpiti, oltre che dalla sua disponibilità, dalla volontà di dialogare piuttosto che di leggere un discorso.

Alle curiosità dei giornalisti sul piano scientifico della missione sono state date brevi risposte non essendo la sede e l’occasione più adatta. Il col. Thomas Reiter ha ricordato che in assenza di gravità si possono effettuare sperimentazioni importanti anche per l’ambito medico. L’ing. Enrico Saggese ha ricordato che lunedì prossimo ci sarà il collegamento con il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e che altri due astronauti dell'Aeronautica Militare (il col. Roberto Vittori è un pilota sperimentatore dell'Aeronautica Militare) sono in attesa di andare presto nello spazio: il magg. Luca Parmitano è previsto nel 2013 e il ten. Samantha Cristoforetti è in lista di attesa. Il col. Reiter ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento, spiegando che lo spazio ispira pensieri filosofici o teologici e si capisce quale gioia sia stata parlarne con il Papa. Da parte sua, padre Lombardi ha detto che a conclusione del collegamento il Papa ha espresso parole di particolare apprezzamento per il contenuto delle risposte date su temi così importanti. E padre Lombardi - ricordando che nell'apprendere la notizia della morte della mamma di Paolo Nespoli è stata inviata dal Vaticano una e-mail di condoglianze segnata da una pronta risposta - si è lasciato andare a una spontanea considerazione sulla sorpresa che si prova di fronte alla facilità di comunicazione oggi.

 

Il testo integrale del collegamento del Papa con gli astronauti dell'Iss

Cari astronauti,

sono molto lieto di avere questa straordinaria possibilità di una conversazione con voi durante la vostra missione. Sono particolarmente grato di potermi rivolgere a così tanti di voi, data la presenza contemporanea in questo momento di due equipaggi sulla Stazione Spaziale. L’umanità vive un periodo di rapidissimo progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche. In certo senso voi siete i nostri rappresentanti - la punta avanzata dell’umanità che esplora nuovi spazi e nuove possibilità per il nostro avvenire, andando aldilà dei limiti delle nostre esperienze quotidiane. Tutti ammiriamo il vostro coraggio, la disciplina e l’impegno con cui vi siete preparati per questa missione. Noi siamo convinti che siete animati da nobili ideali e che volete mettere i frutti delle vostre ricerche e delle vostre imprese a disposizione di tutta l’umanità e per il bene comune. Questa conversazione mi dà quindi modo di esprimere anch’io la mia ammirazione e il mio apprezzamento per voi e tutti quelli che collaborano a rendere possibile la vostra impresa e di incoraggiarvi cordialmente nel portarla a compimento con sicurezza e successo.

Ma questa deve essere una conversazione, perciò non devo essere solo io a parlare. Anzi sono molto interessato a sentire da voi le vostre esperienze e le vostre riflessioni. Permettetemi quindi di rivolgervi alcune domande:

D. – Dalla Stazione Spaziale vedete la nostra Terra da una prospettiva molto diversa. Sorvolate continenti e popoli diversi molte volte al giorno. Credo che per voi sia evidente che viviamo tutti insieme su una sola Terra e che è assurdo combattersi e uccidersi fra noi. So che la moglie di Mark Kelly è stata vittima di un grave attentato e spero che la sua salute continui a migliorare. Contemplando dall’alto la Terra, quali considerazioni fate dunque sul modo in cui le nazioni e i popoli vivono insieme quaggiù, o su come la scienza può contribuire alla causa della pace?

R. – (Mark Kelly, Usa) Well, thank you for the kind words, Your Holiness, and …
Grazie, Santità, per le sue parole gentili e grazie per avere ricordato mia moglie Gabby. La sua è una domanda interessante. Infatti, noi voliamo sul mondo e non vediamo confini, ma allo stesso tempo ci rendiamo conto del fatto che i popoli si combattono, che c’è tanta violenza in questo mondo e questo è veramente una disgrazia. In genere, i popoli si combattono per ragioni diverse. Lo vediamo oggi nel Medio Oriente: in parte ne va della democrazia, ma normalmente i popoli lottano per le risorse. E’ interessante quello che accade nello spazio: sulla Terra, infatti, spesso si lotta per l’energia; nello spazio, utilizziamo l’energia solare e sulla Stazione spaziale abbiamo riserve energetiche. Vede, la scienza e la tecnologia applicate alla Stazione spaziale per sviluppare il potenziale di energia solare ci rifornisce in realtà di una quantità pressoché illimitata di energia. Ecco, se queste tecnologie fossero maggiormente utilizzate sulla Terra, probabilmente si potrebbe ridurre anche la violenza.

