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FUNERALI
DEL CARDINAKLE SPIDLIK (20 APRILE 2010) |
Radio
Vaticana, 20.04.2010
Benedetto
XVI ai funerali del cardinale Špidlík: un uomo libero
che ha vissuto l’amicizia con Cristo, con tutto il
cuore, anche in situazioni difficili
◊ Una vita tutta
vissuta dentro il comandamento dell’amore: Benedetto XVI
ha tratteggiato così il cammino terreno del cardinale Tomáš
Špidlík, di cui si sono tenuti stamani i funerali nella
Basilica Vaticana. Dopo la Messa celebrata dal cardinale
decano, Angelo Sodano, il Papa ha pronunciato l’omelia
ed ha presieduto i riti esequiali dell’Ultima Commendatio
e della Valedictio. Il Papa ha messo
l’accento sulla somiglianza tra il porporato ceco,
scomparso venerdì scorso, e Giovanni Paolo II. Il
servizio di Alessandro Gisotti:

(canti)
“Per tutta la vita ho cercato il volto di Gesù, e
ora sono felice e sereno perché sto per andare a
vederlo”: queste parole, ha ricordato Benedetto XVI,
sono state tra le ultime pronunciate dal cardinale Špidlík.
Un pensiero “semplice” e “stupendo”, l’ha
definito il Papa. Ed ha sottolineato la corrispondenza tra
il desiderio dell’uomo di vedere il volto del Signore e
quello di Gesù che chiede al Padre di far sì che gli
uomini siano con lui. Si tratta, ha detto, di “una sorta
di abbraccio sicuro, forte e dolce” verso la vita
eterna:
“Penso che i grandi uomini di fede
vivono immersi in questa grazia, hanno il dono di
percepire con particolare forza questa verità, e così
possono attraversare anche dure prove, come le ha
attraversate Padre Tomáš Špidlík, senza perdere la
fiducia, e conservando anzi un vivo senso dell’umorismo,
che è certamente un segno di intelligenza ma anche di
libertà interiore”.
Sotto questo profilo, ha detto Benedetto XVI, “era
evidente la somiglianza” tra il cardinale Tomáš Špidlík
e Karol Wojtyla:
“Entrambi erano portati alla battuta spiritosa e
allo scherzo, pur avendo avuto in gioventù vicende
personali difficili e per certi aspetti simili. La
Provvidenza li ha fatti incontrare e collaborare per il
bene della Chiesa, specialmente perché essa impari a
respirare pienamente 'con i suoi due polmoni', come amava
dire il Papa slavo”.
“Questa libertà di spirito - ha
osservato il Papa – ha il suo fondamento oggettivo nella
Risurrezione di Cristo”. Ed ha ribadito che “la
speranza e la gioia di Gesù Risorto sono anche la
speranza e la gioia dei suoi amici, grazie all’azione
dello Spirito Santo”:
“Lo dimostrava abitualmente Padre Špidlík
con il suo modo di vivere, e questa sua testimonianza
diventava sempre più eloquente col passare degli anni,
perché, malgrado l’età avanzata e gli inevitabili
acciacchi, il suo spirito rimaneva fresco e giovanile. Che
cos’è questo se non amicizia con il Signore Risorto?”
“Ex toto corde”, “Con tutto il cuore”. Il Papa
ha quindi rivolto il pensiero al motto presente nello
stemma del cardinale Špidlík:
“Scegliendo questo motto, il nostro venerato
Fratello poneva, per così dire, la sua vita dentro il
comandamento dell’amore, la inscriveva tutta nel primato
di Dio e della carità”.
“L’uomo che accoglie pienamente, ex toto corde,
l’amore di Dio – ha detto ancora – accoglie la luce
e la vita, e diventa a sua volta luce e vita nell’umanità
e nell’universo”. “Ma chi è questo uomo? Chi è
questo cuore del mondo, se non Gesù Cristo?”. “E’
Lui - sottolinea Benedetto XVI – la Luce e la Vita”.
Il Papa non ha mancato poi di ricordare che il cardinale
Špidlík è stato membro della Compagnia di Gesù, “cioè
un figlio spirituale di quel sant’Ignazio che pone al
centro della fede e della spiritualità la contemplazione
di Dio nel mistero di Cristo”. In questo simbolo del
cuore, ha aggiunto, “si incontrano Oriente e
Occidente”.
