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Vaticana 17 dicembre 2009
Messa
presieduta dal Papa per i 90 anni del cardinale Špidlik
Stamattina
il Papa ha presieduto nella Cappella Redemptoris Mater, in
Vaticano, una celebrazione eucaristica con la Comunità
del Centro "Aletti" di Roma, in occasione del
90.mo compleanno del cardinale Tomas Špidlik. Ce ne parla
Sergio Centofanti:
Il Papa, nella sua omelia, ha ricordato il lungo
itinerario di pensiero del cardinale Špidlik, teologo
gesuita, nato il 17 dicembre 1919 a Boskovice (diocesi di
Brno) in Moravia - allora Cecoslovacchia, oggi Repubblica
Ceca - e celebre per i suoi numerosi studi sulla
spiritualità delle Chiese d'Oriente. Ha sempre comunicato
“con ardore e profonda convinzione – ha sottolineato
Benedetto XVI - che il centro di tutta la Rivelazione è
un Dio Tripersonale e che, di conseguenza, l’uomo creato
a sua immagine è essenzialmente un mistero di libertà e
di amore, che si realizza nella comunione: il modo stesso
di essere di Dio”:
“Questa comunione non esiste per se stessa, ma
procede – come non si stanca di affermare l’Oriente
cristiano – dalle Persone divine che liberamente si
amano. La libertà e l’amore, elementi costitutivi della
persona, non sono afferrabili per mezzo delle categorie
razionali, per cui non si può comprendere la persona se
non nel mistero di Cristo, vero Dio e vero uomo, e nella
comunione con Lui, che diventa accoglienza della
‘divinoumanità’ anche nella nostra stessa
esistenza”.
Il cardinale Špidlik è stato dunque cantore del
mistero della libertà, lui che in gioventù aveva
conosciuto i lavori forzati, impostigli prima dai nazisti
e poi dai comunisti. Ma la fedeltà di Dio – ha aggiunto
il Papa – si attua talora “attraverso vie tortuose e
impreviste”. In questo contesto il Pontefice si
riferisce al Vangelo odierno che presenta la genealogia di
Gesù: accanto a Maria – nota – non vengono ricordate
le grandi figure della storia d’Israele:
“Paradossalmente, invece, sono quattro donne
pagane: Racab, Rut, Betsabea, Tamar, che apparentemente
‘disturbano’ la purezza di una genealogia. Ma in
queste donne pagane, che appaiono in punti determinanti
della storia della salvezza, traspare il mistero della
chiesa dei pagani, l’universalità della salvezza. Sono
donne pagane nelle quali appare il futuro, l’universalità
della salvezza. Sono anche donne peccatrici e così appare
in loro anche il mistero della grazia: non sono le nostre
opere che redimono il mondo, ma è il Signore che ci dà
la vera vita. Sono donne peccatrici, sì, in cui appare la
grandezza della grazia della quale noi tutti abbiamo
bisogno”.
Il mistero della grazia è ben riproposto dagli
stupendi mosaici della Cappella Redemptoris Mater, opera
del padre gesuita Marko Ivan Rupnik, direttore del Centro
Aletti. E il legame tra teologia ed arte è stato al
centro degli studi del cardinale Špidlik, ha ricordato il
Papa che ha concluso citando Giovanni Paolo II quando 10
anni fa inaugurò la Cappella:
“L’immagine della Redemptoris Mater, che
campeggia nella parete centrale pone davanti ai nostri
occhi il mistero dell’amore di Dio, che si è fatto uomo
per dare a noi, esseri umani, la capacità di diventare
figli di Dio… (E’ il) messaggio della salvezza e di
gioia che Cristo, nato da Maria, ha portato all’umanità”.
CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazza Paolo VI
- Brescia
Domenica, 8 novembre 2009
Cari
amici,
con
l’odierna Liturgia entriamo nell’ultimo tratto del
cammino dell’Avvento, che esorta ad intensificare la
nostra preparazione, per celebrare con fede e con gioia il
Natale del Signore, accogliendo con intimo stupore Dio che
si fa vicino all’uomo, a ciascuno di noi.
La prima
lettura ci presenta l’anziano Giacobbe che raduna i suoi
figli per la benedizione: è un evento di grande intensità
e commozione. Questa benedizione è come un sigillo della
fedeltà all’alleanza con Dio, ma è anche una visione
profetica, che guarda in avanti e indica una missione.
Giacobbe è il padre che, attraverso le vie non sempre
lineari della propria storia, giunge alla gioia di
radunare i suoi figli attorno a sé e tracciare il futuro
di ciascuno e della loro discendenza. In particolare, oggi
abbiamo ascoltato il riferimento alla tribù di Giuda, di
cui si esalta la forza regale, rappresentata dal leone,
come pure alla monarchia di Davide, rappresentata dallo
scettro, dal bastone del comando, che allude alla venuta
del Messia. Così, in questa duplice immagine, traspare il
futuro mistero del leone che si fa agnello, del re il cui
bastone di comando è la Croce, segno della vera regalità.
Giacobbe ha preso progressivamente coscienza del primato
di Dio, ha compreso che il suo cammino è guidato e
sostenuto dalla fedeltà del Signore, e non può che
rispondere con adesione piena all’alleanza e al disegno
di salvezza di Dio, diventando a sua volta, insieme con la
propria discendenza, anello del progetto divino.