D. – Uno dei temi su cui ritorno spesso nei miei discorsi è quello della responsabilità che tutti abbiamo per l’avvenire del nostro Pianeta. Ricordo che vi sono seri rischi per l’ambiente e per la sopravvivenza delle future generazioni. Gli scienziati ci invitano alla prudenza, e dal punto di vista etico dobbiamo far crescere le nostre coscienze. Dal vostro punto straordinario di osservazione come vedete la situazione della Terra? Vedete dei segni o dei fenomeni a cui dobbiamo essere più attenti?

R. – (Ron Garan, Usa) Well, Your Holiness, it’s a great honour to speak with you …
Santità, è un grande onore parlare con lei. Ha ragione: quello che abbiamo da qui è veramente un punto di vista straordinario. Da un lato, vediamo quanto indescrivibilmente bello sia il pianeta che ci è stato dato; dall’altro, possiamo vedere quanto in realtà sia fragile. Prendiamo, ad esempio, l’atmosfera: vista dallo spazio, essa è fina come un foglio di carta, e il pensiero che questo strato fino come un foglio di carta sia tutto quello che separa qualsiasi essere vivente dal vuoto dello spazio, e che sia tutto quello che ci protegge, è un pensiero che fa riflettere. Vede, a noi sembra incredibile vedere la Terra appesa nel nero dello spazio e pensare che noi ci troviamo lì, tutti insieme, nella corsa di questa fragile oasi attraverso l’universo … Ecco, ci ricolma di grande speranza il pensiero di trovarci tutti insieme a bordo di questa incredibile Stazione spaziale orbitante, realizzata da tanti Paesi in collaborazione internazionale, per svolgere questa grandiosa impresa in orbita … Vede, questo dimostra che lavorando insieme, collaborando, possiamo superare molti dei problemi che il pianeta si trova ad affrontare, potremmo risolvere molte delle sfide poste agli abitanti del nostro pianeta, che è veramente un bellissimo luogo in cui vivere e lavorare, e questo [nel quale ci troviamo] è un luogo incredibile per ammirare la nostra bella Terra!

D. – L’esperienza che state facendo ora è straordinaria e importantissima, ma poi tornerete su questa Terra come tutti noi. Quando tornerete sarete guardati con ammirazione, sarete trattati come degli eroi e parlerete con grande autorità. Vi inviteranno a parlare delle vostre esperienze. Quali saranno i messaggi più importanti che vorreste poter indirizzare, soprattutto ai giovani, che vivranno in un mondo profondamente segnato dalle vostre esperienze e dalle vostre scoperte?

R. – (Mike Finchke, Usa) Your Holiness, as my colleagues have indicated, …
Santità, come hanno detto i miei colleghi, noi possiamo guardare in basso ed ammirare quello splendido pianeta Terra che ha fatto Dio, che è il più bel pianeta nell’intero sistema solare. Però, se alziamo lo sguardo, vediamo il resto dell’universo, e l’universo è lì per essere esplorato da noi. E la Stazione spaziale internazionale è solamente un simbolo, un esempio di quello che gli esseri umani possono fare quando lavorano insieme in termini costruttivi. Quindi il nostro messaggio – uno dei nostri messaggi, ma credo il più importante – è che dobbiamo far sapere ai figli, ai giovani di questo pianeta che intorno a noi c’è tutto un universo da esplorare. E che se lo facciamo insieme, non c’è nulla che non possiamo ottenere!