Del resto, il Papa ha rammentato che Cristo è anche il
“principio formale dell’arte cristiana”, un ambito
che ha avuto nel cardinale Špidlík “ispiratore di idee
e progetti espressivi che hanno trovato una sintesi
importante” nella Cappella “Redemptoris Mater” del
Palazzo Apostolico. Il Papa ha concluso l’omelia con
un’invocazione alla Vergine perché possa finalmente
vedere il Volto del Signore:
“La Vergine Madre di Dio accompagni l’anima del
nostro venerato Fratello nell’abbraccio della Santissima
Trinità, dove 'con tutto il cuore' loderà in eterno il
suo infinito Amore”
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica
Vaticana, Altare della Cattedra
Martedì, 20 aprile 2010
Venerati
Fratelli,
illustri Signori Signore,
cari fratelli e sorelle!
Tra le
ultime parole pronunciate dal compianto Cardinale Špidlík,
vi sono state queste: "Per tutta la vita ho cercato
il volto di Gesù, e ora sono felice e sereno perché sto
per andare a vederlo". Questo stupendo pensiero –
così semplice, quasi infantile nella sua espressione,
eppure così profondo e vero – rimanda immediatamente
alla preghiera di Gesù, che è risuonata poc’anzi nel
Vangelo: "Padre, voglio che quelli che mi hai dato
siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino
la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai
amato prima della creazione del mondo" (Gv
17,24). E’ bello e consolante meditare questa
corrispondenza tra il desiderio dell’uomo, che aspira a
vedere il volto del Signore, e il desiderio di Gesù
stesso. In realtà, quella di Cristo è ben più di
un’aspirazione: è una volontà. Gesù dice al Padre:
"voglio che quelli che mi hai dato siano con
me". Ed è proprio qui, in questa volontà, che noi
troviamo la "roccia", il fondamento solido per
credere e per sperare. La volontà di Gesù in effetti
coincide con quella di Dio Padre, e con l’opera dello
Spirito Santo costituisce per l’uomo una sorta di
"abbraccio" sicuro, forte e dolce, che lo
conduce alla vita eterna.
Che
immenso dono ascoltare questa volontà di Dio dalla sua
stessa bocca! Penso che i grandi uomini di fede vivono
immersi in questa grazia, hanno il dono di percepire con
particolare forza questa verità, e così possono
attraversare anche dure prove, come le ha attraversate
Padre Tomáš Špidlík, senza perdere la fiducia, e
conservando anzi un vivo senso dell’umorismo, che è
certamente un segno di intelligenza ma anche di libertà
interiore. Sotto questo profilo, era evidente la
somiglianza tra il nostro compianto Cardinale e il
Venerabile Giovanni
Paolo II: entrambi erano portati alla battuta
spiritosa e allo scherzo, pur avendo avuto in gioventù
vicende personali difficili e per certi aspetti simili. La
Provvidenza li ha fatti incontrare e collaborare per il
bene della Chiesa, specialmente perché essa impari a
respirare pienamente "con i suoi due polmoni",
come amava dire il Papa slavo.
Questa
libertà e presenza di spirito ha il suo fondamento
oggettivo nella Risurrezione di Cristo. Mi piace
sottolinearlo perché ci troviamo nel tempo liturgico
pasquale e perché lo suggeriscono la prima e la seconda
lettura biblica di questa celebrazione. Nella sua prima
predicazione, il giorno di Pentecoste, san Pietro, ricolmo
di Spirito Santo, annuncia il compimento in Gesù Cristo
del Salmo 16. E’ stupendo vedere come lo Spirito Santo
riveli agli Apostoli tutta la bellezza di quelle parole
nella piena luce interiore della Risurrezione:
"Contemplavo il Signore innanzi a me, / egli sta alla
mia destra, perché io non vacilli. / Per questo si
rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, / e anche
la mia carne riposerà nella speranza" (At
2,25-26; cfr Sal 16/15,8-9). Questa preghiera trova
un compimento sovrabbondante quando Cristo, il Santo di
Dio, non viene abbandonato negli inferi. Egli per primo ha
conosciuto "le vie della vita" ed è stato
colmato di gioia con la presenza del Padre (cfr At
2,27-28; Sal 16/15,11). La speranza e la gioia di
Gesù Risorto sono anche la speranza e la gioia dei suoi
amici, grazie all’azione dello Spirito Santo. Lo
dimostrava abitualmente Padre Špidlík con il suo modo di
vivere, e questa sua testimonianza diventava sempre più
eloquente col passare degli anni, perché, malgrado l’età
avanzata e gli inevitabili acciacchi, il suo spirito
rimaneva fresco e giovanile. Che cos’è questo se non
amicizia con il Signore Risorto?