Il brano
del Vangelo di Matteo ci presenta la "genealogia di
Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt
1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la
fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto
mediante gli uomini, ma con loro e, come per
Giacobbe, talora attraverso vie tortuose e impreviste. Il
Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma
anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito
dalla Vergine, Maria di Nazaret, carne santa di Abramo,
nel cui seme saranno benedetti tutti i popoli della terra
(cfr Gen 22,18). In questa genealogia, oltre a
Maria, vengono ricordate quattro donne. Non sono Sara,
Rebecca, Lia, Rachele, cioè le grandi figure della storia
d’Israele. Paradossalmente, invece, sono quattro donne
pagane: Racab, Rut, Betsabea, Tamar, che apparentemente
"disturbano" la purezza di una genealogia. Ma in
queste donne pagane, che appaiono in punti determinanti
della storia della salvezza, traspare il mistero della
chiesa dei pagani, l’universalità della salvezza. Sono
donne pagane nelle quali appare il futuro, l’universalità
della salvezza. Sono anche donne peccatrici e così appare
in loro anche il mistero della grazia: non sono le nostre
opere che redimono il mondo, ma è il Signore che ci dà
la vera vita. Sono donne peccatrici, sì, in cui appare la
grandezza della grazia della quale noi tutti abbiamo
bisogno. Queste donne rivelano tuttaviauna risposta
esemplare alla fedeltà di Dio, mostrando la fede nel Dio
di Israele. E così vediamo trasparire la chiesa dei
pagani, mistero della grazia, la fede come dono e come
cammino verso la comunione con Dio.La genealogia di
Matteo, pertanto, non è semplicemente l’elenco delle
generazioni: è la storia realizzata primariamente da Dio,
ma con la risposta dell’umanità. È una genealogia
della grazia e della fede: proprio sulla fedeltà assoluta
di Dio e sulla fede solida di queste donne poggia la
prosecuzione della promessa fatta a Israele.
La
benedizione di Giacobbe si accosta molto bene
all’odierna felice ricorrenza del 90.mo
compleanno del caro Cardinale Špidlík. La sua lunga vita
e il suo singolare cammino di fede testimoniano come sia
Dio a guidare chi a Lui si affida. Ma egli ha percorso
anche un ricco itinerario di pensiero, comunicando sempre
con ardore e profonda convinzione che il centro di tutta
la Rivelazione è un Dio Tripersonale e che, di
conseguenza, l’uomo creato a sua immagine è
essenzialmente un mistero di libertà e di amore, che si
realizza nella comunione: il modo stesso di essere di Dio.
Questa comunione non esiste per se stessa, ma procede –
come non si stanca di affermare l’Oriente cristiano –
dalle Persone divine che liberamente si amano. La libertà
e l’amore, elementi costitutivi della persona, non sono
afferrabili per mezzo delle categorie razionali, per cui
non si può comprendere la persona se non nel mistero di
Cristo, vero Dio e vero uomo, e nella comunione con Lui,
che diventa accoglienza della "divinoumanità"
anche nella nostra stessa esistenza. Fedele a questo
principio, il Cardinale Špidlík ha intessuto lungo gli
anni una visione teologica vivace e, per moltiaspetti,
originale nella quale confluiscono organicamente
l’Oriente e l’Occidente cristiani, scambiandosi
reciprocamente i loro doni. Il suo fondamento è la vita
nello Spirito; il principio della conoscenza: l’amore;
lo studio: un’iniziazione alla memoria spirituale; il
dialogo con l’uomo concreto: un criterio indispensabile,
e il suo contesto: il corpo sempre vivo di Cristo, che è
la sua Chiesa. Strettamente legata a questa visione
teologica è l’esercizio della paternità spirituale,
che il Cardinale Špidlík ha costantemente svolto e
continua a svolgere. Oggi, potremmo dire che si raduna
attorno a lui, nella celebrazione dei Divini Misteri, una
sua "piccola discendenza" spirituale, il Centro
Aletti, che vuole raccogliere il suo prezioso
insegnamento, facendolo fruttificare con nuove intuizioni
e nuove ricerche, anche attraverso la raffigurazione
artistica. In questo contesto, mi sembra particolarmente
bello sottolineare il legame tra teologia ed arte
scaturito dal suo pensiero. Ricorrono infatti dieci anni
da quando il mio venerato e amatopredecessore, il Servo di
Dio Giovanni Paolo II, ha dedicato questa Cappella, la Redemptoris
Mater, affermandoche "quest’opera si propone
come espressione di quella teologia a due polmoni dalla
quale può attingere nuova vitalità la Chiesa del terzo
millennio". E continua il Papa:"L’immagine
della Redemptoris Mater, che campeggia nella parete
centrale pone davanti ai nostri occhi il mistero
dell’amore di Dio, che si è fatto uomo per dare a noi,
esseri umani, la capacità di diventare figli di Dio…
(E’ il) messaggio dellasalvezza e di gioia che Cristo,
nato da Maria, ha portato all’umanità" (Insegnamenti
XXII, 2 [1999], p. 895).
A Lei,
caro Cardinale Špidlík, auguro di vero cuore
l’abbondanza delle grazie del Signore, perché continui
ad illuminare con sapienza i Membri del "Centro
Aletti" e tutti i suoi figli spirituali. Continuando
la Celebrazione dei Santi Misteri, affido ciascuno alla
materna protezione della Madre del Redentore, invocando
dal Verbo divino, che ha assunto la nostra carne, la luce
e la pace annunciata dagli Angeli a Betlemme. Amen
©
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