D. – L’esplorazione dello spazio è un’avventura scientifica affascinante. So infatti che in questi giorni installate nuovi strumenti per la ricerca scientifica e lo studio delle radiazioni che giungono dagli spazi più lontani. Ma credo che sia anche un’avventura dello spirito umano, uno stimolo potente a riflettere sull’origine e sul destino dell’universo e dell’umanità. I credenti guardando spesso verso gli spazi sconfinati, meditando sul Creatore di tutto ciò, e sono colpiti dal mistero della sua grandezza. Perciò la medaglia che ho affidato a Roberto (Vittori) come segno della mia partecipazione alla vostra missione rappresenta la creazione dell’uomo, dipinta da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Nel vostro intenso impegno di lavoro e di ricerca, vi succede di fermarvi e fare simili riflessioni - forse anche di rivolgere una preghiera al Creatore? Oppure sarà più facile per voi riflettere su queste cose quando sarete ritornati sulla Terra?

R. – (Roberto Vittori, Italia) Your Holiness, to live on board of the International …
Santità, vivere a bordo della Stazione spaziale internazionale, lavorare da astronauta sullo shuttle Soyuz della Stazione è un’esperienza estremamente intensa. Ma, quando scende la notte, noi tutti possiamo guardare in basso, alla Terra: il nostro pianeta, il pianeta blu, è bellissimo. Blu è il colore del nostro pianeta, blu è il colore del cielo, blu è anche il colore dell’Aeronautica militare italiana, l’organizzazione che mi ha dato l’opportunità di entrare nell’Agenzia spaziale italiana prima e quindi nell’Agenzia spaziale europea. Quando abbiamo un momento di tempo per guardare verso il basso la bellezza, che è l’effetto tridimensionale della bellezza del nostro pianeta, cattura il nostro cuore, cattura il mio cuore. E allora prego: prego per me, per le nostre famiglie, per il nostro futuro. Ho portato con me la medaglia, e la faccio galleggiare davanti a me, a dimostrazione dell’assenza di gravità. Io desidero ringraziarla molto per questa opportunità; voglio che questa medaglia fluttui verso il mio amico e collega Paolo: infatti, lui tornerà sulla Terra sul Soyuz. Io l’ho portata con me nello spazio e lui la riporterà sulla Terra per restituirla a lei.

D. – La mia ultima domanda è per Paolo. Caro Paolo (Nespoli), so che nei giorni scorsi la tua mamma ti ha lasciato e quando fra pochi giorni tornerai a casa non la troverai più ad aspettarti. Tutti ti siamo stati vicini, anche io ho pregato per lei…Come hai vissuto questo tempo di dolore? Nella vostra Stazione vi sentite lontani e isolati e soffrite un senso di separazione, o vi sentite uniti fra voi e inseriti in una comunità che vi accompagna con attenzione e affetto?

R. – (Paolo Nespoli) Santo Padre, ho sentito le sue preghiere, le vostre preghiere arrivare fino qua su: è vero, siamo fuori da questo mondo, orbitiamo intorno alla Terra ed abbiamo un punto di vantaggio per guardare la Terra e per sentire tutto quello che ci sta attorno. I miei colleghi qui, a bordo della Stazione – Dimitri, Kelly, Ron, Alexander e Andrei – mi sono stati vicini in questo momento importante per me, molto intenso, così come i miei fratelli, le mie sorelle, le mie zie, i miei cugini, i miei parenti sono stati vicini a mia madre negli ultimi momenti. Sono grato di tutto questo. Mi sono sentito lontano ma anche molto vicino, e sicuramente il pensiero di sentire tutti voi vicino a me, uniti in questo momento, è stato di estremo sollievo. Ringrazio anche l’Agenzia spaziale europea e l’Agenzia spaziale americana, che hanno messo a disposizione le risorse affinché io abbia potuto parlare con lei negli ultimi momenti.


Parole conclusive del Papa:

Cari astronauti, vi ringrazio cordialmente per questa bellissima occasione di incontro e di dialogo con voi. Avete aiutato me e tante altre persone a riflettere insieme su temi importanti per l’avvenire dell’umanità. Faccio i migliori auguri per il vostro lavoro e per il successo della vostra grande missione al servizio della scienza, della collaborazione internazionale, del progresso autentico e della pace nel mondo. Continuerò a seguirvi con il mio pensiero e la mia preghiera e vi imparto volentieri la mia benedizione apostolica …

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

 

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco - Sottofondo musicale: Scapulis Suis