Nella
seconda lettura, san Pietro benedice Dio che "nella
sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la
risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza
viva". E aggiunge: "Perciò siete ricolmi di
gioia, anche se dovete essere, per un po’ di tempo,
afflitti da varie prove" (1 Pt 1,3.6). Anche
qui emerge chiaramente come la speranza e la gioia siano
realtà teologali che promanano dal mistero della
Risurrezione di Cristo e dal dono del suo Spirito.
Potremmo dire che lo Spirito Santo le prende dal cuore di
Cristo Risorto e le trasfonde nel cuore dei suoi amici.
Volutamente
ho introdotto l’immagine del "cuore", perché,
come molti di voi sanno, Padre Špidlík la scelse per il
motto del suo stemma cardinalizio: "Ex toto corde",
"con tutto il cuore". Questa espressione si
trova nel Libro del Deuteronomio, dentro il primo e
fondamentale comandamento della legge, là dove Mosè dice
al popolo: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro
Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio,
con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le
forze" (Dt 6,4-5). "Con tutto il cuore
– ex toto corde" si riferisce dunque al modo
con cui Israele deve amare il suo Dio. Gesù conferma il
primato di questo comandamento, al quale abbina quello
dell’amore per il prossimo, affermando che esso è
"simile" al primo e che da entrambi dipendono
tutta la legge e i profeti (cfr Mt 22,37-39).
Scegliendo questo motto, il nostro venerato Fratello
poneva, per così dire, la sua vita dentro il comandamento
dell’amore, la inscriveva tutta nel primato di Dio e
della carità.
C’è un
altro aspetto, un ulteriore significato dell’espressione
"ex toto corde", che sicuramente Padre Špidlík
aveva presente e intendeva manifestare col suo motto.
Sempre a partire dalla radice biblica, il simbolo del
cuore rappresenta nella spiritualità orientale la sede
della preghiera, dell’incontro tra l’uomo e Dio, ma
anche con gli altri uomini e con il cosmo. E qui bisogna
ricordare che nello stemma del Cardinale Špidlík il
cuore, che campeggia nello scudo, contiene una croce nei
cui bracci si intersecano le parole PHOS e ZOE,
"luce" e "vita", che sono nomi di Dio.
Dunque, l’uomo che accoglie pienamente, ex toto corde,
l’amore di Dio, accoglie la luce e la vita, e diventa a
sua volta luce e vita nell’umanità e nell’universo.
Ma chi è
quest’uomo? Chi è questo "cuore" del mondo,
se non Gesù Cristo? E’ Lui la Luce e la Vita, perché
in Lui "abita corporalmente tutta la pienezza della
divinità" (Col 2,9). E qui mi piace ricordare
che il nostro defunto Fratello è stato un membro della
Compagnia di Gesù, cioè un figlio spirituale di quel
sant’Ignazio che pone al centro della fede e della
spiritualità la contemplazione di Dio nel mistero di
Cristo. In questo simbolo del cuore si incontrano Oriente
e Occidente, in un senso non devozionistico ma
profondamente cristologico, come hanno messo in luce altri
teologi gesuiti del secolo scorso. E Cristo, figura
centrale della Rivelazione, è anche il principio formale
dell’arte cristiana, un ambito che ha avuto in Padre Špidlík
un grande maestro, ispiratore di idee e di progetti
espressivi, che hanno trovato una sintesi importante nella
Cappella
Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico.
Vorrei
concludere ritornando al tema della Risurrezione, citando
un testo molto amato dal Cardinale Špidlík, un passo
degli Inni sulla Risurrezione di sant’Efrem il
Siro:
"Dall’alto
Egli è disceso come Signore,
dal ventre è uscito come un servo,
la morte si è inginocchiata davanti a Lui nello Sheol,
e la vita l’ha adorato nella sua risurrezione.
Benedetta la sua vittoria!" (n. 1, 8).
La
Vergine Madre di Dio accompagni l’anima del nostro
venerato Fratello nell’abbraccio della Santissima Trinità,
dove "con tutto il cuore" loderà in eterno il
suo infinito Amore. Amen.
©
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